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Non vediamo altro che non sia quello che vorremmo vedere. Pensare come Dio pensa, sentire come Dio sente, amare come Dio ama, si può: anche solo nel desiderarlo gli somigliamo un po! Le news di voce della profezia si ispirano a questo ideale.


Indice


91 - Predestinazione o libero arbitrio?
90 - La ragione incantata da false apparenze
89 - Apocalisse, chiave di accesso alla vera spiritualità
88 - Quel bavaglio rimandato
87 - Il 1844, una data profetica assoluta
86 - Ma che profezia è questa?
85 - Con l'Enciclica del papa, la storia ripete i suoi errori. Ma chi bada agli insegnamenti della storia?
84 - Il Gran Conflitto, non è una guerra da temere, ma una grande benedizione
83 - Controllo mentale
82 - La visita del papa al tempo valdese: una grande tela di ragno
81 - È possibile parlare con i defunti?
80 - Illusioni volontarie (da evitare)
79 - Dio ha un nome proprio?
78 - Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi. Una prospettiva frontale restituisce il significato di libertà
77 - La Parola di Dio correttamente vissuta non crea mentalità da fondamentalisti, ma persone in grado di essere sale della terra!
76 - E se la posta in gioco fosse altissima?
75 - Quando il Natale è un albero di vita
74 - Irrazionalità del mito e delle religioni
73 - Verità indigesta
72 - Vedere l'impossibile
71 - Sapere o capire? Il coraggio di una scelta
70 - L'uomo solo incompleto
69 - Come fai a capire quale sia la chiesa che osserva la volonta' di Dio?
68 - L'ecumenismo fara' una chiesa gloriosa?
67 - La mancanza di unita' tra i cristiani è davvero sofferenza per Dio?
66 - Ma Satana esiste davvero?
65 - Noi addormentati e soddisfatti!
64 - Gesù, sei tu?
63 - Oggi possiamo decidere dove risorgere. E con chi.
62 - Il Paradiso dopo la morte, dove e' finito?
61 - Ma l'Apocalisse a cosa serve?
60 - Quando le immagini e le reliquie furono messe sullo stesso piano del vangelo.
59 - Cose che ti cambiano la vita...
58 - La conoscenza di Dio non si offre al sistema e non brilla nei labirinti della popolarità
57 - Graviola e cancro
56 - Dio è indignato?
55 - Lo chiameremo Francesco
54 - Ma che succede nel linguaggio?
53 - La migliore stima della nostra vita.
52 - Illusione volontaria
51 - Non siamo pecorelle timorose
50 - Francesco con la voce del lupo
49 - Quando la chiesa si fa amare...
48 - Dio si accorda con le esigenze del tempo? Perché prima si presenta inflessibile e dopo amabile?
47 - Caro Gesù...
46 - Se brucia la casa del tuo vicino...
45 - Dio è compassionevole con chi sbaglia?
44 - FESTA DELLA RIFORMA. Ma significa Sola Scriptura ancora oggi? Un preciso adempimento profetico!
43 - L'Inferno come luogo di tormenti eterni esiste davvero?
42 - Tu, persona preziosa...
41 - Gesù Cristo aveva moglie? Non esiste nessuna prova reale.
40 - Questioni di datazione: La Terra non è poi così giovane!
39 - L'idolatria nella storia e nella chiesa -seconda parte-
38 - Cristianesimo e paganesimo sottobraccio? -prima parte-
37 - Piacere, Dio! Ma chi sei?
36 - Adorazione delle statue: tutto normale?
35 - "Che valore ha la mia vita? Perché sono qui?"
34 - Siamo piu' forti del tempo che ci porta via
33 - Fede divisa?
32 - Che tipo di "vita" ci attende nell'aldilà?
31 - Dalla Bibbia raggi di luce
30 - Un viaggio impegnativo
29 - Il più grande dono
28 - Ti hanno trattato con disprezzo. Per questo noi viviamo in miseria!
27 - Fu Pietro designato capo della chiesa e vicario di Cristo?
26 - William Branham un profeta di Dio?
25 - La Bibbia, molto piu' salutare di una sfera di cristallo!
24 - Cristo o Satana: Da che parte mi trovo?
23 - Vivere nel paradiso di Dio
22 - La Bibbia e' credibile?
21 - Il solo rimedio contro lo scoraggiamento
20 - La baia del silenzio non e' solo Sestri
19 - Dal vangelo, istruzioni per l'uso saggio della ragione!
18 - La religione e' il singhiozzo di una creatura oppressa!... Sul serio?
17 - Quanto valgo per il signore?
16 - Di quale Dio sono servitore?
15 - Con il blackbox conoscere il tuo futuro e' assicurato. Forse!
14 - Possiamo dire: per fortuna non cambia mai!
13 - Eredità significative
12 - Sapere non è lo stesso che capire...
11 - Altrachiesa, Grazie a Dio...
10 - È prioritario amare Dio o conoscerlo?
09 - C'è vita dopo la morte?
08 - Prima la giustizia poi la pace
07 - Morire di giustizia o vivere di perdono?
06 - Vi necessita un'incubo? Eccolo!: Il palloncino saziante
05 - Le profezie della Bibbia a chi interessa?
04 - Il mondo ai tuoi piedi? Ecco come...
03 - Il tecnicismo potrebbe mettere fine alla democrazia?
02 - Buone notizie!
01 - Nel cielo esiste un posto riservato per noi


Predestinazione o libero arbitrio?


23 luglio 2016

Siamo liberi di scegliere oppure destinati a ubbidire senza possibilità di scelta? La dottrina della predestinazione, nella sua generalità, non è biblica, ma nasce nel mondo antico ad opera degli Stoici, i quali sostenevano che gli uomini fossero soggetti a un fato scritto dagli dèi. Lo stoicismo costituiva una corrente filosofica e spirituale, di impronta razionale e panteista, con orientamenti cinici, la cui essenza precisò Seneca: “Ducunt volentem fata, nolentem trahunt” -Il destino guida chi lo accetta, e trascina chi è riluttante-. Lo stoicismo fu abbracciato da numerosi filosofi sia Greci e Romani, fondendosi presso questi ultimi nella morale e nella religiosità pagana. In seguito penetrò nel cristianesimo e fu sviluppata e consolidata come dottrina dell’elezione. In anni recenti, la cultura italiana è stata attraversata da questa corrente di pensiero sul tema della predestinazione e del libero arbitrio, che è sfociata in numerose produzioni librarie e poi cinematografiche, concentrando l’attenzione sulla figura di Giuda in particolare. In queste produzioni del tutto originali, si sostiene che Giuda ha svolto un ruolo determinante nella vita del Salvatore, affermando che era indispensabile che un discepolo lo tradisse affinché Cristo morisse sulla croce. Di recente Corrado Augias, personaggio molto noto nel mondo dell’informazione, ha scritto un libro di 252 pagine dal titolo “Le ultime diciotto ore di Gesù”, editrice Enaudi, in cui fa una narrazione romanzata della morte in croce di Gesù Cristo, che ha visto coinvolti nella vicenda il procuratore Ponzio Pilato, il discepolo Giuda, il re Erode Antipa, ed altri. Si tratta di un libro in cui l’autore mette in discussione la narrazione evangelica sulla morte in croce di Cristo; in cui entra ed esce dalla storia, e dove fa parlare i personaggi coinvolti con la morte di Cristo. In questo racconto come in altre produzioni si sostiene che Giuda si è fatto carico di questo terribile compito assegnatogli da Cristo stesso, per cui si afferma che va a costui il merito di essersi sacrificato per il bene dell’umanità! Si dibatte che questo discepolo era stato predestinato a questo ingrato compito, e quindi non avrebbe potuto fare diversamente, neppure se si fosse opposto con la sua volontà. Questo discutere riporta all’attenzione il tema del libero arbitrio. Siamo liberi di scegliere oppure destinati a ubbidire senza possibilità di scelta? Una questione che lascia perplessi, ed è comprensibile soprattutto se vengono citati dei testi biblici come quelli di Genesi 25:23 “il maggiore servirà il minore” Esodo 7:2-3, 13;“Io farò in modo che il faraone non ceda”, ed altri negli scritti dell’Apostolo Paolo che prenderemo in esame. Se le cose stessero come si dice, Dio avrebbe violato la libertà dell’uomo, destinando alcuni alla perdizione e altri alla salvezza. In altre parole non è salvato chi lo desidera, ma solo chi viene predestinato. Inoltre viene messo in discussione il carattere di Dio che risulterebbe insensibile e opportunista! Cosa assurda perché tutta la Scrittura testimonia che Dio è giusto e non utilizza mezzi sleali per adempiere i suoi propositi. Il Signore non fa nulla in società con il diavolo! Evidentemente queste dichiarazioni della Bibbia vanno analizzate nel loro contesto. Vediamo dunque in che modo si esplica la sovranità di Dio, e in che modo implica la libertà umana. Secondo il dizionario predestinare significa “Predisporre il corso della vita umana, che è proprio di Dio.” Come si comprende questo significato è una eredità del mondo antico. Nel Nuovo testamento si parla di predestinazione nei testi di: Romani 8: 29-30 “Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno. Perché quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli; e quelli che ha predestinati li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati li ha pure glorificati.” Efesi 1:4-12 “In lui ci ha eletti prima della creazione del mondo perché fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui, avendoci predestinati nel suo amore a essere adottati per mezzo di Gesù Cristo come suoi figli, secondo il disegno benevolo della sua volontà, a lode della gloria della sua grazia, che ci ha concessa nel suo amato Figlio. In lui abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia, che egli ha riversata abbondantemente su di noi dandoci ogni sorta di sapienza e d' intelligenza, facendoci conoscere il mistero della sua volontà, secondo il disegno benevolo che aveva prestabilito dentro di sé, per realizzarlo quando i tempi fossero compiuti. Esso consiste nel raccogliere sotto un solo capo, in Cristo, tutte le cose: tanto quelle che sono nel cielo, quanto quelle che sono sulla terra. In lui siamo anche stati fatti eredi, essendo stati predestinati secondo il proposito di colui che compie ogni cosa secondo la decisione della propria volontà, per essere a lode della sua gloria; noi, che per primi abbiamo sperato in Cristo.” Questi testi sembrano provare che Dio destina alcuni alla perdizione, altri alla salvezza, senza considerare i sentimenti della persona. Ma il contesto mostra che Paolo non insegna che Dio include o esclude in forma capricciosa. Il senso di queste sue affermazioni sono inclusive! I sentimenti di Dio riguardo l’umanità sono di voler salvare ogni uomo 1 Tim 2:3-4 “Questo è buono e gradito davanti a Dio, nostro Salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità.” 2 Pietro 3:9 “Il Signore non ritarda l' adempimento della sua promessa, come pretendono alcuni; ma è paziente verso di voi, non volendo che qualcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento.” Dio non ha decretato che certe persone debbono perdersi; un simile decreto negherebbe lo scopo del Calvario, in quanto Cristo morì per tutti. Giovanni 3:16 “Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.”

La volontà dell’uomo è il fattore determinante del suo destino. Nella Bibbia i risultati della libertà umana, del libero arbitrio, vengono descritti come atti di UBBIDIENZA o DISUBBIDIENZA. Deut 30:19 “Io prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra, che io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, affinché tu viva, tu e la tua discendenza”. Il fatto che Dio nella sua onniscienza prevede quello che avverrà all’uomo non influenza e non determina quello che sarà. La predestinazione Biblica, contrariamente a quella stoica, consiste nel proposito effettivo di Dio, secondo il quale coloro che credono in Cristo e desiderano accoglierlo come personale Salvatore sono salvati. Giovanni 1:12 “ma a tutti quelli che l' hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figli di Dio: a quelli, cioè, che credono nel suo nome”. Che significa quando la Scrittura dice che Dio amò Giacobbe e respinse Esaù? Rom 9:11-18 “Dio disse a Rebecca: il maggiore servirà il minore.. Ho scelto Giacobbe e non Esaù” Ciò dimostra che Dio ha il suo progetto per scegliere gli uomini: la sua scelta non dipende dalle loro opere, ma da lui che chiama. Dovremmo dunque affermare che Dio è ingiusto? No di certo! Perché egli dice a Mosè: “Avrò pietà di chi vorrò avere pietà; e avrò compassione di chi vorrò avere compassione”. Tutto dipende da Dio che ha misericordia, e non da ciò che l’uomo vuole o si sforza di fare. Nella Bibbia Dio dice al faraone: Proprio per questo ti ho fatto diventare re, per mostrare in te la mia potenza e far conoscere il mio nome su tutta la terra. Dio ha dunque pietà di chi vuole, e indurisce il core a chi vuole”. Il contesto di questi passi mostra che la preoccupazione di Paolo si concentra sul concetto di “MISSIONE” e non di “SALVEZZA”! La redenzione è per tutti, però Dio sceglie certe persone affinché svolgano una missione specifica, un ruolo particolare in un tempo specifico, come chiamare profeti, messaggeri, apostoli e laici. La salvezza era disponibile sia a Giacobbe che a Esaù; ma Dio scelse Giacobbe per stabilire quella linea di discendenza attraverso la quale avrebbe fatto conoscere la salvezza a tutto il mondo. Il Creatore esercita il governo dell’universo definendo la sua strategia per salvare l’uomo. E quando indurì il cuore di Faraone afferma semplicemente che l’Eterno diede credito a questo sovrano affinché facesse quello che il medesimo desiderava fare: opporsi al Dio degli odiati ebrei! Così come è stato per Giuda. Il Signore Gesù concesse al discepolo di fare quello che il medesimo aveva deciso di fare: tradire il maestro! Questa concessione non implica che lo abbia ordinato Dio! Come una fotocamera registra una scena senza cambiarla, così Dio contempla il futuro senza alterarlo. Una questione che si inserisce in questo esame è quello delle preghiere fatte per qualcuno.

La Scrittura ci esorta a pregare gli uni per gli altri, ma in che modo il Signore agisce pur rispettando la libertà dell’uomo?? Giacomo 5:16 “Confessate dunque i vostri peccati gli uni agli altri, pregate gli uni per gli altri affinché siate guariti; la preghiera del giusto ha una grande efficacia.” Quando noi preghiamo per una persona che sta attraversando un periodo difficile di salute fisica o morale o spirituale, il Signore agisce rispettando la libertà dell’uomo. Come si è visto dai testi della Scrittura, Dio non forza la volontà dell’uomo, tuttavia in risposta al nostro interesse manifestato e attraverso le nostre intercessioni il suo Spirito agisce in favore della persona. Egli può respingere le forze del male in modo tale che coloro per cui preghiamo potranno scegliere per il bene, circondati da un’atmosfera positiva. La società umana è impegnata in un aspro conflitto con le forze del male per il controllo della mente umana. Satana fa da padrone in un mondo che subisce la sua violenza.

Ogni ambito dell’esistenza mostra i segni dolorosi della sua baldanza e della sua arroganza. Quando penso a questo mi ricordo della compassione che Cristo ha mostrato per la nostra umanità: “vedendo le folle egli ne ebbe compassione…” Ripenso anche alla sua determinazione coraggiosa: “io sono venuto per dare la mia vita quale prezzo di riscatto per la vostra… ” Un dono disponibile per tutti. Questo riempie il mio cuore di gioia, di gratitudine e di certezza di fede. Anche se viviamo in un mondo dominato dal male e in noi stessi portiamo i segni e le ferite del peccato, so che il Signore Gesù non si vergogna di accogliermi e di chiamarmi fratello! Il suo perdono e la sua salvezza e accessibile a me come a tutti tramite la fede nel suo nome e non in virtù di qualche privilegio o missione assegnato. Atti 4:12 “In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati”. 2 Pietro 1:3-4 “La divina potenza di Cristo ci ha dato tutto ciò che è necessario per vivere santamente. Poiché egli ci ha fatto conoscere Dio, il quale ha chiamato noi a partecipare alla sua gloria e alla sua potenza. Egli ci ha donato quelle cose grandi e preziose che erano state promesse. Così anche voi, lontani dalla corruzione dei vizi di questo mondo, avete potuto partecipare alla natura di Dio”.


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La ragione incantata da false apparenze


8 luglio 2016

Questi richiami che incalzano all'unità dei cristiani, promosso dal papa di formare a livello planetario una sola comunità di credenti entro il prossimo anno, in risposta, pare, al vento dello Spirito che soffia ansioso di eliminare le divisioni esistenti tra le diverse chiese, mostra un inquietante impulso di chiesa unita voluta dal basso più che dall’alto. In effetti desta qualche riflessione spinosa questo richiamo ossessivo alle divisioni da eliminare, come se fossero non una peculiarità, una particolarità in un mondo che comunica; una risorsa di contenuti diversi da cogliere; ma sono indicate come un effetto devastante, una minaccia da contrastare. Come se la presenza del diverso, che dovrebbe contribuire a sviluppare la mente, a esplorare orizzonti nuovi, sia il nemico da combattere; il pericolo di un male futuro che incombe sull’unità; il vizio che mina il progetto di unificazione. Discorsi demagogici che diffondono la cultura del nemico in un quadro di avvenimenti già destabilizzanti che destano timori e sospetti sul diverso. Chi è il nemico se non colui che rifiuta di integrarsi? Chi è il nemico se non quello che oppone resistenza? Chi è il nemico se non colui che svela le trame del potere occulto, che difende idee stravaganti di libertà civile e religiosa? Siamo di fronte a una fede che maschera sentimenti sotto diversa apparenza, che riprende i discorsi allucinati del medioevo, quando le ragioni del momento giustificava l’uso di qualsiasi mezzo per impedire la circolazione del pensiero libero; quando la chiesa dominatrice delle coscienze indicava in coloro che nutrivano una convinzione religiosa diversa il nemico da combattere, l’ostacolo da rimuovere perché si affermava così Dio vuole! Le lezioni della storia testimoniano pagine di spavento, di crudeltà terribili commesse dal papato e dai suoi emissari nei confronti di coloro che considerava suoi oppositori. Una lettura provocatoria certo, che marca uno scarto rispetto alla convinzione di molti, e tuttavia una lettura trasversale possibile su un progetto di asservimento religioso insidioso, ventilato dai media al servizio dei poteri forti che stillano una dipendenza da mistica impressionante. Una lettura critica necessaria su un progetto che offre apparentemente elementi condivisibili, ma cela falsi intenti con proclami che accecano e manifestazioni di dubbia ubbidienza al divino. Le lezioni della storia ci incoraggiano a guardare oltre la cresta dell’onda; nella scatola nera del Vaticano esiste l’ambizione di riconquistare con ogni mezzo di persuasione la supremazia assoluta e incontestabile a livello planetario; la sua ossessione è produrre un livellamento della libertà di coscienza. Questo progetto degno dell’inferno per bruttezza ce l’ha scritto nel suo DNA e non cambierà mai. Anche se mostra di essere una chiesa tollerante e disponibile al dialogo, nella realtà trama per condurre tutti i popoli della terra sotto il suo dominio: tutti uguali, tutti numerati, tutti segnati, tutti sudditi, tutti obbedienti, tutti deferenti e servili. La visione profetica della Bibbia non consente di nutrire dubbi su questa lettura della realtà, essa fornisce una prospettiva frontale, un pensiero critico che alza il sipario sui labirinti del male che assumono forma sulla tela della storia: “Poi vidi un' altra bestia, che saliva dalla terra, e aveva due corna simili a quelle di un agnello, ma parlava come un dragone. Essa esercitava tutto il potere della prima bestia in sua presenza, e faceva sì che tutti gli abitanti della terra adorassero la prima bestia la cui piaga mortale era stata guarita. E operava grandi prodigi sino a far scendere fuoco dal cielo sulla terra in presenza degli uomini. E seduceva gli abitanti della terra con i prodigi che le fu concesso di fare in presenza della bestia, dicendo agli abitanti della terra di erigere un' immagine della bestia che aveva ricevuto la ferita della spada ed era tornata in vita. Le fu concesso di dare uno spirito all' immagine della bestia affinché l' immagine potesse parlare e far uccidere tutti quelli che non adorassero l' immagine della bestia. Inoltre obbligò tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, a farsi mettere un marchio sulla mano destra o sulla fronte. Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome della bestia o il numero che corrisponde al suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza, calcoli il numero della bestia, perché è un numero d'uomo; e il suo numero è seicentosessantasei.” Apocalisse 13:11-18 Le profezie della Bibbia costituiscono la visione della storia dal punto di vista dello Spirito di Dio. Esse denunciano un integralismo religioso imposto con la forza in un contesto di menzogne travestite da verità. Un progetto infernale scatenato dal male per derubare l’uomo della vita eterna. Scegliere di stare dalla parte sbagliata è certamente una decisione comoda per ora, ma certamente quella che poi costa di più, la perdita della salvezza. Far parte di una minoranza religiosa sofferente che non si sottopone alle leggi umane e religiose che contrastano con la parola di Dio, è una decisione coraggiosa, necessaria, e si rivelerà la sola salvaguardia da un mondo che vedrà comunque svanire ogni sicurezza. Tutto quello la maggioranza ribelle pensa di garantire, comprare e vendere, sarà portato via, annientato dai giudizi di Dio. Ma chi avrà scelto di stare dalla parte di Dio, vedrà l’adempimento della sua promessa: “Voi vedrete la differenza che c' è fra il giusto e l' empio, fra colui che serve Dio e colui che non lo serve.” Malachia 3:18


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Apocalisse, chiave di accesso alla vera spiritualità


18 maggio 2016

L'Apocalisse della Bibbia non è l'alternativa alla sfera di cristallo per predire il futuro. Essa non è stata scritta per soddisfare curiosità o per essere in competizione con altre predizioni, ma per denunciare la questione più drammatica dell'universo, che necessita di essere conosciuta da ogni persona: e cioè la falsa adorazione di Dio, che le religioni umane hanno concepito, e che ha condotto milioni di persone a confidare in pericolose illusioni e inganni diabolici.

L'importanza di questo svelamento è tale che l'Apocalisse è il solo libro nella Bibbia in cui Cristo stesso si presenta per autorizzare la sua stesura e raccomandare la divulgazione delle visioni contenute. “Io, Gesù, ho mandato il mio angelo per attestarvi queste cose.” Apocalisse 22:16. "Rivelazione di Gesù Cristo, che Dio gli diede per mostrare ai suoi servi le cose che devono avvenire tra breve, e che egli ha fatto conoscere mandando il suo angelo al suo servo Giovanni." Apocalisse 1:1 "Scrivi dunque le cose che hai viste, quelle che sono e quelle che devono avvenire in seguito" Apocalisse 1:19

Se dunque l'argomento è di vitale importanza, ci si domanda a ragione perché non lo si può cogliere in una forma esplicita? Perché in questo libro ricorrono visioni dai toni drammatici, immagini di violenza, di mostri e di conflitti? Perché l’Apocalisse, che significa Rivelazione, in realtà è un testo difficile, ermetico, che si presta a fraintendimenti, distorsioni, e talvolta a interpretazioni deliranti?

In realtà quello che a molti sembra essere un impedimento costituisce una protezione dai poteri occulti che agiscono contro la verità. Il messaggio si coglie, ma è sparso come semi da raccogliere tra i solchi di un campo. Si tratta di un lavoro di ricostruzione, come rimettere insieme le tessere di un puzzle. La traccia per ricostruire il quadro esiste, come esiste anche la guida divina che fornisce l’ispirazione necessaria per cogliere la sostanza delle cose nascoste: “lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire.” Giovanni 16:13

Senza la guida dello Spirito Santo che ha ispirato lo scrittore, il lettore non potrà cogliere il significato delle cose nascoste, che appariranno a lui confuse e incomprensibili, e talvolta una follia: “Ora noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito che viene da Dio, per conoscere le cose che Dio ci ha donate; e noi ne parliamo non con parole insegnate dalla sapienza umana, ma insegnate dallo Spirito, adattando parole spirituali a cose spirituali. Ma l'uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché esse sono pazzia per lui; e non le può conoscere, perché devono essere giudicate spiritualmente. 1Corinzi 2:12-14

L’Apocalisse offre una svolta di grande respiro a chi vuol sapere e capire l’essenza del suo scopo. A chi si accosta senza pregiudizi e preconcetti svela il suo tesoro inestimabile, la liberazione dalla menzogna travestita da verità, che costituisce la chiave di accesso alla vera spiritualità. La voce dei profeti di Dio non ha esaurito il compito di denunciare ogni contraffazione, il messaggio dei profeti sveglia la mente assopita dalla irrazionalità del mito e delle religioni. “Abbiamo inoltre la parola profetica più salda: farete bene a prestarle attenzione, come a una lampada splendente in luogo oscuro, fino a quando spunti il giorno e la stella mattutina sorga nei vostri cuori.” 2Pietro 1:19

La voce dei profeti di Dio alza il sipario sui prodigi dell’immaginazione di quanti vogliono distrarre con illusioni temerariamente prodotte, di quanti producono rassicurazioni sospese nel vuoto, e fanno discorsi che non si relazionano con la Parola; di quanti sostengono una religiosità che inganna a vantaggio dell’incredulità. Sono apostoli della retorica, isole disperse che autogestiscono libere fiction in cui la componente immaginativa svolge un’opera essenziale. Per questo e da tutto questo la spirito profetico suscitato da Dio ci guida e ci difende.


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Quel bavaglio rimandato


15 maggio 2016

“Simon Pietro entrò nel sepolcro, e vide le fasce per terra, e il sudario che era stato sul capo di Gesù, non per terra con le fasce, ma piegato in un luogo a parte.” Giovanni 20:7 Questo dettaglio del sudario che viene ritrovato non per terra insieme alle fasce, ma piegato in un luogo a parte, suggerisce una riflessione che va al di là di una semplice nozione di ordine. Il Salvatore che risorge dai morti e lascia i suoi indumenti sepolcrali in ordine, costituisce un messaggio straordinario che valica il tempo e le circostanze, e resta calzante come risposta alle ansie di una umanità senza guida e riferimenti credibili. Il sudario nella cultura ebraica, era costituito da un panno che veniva posto sul volto del cadavere, mentre le fasce avvolgevano il corpo per contenerlo. Il significato che il sentimento e la pietà popolare attribuiva a questo panno in particolare, suggeriva la “fine di una vita”. La morte nell'esperienza umana è considerata l'attimo conclusivo di una esistenza terrena che si spegne per sempre. Scrive l'Ecclesiaste: “ i viventi sanno che moriranno; ma i morti non sanno nulla, e per essi non c' è più salario; poiché la loro memoria è dimenticata. Tutto quello che la tua mano trova da fare, fallo con tutte le tue forze; poiché nel soggiorno dei morti dove vai, non c'è più né lavoro, né pensiero, né scienza, né saggezza.” Ecclesiaste 9:5-10 Il panno posto sul volto del Cristo da mani pietose, era l'emblema della fine di un’esistenza. Il Sinedrio e tutta la casta sacerdotale esultava per essersi sbarazzati per sempre di un elemento contestatore che contrastava i loro piani. Il popolo che riponeva fiducia in questi rappresentanti religiosi ipocriti e avidi di guadagni, era stato spinto a chiedere la liberazione di un malfattore in cambio della vita di Cristo. Ora che Cristo era nella tomba, i piani criminali del Sinedrio erano stati portati a termine con successo, e quel panno sul volto martoriato del crocifisso pareva ai nemici di Cristo lo stendardo della loro vittoria, che soffocava per sempre la voce accusatrice. Ma all'alba del terzo giorno avviene l'imprevedibile che frustra le loro ottimistiche previsioni. Il Cristo risorge, come aveva annunciato. Egli è la vita, la verità e la via. La sua voce riprende il corso della storia e le dà un senso nuovo. I suoi aguzzini sono smentiti, i loro piani vanno in fumo e scoprono che le previsioni umane non dettano i comportamenti e le scelte di Dio. Quel panno che nella loro follia si auguravano mettesse la parola fine a una vicenda scomoda, quel panno viene ripiegato da Cristo ordinatamente, e rispedito al mittente come indirizzo sconosciuto, o per meglio dire come destinatario assente perché vivo! Sull’ uomo-Dio, molti sedicenti informati hanno scritto e detto sciocchezze che sono il prodotto dell'inventiva umana ostile alla verità. Come il Sinedrio, vogliono trattenere il Cristo nel sepolcro, negare la sua divinità, contraddire le profezie, distorcere i fatti della narrazione evangelica nella disperata illusione di affermare una concezione fantastica del sapere. Ma la resurrezione di Cristo libera il campo e svela il volto vero di un sistema filosofico-religioso che ha come obbiettivo quello di sostituirsi alla Rivelazione. La Parola pura e semplice di Dio, filtrata e resa vana da teorie che non hanno nessuna base biblica, da concezioni che non si relazionano con la Rivelazione profetica, è resa smagliante e credibile con la resurrezione del Figlio di Dio. I ragionamenti umani sono ripiegati e rimandati al mittente, con addebito delle spese: Hai fatto queste cose, io ho taciuto, e tu hai pensato che io fossi come te; ma io ti riprenderò, e ti metterò tutto davanti agli occhi.” Salmi 50:21 Come il Cristo non si è lasciato zittire nell'esortare e indicare la verità della Parola, nello stesso modo la voce dei suoi discepoli è diventata inarrestabile e giunge a noi attraverso i secoli, come eredità incorruttibile e incontestabile. Alla pentecoste la timida voce diventa un tuono che trapassa paesi e nazioni fino all'estremità del mondo. “Costoro, che hanno messo sottosopra il mondo, sono venuti anche qui,” Atti 17:6 Come è stato ieri sarà ai tempi della fine. Non saranno i discorsi filosofici, le ideologie e i vantaggi sociali che potranno deflettere la verità e condurla sui binari morti del sapere dei dotti; la verità è Cristo e non la si potrà piegare ad uso e consumo delle grandi mani della religione e dei suoi ministri, poiché tutto quello che si oppone a Lui e alla visione profetica della chiesa del rimanente è svelato è denunciato: “Tutto ciò che è nascosto sarà messo in luce, tutto ciò che è segreto sarà conosciuto”. Gesù, Matteo 10:26. Non dobbiamo attenderci un insegnamento nuovo che annulla e sostituisce quello che è stato trasmesso dai profeti, da Cristo e dagli apostoli. “Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi annunziasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia anatema.” Galati 1:8 Non esiste una rilettura moderna del vangelo adatta ai gusti della modernità, adattabile alle stravaganze del tempo, una verità da personalizzare secondo le inclinazioni del momento. Ogni bavaglio posto sulla verità sarà ripiegato e rimandato al suo mittente con aggravio delle spese: “Guai a quelli che chiamano bene il male, e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l' amaro in dolce e il dolce in amaro! Isaia 5:20


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Il 1844, una data profetica assoluta


1 maggio 2016

Il 1844 segna il momento storico nel quale l’attenzione degli uomini per la venuta del Regno di Dio raggiunse il massimo livello. In Europa come negli Stati Uniti, folle intere furono colte da un insolito e profondo interesse per la promessa del ritorno di Gesù: “Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi.” Giovanni 14:3

Nell’America del sud, fu il gesuita spagnolo Emmanuel Lacunza, a destare l’attenzione sulla profezia. Egli scrisse un libro dal titolo: “Venuta del Messia in Gloria e maestà”. Per sottrarsi alla censura delle autorità ecclesiastiche, Lacunza si fece passare per Juan Ben-Ezra, un ebreo convertito al cristianesimo. Giunto a Londra il suo libro, viene tradotto in lingua inglese e stampato nel 1826. Il suo messaggio destò un vivo interesse e presto si diffuse nella nazione.

In Germania, Albrecht Bengel, celebre studioso e critico della Bibbia, studiando le profezie dell’Apocalisse, giunse alla conclusione che esse indicavano l’approssimarsi del ritorno di Gesù nella sua epoca. Il movimento da lui suscitato si diffonde in tutta la Germania e in altre nazioni europee. Alcuni credenti della Germania si recarono in Russia e fondarono delle colonie, nelle quali la fede nel ritorno di Gesù venne coltivata e fatta conoscere alle popolazioni dell’est europeo.

Joseph Wolff, straordinario uomo di fede, nei suoi frequenti e solitari viaggi missionari in Oriente, predicava con grande coraggio l’imminente attuazione del giudizio di Dio. Egli perseverò nella sua opera con tale impegno che il messaggio venne recato a una vasta parte del mondo abitato. In Turchia, nella Persia, tra gli Indù, in Palestina e molte altre nazionalità e razze, egli diffuse la Parola di Dio nelle varie lingue, predicando ovunque il vicino regno del Messia. Nel suo viaggio nello Yemen, Wolff scoprì che gli arabi possedevano un libro, chiamato Seera, il quale parla della seconda venuta di Cristo e del suo regno glorioso; e che essi sono convinti che nel 1844 dovranno verificarsi grandi avvenimenti.

William Miller, un agricoltore dello stato di New Jork, studiando la profezia di Daniele dei 2300 giorni-anni, si persuase che Gesù stava per ritornare. Con un gruppo di devoti compagni egli iniziò a proclamare il messaggio attraverso gli stati della confederazione statunitense. La spiegazione delle profezie, che sembrava indicare la venuta del Signore per la primavera del 1844, provocò una profonda impressione. Molti credenti appartenenti a svariate confessioni di fede accolsero questo messaggio con gioia e aspettarono con solennità la venuta del Salvatore.

Fu tanto sentita l’attesa che molti abbandonarono ogni attività terrena spinti dal desiderio di essere pronti per l’incontro con il Redentore.

Un cronista dell’epoca, Mourant Brock, scrisse: “Non è solamente nella Gran Bretagna che si attende il prossimo ritorno del Redentore e che il messaggio di avvertimento è proclamato; la stessa cosa avviene in America, in India e sul continente europeo. In America, circa trecento ministri dell’Evangelo predicano “questo Evangelo del Regno”, mentre qui, circa settecento membri della Chiesa Anglicana lanciano lo stesso grido d’allarme”.

La stessa febbre circolava anche in ambienti ebraici e musulmani. Tra i primi sorse il movimento hassidico, nel cuore stesso dell’Europa, che aspettava la venuta del Messia (Mashiah) per lo stesso anno. I musulmani Bahai prevedevano nel 1844, l’apertura della Bab, la porta che introduce alla conoscenza dell’Imam nascosto.

Anche tra i laici sorsero movimenti, come il marxismo, che si richiamava all’idea di progresso e rivoluzione in vista di una nuova era. Un’epoca di forti speranze pervase il mondo intero.

Grazie a questo rinnovato interesse, molti scoprirono nella Bibbia verità che riguardano il piano della salvezza e realtà di ordine celeste. Iniziò uno studio profondo dell’opera attuale di Cristo Gesù nel cielo in qualità di Sommo Sacerdote dei credenti: “Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; e se qualcuno ha peccato, noi abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto.” 1Giovanni 2:1 Inoltre, in questo periodo, lo studio della Sacra Scrittura, lo zelo cristiano, la speranza e l’amore che avevano caratterizzato le origini del cristianesimo riapparvero: il cristianesimo sembrò vivere una stagione nuova e promettente.

Purtroppo il 1844 passò e il Salvatore non ritornò. Quella che seguì è ricordata negli annali della storia come “la grande delusione del 1844”. Molti persero ogni interesse per la venuta del Salvatore; solo un gruppo di credenti, tra i quali William Miller, ripresero a studiare attentamente la profezia dell’angelo.

Essi si resero conto che l’attesa era giusta, era sbagliata l’interpretazione data al santuario. Essa non indicava la terra, ma il compimento dell’opera redentrice compiuta da Cristo. Uno studio accurato del servizio religioso che veniva svolto tutto l’anno nel santuario, rivelò che la purificazione del santuario era la risposta di Dio al problema del peccato. Questo piccolo gruppo di credenti scoprì che la purificazione del santuario designata dall’angelo allo scadere della visione dei 2300 anni, quindi nel 1844, conformemente al rito levitico, indicava l’opera conclusiva del ministero di Cristo, prima che egli lasci il santuario celeste per ritornare sulla terra, e questa volta come Re e salvatore dei credenti.


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Ma che profezia è questa?


16 aprile 2016

“Poiché noi conosciamo in parte, e in parte profetizziamo.” 1Corinzi 13:9

Questa dichiarazione di Paolo sembra suggerire un prudente uso delle profezie della Bibbia. Se l'apostolo che ha sviluppato tutta la teologia del cristianesimo pensa che conosciamo in parte, alcuni dicono non possiamo essere certi di possedere la verità! Così costoro ritengono inutile dedicarsi nello studio delle profezie e le considerano con scetticismo e altri addirittura come un integralismo pericoloso. Quello che è certo, affermano questi, è lo svolgersi degli avvenimenti e quello che è da sapere lo comprenderemo a fatti avvenuti.

Questo ragionamento pone un interrogativo inquietante: ma se le profezie sono imperscrutabili, per non dire dannose, secondo taluni “esperti”, che ci stanno a fare nella Bibbia?

Perché esse sono messe in relazione con la crescita cristiana al punto di essere considerate una guida necessaria e indispensabile fino al ritorno di Cristo?

“Abbiamo inoltre la parola profetica più salda: farete bene a prestarle attenzione, come a una lampada splendente in luogo oscuro, fino a quando spunti il giorno e la stella mattutina sorga nei vostri cuori.” 2Pietro 1:19

Evidente l'apostolo Paolo non intende una limitazione della comprensione umana, ma una limitata quantità di contenuti profetici, sufficienti per capire la missione profetica della chiesa e prevedere il percorso della sua storia. Una conoscenza circoscritta a fatti significativi, efficace e sufficiente per essere una guida certa e una voce profetica attendibile.

Le profezie della Bibbia non sono l'opera di un visionario, di una mente malata di mistica, esse non presentano un tema astratto senza collegamenti con la storia. Certo si riconosce nelle profezie apocalittiche in particolare, una sovrabbondanza di immagini, di simboli e di violenza che pare voglia condurre il lettore alla confusione. Tuttavia resta il fatto innegabile che le visioni profetiche sono date da Cristo come guida vitale: “Rivelazione di Gesù Cristo, che Dio gli diede per mostrare ai suoi servi le cose che devono avvenire tra breve, e che egli ha fatto conoscere mandando il suo angelo al suo servo Giovanni. Egli ha attestato come parola di Dio e testimonianza di Gesù Cristo tutto ciò che ha visto.” Apocalisse 1:1-2

Conoscere in anticipo le cose che devono avvenire serve per prevenire possibili danni e perdite significative. Sul piano spirituale si tratta di una sfida. Scrive Ellen White “Abbiamo un inferno da evitare e un paradiso da conquistare!” Cristo sa bene che da soli non possiamo farcela, nel conflitto millenario tra Cristo e Satana, siamo coinvolti come terreno di conquista; per questo il Salvatore ci viene in soccorso con la sua presenza, potenza e guida divina. Tra i compiti assegnati allo Spirito Santo, sappiamo che c'è anche quello di una guida profetica indispensabile, sempre senza interruzione di continuità nell'annunciare, nello spiegare e nello svelare:

“il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto quello che vi ho detto.” Giovanni 14:26  

“lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire.” Giovanni 16:13

Nella confusione e nell'incertezza che caratterizza la storia umana, sopratutto quando il corso degli avvenimenti si susseguono con tale rapidità e violenza come nel nostro tempo, sentiamo più che mai il bisogno di una presenza divina che sia anche luce sicura sulla storia. No sofismi pericolosi e ragionamenti vani che riflettono il sapere umano, ma una visione agganciata saldamente alla Parola profetica, veritiera e splendente nell'oscurità che si annuncia, con garanzia di qualità attestata da Cristo stesso: “Io, Gesù, ho mandato il mio angelo per attestarvi queste cose in seno alle chiese. Io sono la radice e la discendenza di Davide, la lucente stella del mattino».” Apocalisse 22:16

Al di là di ogni considerazione teologica sentiamo questo bisogno impellente di verità che solo Cristo può soddisfare. Le profezie e le visioni profetiche ricevute tramite lo Spirito di profezia, costituiscono l'invito di Cristo a percorrere insieme a lui il cammino della fede, oggi più che mai. A chi vuole, a chi apprezza, a chi desidera questa guida divina è dato il privilegio di accostarsi alla vera luce che illumina e svela i retroscena di un sistema religioso che annaspa in pericolose illusioni.

“Ecco, sto per venire e con me avrò la ricompensa da dare a ciascuno secondo le sue opere. Io sono l' alfa e l' omega, il primo e l' ultimo, il principio e la fine. Beati quelli che lavano le loro vesti per aver diritto all' albero della vita e per entrare per le porte della città!” Apocalisse 22:12-14


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Con l'Enciclica del papa, la storia ripete i suoi errori. Ma chi bada agli insegnamenti della storia?


20 settembre 2015

È in atto uno straordinario accecamento della ragione.

L'Enciclica del papa Bergoglio, Laudato sii del 24 maggio 2015, al paragrafo 237 propone la domenica quale unico giorno di riposo universale, in sostituzione del Sabato del IV Comandamento. Come si legge nel titolo, il documento mira alla salvaguardia del pianeta e propone norme dignitose sul tema delle ore lavorative in difesa della famiglia. Propositi eccellenti e condivisibili. Ma benché l’Enciclica viene presentata in difesa della natura e dell’ambiente, nella realtà esprime un significato religioso affermando: “La domenica, come il sabato ebraico, è voluta per essere un giorno che guarisca la nostra relazione con Dio, con noi stessi, con gli altri e con il mondo."

Se questo messaggio fosse diretto ai cattolici, non costituirebbe un problema; ma dal momento che viene formalizzato quale richiamo di obbedienza per tutti i cristiani, evangelici e protestanti compresi, si rende necessario uno svelamento che metta in luce la componente immaginativa. 

Nella Bibbia non esiste un solo testo che onestamente e chiaramente approvi la sostituzione del Sabato del IV Comandamento con la domenica. È un’invenzione della chiesa Romana come segno distintivo della sua potenza religiosa e politica, riconosciuto dai suoi stessi rappresentanti. Eusebio di Cesarea, nel quarto secolo scrisse: “Tutte le cose che ci erano ordinate di fare al Sabato le abbiamo trasferite al giorno del Signore (la domenica), siccome meglio gli convengano, essendo quel giorno più onorevole che il Sabato ebraico” (Commento al Salmo 92).  Al Concilio di Trento, dove venne sancita e stabilita la dottrina della chiesa Cattolica, l’arcivescovo di Reggio, Gasparre del Fossa, dichiarò: “Il Sabato, il giorno più glorioso nella Legge, è stato cambiato nel giorno del Signore…Ciò non è stato fatto dal comandamento di Cristo, ma per l’autorità della chiesa!” 18 Gennaio 1562 .

Come si comprende la questione della domenica ripresa nell’Enciclica di Bergoglio, fa valere l’autorità della chiesa Romana, con forte limitazione del ruolo dell'opposizione e delle libertà individuali.  Siamo di fronte a una rutine immutabile che rimette in gioco il potere della chiesa Cattolica in ambito internazionale.

La profezia biblica ha previsto un tempo in cui sarebbe riaffiorata a livello mondiale la questione del falso giorno di riposo, la domenica, con il coinvolgimento delle chiese evangeliche e protestanti che alla fine sarebbero state ossequienti del papa: “…tutta la terra, meravigliata, andò dietro alla bestia” Apocalisse 13:3

Il movimento ecumenico nato per costituire un’azione di dialogo fraterno tra le varie fedi religiose, nella realtà rivela oggi un effetto domino che preoccupa le anime attente alla visione profetica degli ultimi tempi, vale a dire un effetto di caduta a catena che una volta iniziata mette in luce altre situazioni, in una catena infinita, imprevedibile se non si conoscesse in anticipo il particolare. E’ quanto stiamo assistendo. Papa Bergoglio si impone con il volto di una chiesa impegnata sul piano sociale, in difesa dei diritti umani e del lavoro libero dalla servitù del denaro. Nella realtà intensifica la sua azione su temi paralleli il cui esito sarà un forte accentramento della chiesa Romana e delle politiche internazionali interessate ad una stabilità mondiale.

La visione profetica rivela quale sarà l’ultimo mattone che cadrà di questo inquietante accentramento. “Obbligò tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, a farsi mettere un marchio sulla mano destra o sulla fronte. Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome della bestia o il numero che corrisponde al suo nome.” Apocalisse 13:16-17.

Come e quando la scatola nera del Vaticano rivelerà l’obbiettivo nascosto di questa colossale fiction, si vedrà. Al momento un dato innegabile lo si coglie nel movimento ossequiante che raggruppa pastori di ogni fede religiosa, utili pedine di questa folle dipendenza da mistica.

La storia ripete i suoi insegnamenti, ma il mondo è accecato da opportunità ingannevoli che celano sgradite sorprese. Come al tempo di Noè gli uomini si riunirono sfidando l’autorità di Dio, oggi le chiese evangeliche e quelle protestanti, ministri di culto di ogni denominazione religiosa si associano alla chiesa Romana in nome di un progetto comune condiviso, per abolire con il consenso di tutti un preciso comandamento.

Una sfida senza precedenti coinvolge religiosi di ogni fede, acquietati in una fratellanza che difetta di visione, trincerati in una sterile galassia.

E come al tempo del saggio, Dio manifestò il suo dissenso suscitando le acque del diluvio che portò via tutti gli empi, così si vedrà nell’ultimo atto della storia, quando esaurito l’effetto domino, Dio svelerà il volto nascosto dei suoi ministri. Allora si capirà, ma troppo tardi ormai, che l’appello delle “sciocche” sentinelle, non è stato un allarmismo esagerato, ma un prudente invito a separarsi per tempo dal fatale errore: “Uscite da essa, o popolo mio, affinché non siate complici dei suoi peccati e non siate coinvolti nei suoi castighi”. Apocalisse 18:4


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IL GRAN CONFLITTO, non è una guerra da temere, ma UNA GRANDE BENEDIZIONE


29 agosto 2015

La scrittura di Ellen White nel suo libro Il Gran Conflitto, non è il prodotto di una allucinazione né quello di una mente malata di mistica; e neppure l’opera personale di una fanatica visionaria. Quello che leggiamo in questo libro è di natura soprannaturale e guida la mente a comprendere la giustizia di Dio e considerare il futuro non con la logica umana, ma con lo sguardo di chi crede che realmente Dio si occupa di guidare e parlare al suo popolo come promesso: “Lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire.” Gesù Cristo, in Giovanni 16:13 

All’apostolo Giovanni fu resa evidente questa specialissima funzione e la finalità profetica: “Rivelazione di Gesù Cristo, che Dio gli diede per mostrare ai suoi servi le cose che devono avvenire tra breve, e che egli ha fatto conoscere mandando il suo angelo al suo servo Giovanni.” Apocalisse 1:1

Il ruolo dello Spirito della Verità non si è esaurito con la stesura dei libri che compongono la Sacra Scrittura, ma prosegue nel consentire a chi legge di cogliere il senso delle cose scritte e di comprendere “le cose a venire”; vale a dire di rendere chiara e comprensibile “la Rivelazione di Gesù Cristo” mediante lo svelamento, affinché siano comprese in anticipo “le cose che devono avvenire”.  

Questo privilegio non viene accordato ai sapienti, poiché il Signore non ha posto nella loro intelligenza di essere filtro e interpreti della rivelazione, ma viene accordato a coloro che sono  condotti dallo Spirito, a quelli che credono nella guida divina: “In quel tempo Gesù prese a dire: «Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli.” Matteo 11:25

La conoscenza e il sapere può produrre dei geni nelle varie discipline umane, ma non sono in grado di aprire la mente alle cose di Dio. L’uomo naturale è incapace di percepire o immaginare ciò che Dio intende fare. Pretendere di fare questo fidandosi del proprio sapere e discernimento è come voler misurare la distanza dell’universo con il metro.

Il requisito indispensabile per comprendere l’opera di Dio è la guida dello Spirito nella vita di chi crede:

“A noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito, perché lo Spirito scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio.” 1Corinzi 2:10 La comprensione delle cose di Dio, gli insegnamenti e lo svelamento delle cose profetizzate "che devono avvenire", distingue il carattere esclusivo e pratico dello Spirito in seno al popolo di Dio. Lo scopo è di istruirlo sulle richieste di Dio, alimentare la sua crescita spirituale, proteggerlo dalle false concezioni del carattere di Dio e infine guidarlo attraverso le vicissitudini della storia.

Questa comprensione dello Spirito e della rivelazione, affinché sia operativa ed efficace va custodita con il convincimento e la gratitudine, e non svalutata come taluni scettici fanno affossandola nella preistoria. Le riserve mentali di chi gli assegna un valore mistico è una reazione ostile all’azione dello Spirito. La Scrittura ci ha avvisati che il popolo di Dio si sarebbe trovato a confrontarsi non solo con l’incredulità di un mondo smarrito in un corridoio di incertezze, ma anche a dover resistere allo scetticismo di coloro che militano nella chiesa. Se per degli editori dell’edizione del 2012 del Libro il Gran Conflitto, i profeti sono figli del loro tempo ed Ellen White non si sottrae a questo destino, suggerendo così di considerare questo libro e tutte le profezie della Bibbia come una lettura fuori corso, un passatempo nostalgico per persone malate di mistica, allora anche gli stessi editori e tutti coloro che prendono le distanze da questo libro e dalle profezie della Bibbia, sono figli del nostro tempo in cui si mette in discussione l’azione dello Spirito e l’autorità della Sacra Scrittura.

Il primo passo per consentire allo Spirito di guidarci nelle cose di Dio è confidare meno in noi stessi e più su Gesù. Egli vuole salvarci e intercede per noi; dobbiamo contemplare questo come un grande privilegio che ci viene offerto. Il Cristo si aspetta che gli chiediamo aiuto e affidiamo a lui la nostra incapacità di “vedere” i nostri bisogni. Siamo Laodicea, un popolo che Cristo denuncia come fatto di individui che hanno una stima esagerata di se stessi e non si rendono conto che è tutta discutibile!  La diagnosi è tanto più tragica perché viene ignorata da chi si considera saggio e sapiente! In realtà questa religiosità fiera e soddisfatta ha posto alla mente un assedio di incredulità oceanica che impedisce allo Spirito di aprire le menti, e consente l'evolversi di una religiosità fatata in cui convivono tragicamente lo scetticismo e l'ambizione di sostituire se stessi all'azione dello Spirito.


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CONTROLLO MENTALE


11 luglio 2015

"Né i re della terra né alcun abitante del mondo avrebbero mai creduto che l'avversario, il nemico, sarebbe entrato nelle porte di Gerusalemme." Lamentazioni 4:12

Non deve coglierci di sorpresa che Satana si traveste da angelo di luce (2Corinzi 11:14) infiltrandosi nella chiesa per far apparire vero quello che Dio ha dichiarato essere falso! Dobbiamo aspettarci sempre una interpretazione tendenziosa e deformante della parola di Dio, che si manifesta come luce, ma acceca la ragione.

Nella misura in cui Dio opera per liberare l'uomo dall'ignoranza delle Sacre Scritture, Satana reagisce suggerendo riforme ingannevoli come quella dell’ottavo giorno.  Secondo la teologia contorta della Chiesa Romana, l’ottavo giorno sarebbe la domenica come tempo dell’eternità in cui tutte le fedi si riuniscono in quella romana.

Questa comunione di fedi religiose che secondo il papa risponde alla grande corrente spirituale suscitata dallo Spirito Santo, sta entusiasmando le chiese e molti pensano che Dio stia operando meravigliosamente, suscitando la grande riforma carismatica, che secondo le recenti dichiarazioni del papa, riunirà tutte le chiese in una fede comune entro il 2017, “l’anno giubilare della purificazione e della guarigione”. Secondo le intenzioni concordate tra la Chiesa Romana e quella Luterana, resa pubblica il 17 giugno scorso, in questa ricorrenza si chiederà a tutte le chiese di “confessare apertamente che siamo colpevoli dinanzi a Cristo di avere infranto l’unità della Chiesa.” (Dal conflitto alla comunione. La commemorazione comune luterana-cattolica della Riforma nel 2017). Citato da Popoli.

Con questa iniziativa la Chiesa romana guarda al 2017 come a una data storica per affermare che la Riforma iniziata da Lutero è finita; e che è tempo “di ricostruire una storia comune, di riconoscere gli errori commessi e le intenzioni stravolte, così come le ricadute positive nella vita di fede quotidiana di tanti cristiani.” Specchio di questa fusione è l’Ecumenismo, che interpreta l’invito a commemorare in modo congiunto il 500° anniversario della Riforma luterana, che cadrà nel 2017, data che si vuole considerare come la fine storica di ogni divisione. Nella sostanza si vuole eliminare la Riforma, in quanto si afferma, responsabile della perdita dell’unità nel cristianesimo.

Questi discorsi demagogici, vorrebbero negare la Riforma e cancellare dalla storia le conquiste della fede, sostenendo che l’unità è l’obbiettivo della fede! Questo procedere falsa la Parola, poiché l’obbiettivo della fede è l’ubbidienza alla verità: “Avendo purificato le anime vostre con l'ubbidienza alla verità per giungere a un sincero amor fraterno, amatevi intensamente a vicenda di vero cuore”.  1Pietro 1:22

L’unità che mette il bavaglio alla verità è mistificazione, una interpretazione falsificante delle parole di Cristo. “Per loro io santifico me stesso, affinché anch'essi siano santificati nella verità.” Giovanni 17:19 “che siano tutti uno; e come tu, o Padre, sei in me e io sono in te, anch' essi siano in noi: affinché il mondo creda che tu mi hai mandato.” Giovanni 17:21

Il cammino comunitario che non si pone come obbiettivo la santificazione nella verità, diventa inevitabilmente un cammino nell’errore. La Riforma non ha esaurito il suo compito, le profezie annunciano che negli ultimi tempi della storia ci sarà un risveglio globale che richiamerà di ritornare al Vangelo: “Poi vidi un altro angelo che volava in mezzo al cielo, recante il vangelo eterno per annunziarlo a quelli che abitano sulla terra, a ogni nazione, tribù, lingua e popolo.” Apocalisse 14:6

Se alla cristianità post-moderna dovrà essere annunziato il vangelo eterno è segno che si trova fuori pista! Il vangelo eterno non è solo comunità d’amore, ma prima di ogni cosa è obbedienza alla Parola che distingue la verità dall’errore, il bene dal male, la giustizia di Dio dall’ingiustizia degli uomini. Una riforma che non contenga questi obbiettivii di fede operante è una tendenza insidiosa.

Il Vangelo eterno richiama ai valori che restano immutabili nel tempo e che sono stati sommersi da false rassicurazioni, da ingannevoli riforme che conducono in labirinti contorti e vicoli ciechi. Esso denuncia la nequizia, la falsità, l’unione del sacro con il profano; evidenzia le dottrine che sono comandamenti umani, la tradizione che si oppone alla chiarezza della Bibbia. Una comunione di credenti che esclude come riferimento la Parola rappresenta l’opera di un altro spirito che si manifesta. “Non crediate a ogni spirito, ma provate gli spiriti per sapere se sono da Dio; perché molti falsi profeti sono sorti nel mondo.” 1Giovanni 4:1
 
La Scrittura profetica dice che questo sentimento di piena partecipazione svanirà e lascerà il mondo e le chiese in una condizione peggiore a quella che si vuole evitare. Gli ultimi tre messaggi di Apocalisse 14, che gli angeli proclamano al mondo prima della fine non presentano una corrente spirituale entusiasta che gode dell’approvazione divina, ma preannunciano giudizi tremendi che minacciano e denunciano l’orgoglio, l’incredulità e lo scetticismo: «Temete Dio e dategli gloria, perché è giunta l' ora del suo giudizio. Adorate colui che ha fatto il cielo, la terra, il mare e le fonti delle acque».

Poi un secondo angelo seguì dicendo: «Caduta, caduta è Babilonia la grande, che ha fatto bere a tutte le nazioni il vino dell'ira della sua prostituzione».

Seguì un terzo angelo, dicendo a gran voce: «Chiunque adora la bestia e la sua immagine, e ne prende il marchio sulla fronte o sulla mano, egli pure berrà il vino dell'ira di Dio versato puro nel calice della sua ira; e sarà tormentato con fuoco e zolfo davanti ai santi angeli e davanti all'Agnello». Apocalisse 14:7-10

“Qui è la costanza dei santi che osservano i comandamenti di Dio e la fede in Gesù.  Apocalisse 14:12  
 
La caratteristica di una riforma autentica include la Parola e richiama la fede obbediente a tutti i comandamenti.  Dio non può essere con coloro che calpestano la sua legge e allo stesso tempo con coloro che sono obbedienti e la osservano. Nessuna persona equilibrata potrà pensare nemmeno per un momento che ciò sia possibile. C’è una verità e c’è una menzogna che si confrontano; e la verità non la si trova sulla strada larga e spaziosa che accoglie tutti. La verità va conquistata con l’intelligenza e difesa con la conoscenza personale delle Scritture.

Le chiese che affiancano le ambizioni della Chiesa Romana seguono una trasfigurazione fantastica, nutrono la fiducia che Dio sia con loro e che sta operando in favore di questo avvicinamento. Le scene che i media presentano di un papa trionfante sembrano dare credito a questa loro aspettativa, e non si rendono conto che sono incalzate da una febbrile ossessione narrativa che si cela in un’ardua oscurità. Ma molto presto, quando il terzo angelo farà udire il suo messaggio, e i giudizi di Dio cadranno sull’iniquità, l’ultimo velo sarà rimosso e gli onesti sapranno vedere la realtà di un movimento apostata da cui separarsi per unirsi al rimanente dei figli di Dio!  "Quelli che hanno timore del Signore si sono parlati l'un l'altro; il Signore è stato attento e ha ascoltato; un libro è stato scritto davanti a lui, per conservare il ricordo di quelli che lo temono e rispettano il suo nome." Malachia 3:16


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LA VISITA DEL PAPA NEL TEMPIO VALDESE: una grande tela di ragno


30 giugno 2015

La visita del papa nel Tempio Valdese, che ha chiesto perdono per le atrocità commesse dalla Chiesa Romana durante i secoli bui del medioevo, certamente è un gesto apprezzabile sul piano umano e storico; ma la via della pacificazione tra cattolicesimo e protestantesimo non può essere la via della fusione in questa ipotetica comunione di fedi religiose che, secondo il papa, risponde alla grande corrente spirituale suscitata dallo Spirito Santo.

La diversità nell’unità, ha significato e si realizza secondo i piani dello Spirito quando entrambi sono presenti in questa sfera di azione, senza che una escluda l’altra.

La diversità esclude l’uniformità, e l’unità richiama la verità, che costituisce il recinto in cui la fede - che non è solo uditrice - distingue la Parola da ogni altra voce: “quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire.” Giovanni 16:13

Nessuno può credere per un solo momento che lo Spirito della verità intenda agire in opposizione a Cristo e a se stesso, suscitando un movimento di unificazione spirituale sulla sola diversità in contrapposizione alla verità, che sarebbe poi la Sua missione. Sarebbe come affermare che Dio è contro Dio: “Ogni regno diviso contro sé stesso va in rovina; e ogni città o casa divisa contro sé stessa non potrà reggere.” Gesù in Matteo 12:25 

La verità non risiede nell’uomo, ma in Cristo. Lo Spirito della verità opera in ogni uomo, e la sua azione non è favorita e nemmeno ostacolata dall’appartenenza o meno a una determinata confessione di fede. Il suo obbiettivo è raccogliere l’uomo ovunque si trovi per condurlo a Cristo e non per farlo prigioniero di un altro dio: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.”  Giovanni 14:6 

Cristo non è un Salvatore muto appeso a una croce, ma il Dio che parla e guida il suo popolo per mezzo dello Spirito della verità; gli effetti di questa guida sono le conquiste di coloro che hanno visto questa linea di separazione tra la verità e l’errore. E hanno denunciato coraggiosamente gli errori dottrinali di una chiesa apostata e idolatra. La protesta iniziata con Wicliff  e che ha condotto Lutero a sfidare le pretese papali, ha avuto come effetto quello di condurre la gente fuori dall’ignoranza delle Sacre Scritture, liberandole dalla schiavitù di un potere che non è al servizio della spiritualità, ma una chiesa che piega e domina la coscienza.

Il protestantesimo non è stata un’opera umana, ma un’azione diretta dall’alto che non si è esaurita nel tempo così come non è esaurita la guida e gli insegnamenti dello Spirito della verità. L’azione del primo è intimamente connessa alla guida del secondo che opera ancora.

L’invito del papa è quello di rinunciare a queste conquiste operate dallo Spirito in nome di una qualità apparente. Egli proclama una fusione intorno a una religione incrostata dai cimeli del passato. Egli proclama una religione che inganna a vantaggio del peccatore.

Una recente dichiarazione del papa rilasciata alla stampa nel suo ultimo viaggio in Brasile, dimostra che il pontefice non ha per le Sacre Scritture la considerazione che lo Spirito della verità attribuisce alla medesima. Alla domanda del giornalista cosa pensa dei gay, il papa ha risposto testualmente: “Chi sono io per condannare i gay”.

Tralasciando la gravità di una affermazione fatta da un capo religioso che si pone come esempio da imitare, e che dimostra di ignorare colpevolmente le dichiarazioni della Scrittura che condannano le relazioni gay, risulta evidente che l’invito del papa all’unita mira a rimenare consensi ovunque, anche a costo di negare la verità.

Accecarci in modo piacevole ecco quello che la scatola nera del Vaticano manifesta. Il richiamo all’unità che esclude l’ubbidienza alla verità (la Parola), costituisce un percorso di fede illusoria che minimizza il problema che Dio contesta all’umanità: “Temete Dio e dategli gloria, perché è giunta l'ora del suo giudizio. Adorate colui che ha fatto il cielo, la terra, il mare e le fonti delle acque. Poi un secondo angelo seguì dicendo: “Caduta, caduta è Babilonia la grande, che ha fatto bere a tutte le nazioni il vino dell'ira della sua prostituzione. Seguì un terzo angelo, dicendo a gran voce: “Chiunque adora la bestia e la sua immagine, e ne prende il marchio sulla fronte o sulla mano, egli pure berrà il vino dell' ira di Dio versato puro nel calice della sua ira; e sarà tormentato con fuoco e zolfo davanti ai santi angeli e davanti all' Agnello. Il fumo del loro tormento sale nei secoli dei secoli. Chiunque adora la bestia e la sua immagine e prende il marchio del suo nome, non ha riposo né giorno né notte.

Qui è la costanza dei santi che osservano i comandamenti di Dio e la fede in Gesù.” Apocalisse 14:7-12   

L’ambiguità di questo progetto malizioso e diabolico che pretende di realizzare nel nome di una corrente spirituale suscitata dallo Spirito Santo, una ipotetica comunione di fedi religiose che non riflettono l’opera dello Spirito, ma che addirittura lo escludono dai suoi effetti non è opera di Dio. Il Signore non fa nulla in associazione con il padre della menzogna.

Questi avvenimenti sono chiari segnali di una deriva in corso che preme sulla manipolazione dell’informazione per creare sudditi di un impero apostata. La sola guida sicura stabilita da Dio, che insegna a distinguere il bene dal male, la verità dall’errore è che offre le chiavi di lettura della storia e dei moderni profeti di Baal, risiede nella guida dello Spirito della verità che ci indica la Parola come la sola regola di fede e la sola voce che indica chiaramente il nostro dovere e a chi rendere la nostra devozione e adorazione.

“Siete stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare” Efesini 2:20 Il tentativo di sostituire questo fondamento con uno modellato dal seducente e bugiardo universo dei media al servizio delle grandi mani della religione, tradisce l’ossessione di un potere che non ammette concorrenza e si ritiene il gestore della divinità.


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È POSSIBILE PARLARE CON I DEFUNTI?


7 giugno 2015

Il racconto biblico del dialogo tra Saul e il defunto profeta Samuele sembra avvalorare l’ipotesi, ma le cose non stanno come si crede. La visita di Saul alla donna di En-dor è stato motivo di perplessità per molti studiosi delle Scritture. Alcuni sostengono che Samuele fosse realmente presente durante il colloquio con Saul; la Bibbia in realtà fornisce elementi sufficienti per arrivare a una conclusione opposta. Se, come alcuni sostengono, Samuele fosse stato in cielo, egli sarebbe stato chiamato da lì, o dalla potenza di Dio o da quella di Satana. Nessuno può credere neanche per un momento che Satana abbia avuto la possibilità di chiamare il santo profeta di Dio dal cielo per onorare gli incantesimi di una donna perduta. E non possiamo neanche concludere che Dio lo abbia convocato nella caverna di una strega, perché il Signore si rifiutò di comunicare con Saul per mezzo di sogni, per mezzo dell'urim, o attraverso i profeti (1 Samuele 28: 6). Essendo questi i mezzi di comunicazione di Dio, Egli non li avrebbe trascurati per lasciare un messaggio attraverso un'agente di Satana.

Il messaggio in sé contiene prove sufficienti circa la sua origine. Infatti il suo scopo non era quello di condurre Saul verso il pentimento, ma piuttosto quello di accelerarne la rovina; e questo atteggiamento è caratteristico di Satana e non di Dio. Inoltre il fatto che Saul abbia consultato una evocatrice di spiriti, è considerato dalla Scrittura uno dei motivi della reiezione di Saul da parte di Dio e del suo abbandono alla distruzione: «Così morì Saul, a motivo dell'infedeltà ch'egli aveva commessa contro l'Eterno per non aver osservato la parola dell'Eterno e anche perché aveva interrogato e consultato quelli che evocano gli spiriti, mentre non aveva consultato l'Eterno. E l'Eterno lo fece morire, e trasferì il regno a Davide, figliuolo d'Isai » 1 Cronache 10: 13, 14. Qui è esplicitamente detto che Saul evocò gli spiriti e non il Signore. Egli non comunicò con Samuele, il profeta di Dio, ma attraverso l’evocatrice di spiriti entrò in contatto con Satana. Quest'ultimo non potendo far apparire il vero Samuele, ne presentò uno contraffatto, di cui si servì per il suo inganno.

Quasi tutte le forme di stregonerie e spiritismi antichi, sono fondate sulla credenza di un contatto con i morti. I negromanti sostengono di essere in contatto con spiriti di morti, e di poter conoscere attraverso di loro il futuro. Il profeta Isaia fa riferimento a questa pratica affermando: « Se vi si dice: Consultate quelli che evocano gli spiriti e gli indovini, quelli che sussurrano e bisbigliano rispondete: Un popolo non dev'egli consultare il suo Dio? Si rivolgerà egli forse ai morti a favore dei vivi? » Isaia 8: 19.

Questa stessa credenza del contatto con i morti costituisce la pietra angolare della idolatria pagana. Dai pagani sono considerati dèi gli spiriti deificati degli eroi deceduti; e quindi la religione dei pagani è un'adorazione dei morti. La Scrittura si pronuncia in maniera chiara a questo proposito: per esempio, in occasione del peccato compiuto a Beth-Peor, quando il popolo d'Israele si era stabilito a Sittim: « e il popolo cominciò a darsi alle impurità con le figliuole di Moab. Esse invitarono il popolo ai sacrifizi offerti ai loro dèi, e il popolo mangiò e si prostrò dinanzi agli dèi di quelle. Israele si unì a Baal-Peor... » Numeri 25: 1-3. Il salmista ci dice a quale tipo di dèi venivano sacrificate le offerte; infatti riferendosi allo stesso peccato, afferma: « Si congiunsero anche con Baal-Peor e mangiarono dei sacrifizi dei morti » (Salmo 106: 28), cioè sacrifici che erano stati offerti ai morti.

La deificazione ha un'enorme importanza in quasi tutte le religioni pagane, e inoltre presuppone la comunione con i morti. Si pensava che gli dèi comunicassero la loro volontà agli uomini e che, quando venivano consultati, dessero il loro responso. Erano di questo tipo i famosi oracoli greci e romani. Persino nei paesi che si professano cristiani si crede alla comunione con i morti. Lo spiritismo, che consiste nell'entrare in contatto con esseri che si afferma siano gli spiriti dei defunti, è molto diffuso. Si pensa così di riscuotere la simpatia di coloro che hanno deposto i loro amati nella tomba. Questi esseri spirituali si manifestano alle persone con la sembianza dei loro amici deceduti, raccontano avvenimenti accaduti loro quando erano vivi, e compiono azioni che i defunti facevano quando erano in vita; così facendo inducono molte persone a credere che questi amici morti siano angeli che si librano al di sopra di loro e comunicano con loro. I presunti spiriti dei morti sono oggetto di una certa idolatria, e per molti le loro parole sono più importanti della Parola di Dio.

Sono comunque numerosi coloro che considerano lo spiritismo una semplice contraffazione e attribuiscono le manifestazioni su cui esso si basa, e che sono ritenute soprannaturali, all'inganno dei medium. Ma se da una parte è vero che le manifestazioni magiche sono state troppo spesso considerate autentiche, vi sono prove del loro carattere soprannaturale. Sono molti coloro che pur considerando lo spiritismo frutto dell'intelligenza umana o di una astuta volontà, quando si trovano di fronte a manifestazioni che non possono spiegare, sono indotti a riconoscerne le pretese.

Lo spiritismo moderno è una delle forme di stregoneria e idolatria antiche che hanno come loro elemento principale e vitale il contatto con i morti, e che sono fondate sulla prima bugia con cui Satana ingannò Èva in Eden: « No, non morrete affatto; ma Iddio sa che nel giorno che ne mangerete... sarete come Dio » Genesi 3: 4,5. Gli spiritisti assomigliano al padre della menzogna perché basandosi sul falso lo perpetuano.

Agli israeliti era stato espressamente proibito di praticare qualsiasi tipo di presunta comunione con i morti. Dio aveva chiuso di fatto quella porta, affermando: « I morti non sanno nulla... Essi non hanno più ne avranno mai alcuna parte in tutto quello che si fa sotto il sole » Ecclesiaste 9: 5, 6. « II suo fiato se ne va ed egli torna alla sua terra; in quel giorno periscono i suoi disegni » Salmo 146: 4.

Il Signore aveva anche dichiarato a Israele: « Se qualche persona si volge agli spiriti e agli indovini per prostituirsi dietro a loro, io volgerò la mia faccia contro quella persona, e la sterminerò di fra il suo popolo » Levitico 20: 6. Gli spiriti evocati non sono spiriti dei morti, ma angeli malvagi, messaggeri di Satana. Come possiamo constatare, la Bibbia considera demoniaca l'antica idolatria, che comprende sia il culto dei morti sia la presunta comunione con loro. L'apostolo Paolo, invitando i suoi fratelli a non partecipare in qualsiasi modo all'idolatria dei loro vicini pagani, dice: « Le carni che i gentili sacrificano, le sacrificano ai demoni e non a Dio; or non voglio che abbiate comunione con i demoni » 1 Corinzi 10: 20. Il salmista, parlando d'Israele, dice che «sacrificarono i loro figliuoli e le loro figliuole ai demoni, e sparsero il sangue innocente, il sangue dei loro figliuoli e delle loro figliuole, che sacrificarono agli idoli di Canaan » Salmo 106: 37, 38.

Pensando di adorare i morti, essi in realtà adoravano i demoni. Lo spiritismo moderno si basa sullo stesso fondamento: esso è una rinascita, sotto nuova forma, della stregoneria e dell'adorazione dei demoni che Dio ha condannato e proibito. Nelle Scritture si prevede che: « nei tempi a venire alcuni apostateranno dalla fede, dando retta a spiriti seduttori, e a dottrine di demoni » 1 Timoteo 4: 1. Paolo, nella sua seconda lettera ai tessalonicesi sottolinea che uno dei campi in cui Satana sarà particolarmente attivo immediatamente prima del secondo avvento di Cristo, sarà lo spiritismo. Parlando della seconda venuta di Cristo, egli dichiara che Satana agirà « con ogni sorta di opere potenti, di segni e di prodigi bugiardi » 2 Tessalonicesi 2: 9. E Pietro, parlando del pericolo a cui sarebbe stata esposta la chiesa negli ultimi giorni, dice che come i falsi profeti portarono Israele a peccare, così vi saranno « falsi dottori che introdurranno di soppiatto eresie di perdizione, e rinnegando il Signore che li ha riscattati... molti seguiranno le loro lascivie» 2 Pietro 2: 1,2.  Ecco la caratteristica principale di coloro che insegnano lo spiritismo: rifiutare di riconoscere Cristo come Figlio di Dio. A proposito di tali insegnanti il diletto Giovanni dichiara: « Chi è mendace, se non colui che nega che Gesù è il Cristo? Esso è l'anticristo, che nega il Padre e il Figliuolo. Chiunque nega il Figliuolo non ha neppure il Padre » 1 Giovanni 2: 22, 23. Lo spiritismo, negando Cristo, nega sia il Padre sia il Figlio, e la Bibbia lo considera la manifestazione dell'anticristo.

Predicendo attraverso la donna di En-dor la condanna di Saul, Satana voleva far cadere in trappola gli israeliti. Sperava che in loro sorgesse la fiducia nell'evocazione degli spiriti e che questo li inducesse a consultare la donna. Se essi avessero abbandonato Dio come loro consigliere, si sarebbero posti sotto la guida di Satana. Lo spiritismo attrae la gente con la pretesa di essere una potenza che solleva il velo che cela il futuro e rivela agli uomini ciò che Dio ha nascosto. Dio nella sua parola ci ha rivelato i grandi eventi del futuro, tutto ciò che è essenziale conoscere, e ci ha dato una guida sicura per affrontare tutti i pericoli. Uno degli scopi di Satana, invece, è quello di far perdere all'uomo la fiducia in Dio, renderlo insoddisfatto della sua situazione, spingerlo a cercare di scoprire ciò che Dio gli ha saggiamente nascosto, e indurlo a disprezzare ciò che l'Eterno ha rivelato nella sua sacra Parola.

Molti quando non possono conoscere gli eventi della loro vita futura, diventano inquieti. Essi non sopportano l'incertezza, e con impazienza rifiutano di aspettare la manifestazione della salvezza di Dio. L'avvenire li inquieta ed essi danno via libera ai loro sentimenti ribelli, e angosciati si affannano per cercare di capire ciò che non è stato loro rivelato. Se solo confidassero in Dio e vegliassero in preghiera, troverebbero la consolazione divina; i loro animi sarebbero calmati dalla comunione con Dio; se solo andassero a Gesù, lo stanco e l'abbattuto troverebbero il riposo dell'anima; ma quando negligono i mezzi che Dio ha provveduto per consolarli, e nella speranza di conoscere ciò che Dio ha nascosto si volgono altrove, commettono l'errore di Saul e alla fine fanno solo un'esperienza con il male.

Dio ha affermato in modo molto esplicito di non rallegrarsi con coloro che hanno questo atteggiamento. Infatti chi con impazienza cerca di sollevare il velo che gli nasconde il futuro, dimostra di avere poca fede, e si espone alle suggestioni del maestro degli ingannatori. Satana invita gli uomini a consultare coloro che evocano gli spiriti, e rivelando le cose nascoste del passato fa credere che egli conosca il futuro. Forte dell'esperienza acquisita nel corso dei secoli, Satana, sulla base del rapporto di causa ed effetto può predire con notevole precisione alcuni eventi futuri della vita umana. Per questo riesce a ingannare le persone semplici e malguidate e a sottometterle alla sua volontà.

Dio ci ha dato degli avvertimenti tramite i suoi profeti: « Se vi si dice: Consultate quelli che evocano gli spiriti e gli indovini, quelli che sussurrano e bisbigliano, rispondete: Un popolo non dev'egli consultare il suo Dio? Si rivolgerà egli ai morti a prò dei vivi? Alla

legge! Alla testimonianza! Se il popolo non parla così non vi sarà per lui alcuna aurora » Isaia 8: 19, 20.

Coloro che hanno un Dio santo, infinitamente saggio e potente, si recheranno forse dai maghi le cui conoscenze derivano dal loro rapporto con il nemico del nostro Signore? Dio stesso è la luce del suo popolo che invita a fissare lo sguardo con fede sulle glorie velate agli occhi umani; Sole di giustizia ne illumina i cuori con i raggi che provengono dal trono di Dio, tanto che i figli di Dio non desiderano più abbandonare la fonte della luce per seguire i messaggeri di Satana. Il messaggio rivolto dal demone a Saul, pur essendo una denuncia del peccato e una profezia che annunciava la punizione, non era

inteso a cambiare l'animo del re, ma a votarlo alla disperazione e alla rovina. Comunque il tentatore raggiunge più facilmente i suoi propositi di distruzione adescando gli uomini con l'adulazione. Anticamente l'insegnamento delle divinità demoniache favorivano le più basse passioni. Allora i precetti divini di condanna del peccato che consolidavano la giustizia erano trascurati; la verità veniva considerata con leggerezza, e non solo si permettevano le impurità, ma si provava piacere in esse. Lo spiritismo afferma che non esiste ne morte, ne peccato, ne giudizio, ne retribuzione, che gli uomini sono semidei non decaduti, che la legge suprema è il desiderio, e che l'uomo ha delle responsabilità solo verso se stesso. Le barriere che Dio ha eretto per proteggere la verità, la purezza e il rispetto vengono infrante, incoraggiando molti a cadere nel peccato. Tali insegnamenti non suggeriscono forse un'origine simile a quella del culto demoniaco?

Attraverso le abominazioni dei cananei, il Signore presentò agli israeliti le conseguenze della comunione con gli spiriti maligni: i cananei erano persone senza affetto, erano idolatri, adulteri, assassini, corrotti da ogni tipo di pensiero impuro e da pratiche impure.

L'uomo non conosce il proprio cuore, perché « il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa, e insanabilmente maligno » (Geremia 17:9), ma Dio comprende le tendenze depravate della natura umana. Satana in quel tempo, come del resto ora, si adoperava affinché si verificassero le condizioni favorevoli alla ribellione, in modo che il popolo d'Israele potesse diventare per Dio così ripugnante come lo erano i cananei. L'avversario dell'uomo è sempre all'erta per scaricare su di noi mali inarrestabili, per rovinarci, condannarci davanti a Dio.

Satana era deciso a mantenere il possesso della terra di Canaan; e quando essa divenne la dimora dei figli d'Israele, e la legge di Dio divenne legge di quella terra, provò per Israele un odio profondo e maligno, tanto da tramarne la distruzione. Attraverso l'azione di spiriti malvagi, vennero introdotte divinità estranee, e in seguito alla trasgressione il popolo eletto fu alla fine disperso lontano dalla terra promessa. Oggi Satana cerca di ripetere la stessa storia. Mentre Dio cerca di liberare il suo popolo dalle abominazioni del mondo, in modo che possa osservare la sua legge, l'ira dell'« accusatore dei nostri fratelli » non conosce soste. « II diavolo è sceso a voi con gran furore sapendo di non aver che breve tempo » Apocalisse 12: 10, 12. La vera Terra promessa è proprio davanti a noi, e Satana è determinato a distruggere il popolo di Dio privandolo di ciò che dovrà ereditare. L'avvertimento « Vegliate e pregate affinché non cadiate in tentazione » (Marco 14: 38), non è stato mai così necessario come ora. Le parole che il Signore rivolse all'antico Israele sono valide anche per il suo popolo della nostra epoca: « Non vi rivolgete agli spiriti, ne agl'indovini; non li consultate »; « perché chiunque fa queste

cose è in abominio all'Eterno » Levitico 19: 31; Deuteronomio 18: 12.


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ILLUSIONI VOLONTARIE (da evitare)


4 marzo 2015

"Tutti risposero a Geremia: "Tu ci hai dato un ordine da parte del Signore, ma noi non vogliamo ascoltarti.  Anzi, faremo proprio quel che avevamo già deciso: bruceremo ancora sacrifici e offriremo vino ad Istar, regina del cielo... " Geremia 44:16

Fa parte della natura umana crearsi delle illusioni e crederci fino al punto di negare la realtà. Siamo figli dei greci e dei latini che hanno prodotto un serbatoio immenso di falsi dei, di credenze assurde e contrarie alla parola dei profeti di Dio. I poeti hanno forgiato ideologie diverse e le abbiamo assunte con avidità. I filosofi hanno prodotto schieramenti opposti che contengono le paure e le angosce che li dominano. Abbiamo appreso e condiviso il loro pensiero crocifiggendoci allegramente nella solitudine dell'uomo senza Dio.

La chiesa apostata ci ha accecati in modo piacevole con una credenza facile, compiacente, senza discussione. Ci ha insegnato a credere con la forza dell'abitudine, senza convinzione, senza riflettere, di modo che la nostra anima vi resta prigioniera, saldamente trincerata contro gli attacchi della ragione.Ma il Signore non si arrende e nel conflitto in atto tra il bene e il male dice a noi: “Sorgi, risplendi, poiché la tua luce è giunta, e la gloria del SIGNORE è spuntata sopra di te!” Isaia 60:1 “Fortificate le mani infiacchite, rafforzate le ginocchia vacillanti!” 35:3

Iddio sa che lasciati in balia di noi stessi, prigionieri come talvolta siamo dai lacci del pregiudizio, nessuno con le sue sole forze o virtù potrebbe opporsi al male. “Può un uomo di colore cambiare la sua pelle o un leopardo cancellare le sue macchie? così voi, abituati come siete a fare il male, potrete fare il bene?” Geremia 13:23 

Iddio sa bene che lasciati in balia di noi stessi, nessuno con le sue sole forze e virtù potrebbe opporsi al male. E' per sua volontà e misericordia che egli rende il nostro cuore sensibile al suo appello. La parola di Dio abbatte e squalifica ogni illusione, svela la menzogna, riluce di verità per il solo scopo di venire incontro al nostro bisogno, per sovvenire con potenza alla nostra debolezza. Dio vuole salvarci ma non ci obbliga. Vuole il nostro bene, ma non costringe. Chiede il nostro amore, ma non rinuncia a perdere l'uomo trincerato nell'errore. “Quale Dio è come te, che perdoni l' iniquità e passi sopra alla colpa del resto della tua eredità? Egli non serba la sua ira per sempre, perché si compiace di usare misericordia.” Michea 7:18

E' davvero confortante sapere che Dio sa ciò di cui necessita la nostra anima. In Cristo egli ha condiviso la nostra umanità e segnato un cammino di fede, a volte scomodo e difficile, invitandoci a seguirlo e sempre con la sua presenza, il suo aiuto generosissimo. “Io sono la via la verità e la vita” Giovanni 14:6

Il suo passo ci consente di intraprendere e seguire la giusta direzione. Solo Cristo Gesù ha le risposte che ci necessitano per conoscere il nostro destino; lui solo sa come dissetare la nostra sete di giustizia e verità; solo lui è il nostro unico e amatissimo Salvatore, e per aver offerto la sua vita pura e immacolata in cambio della nostra macchiata dal peccato, ci dona una salvezza vera ed eterna. Chi poteva immaginare che il figlio di Dio, colui che ha creato l'universo e che sostiene ogni cosa con la potenza della sua parola, un giorno avrebbe acconsentito a condividere la nostra umanità e a subire le conseguenze del peccato per offrire all'umanità sofferente la sola via d'uscita, il solo passaggio verso la vita e la felicità eterna. Grazie Signore per averci donato il Salvatore!     


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DIO HA UN NOME PROPRIO?


4 marzo 2015

Se il Signore Dio avesse voluto qualificarsi con un nome proprio lo avrebbe fatto certamente. Ma così non è.
Quando leggiamo la Bibbia, spesso dimentichiamo che è stata scritta da uomini orientali con sensibilità e stili narrativi molto diversi da noi occidentali. Gli orientali colgono l'insieme di un fatto, non è così per noi occidentali che avvertiamo la necessità di analizzare anche ogni dettaglio e sfumature. Esempio, quando Mosè descrive l'atto creativo di Dio si pone come un cronista che coglie l’avvenimento. Descrive il fatto straordinario che Dio crea dal nulla, non fa l’indagine scientifica su "come" Dio crea. Per la mente analitica degli occidentali è giusto il contrario. Noi poniamo molti interrogativi sul ”come”che stimolano approfondite analisi. Questo non deve meravigliarci, del resto sappiamo bene come dinanzi a una tragedia, ad esempio, gli uomini e le donne di tutto il mondo reagiscono in maniera diversa; solitamente gli uomini colgono l’entità dei danni materiali e come risolvere il problema, le donne colgono immediatamente la sofferenza, il dolore, la disperazione.

Questa breve introduzione per dire come sia necessario muoversi con prudenza nell’ambiente biblico per non saltare a conclusioni affrettate. La Bibbia non è un libro scientifico, parla di scienza, ma non ha la pretesa di spiegare questi fatti. Parla di realtà ultraterrene, come la resurrezione, la divinità, ma non spiega come siano possibili. Offre immagini verbali, ma senza le note esplicative che spiegano come sono possibili e come funzionano quelle realtà. Lo scopo delle Scritture non è quello di erudire l’uomo, ma di alimentare la fede in Dio. Quindi non bisogna chiedere alla Bibbia quello che non è; e nemmeno farle dire quello che non ha chiaramente detto. La tendenza umana di “inserire” il proprio pensiero è sempre presente, soprattutto quando si è mossi dai preconcetti, o quando si vuole dare una spiegazione in qualunque modo.

Sul nome di Dio sono fatte delle conclusioni che rispondono alla logica umana, ma non è detto che corrispondano a quella divina! Quando Mosè in presenza del pruno ardente chiede qual è il nome di Dio, riceve la risposta che leggiamo in Esodo 3:13-14

“Mosè disse a Dio: «Ecco, quando sarò andato dai figli d' Israele e avrò detto loro: "Il Dio dei vostri padri mi ha mandato da voi", se essi dicono: "Qual è il suo nome?" che cosa risponderò loro?» Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono». Poi disse: «Dirai così ai figli d' Israele: "l' IO SONO mi ha mandato da voi"».

Nella circostanza richiamata, Mosè non chiede di sapere il puro e semplice nome di Dio che fosse a loro ignoto, ma piuttosto il profondo significato di un nome già noto “Il Dio dei vostri padri”.

La risposta “Io sono quegli che sono”, indica l’auto-rivelazione di Dio, la peculiare caratteristica di un Dio che possiede in se l’esistenza, e che per esistere non dipende da nessuno. Con tale presupposto Dio fa sapere a Mosè e al popolo di essere assolutamente degno di fede e abbastanza potente da liberare il suo popolo dalla potenza di Faraone.

Il nome con il quale Dio chiede di essere riconosciuto è semplicemente “il Signore”. “Io apparvi ad Abraamo, a Isacco e a Giacobbe, come il Dio onnipotente; ma non fui conosciuto da loro con il mio nome di Signore.” Esodo 6:3 Questa dichiarazione di Dio “Il mio nome di Signore”chiarisce il problema. In un pantheon di falsi dei il nome proprio ha significato per distinguere gli uni dagli altri di medesimo valore. Ma trattandosi del vero Dio, il solo Dio, Eterno e Creatore, il Signore non ha bisogno di distinguersi con un nome proprio. Egli è unico! E’ il Signore!

Se il tetragramma ebraico YHWH, con il quale L’Eterno Iddio Creatore si è presentato a Mosè risulta impronunciabile dal momento che manca di vocali, significa che il Signore intende con questo impedimento dare un messaggio preciso. E cioè che cosa più importante è la sua qualità divina che lo distingue da tutte le false divinità che gli uomini si sono inventati: "Poiché egli ha posto in me il suo affetto, io lo salverò; lo proteggerò, perché conosce il mio nome." Salmi 91:14 Nella Bibbia il verbo conoscere suggerisce una relazione d'amore. Il tetragramma ebraico sacro YHWH è reso pronunciabile solo perché tra le consonanti sono state inserite le vocali di Adonai: YaHWeH, traslitterato poi in Yahweh. Quindi si tratta di un’operazione umana. Se il Signore Dio avesse voluto qualificarsi con un nome proprio chiaro e tondo lo avrebbe fatto certamente. Ma così non è. L’ostinazione di quanti vogliono per forza dare al Creatore un nome proprio non è secondo la volontà del Signore.

Per gli orientali, e segnatamente per il popolo ebraico, conoscere il nome non ha lo stesso significato anagrafico che noi occidentali attribuiamo. Per gli Ebrei non si trattava di avere un’informazione anagrafica, ma quello di conoscere il carattere della persona che lo portava. Nella cultura ebraica, il nome presentava il carattere della persona. Ad esempio Isacco pose il nome Giacobbe al figlio minore, che significa il soppiantatore. Mosè, significa salvato dalle acque, e via dicendo. Gesù non si è dato il compito di far conoscere il nome anagrafico di Dio, ma la sua natura che è amore. Del resto lui stesso ha dichiarato chi ha visto me ha visto il padre, intendendo dire, chi ha visto il mio carattere ha visto (conosciuto) il Padre. Se così non fosse bisognerebbe affermare che il nome vero di Dio è Gesù Cristo! Il che è fuori di ogni logica.

Conoscere il nome di Dio indica una conoscenza che va oltre il dato anagrafico, perché anche i demoni temono Dio, e tuttavia sono versati nel male. Nella Bibbia, il verbo conoscere riferito a Dio, intende acquisire la nozione della sua realtà e santità. Denota avere un dialogo riverente, e tuttavia fiducioso e familiare. La conoscenza del nome di Dio presuppone avere in mente la sua attività, il suo pensiero, il suo amore per l'uomo e la sua giustizia. In altre parole, conoscere il nome di Dio implica conoscere il suo carattere.

L'illustrazione più evidente e completa del carattere di Dio che è concesso di sapere è reso manifesto nella persona di Gesù Cristo, il figlio di Dio, il solo che lo ha rivelato: "Gesù disse: "Chi ha visto me, ha visto il Padre". Giovanni 14:9 "Nessuno ha mai visto Dio; l'unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l'ha fatto conoscere." Giovanni 1:18 Nella vita del Salvatore vediamo l’illustrazione più completa e veritiera del carattere di Dio. Quello che Cristo ha insegnato, la sua pietà per l’umana sofferenza e la sua determinazione nel tracciare una separazione netta tra la verità e l’errore, costituiscono i tratti salienti del carattere di Dio. Nel contemplare il carattere del figlio di Dio, l’Apostolo Giovanni riassunse in una parola l’essenza di questa conoscenza, affermando: Dio è amore! Amore per l’uomo e amore per la giustizia e la verità. La tendenza umana a disunire le leve di questo amore, privilegiando uno solo di essi, è causa delle molte incomprensioni su Dio e ha dato la stura a false convinzioni.


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CONOSCERETE LA VERITÀ E LA VERITÀ VI FARÀ LIBERI.
Una prospettiva frontale restituisce il significato di libertà.


15 febbraio 2015

Presa fuori dal suo contesto, questa affermazione di Cristo (Giovanni 8:32) pare che voglia dire, secondo taluni pastori paladini della modernità, che il cristiano gode di una libertà che non può essere soggetta a vincoli e restrizioni di nessun tipo. Per effetto della contestazione omofoba che soffia in questa società accecata dai particolarismi, che considera qualsiasi giudizio di tipo morale e spirituale un ostacolo alla scelta di ciascun individuo di vivere la propria sessualità e spiritualità come gli pare, questa affermazione di Cristo pare rispondere come oro colato. Ma così non è, il contesto svela esattamente il contrario. In realtà siamo di fronte al tentativo di tacciare di omofobia coloro che ritengono la Parola di Dio il metro che distingue la verità dall’errore. Quando un tempo le istruzioni del Signore non garbavano ai fautori della sudditanza, i cristiani venivano arsi sul rogo, oggi gli si attribuisce l’etichetta dell’intolleranza facendoli apparire come nemici della libertà. Al tempo dei patriarchi il giovane Giuseppe sognava i sogni che Dio gli mandava, la cosa risultava indigesta ai suoi fratelli che vedevano in essi un disegno contrario ai loro interessi. Così maturarono il loro piano criminale di eliminarlo: “Forza, uccidiamolo e gettiamolo in una di queste cisterne; diremo poi che una bestia feroce l'ha divorato e vedremo che ne sarà dei suoi sogni». Genesi 37:20

“Vedremo che ne sarà dei suoi sogni!” La guerra che questi uomini violenti fanno a Giuseppe in realtà è una guerra contro Dio: l’autore dei sogni inviati a Giuseppe. E malgrado essi attuarono il loro progetto criminale, dopo alcuni anni videro quei sogni realizzarsi alla lettera e furono costretti dalle circostanze a riconoscerlo inginocchiandosi ai piedi di Giuseppe. Per quanti sforzi e progetti bellicosi l’umanità faccia non può impedire i disegni dell’Eterno. Come è stato per Giuseppe sarà di coloro che ubbidiscono alla Parola ispirata. La loro fiducia in Dio non sarà vana. La testimonianza di coloro che amano la Scrittura non prende vita dall’impazienza, essi non sono insofferenti o intolleranti come si cerca di farli apparire. Essi non negano il libero arbitrio e rispettano le opinioni altrui, la loro intransigenza non è rivolta verso gli altri, ma sono severi verso se stessi! “Ho conservato la tua parola nel mio cuore per non peccare contro di te.” Salmi 119:11  Compromessi, visibilità, riconoscimenti nella chiesa, non è questo che sognano. Non lavorano per questo, e non fanno come Esaù che scambiò la sua dignità per un piatto di lenticchie!

La Scrittura consente di capire che come è stato per Giuseppe e per i suoi fratelli che hanno visto realizzati i sogni che l’Eterno comunicava al suo mite servitore, così sarà tra il popolo di Dio quando il Signore tornerà, tutti vedranno la differenza che passa tra coloro che onorano la Parola di Dio e coloro che le hanno sottratto autorità coniugando il vero con il falso: ”tutto il rimanente di Giuda, quelli che sono venuti nel paese d'Egitto per abitarvi, riconosceranno qual è la parola che vale, la mia o la loro.” Geremia 44:28  “Tutti quelli che ti avranno disprezzata si prostreranno fino alla pianta dei tuoi piedi e ti chiameranno la città del SIGNORE, la Sion del Santo d'Israele.” Isaia 60:14

Esaminando dettagliatamente il contesto dal quale è tratta l’affermazione di Cristo, scopriamo il senso delle parole “la verità vi farà liberi”. Stando al testo biblico si comprende che i Giudei che avevano creduto in lui avevano un concetto della libertà priva di contenuto morale. Essi pensavano che bastasse appellarsi ad Abraamo per giustificare la loro pretesa di essere liberi: “Essi gli risposero: «Noi siamo discendenti d'Abraamo, e non siamo mai stati schiavi di nessuno; come puoi tu dire: "Voi diverrete liberi?” La risposta di Gesù, mostra invece la natura della libertà che lui è venuto a offrire all’umanità, che non è quella di una vita scatenata, ma la possibilità di evitare la morte eterna quale conseguenza del peccato. Gesù rispose loro: «In verità, in verità vi dico che chi commette il peccato è schiavo del peccato.” Giovanni 8:33-34 “Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi.” Giovanni 8:36

Questa libertà, questa liberazione dalla morte eterna era stata profetizzata da Isaia e costituisce il cuore della missione del Messia: “Lo spirito del Signore, di Dio, è su di me, perché il Signore mi ha unto per recare una buona notizia agli umili; mi ha inviato per fasciare quelli che hanno il cuore spezzato, per proclamare la libertà a quelli che sono schiavi, l'apertura del carcere ai prigionieri”. Isaia 61:1-2 La libertà che Cristo intende e promette non è quella di fare proclami fantasiosi; di vivere una disciplina caotica, un cristianesimo in preda agli eccessi. Dalla prospettiva divina la libertà che Cristo intende, risponde alla nobile aspirazione del cuore sorretto dalla grazia divina di vivere una vita che onori Dio ubbidendo alla sua Parola e costituisca un sano contributo alla società. Al di fuori di questo nobile concetto di libertà esiste solo la schiavitù delle idee che incantano con false apparenze.

Scrive Ellen White: “Dinanzi a noi Dio pone l’eternità con le sue solenni realtà e ci da modo di afferrare cose immortali e incorruttibili. Egli ci offre verità preziose e nobilitanti perché possiamo avanzare spediti e sicuri nel perseguire uno scopo degno di fervido impegno e di tutte le nostre capacità. Dio vede nel piccolo seme che egli stesso ha creato il bel fiore, l’arboscello e l’albero maestoso e frondoso; nello stesso modo vede le possibilità di ogni essere umano. Siamo qui per uno scopo, Dio ci ha indicato il suo piano per la nostra vita e desidera che raggiungiamo il più alto grado di sviluppo. Egli desidera che cresciamo costantemente in santità, verità e utilità. L’ambizione di migliorare il mondo vivendo in esso, questa è l’opera alla quale siamo chiamati.” E.White - Vita e opera.


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La Parola di Dio correttamente vissuta non crea mentalità da fondamentalisti, ma persone in grado di essere sale della terra!


14 febbraio 2015

L'affermazione biblica che "tutta la Scrittura è ispirata da Dio", è chiara dimostrazione che essa ha autorità a governare la vita moralmente e spiritualmente (2Tim.3: 15-16). Questo assicura che la Bibbia è degna di fiducia. Coloro che asseriscono sarcasticamente che essa è solo pensiero umano, o un papa di carta, svalutano la Bibbia e sottraggono il valore assegnato da Dio.

La Bibbia è il solo strumento dato all’umanità che rivela il rapporto dinamico che il Creatore ha con il genere umano. Coloro che vedono in essa solo un insieme di dottrine astratte, non sono in grado di cogliere il suo valore profondo. La rivelazione contenuta nelle pagine di questo libro straordinario, proviene da eventi reali che si sono verificati in luoghi e tempi definiti. Questi eventi sono estremamente importanti perché costituiscono un quadro di riferimento utile per noi, per capire il carattere di Dio e la sua giustizia. Una comprensione corretta pone il lettore al riparo dalle astuzie e dagli inganni di Satana, ma un malinteso porta alla confusione e genera divisione.

Nell’Antico Testamento Dio ha chiamato degli uomini di valore a scrivere la storia del suo rapporto con Israele, un popolo che egli ha definito caparbio e ribelle. Queste narrazioni storiche, scritte da una prospettiva diversa dalla storia secolare, costituiscono una parte importante della Bibbia (Numeri 33: 1, 2, Giosuè 24:25, 26; Eze 24: ... 2). Forniscono una visione e una chiave di lettura accurata e obiettiva della storia, da una prospettiva divina. Lo Spirito Santo ha dato agli scrittori informazioni speciali in modo da poter registrare gli eventi nell’ottica della controversia tra il bene e il male, e consentono di cogliere aspetti importanti della guida divina e del carattere di Dio.

Gli episodi storici, anche quelli cruenti di guerre e battaglie comandate da Dio che destano perplessità, per poterli analizzare compiutamente dovremmo essere nella mente di Dio per non giungere a conclusioni fuorvianti. Non trovandoci in questa posizione possiamo cogliere da questi racconti solo una lezione sulle cause e sui comportamenti umani che generano conseguenze distruttive. Visti da questa prospettiva, questi racconti contengono elementi chiarificatori, sono tipi o esempi, e sono scritti per il nostro ammaestramento: “Colui che ammonisce le nazioni non saprà pure castigarle, lui che impartisce all'uomo la conoscenza?”  Salmi 94:10

“queste cose avvennero loro per servire da esempio e sono state scritte per ammonire noi, che ci troviamo nella fase conclusiva delle epoche.” 1Corinzi 10:11.

Paolo dice ancora che: "…tutto ciò che fu scritto nel passato, fu scritto per nostra istruzione, affinché mediante la pazienza e la consolazione che ci provengono dalle Scritture, conserviamo la speranza." Romani 15:4

La distruzione di Sodoma e Gomorra è un esempio e un avvertimento particolarmente illuminante per il nostro tempo in cui si fa confusione sui generi maschile e femminile. (2 Pietro 2: 6; Giuda 7). L'esperienza di Abramo della giustificazione per fede è di esempio per ogni credente che si accosta a Dio (Romani 4: 1-25; Giacomo 2: 14-22).

Anche le leggi civili del Vecchio Testamento, hanno un profondo significato spirituale, e sono riportate nella Bibbia per orientare il nostro criterio e discernimento: “Dico forse queste cose da un punto di vista umano? Non le dice anche la legge? Difatti, nella legge di Mosè è scritto: «Non mettere la museruola al bue che trebbia il grano». Forse che Dio si dà pensiero dei buoi?” 1 Cor. 9: 8, 9.

Luca afferma che scrisse il suo Vangelo perché voleva raccontare la vita di Gesù, affinché "tu riconosca la certezza delle cose che ti sono state insegnate." Luca 1: 4. La scelta che Giovanni ha fatto nel raccontarci la vita di Cristo è motivata per il seguente scopo: “ma questi (fatti) sono stati scritti, affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e, affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome.” Giovanni 20:31

Dio ha portato gli scrittori della Bibbia a cogliere anche e riferire dettagli scabrosi nella vita dei personaggi biblici. Questo è dimostrazione dello scopo educativo e formativo della Bibbia. Rivelando i retroscena oscuri della loro vita comprendiamo i fallimenti a cui possiamo andare incontro imitandoli. Così la mancanza di autocontrollo di Noè; gli inganni di Abraham; le occasioni in cui Mosè, Giacomo e Giovanni hanno perso la pazienza…ecc. Sono fedelmente registrati per un insegnamento. La Scrittura non li giustifica, e non cerca di ridurre la loro colpa. Questo affinché possiamo acquisire un santo discernimento riflettendo sulle loro debolezze.

Senza l’ispirazione divina nessun biografo potrebbe scrivere un’analisi così percettiva.

Gli scrittori della Bibbia considerano tutti gli incidenti di percorso come veri documenti storici, non come miti o simboli. Molti ecclesiastici e pastori evangelici contemporanei sono scettici, rifiutano il racconto della creazione, quella di Adamo ed Eva, del diluvio universale. Eppure, Gesù ha confermato la loro accuratezza storica e vi ha aggiunto il significato spirituale (Matteo 12: 39-41; 19: 4-6 .; 24: 37-39).

La Bibbia non insegna l'ispirazione parziale o gradi di ispirazione. E neppure una verità relazionale o di reciprocità. Queste idee della modernità sono astuzie del nemico per consentire un compromesso con la giustizia di Dio. Ma Dio non fa nulla in associazione con i metodi di Satana. E nemmeno dobbiamo intendere che la comprensione della Bibbia dipende dai tempi e dalle circostanze. Essa non è un prodotto di consumo: oggi prendo questo, domani mi sta bene quest’altro. Queste teorie sono speculazioni che tolgono alla Parola la sua autorità divina. Chi considera la Bibbia un cimelio medioevale o un papa di carta, si vanta di una saggezza che è solo follia. La Parola di Dio correttamente vissuta non crea mentalità da fondamentalisti, ma persone in grado di essere sale della terra! Al contrario qundo essa viene deposta dal suo alto ufficio, crea solo cristiani gonfi e ampollosi: “Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini.” Matteo 5:13

Certo nella Bibbia ci sono situazioni o frasi che non possiamo comprendere appieno! Ma anche se non potremo mai cogliere ogni testo della Scrittura secondo le intenzioni del suo autore, non è cosa vitale. Quello che invece è fondamentale è ciò che si può percepire, distinguere e apprendere. Nello studio delle profezie è indispensabile esaminarle per verificare il loro adempimento e acquisire la certezza che si adempiranno quelle future: “Abbiamo inoltre la parola profetica più salda: farete bene a prestarle attenzione, come a una lampada splendente in luogo oscuro, fino a quando spunti il giorno e la stella mattutina sorga nei vostri cuori.” 2Pietro 1:19

Nel corso della storia sono sorti molti movimenti di pensiero che hanno tentato di distruggere la Bibbia e annullare la sua autorità. Anche oggi questo avviene in maniera sottile e insidiosa nel protestantesimo, per opera di pastori che si ritengono dotti e sapienti. La verità è diventata relatività, un’opzione sottoposta al giudizio personale. Un metro estensibile a piacimento, una maniera di percepire la giustizia divina. Con discorsi che affascinano e illudono manifestando una sapienza superiore fanno leva sull’amor proprio e la debolezza umana. Sono prodigi dell’immaginazione e dell’inventiva. Nulla di più pericoloso per allontanare il cuore dalle esigenze divine.

Di coloro che si sono adoperati a sminuire l’autorità della Parola resta solo polvere, la Bibbia invece rimane attraverso il tempo e le circostanze in modo incredibile e miracoloso. Segno evidente che Dio ha cura della sua trasmissione e validità.

Durante il suo ministero terreno, Gesù ha esaltato l'autorità della Scrittura. Quando i suoi avversari sostenevano idee e dottrine che non venivano da Dio, egli citava la Scrittura in sua difesa: "sta scritto", in questo egli si pone come esempio da imitare in ogni tempo e in ogni circostanza.

Senza alcuna esitazione Cristo ha accettato le Sacre Scritture come rivelazione autorevole della volontà di Dio per l’umanità. Egli l’ha trattata come un corpo di verità indiscutibile, una rivelazione specialissima per sollevare l’umanità dalla sua terribile condizione. Per Cristo le Scritture non costituivano favole e racconti fittizi o verità di transito, ma lo strumento per distruggere i miti nella vera luce della salvezza e della conoscenza.

Durante la vita di Gesù, leader religiosi che si vantavano della loro prosopopea e conoscenza delle Scritture, e la folla incurante e superficiale abituata a cercare solo l’utile da ogni circostanza, non hanno scoperto la vera identità del figlio di Dio.  Neppure i discepoli di Cristo l’avevano percepita.  Pensavano che fosse un profeta come Giovanni Battista, Elia o Geremia, quindi solo un uomo. Quando Pietro confessò che Gesù era "il Figlio del Dio vivente", Gesù spiegò che questa confessione di fede era resa possibile solo per una illuminazione divina. Matteo 16: 13-17

Così anche nel caso della Parola di Dio scritta. Senza l’intervento dello Spirito Santo, la nostra mente non è in grado di cogliere correttamente il significato, lo scopo delle Sacre Scritture e la sua autorità divina: “quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire.” Giovanni 16:13

Solo con l'aiuto dello Spirito Santo, è possibile discernere le cose "profonde di Dio " 1 Cor. 2,10. Senza la sua guida navighiamo nel buio delle false certezze e dei miti che affollano la mente umana. Quando siamo in grado di comprendere che la Bibbia corrisponde alla rivelazione di Dio e alla sua volontà per ogni tempo, possiamo unirci alla testimonianza di Paolo: “Ora noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito che viene da Dio, per conoscere le cose che Dio ci ha donate". 1Corinzi 2:12

Le Sacre Scritture e l’azione dello Spirito Santo non agiscono mai separatamente. L’autorità della Scrittura nella vita cristiana aumenta o diminuisce in base al nostro concetto di ispirazione. Se percepiamo la Bibbia come una semplice raccolta di testimonianze umane, oppure se consideriamo che la sua autorità dipende in qualche modo da come condurre i nostri sentimenti e le nostre emozioni, cosa che oggi va molto di moda, questo significa minare la sua autorità nella nostra vita e impedire allo Spirito Santo di agire in noi. Ma quando abbiamo a cuore un sincero desiderio di essere istruiti da Dio, di discernere la sua voce che ci parla attraverso la Scrittura, per quanto deboli esseri umani siamo, la Parola diventa per noi l'autorità assoluta su questioni di dottrina, lo strumento per svelare menzogne e pericolose ideologie, la norma che regola la nostra vita, il precetto, il modello al quale fare riferimento.

Spesso si fanno notare le contraddizioni tra la Scrittura e le conoscenze scientifiche per asserire che la Bibbia è sorpassata. Queste asserzioni sono solo speculazioni. Quando non siamo in grado di armonizzare la scienza con la Scrittura, è perché abbiamo una comprensione inadeguata e limitata delle leggi che regolano l’universo.

Si deve tenere presente che una lettura superficiale della Scrittura produce una comprensione superficiale. Una lettura fatta con pregiudizio non mostrerà elementi vitali in favore della rivelazione. Quando si legge la Bibbia bisogna partire con il convincimento che non servono grandi sforzi mentali e grandi doti intellettuali, la sola cosa che serve è mettersi in ginocchio e fidare in pieno e unicamente in Dio e nell'azione del suo Spirito.

Dio ci chiama a confidare nella sua parola scritta. In essa troviamo la sicura guida divina per la nostra vita e come ottenere l’eredità futura. Ogni altro atteggiamento che non sia questo nega la rivelazione e non onora Dio, ma conduce a nutrire un’opinione esagerata di sé, delle proprie capacità e dei propri meriti, spesso accompagnata dal disprezzo per gli altri. Giobbe 5:17 “Beato l'uomo che Dio corregge! Tu non disprezzare la lezione dell'Onnipotente”.


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E se la posta in gioco fosse altissima?


24 dicembre 2014

Questo moltiplicarsi di interesse per la religione fa riflettere. Il mondo è preso da una griglia di legami imprevedibili che si fondono nello spirituale. Non passa un telegiornale senza che vi sia un richiamo al papa e alla religione. Non è difficile osservare come questo richiamo inedito allo spirituale polarizza la società. I media mostrano un assalto in piena regola, un fronte spiegato e magistralmente coordinato di eventi apparentemente casuali tutti finalizzati con grande maestria per distrarre dal problema nodale che le profezie della Bibbia annunciano come segno della crisi finale: l’adorazione di Dio mistificata. Una questione cruciale su cui il messaggio profetico della Bibbia anima le drammatiche scene finali del grande conflitto tra il bene e il male, tra Cristo e Satana. In esse vediamo due contendenti disputarsi il cuore dell’uomo: Cristo per salvare l’uomo dalla morte eterna, Satana per rubargli la salvezza. In questa contesa il nemico dipana le trame più subdole e nefaste, collaudate con successo in ogni epoca della storia. Ma ora che il tempo stringe, la rete si infittisce in una manifestazione caotica di avversità senza precedenti per depistare l’attenzione dell’umanità dall’imminente ritorno di Cristo.
 
In questo assalto finale del male le questioni spinose del pianeta si moltiplicano: ambiente, salute, economia, ecumenismo, governo religioso mondiale; tutto assume contorni allucinati e destabilizzanti. Il sentimento umano e quello religioso è stravolto: violenza, barbarie, fanatismo, incredulità, fondamentalismi; mai viste coagulate insieme tante pressioni sulla società.  E’ in atto una straordinaria distrazione senza precedenti dall’evento finale della storia. Cristo ritorna e pochi si avvedono. La storia riprende la sua trama, come è stato nella prima venuta di Cristo, quando il Salvatore nacque in una stalla e Satana rivolse l’attenzione del popolo alle glorie future del Messia affinché non riconoscesse nell’umile fanciullo di Betlemme il Salvatore promesso; così avviene oggi, Satana coinvolge l’attenzione dell’umanità sofferente nella ricerca delle radici che l’affliggono, per distrarre dal vero problema: il ritorno di Cristo, salvezza per chi lo attende e perdizione per chi intende ignorarlo.
 
Anche la comunicazione sui social network tempesta di una religiosità ossessiva, allucinata da peccati particolari, dalle fiamme dell’inferno in cui angeli di Dio sono comandati di gettare tutti i trasgressori dei comandamenti. Enfatizzano il male, la potenza del peccato e la tentazione della carne; l’autore del male domina la mente mediante esagerazioni e paure. Non è così nelle Scritture, quando lo Spirito di Dio agisce nel cuore dell’uomo esalta Cristo e lo pone al centro dell’attenzione. Una manifestazione di fede basata sulla paura e la vendetta, non sarà mai motivata dall’amore riconoscente.
Tenere lo sguardo su se stessi non è come tenerlo su Cristo; concentrarsi sul peccato non è lo stesso che contemplare il Salvatore. Su di noi possiamo scorgere motivi di scoraggiamento e depressione, ma nel contemplare il Salvatore, il suo carattere, il suo divino amore infonde in noi speranza e potenza spirituale. La salvezza non è concessa secondo quello che Dio pensa di noi peccatori, ma viene offerta in dono secondo quello che Dio pensa di suo figlio, il Salvatore, colui che è morto al posto del peccatore per offrirci il perdono e la vita eterna.
 
Giorni or sono ho ascoltato su fb una testimonianza di un ex prete cattolico indicata come “potente testimonianza di fede”. Sono rimasto esterefatto! Il pronome “io,io,io” è ripetuto con ostentata frequenza, ogni frase tradisce una ossessiva esaltazione di se stesso, un gloriarsi di se che non trova paragoni nella Scrittura. Coloro che hanno conosciuto Cristo hanno sempre manifestato un atteggiamento sobrio di se stessi, senza esagerazioni e trionfalismi “Così, miei cari, voi che foste sempre ubbidienti, non solo come quand' ero presente, ma molto più adesso che sono assente, adoperatevi al compimento della vostra salvezza con timore e tremore”  Filippesi 2:12
La spiritualità che proviene dall’alto non esalta l’orgoglio, il merito umano, il sapere profondo dell’uomo, ma esalta Cristo. Non ricerca visibilità, non attira lo sguardo su di se, non pone se stesso al centro, ma mette Cristo al centro!
Questi discorsi apparentemente potenti di luce fanno perno su una spiritualità ossessiva, un fare per meritare, un dire per appagare un bisogno di accettazione; restano al margine e non assorbono, vedono ma colgono se stessi, il loro carisma li appaga.
 
Noi non andiamo a Dio come grandi condottieri, come vincitori tra le acclamazioni della folla; ma andiamo a Cristo con il capo chino, come peccatori penitenti conquistati dal suo amore. E siamo tali nella condotta personale e nell’esortare con semplicità e umiltà. Questa la spiritualità che troviamo negli scritti degli Apostoli: “chi dà, dia con semplicità; chi presiede, lo faccia con diligenza; chi fa opere di misericordia, le faccia con gioia”.
Romani 12:8
 
Siamo in una depressione senza precedenti messa in atto per distrarre l’attenzione della cristianità dalla necessaria e autentica preparazione spirituale in vista dell’adempimento storico che le profezie della Bibbia annunciano come imminente! Il ritorno di Cristo. La Scrittura testimonia della necessità di rivolgere il nostro sguardo alle profezie “la profezia... serve di segno non per i non credenti, ma per i credenti.” 1Corinzi 14:22 Per quanto certuni predicatori si affannano a obbiettare inutilmente con pomposità eclettica, esse costituiscono il solo strumento scelto da Dio per mostrare al credente la via d’uscita dai labirinti dell'incerto; la sola bussola che non tradisce il suo mandato e distingue anche nell’ora più buia il polo della verità. “Beato chi legge e beati quelli che ascoltano le parole di questa profezia e fanno tesoro delle cose che vi sono scritte, perché il tempo è vicino!”Apocalisse 1:3 Certo il messaggio profetico è velato da una chiave di lettura che ha impedito ai nemici della Bibbia di riconoscersi e di distruggere la profezia. Ma a chi cerca con sincerità, il Signore dona questa chiave di accesso e la facoltà di cogliere il significato profondo delle cose scritte. Per chi è condotto dallo Spirito di Dio, la profezia è svelamento, mai ottenebramento della mente!
 
Un anno nuovo è posto dinanzi a noi. Un tempo di cui non conosciamo gli sviluppi, ma che possiamo pensare fin da adesso come impiegare. Le nostre scelte di oggi determinano il nostro destino di domani. Le decisioni prese oggi determinano la nostra sorte per l’eternità. A ognuno di noi viene richiesto di considerare con grande serietà il tempo della grazia che è concessa prima che venga chiusa! Sarebbe davvero sciocco non pensarci vista la posta in gioco!


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Quando il Natale è un albero di vita

Quando giunse il tempo stabilito il figlio di Dio venne tra noi preceduto dall'annuncio degli angeli ai pastori "Oggi, nella città di Davide, vi è nato un salvatore, che è Cristo, il Signore".  Oggigiorno gli evangelici e i protestanti riconoscono che l'idea cattolica di festeggiare il 25 dicembre la nascita di Cristo, non ha nessuna relazione con il vangelo, ma è collegata con una festa pagana romana, che celebrava il 25 dicembre la nascita del sole. Di qui la giusta presa di distanza dall'osservanza religiosa del natale. Ma l'uso errato di questo capitolo della storia cancella il valore evangelico del messaggio che trasmette?  Possiamo tranquillamente accettare il fatto che l'uso sbagliato di questo annuncio della nascita del salvatore, che altri fanno, deve condizionare il nostro atteggiamento e renderci insensibili all'atmosfera di cordialità e solidarietà (non religiosità) che il natale suscita?   

Come cristiano non festeggio la data del 25 dicembre. La sola festa religiosa che osservo è il sabato biblico del IV Comandamento. Non condivido l’aspetto consumistico del natale, ma mi fa piacere l'atmosfera natalizia che suggerisce di essere più cordiali, più pazienti, più generosi verso i poveri.

È l’incontro del sentimento umano con la realtà soggettiva delle persone lontane che pensano alla loro casa, alle loro famiglie che talvolta hanno dovuto lasciare in cerca di un futuro migliore. Chi come me si è trovato solo e isolato dal resto del mondo in svariati anni della mia gioventù, potrà capire quello che si prova sapendosi lontano dai propri affetti in questo particolare periodo dell'anno.

Credo che il natale sia una buona occasione per elevare il tono della testimonianza cristiana, distribuendo doni alle persone che amiamo come segno di gratitudine per la loro esistenza. Per i più spigliati e intraprendenti sarà sicuramente l’occasione di testimoniare della beata speranza del ritorno del Salvatore. Mi piace ascoltare i canti natalizi che esprimono la spiritualità dei popoli, per capire cosa cogliere dei bisogni e delle attese che esprimono. Gesù amava stare con la gente, è andato a condividere il pasto con i pubblicani e le prostitute. Certo non approvava la loro moralità, ma lo faceva per gettare un ponte. Alla fontana di Siloe, gli ebrei pensavano che un angelo del cielo venisse ogni tanto ad agitare le acque e chi per primo riusciva a gettarsi nell’acqua veniva guarito da ogni infermità. Ovviamente era una credenza basata sulla rivalità e la spietata competizione dei derelitti. Ma pure Cristo si è recato tra quelle persone a visitare la disperazione e la speranza degli ultimi della terra. Al pozzo di Giacobbe ha incontrato la samaritana sfidando le regole imposte che vietava ai Giudei di avere rapporti con i samaritani. Lo ha fatto nella consapevolezza di attirarsi il disappunto dei Farisei e dei dottori della legge divina. Lo ha fatto non pensando ai sani, ma occupandosi dei malati.  E oltre a tutto ciò è venuto a sporcarsi le mani nel nostro mondo corrotto dominato dal peccato, cercando chi salvare dalla morte eterna.

Quando mi va di augurare a parenti e amici un buon natale, non ho in mente la festa religiosa, ma auguro a tutti che possano ritrovare nel loro cuore e nelle loro famiglie la benedizione promessa: "Luca 2:14 «Gloria a Dio nei luoghi altissimi, e pace in terra agli uomini che egli gradisce!»

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Irrazionalità del mito e delle religioni


5 luglio 2014

"Poiché egli ha posto in me il suo affetto, io lo salverò; lo proteggerò, perché conosce il mio nome." Salmi 91:14 Conoscere il nome di Dio indica una conoscenza che va oltre il dato anagrafico, perché anche i demoni conoscono Dio, e tuttavia sono versati nel male. Nella Bibbia, il verbo conoscere riferito a Dio, intende acquisire la nozione della sua realtà e santità. Denota avere un dialogo riverente, e tuttavia fiducioso e familiare. La conoscenza del nome di Dio presuppone avere in mente la sua attività, il suo pensiero, il suo amore per l'uomo e la sua giustizia. In altre parole, conoscere il nome di Dio implica conoscere il suo carattere. L'illustrazione più evidente e completa del carattere di Dio che è dato di sapere è reso manifesto nella persona di Gesù Cristo, il figlio di Dio, il solo che lo ha rivelato: "Gesù disse: ..Chi ha visto me, ha visto il Padre". Giovanni 14:9 "Nessuno ha mai visto Dio; l'unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l' ha fatto conoscere." Giovanni 1:18 Nella vita del Salvatore vediamo l'illustrazione più completa e veritiera del carattere di Dio. Quello che Cristo ha insegnato, la sua pietà per l'umana sofferenza e la sua determinazione nel tracciare una separazione netta tra la verità e l'errore, costituiscono i tratti salienti del carattere di Dio.
Nel contemplare il carattere del figlio di Dio, l'Apostolo Giovanni riassunse in una parola l'essenza di questa conoscenza, affermando: Dio è amore! Amore per l'uomo e amore per la giustizia e la verità. La tendenza umana a disunire le leve di questo amore divino, privilegiando un solo aspetto di esso, è causa delle molte incomprensioni su Dio e ha dato la stura a pericolose illusioni e inganni diabolici.

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Verità indigesta


5 luglio 2014

In nessun luogo della Sacra Scrittura è detto che per accostarsi a Dio abbiamo bisogno di mediatori umani. Per mezzo della fede in Cristo, l'unico salvatore, tutti abbiamo libero accesso al trono della grazia per essere soccorsi. L'idea secondo cui a motivo del peccato abbiamo bisogno dell'intercessione di papi, madonne e santi non è biblica, ma affonda le sue radici nel paganesimo. Su questo soggetto Dio ha parlato e spiegato molto chiaramente che ogni uomo risponde solo per se stesso.
"Se in mezzo ad esso si trovassero Noè, Daniele, Giobbe, com'è vero che io vivo, dice DIO, il Signore, essi non salverebbero né figli né figlie; non salverebbero che sé stessi, per la loro giustizia." Ezechiele 14:20
Se per essere salvati dal peccato potessimo trarre vantaggio dal merito umano, non sarebbe stato necessario il sacrificio di Cristo. "In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati." Atti 4:12
Di conseguenza ogni preghiera che invochi l'intercessione di angeli, esseri umani devoti, madonne e papi, è idolatria; e dinanzi a Dio ci pone in una condizione peggiore.

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Vedere l'impossibile


5 luglio 2014

Nel considerare la nostra vita siamo portati a credere che quello che siamo sia la conseguenza naturale delle nostre decisioni e del nostro impegno, e purtroppo anche dei nostri errori. Ed è vero. Esiste nella natura umana una naturale predisposizione a fare cose sbagliate di cui il nostro Creatore è consapevole: "Poiché egli conosce la nostra natura; egli si ricorda che siamo polvere." Salmi 103:14
Si! Il Dio dell'amore si ricorda; è per questo egli non si rassegna a lasciarci alla mercé del male e ha permesso che suo figlio venisse su questa terra ingrata a condividere la nostra umanità, i nostri affanni e i nostri dolori, per mostrarci che esiste un aiuto specialissimo che Dio desidera offrirci. Nella sua breve esistenza terrena, il Salvatore ha vissuto come uomo e ha mostrato un misericordioso interesse per ogni creatura, particolarmente per chi era nel bisogno. Dovunque lui si recava incontrava persone che avevano perso la speranza ed erano sull'orlo della disperazione. A tutti egli offriva la guarigione dell'anima e del corpo. Il nostro amato Gesù non è cambiato attraverso i secoli, egli è lo stesso anche oggi! Segue con vivo interesse la nostra storia con uguale compassione e generosità, e si aspetta che noi gli chiediamo aiuto! Egli si meraviglia e si rattrista nel constatare come spesso siamo portati a confidare tanto in noi stessi e così poco sulla sua potenza! Egli vuole salvarci dai nostri dubbi e dai nostri dolori, e desidera soccorrerci per unire alla nostra debolezza la sua potenza divina.
L'obbiettivo della fede non è credere a una dottrina, ma anche e sopratutto quello di riuscire a "vedere" questo interesse di Cristo per noi. Dio è capace di donarci molto di più quanto pensiamo e di quanto chiediamo, egli è il Dio delle cose impossibili! "Se ciò sembrerà impossibile ai vostri occhi, sarà forse impossibile anche agli occhi miei?" dice il SIGNORE degli eserciti." Zaccaria 8:6 b Tutta la Bibbia ci ricorda che Dio mantiene le sue promesse, anche quelle che agli occhi umani sembrano impossibili da realizzare! Il solo limite è quello che noi stessi poniamo. Gesù vuole e desidera intensamente che gli chiediamo aiuto; con fede, in preghiera e senza dubitare; egli ama prendersi cura della nostra vita e desidera ardentemente che affidiamo a lui la nostra storia e il nostro spirito; egli sicuramente ci benedirà secondo la nostra fede.

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Sapere o capire? Il coraggio di una scelta


5 luglio 2014

La Parola di Dio è rivolta a tutti, ma solo quelli che vogliono capire ne traggono profitto. Le false religioni sopravvivono perché non chiedono di capire, ma solo di sapere. Il principio che le ispira è la convinzione di possedere verità inspiegabili che la ragione umana non è in grado di percepire e a cui bisogna rispondere con cieca obbedienza. In altre parole esigono sottomissione mediante il consenso ottenuto in forza della tradizione, della consuetudine, della popolarità e dell'autorità costituita.

Creano così una vera dipendenza da mistica che accerchia la ragione imprigionandola in sapere immaginari e pericolose illusioni, che conducono a false idee su Dio ad esclusivo vantaggio di chi cerca un modo per eludere la giustizia di Dio, dando però l'impressione di obbedire alla sua volontà.

La voglia di scorgere oltre la cresta dell'onda per capire questa tassellatura del sapere immaginario viene considerata una stravaganza indigesta agli apostoli della retorica, poiché in quel modo l'individuo si sbarazza dell'irrazionalità del mito e trova nella Sacra Scrittura le ragioni solide del sapere e del capire.

Le motivazioni di questa irrazionale opposizione al pensiero indagatore, e alla Bibbia, sono manifeste nella lettura di un documento prezioso conservato nella Biblioteca Nazionale di Parigi. In esso si leggono dei consigli che i cardinali diedero al neo eletto papa Giulio III nell'anno 1550:
"Fra tutti i consigli che possiamo avere a presentare alla Sua Santità ne riserviamo il più importante in ultimo: "La lettura del Vangelo non deve essere permessa che il meno possibile, specialmente nelle lingue moderne, e nei paesi sottomessi alla vostra autorità. Il pochissimo che viene letto generalmente alla messa, dovrebbe bastare e devesi proibire a chiunque di leggerne di più.
Finché il popolo si contenterà di quel poco, i vostri interessi prospereranno; ma nel momento che se ne vorrà leggere di più i vostri interessi cominceranno a soffrire. Ecco il libro, che più di nessun altro provocò contro di noi le ribellioni, le tempeste che hanno arrischiato perderci.
Difatti, se alcuno esamina accuratamente l'insegnamento della Bibbia e lo paragona a quanto succede nelle nostre chiese, troverà ben presto le contraddizioni, e vedrà che il nostro insegnamento spesso si scarta da quello della Bibbia e più spesso ancora è in opposizione ad essa. ..E' necessario dunque che la Bibbia venga tolta e strappata dalle mani del popolo."
(Roma e la Bibbia foglio B - N. 1088 Volume II- pagine 611-650)

Schierarti nel numero con l'obbligo di restare neutrali ai richiami della ragione, omologati nel gruppo, fiduciosi anche di fronte all'evidenza di un sistema religioso che avvilisce la Parola, questa la cecità spirituale in cui naviga una chiesa che piega e domina la coscienza. Una chiesa che non è al servizio della spiritualità, ma che tesse sulla conservazione di un ordine che produce sudditanza e servilismo.

Sapere o capire? Possiamo scegliere di restare saldamente ancorati nella trincea del sapere, oppure osare di saltare oltre la cresta dell'onda liberi di cogliere il capire. Siamo esseri umani liberi, liberi di scegliere il vero, di capire e promuovere il bene e la verità senza eccezioni. "conoscerete la verità e la verità vi farà liberi" Giovanni 8:32 Di fronte a Dio abbiamo solo un'alternativa: scegliere di credere alla sua parola, oppure negare o dubitare per convenienza. Non esiste una terza via.

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L'uomo solo incompleto


21 marzo 2014

"Poi Dio il SIGNORE disse: «Non è bene che l' uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui». Genesi 2:18
Da questo testo della Bibbia che ricorda la creazione della donna, ricaviamo una notizia che sorprende: Nella perfezione del creato, l'uomo portava in se un bisogno non colmato dal Creatore, ma da un essere nobile che gli veniva posto accanto. Come dire, Adamo ti manca una parte importante in grado di completare la tua formazione emotiva.

Sulla creazione della donna da una costola dell'uomo si sono costruite molte sciocchezze. In realtà il testo originale della Bibbia non parla di una costola, ma afferma "Dio creò la donna da una parte dell'uomo". I copisti non sapendo come esprimere il senso di questa affermazione si sono inventati da una costola, vale a dire da un osso, per cui tanti si sono affannati a mettere la donna in una posizione subalterna all'uomo. Ma nell'idea di Dio, almeno prima della caduta nel peccato, la donna non era subalterna dell'uomo ma complementare. Vale a dire lo completava come la pennellata finale dell'artista completa l'opera finale. Il fatto che non siamo in grado di comprendere in cosa consiste esattamente questa parte dell'uomo, benché per la verità recenti studi di biologia oggi sono in grado di offrire una definizione probabile e fondata, una cosa è certa, Dio ha creato la donna non come un essere dipendente dall'uomo, ma come un essere intelligente in grado di aiutarlo nelle scelte, di venire incontro e partecipare attivamente ai suoi bisogni affettivi ed emozionali, e non ultimo parte fondamentale nel progetto della procreazione.

Il che significa che l'uomo e la donna insieme si completavano a vicenda apportando ciascuno il proprio dono ricevuto da Dio in termini di sensibilità, capacità e partecipazione, per vivere un'esperienza di coppia unita e felice.

Purtroppo con la caduta il progetto di Dio ha subito una frattura grave per cui è subentrata una punizione e una dipendenza.

"Alla donna Dio disse: «Io moltiplicherò grandemente le tue pene e i dolori della tua gravidanza; con dolore partorirai figli; i tuoi desideri si volgeranno verso tuo marito ed egli dominerà su di te».

Ad Adamo disse: «Poiché hai dato ascolto alla voce di tua moglie e hai mangiato del frutto dall'albero circa il quale io ti avevo ordinato di non mangiarne, il suolo sarà maledetto per causa tua; ne mangerai il frutto con affanno, tutti i giorni della tua vita.

Esso ti produrrà spine e rovi, e tu mangerai l' erba dei campi; mangerai il pane con il sudore del tuo volto, finché tu ritorni nella terra da cui fosti tratto; perché sei polvere e in polvere ritornerai». Genesi 3:16-19

Nelle società che si sono formate in seguito, sappiamo bene come sono andate le cose. La donna è stata strumentalizzata, abbassata al ruolo di servitore, altre volte solo strumento di piacere, sottraendole di fatto la sua dignità. Nella società occidentale grandi cambiamenti sono avvenuti e oggi siamo giunti a una parità dei sessi in termini di diritti e di opzioni, almeno sulla carta.

Ma questi successi indicano forse che l'uomo non ha più bisogno di un aiuto convenevole? Il fatto che la donna abbia conquistato una giusta autonomia significa che il suo aiuto all'uomo non è più necessario? Non lo credo affatto.

Credo che riscoprire il modo di completarsi nella coppia secondo le indicazioni suggerite da Dio, voglia significare riconoscere che le vie di Dio sono le migliori da seguire e che le nostre alternative per quanto ottime ci sembrano, sono sempre e solo vicoli ciechi.

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Come fai a capire quale sia la chiesa che osserva la volonta' di Dio?


14 marzo 2014

Molto semplice! Il Signore ha provveduto. Egli sa bene che ogni credente sincero nel corso della storia si sarebbe posto questa domanda e ha disposto affinché trovi nella Bibbia la risposta chiara e inconfondibile.
Lo ha fatto utilizzando un'immagine profetica valida per ogni tempo e luogo, presentando quattro connotati inconfondibili. Che cosa sono questi connotati? Sono segni esteriori caratteristici di una persona o di un gruppo che lo distinguono in maniera assoluta da altri. Trattandosi di una chiesa, sono segni esteriori che la distinguono da tutte le altre fedi. Una questione necessaria visto la proliferazione di credi che pretendono di avere la verità.

Il primo di questi segni è la costanza. "Io conosco le tue opere, la tua fatica, la tua costanza; so che non puoi sopportare i malvagi e hai messo alla prova quelli che si chiamano apostoli ma non lo sono e che li hai trovati bugiardi." Apocalisse 2:2

In questo testo la costanza è messa in relazione alla volontà tenace di conservare e osservare fedelmente gli insegnamenti ricevuti dai profeti, da Cristo e dagli apostoli. Qualità che consente al credente di svelare i falsi insegnamenti dottrinali. La costanza è così importante che Dio rivolge una promessa luminosa e cara ai cristiani dell'ultima ora: "Siccome hai osservato la mia esortazione alla costanza, anch'io ti preserverò dall'ora della tentazione che sta per venire sul mondo intero, per mettere alla prova gli abitanti della terra." Apocalisse 3:10

Il secondo segno distintivo che consente di capire quale sia la chiesa che osserva la volontà di Dio è l'osservanza dei dieci comandamenti. "Qui è la costanza dei santi che osservano i comandamenti di Dio e la fede in Gesù." Apocalisse 14:12

Qui notiamo che la costanza è particolarmente rivolta ad osservare i comandamenti di Dio. I dieci comandamenti così come sono stati scritti da Dio stesso e affidati a Mosè. La precisazione profetica è significativa in quanto non allude a dei generici comandamenti, ma specifica i dieci comandamenti, tra cui il rifiuto dell'idolatria e l'osservanza del sabato come giorno di riposo. A questo punto già questi elementi consentono di fare una buona selezione tra le chiese e scartare quelle che adorano le statue e quelle che osservano la domenica in sostituzione del sabato. Molti pensano che questi comandamenti non hanno più valore, ma il fatto che figurano come caratteristica della vera chiesa, particolarmente negli ultimi tempi, significa che Dio li considera sempre validi e pertanto per quanto costoro dicono resta un importante segno distintivo. Del resto nell'epistola agli Ebrei si legge chiaramente che il riposo in giorno di sabato è definito per sempre: "Rimane dunque un riposo sabatico per il popolo di Dio, infatti chi entra nel riposo di Dio si riposa anche lui dalle opere proprie, come Dio si riposò dalle sue." Ebrei 4:9-10

Sempre nello stesso testo di Apocalisse 14:12, scorgiamo il terzo segno di identificazione, che è la fede di Gesù. Interessante che non dice in Gesù, ma di Gesù. Vale a dire non una generica fede cristiana, ma quella che rispecchia fedelmente i tratti caratteristici della fede espressa da Cristo, così come è concesso di cogliere leggendo il vangelo; vale a dire quello che Cristo ha detto, quello che lui ha fatto; quello che ha insegnato agli uomini; il suo modo e il suo esempio di relazionarsi con il Padre e con gli uomini. La sua pietà per l'umanità sofferente e il suo amore disinteressato. La sua fedeltà assoluta agli scritti dei profeti di Dio e la condanna delle dottrine inventate dagli uomini. La sua condanna per l'ipocrisia e l'arroganza di coloro che si erigevano come maestri del nulla. La fede di Gesù è qualcosa di molto diverso da un gesto formale e richiede la volontà di mettersi in discussione, il desiderio di agire per piacere a Dio e non agli uomini.

Il quarto e ultimo segno caratteristico è lo spirito di profezia: "Io mi prostrai ai suoi piedi per adorarlo. Ma egli mi disse: "Guàrdati dal farlo. Io sono un servo come te e come i tuoi fratelli che custodiscono la testimonianza di Gesù: adora Dio! Perché la testimonianza di Gesù è lo spirito della profezia". Apocalisse 19:10

Queste parole furono pronunciate dall'angelo incaricato da Cristo di mostrare a Giovanni gli eventi della fine. Giovanni preso dall'entusiasmo si era gettato ai suoi piedi per adorarlo, ma l'angelo immediatamente gli ricorda che l'adorazione è dovuta solo a Dio, per diritto di creazione e di redenzione. In questa raccomandazione ritorna la costanza che custodisce la testimonianza di Gesù. Certo indica l'esempio lasciato da Gesù come riferimento di una vita di fede autentica, ma non solo. L'espressione "è lo spirito della profezia" indica lo spirito come un agente attivo in grado di ricordare la testimonianza lasciata da Cristo e di guidare la chiesa nel medesimo solco, attraverso gli ultimi tempi della storia. Quindi il quarto segno caratteristico indica una chiesa in movimento, una chiesa che "segue" una guida profetica fedele alla testimonianza lasciata da Cristo, un riferimento concreto e fedele agli insegnamenti dei profeti e degli apostoli. Una guida spirituale attiva e preziosa per il popolo di Dio negli ultimi tempi, capace di suggerire i pericoli vecchi e nuovi da evitare per giungere alla meta.

Conoscete una chiesa che abbia questi quattro segni caratteristici tutti insieme? Io ho impegnato la mia vita in questa ricerca e ho trovato che questi importanti segni caratteristici corrispondono esattamente e unicamente alla Chiesa Cristiana Avventista del 7° Giorno, di cui mi faccio onore di appartenere. Non è una chiesa perfetta, è una comunità in cammino, ma rappresenta pur con tutti i suoi limiti e difetti umani, la sola chiesa che ha ricevuto questo dono della profezia nella persona di Ellen White. Un dono necessario in grado di condurre questo popolo attraverso i pericoli e le minacce che inconbono sui cristiani dell'ultima ora, e di renderlo capace di assolvere la visione profetica assegnata con umiltà, fedeltà e dignità.

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L'ecumenismo fara' una chiesa gloriosa?


13 marzo 2014

"Voi dite: "Siamo ricchi, abbiamo fatto fortuna, non abbiamo bisogno di nulla e non vi accorgete di essere dei falliti, degli infelici, poveri, ciechi e nudi. Io vi do un consiglio: comprate da me oro purificato col fuoco, per diventare ricchi per davvero: abiti bianchi per vestirvi e coprire la vostra nudità vergognosa; collirio per curarvi gli occhi e vederci."
La lettera alla chiesa di Laodicea dalla quale traggo questo brano non presenta una chiesa gloriosa, ma denuncia che la cristianità post-moderna che si avvia a costituire un movimento ecumenico di spessore, convive tragicamente con l'incoscienza, l'indifferenza e la tiepidezza spirituale. Il brano suggerisce che la salvezza non è garantita a chi fa parte di una chiesa o di un movimento ecumenico, ma solo a colui che vorrà e saprà mettersi in discussione, a colui che vorrà fare della Parola di Dio la sola norma di vita e di ispirazione cristiana. A costui, e personalmente, Dio promette il suo regno, infinito e generoso:"I vincitori li farò sedere insieme a me, sul mio trono, così come io mi sono seduto da vincitore insieme al Padre mio, sul suo trono".

Secondo la promessa contenuta nella lettera, non a colui che presenta le sue migliori credenziali Dio aprirà le sua porta in cielo, ma a chi apre la porta del suo cuore a Cristo, sulla terra. Va detto che il bussare di Cristo non sono colpi dolci e tranquilli come solitamente si pensa. Sono invece come un martellare frenetico che racconta l'ardore del suo amore e l'urgenza del problema con cui confrontarsi.

L'apertura di questa "porta" dipende dalla nostra volontà. Essa costituisce la sola risposta positiva all'appello di Dio. L'altra porta, quella che è nel cielo, solo Dio può aprirla, a nulla vale esibire a quale chiesa siamo iscritti. Scrive Giovanni: "...vidi ancora una grande folla di persone di ogni nazione, popolo, tribu' e lingua, che nessuno riusciva a contare. Stavano di fronte al trono e all'Agnello, vestite di tuniche bianche, e tenendo rami di palma in mano gridavano a gran voce: "La salvezza appartiene al nostro Dio. A colui che sta seduto sul trono e all'Agnello". ( Apoc. 7: 9,10. )

Secondo la visione, le porte del cielo sono spalancate per chiunque accetta la salvezza che è in Cristo Gesù, così come insegna la Bibbia, e questi un giorno saranno insieme alla grande folla descritta da Giovanni. Essi sono i vincitori. Le loro vittorie sull'incredulità, sul fanatismo e sulla rilassatezza non saranno scritte sui registri delle loro rispettive comunità, ma sono scritte nel libro della vita, la sola garanzia vera.

"A chi ha sete io darò gratuitamente della fonte dell' acqua della vita."
"..nulla di impuro né chi commetta abominazioni o falsità, vi entrerà; ma soltanto quelli che sono scritti nel libro della vita dell' Agnello."
"Beati quelli che lavano le loro vesti per aver diritto all' albero della vita e per entrare per le porte della città! "
"Lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni». E chi ode, dica: «Vieni». Chi ha sete, venga; chi vuole, prenda in dono dell' acqua della vita." Apocalisse 21,22

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La mancanza di unita' tra i cristiani è davvero sofferenza per Dio?


8 marzo 2014

Divisione secondo la Parola di Dio non significa causa di un malessere sociale o di sofferenza per Dio dovuta alla mancanza di unità, come sostiene il vescovo Anglicano Tony Palmer e papa Francesco in un recente incontro con i leader delle chiese Pentecostali e Luterane. Al contrario è la mancanza di coerenza con la Scrittura, il negligere volontario il comando dato da Dio di fare delle scelte coraggiose tra ciò che va respinto perché contrario alla fede, e ciò che va sviluppato e portato avanti che suscita l'indignazione di Dio e dovrebbe preoccupare i cristiani di oggi: "Uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il Signore, e non toccate nulla d'impuro; e io vi accoglierò." 2Corinzi 6:17; "Perciò, miei cari, fuggite l' idolatria." 1Corinzi 10:14

Uscire, separarsi, dividersi, scostarsi da tutto ciò che è menzogna sono azioni che riflettono il volere di Dio.
Qualsiasi tentativo umano di far credere che assumere una posizione conflittuale con la maggioranza infedele sia contrario alla fede, costituisce manipolazione del pensiero e della coscienza.

Il coraggio della divisione inteso come presa di posizione nei confronti dell'errore e di ciò che è contrario alla giustizia divina, non offende Dio, al contrario lo onora:
"Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch' io riconoscerò lui davanti al Padre mio che è nei cieli." Matteo 10:32

Il Signore non fa nulla in associazione con la menzogna, pur ricercando il dialogo con coloro che sono prigionieri della menzogna; e promette perdono e liberazione alla sola condizione che si ubbidisca alle sue esortazioni:

"Lavatevi, purificatevi, togliete davanti ai miei occhi la malvagità delle vostre azioni; smettete di fare il male; imparate a fare il bene; cercate la giustizia, rialzate l'oppresso, fate giustizia all'orfano, difendete la causa della vedova! «POI VENITE, e discutiamo», dice il Signore: «Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come la neve; anche se fossero rossi come porpora, diventeranno come la lana."
Isaia 1:15-18

In questa esortazione abbiamo l'esempio da imitare. L'unità che Dio richiede non prescinde mai l'ubbidienza a ciò che "sta scritto", a quello che Dio ha stabilito essere vero e giusto da osservare. Uniti nella fede non significa fondersi in un crogiolo di fede fantoccio che ha come comune dominatore la "gestione" della divinità. Il Salvatore ha dato ben altra indicazione: ".. se non vi ricevono, uscite sulle piazze e dite: "Perfino la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scotiamo contro di voi" Luca 10:10-11

L'unità dei cristiani auspicata da Cristo ha come comune denominatore la verità, che non è un concetto, un pensiero, un'idea, un'opinione che si può dibattere, correggere o sostituire; la verità è una persona, Gesù Cristo, il Salvatore, il solo e unico mediatore tra Dio e l'uomo peccatore: "Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me." Giovanni 14:6

Questo sincretismo di religioni e dottrine diverse che si vuole fondere in questo crogiuolo ecumenico promosso dalla chiesa romana e appoggiato dai leader delle chiese pentecostali e luterane; fatto nel nome di una somiglianza esteriore, di una qualità apparente e di una incerta quanto suadente affinità esteriore, soddisfa certamente i requisiti di un qualunquismo sterile privo di efficacia, di una personalità che non ha e non vuole costituzione cristallina e orientamento costruttivo, e assolve l'obbiettivo di apparire un movimento forte e invincibile. E' lo spirito di Babele che ritorna a conquistare il cuore e la mente della cristianità post-moderna, agitata da un capriccio smanioso di sottrarsi all'autorità divina. Tutto come previsto nella visione profetica, che vede nella fine dei tempi l'incredulità e l'idolatria fondersi in una unità di pensiero e di azione sferrare l'attacco decisivo e finale al rimanete fedele alla Legge di Dio. "Combatteranno contro l' Agnello e l' Agnello li vincerà, perché egli è il Signore dei signori e il Re dei re; e vinceranno anche quelli che sono con lui, i chiamati, gli eletti e i fedeli».
Apocalisse 17:14 Il finale è già previsto e scritto, questo tentativo che appare luminoso ha le ore contate.

Quale fine eroica per coloro che manipolano e condizionano la fede con discorsi suadenti e persuasivi, che lusingano con ragionamenti accattivanti e suggestivi privi di relazione con la Parola! Costoro sembrano parlare con la voce di Dio, ed invece propongono un cammino che non ha futuro: "Guai a quelli che chiamano bene il male, e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l'amaro in dolce e il dolce in amaro!" Isaia 5:20

L'unità vera auspicata da Cristo non prescinde dal sentimento, dalla consapevolezza di sé; dal chiamare il peccato e l'idolatria con il suo vero nome; ma promuove la propria identità e dignità: "Ora, fratelli, vi esorto, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo, ad aver tutti un medesimo parlare e a non aver divisioni tra di voi, ma a stare perfettamente uniti nel medesimo modo di pensare e di sentire." 1Corinzi 1:10

Ovviamente questo non significa chiusura del dialogo; il popolo di Dio è chiamato ad essere sale della terra e questo deve fare a contatto con la società, non sottraendosi alla visione profetica, ma interpretandone i contenuti. Con spirito di servizio e confidando nella preghiera e nella misericordia di Dio; poiché il pericolo vero che minaccia la sua esistenza non soffia dall'esterno, ma dal suo interno.

Non sarà quello che il papa dirà o quello che i governi di questo mondo faranno contro i disubbidienti... Il pericolo vero che minaccia il popolo di Dio si annida nella tentazione che lo assale di essere uguale, di somigliare, dal bisogno ossessivo di essere apprezzato, di sentirsi accolto e magari superiore. In altre parole il pericolo che minaccia il popolo del rimanente fedele è quello di diventare insipidi: "..se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini." Matteo 5:13

Nulla di quello che il mondo offre in questa coalizione di onori può ripagare la mancanza di individualità e originalità; rinunciare alle caratteristiche proprie del movimento profetico del rimanente che lo rende straordinario, bello e diverso dagli altri per dignità e privilegi dall'alto, costituisce una straordinaria eredità che nessun privilegio umano dovrebbe indurre i cristiani che vi si riconoscono a svendere in cambio di onori e glorie transitorie.

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Ma Satana esiste davvero?


06 marzo 2014

I moderni ministri di culto non ne sono più tanto sicuri.
Nel romanzo "Memnoch il Diavolo" di Anne Rice, Memnoch sarebbe il vero nome di Satana, che non è il Male Assoluto, bensì un'entità angelica che, mossa a pietà di una umanità ancora in stato primordiale, si ribella al divieto d'interferire, di un Dio indifferente, e da allora continua la sua attività benevola portando l'umanità sulla strada verso Dio.. Secondo la recente rivisitazione della Bibbia in chiave moderna, fatta da studiosi della Bibbia, pastori e ministri di culto, pare che Satana sia invece una figura retorica, un emblema, una rappresentazione del male.

Bisogna dire che entrambi non concordano affatto con la testimonianza della Scrittura. Secondo le informazioni riportate dalla Bibbia, Lucifero in origine, era l'Arcangelo a capo delle schiere angeliche. Il suo nome significa "portatore di luce". Il profeta Ezechiele parlando del re di Babilonia fa una descrizione che in realtà si riferisce a Lucifero. In questo modo la Bibbia ci consente di svelare un personaggio malefico e reale con un progetto di morte a carico dell'umanità:

«Così parla il Signore, l'Eterno: "Tu mettevi il suggello alla perfezione, eri pieno di saviezza, di una bellezza perfetta; eri in Eden, il giardino di Dio; eri coperto d'ogni sorta di pietre preziose...
Eri un cherubino dalle ali distese, un protettore. Io t'avevo stabilito, tu stavi sul monte santo di Dio, camminavi in mezzo a pietre di fuoco. Tu fosti perfetto nelle tue vie dal giorno che fosti creato.. » (Ezechiele 28: 12-15)

Secondo queste prime informazioni, Lucifero avrebbe potuto conservare il favore di Dio, e adoperare le sue nobili facoltà per il bene degli altri. Ma, dice il profeta Isaia, un orgoglio spietato prese il sopravvento: «Il tuo cuore s'è fatto orgoglioso per la tua bellezza; tu hai corrotto la tua saviezza a motivo del tuo splendore »...« Tu ti sei fatto simile a Dio » ...
« Tu dicevi in cuor tuo: "Io... eleverò il mio trono al disopra delle stelle di Dio; io mi siederò sul monte dell'assemblea... salirò sulle sommità delle nubi, sarò simile all'Altissimo"» Isaia 14: 13,14.

Alcuni studiosi pensano che questa storia nasce da un fraintendimento del brano del profeta Isaia al re di Babilonia, che i cortigiani adulavano chiamandolo "Portatore di Luce". Ma un'attenta lettura del testo mostra che Isaia pronuncia sul re di Babilonia un canto funebre che nella visione profetica si riferisce in realtà al principe delle tenebre:

".. intonerai questa canzone sul re di Babilonia e dirai:
«Ecco questa è la fine di quel re crudele!

Finalmente il mondo gode la pace e tutti cantano di gioia..
il mondo dei morti si prepara ad accogliere il re di Babilonia..

le ombre dei re di tutto il mondo vogliono dirgli:
"Eri onorato con musiche d'arpa, ma ora sei qui nel mondo dei morti." » Is 14: 3-11

Secondo questa lettura preziosa, pare che l'orgoglio della propria posizione alimentò in Lucifero questa sete di supremazia al punto che volle essere uguale a Dio. Non è dato di capire come sia stato possibile per un essere angelico e perfetto nutrire sentimenti ostili al governo di Dio. Sta di fatto che da quel momento egli divenne Satana, l'Avversario.

Evidentemente molti angeli che simpatizzavano per lui si unirono nella ribellione contro l'autorità di Dio. Così lontani dalla luce divina, i meravigliosi angeli si mutarono in demoni, e da allora Satana, divenuto il principe delle tenebre, in antagonismo spietato con Cristo, il principe della vita, nutre il solo scopo di trascinare gli uomini nella sua disperazione e distruzione.

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Noi addormentati e soddisfatti!


18 gennaio 2014

"Torna a darci la vita e sarai la gioia del tuo popolo." Salmo 85:7.

Giunti alle soglie della fine dei tempi, logorati da promesse non mantenute, inseguiti da fantasmi che hanno popolato i nostri dubbi e lasciato arido il cuore di molti ci chiediamo: un risveglio religioso, si, ma da dove iniziare? La risposta ovvia è: da me! "Siate coerenti!" ha esordito papa Francesco, in una delle sue battute più popolari. Parlava a braccio sotto l'occhio misurato delle telecamere, e quale doveva essere il primo destinatario dell'esortazione era ben chiaro alla coscienza attenta dei cittadini resi impotenti dinanzi alla mistificazione dei poteri forti che ci governano.

Anche tra noi cristiani avventisti di questa generazione si è tornato a parlare di risveglio religioso, di settimana di preghiera, della necessità di dare un corso nuovo a progetti e interessi. Riflessioni preziose nella condivisione fraterna, ma a me pare di constatare con tristezza che l'idea resta ancora imprigionata nei ceppi dell'orgoglio personale; rimandata in attesa di maggior saggezza e ispirazione, forse; e comunque, un'idea carcerata nei legacci del pronunciamento che gratifica la coscienza. Pochi, anche tra i responsabili dell'opera mostrano con l'esempio la voglia di fare di questi propositi un cammino di fede nuovo e di pratica personale attenta. Molti guasti personali attendono di essere risanati e fino a quando non saranno riconosciuti i torti fatti non vi potrà essere quel cemento, quella voglia di recuperare il tempo perduto che forma e salda l'unità fraterna. Siamo su un pianeta che ci trasporta alle soglie dell'eternità, ma restiamo saldamente trincerati nel nostro piccolo mondo costruito su personali giudizi e priorità. Sazi di verità parcheggiate tra le pagine della Bibbia, di discorsi bellissimi e promesse logorate dall'uso, attendiamo i segni della fine con uguale aria da addormentati e soddisfatti.

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Gesù, sei tu?


12 gennaio 2014

Predica da oltre 35 anni la parola di Cristo credendosi la reincarnazione di Gesù. Si fa chiamare Inri Cristo e già conta 5000 seguaci nel mondo. La maggior parte sono donne, molte vivono con lui alla periferia di Brasilia nella sua chiesa-compound che il profeta definisce la "Nuova Gerusalemme".

Questo personaggo come altri stravaganti che attraversano il nostro tempo e dicono di essere il Cristo, sono riconoscibili non tanto da quello che predicano o dai segni che potrebbero fare per avvalorare se stessi, ma esclusivamente conoscendo cosa dice la Scrittura sulle modalità con cui il figlio di Dio ritornerà: " Poiché questo vi diciamo mediante la parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati; perché il Signore stesso, con un ordine, con voce d' arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima risusciteranno i morti in Cristo; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo rapiti insieme con loro, sulle nuvole, a incontrare il Signore nell'aria; e così saremo sempre con il Signore." 1Tessalonicesi 4:15-17

Dunque sta scritto che al ritorno di Cristo ci sarà nello stesso momento la resurrezione di TUTTI i morti in Cristo. Eventuali resurrezioni parziali operate qua e là per quanto strabilianti non costituiscono elementi di prova.

Contestualmente i risorti e i credenti che sono trovati in vita sono rapiti e trasportati in cielo a incontrare il Signore Gesù NELL'ARIA.

Quindi l'incontro dei credenti con Cristo avviene nell'aria SULLE NUVOLE e non sulla terra. Alle forze del male non sarà permesso di simulare questa caratteristica. Pertanto ogni personaggio che pretenda di essere il Cristo disceso dal cielo, per quanto smagliante e in grado di fare miracoli spettacolari, e che incontra i credenti qua e là costituisce un inganno. Gesù dice: "non lo credete! Allora, se qualcuno vi dice: "Il Cristo è qui", oppure: "È là", non lo credete; perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e faranno grandi segni e prodigi da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti. Ecco, ve l' ho predetto. Se dunque vi dicono: "Eccolo, è nel deserto", non v'andate; "eccolo, è nelle stanze interne", non lo credete, infatti, come il lampo esce da levante e si vede fino a ponente, così sarà la venuta del Figlio dell' uomo. Matteo 24:23-28 "Allora apparirà NEL CIELO il segno del Figlio dell' uomo; e allora tutte le tribù della terra faranno cordoglio e vedranno il Figlio dell' uomo venire sulle nuvole del cielo con gran potenza e gloria. E manderà i suoi angeli con gran suono di tromba per riunire i suoi eletti dai quattro venti, da un capo all'altro dei cieli." Matteo 24:30-31

La venuta del figlio di Dio sarà un evento universale, strabiliante, e di una bellezza sconvolgente per coloro che lo attendono. Sarà il trionfo della giustizia e dell'amore di Dio. L'adempimento della promessa di redenzione che riscatta dalla morte eterna il popolo di Dio fedele alla sua parola. Un privilegio straordinario ci viene offerto, una eredità meravigliosa è posta davanti a noi; non consentiamo alla potenza del male di derubarci l'eternità.

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Oggi possiamo decidere dove risorgere. E con chi.


27 dicembre 2013

Quello che la Bibbia dice sulla resurrezione merita di essere considerato attentamente per le conseguenze positive o negative che ritroveremo all'altro mondo, poiché ritrovarsi nella prima resurrezione o nella seconda fa la differenza tra la gioia e la delusione.
Dipende dalle scelte di oggi, poiché la Bibbia parla di due resurrezioni e di due morti: "Beato e santo è colui che partecipa alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la morte seconda, ma saranno sacerdoti di Dio e di Cristo e regneranno con lui quei mille anni."Apocalisse 20:6

Coloro che partecipano alla prima resurrezione sono i redenti al ritorno di Cristo Gesù: "Poiché questo vi diciamo mediante la parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati; perché il Signore stesso, con un ordine, con voce d'arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima risusciteranno i morti in Cristo; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo rapiti insieme con loro, sulle nuvole, a incontrare il Signore nell'aria; e così saremo sempre con il Signore." 1Tessalonicesi 4:15-18

Quelli che invece saranno risvegliati dalla morte alla seconda resurrezione dopo i mille anni, sono "gli altri morti", i dannati destinati a perire una seconda volta nel lago di fuoco:
"Gli altri morti non tornarono in vita prima che i mille anni fossero trascorsi. Questa è la prima risurrezione."Apocalisse 20:5

"Ma per i codardi, gl' increduli, gli abominevoli, gli omicidi, i fornicatori, gli stregoni, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la morte seconda". Apocalisse 21:8

Dunque solo chi fa parte della prima resurrezione entrerà nel regno di Dio. La convinzione nutrita da quelli che si vantano del male fatto e con baldanza pensano che dopo la morte non c'è punizione si ingannano; il risveglio dalla morte sarà un'amara sorpresa, tale che Gesù afferma: "Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abraamo, Isacco, Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi ne sarete buttati fuori."
Luca 13:28

Questa vita è il solo tempo assegnatoci da Dio per conoscere il suo amore e il grande sacrificio fatto dal suo unigenito figlio per la nostra redenzione. Gli angeli rimasti fedeli a Dio e gli abitanti degli altri mondi che non hanno ceduto ai sofismi di Satana, osservano con grande interesse gli sviluppi della nostra storia terrena. Essi sono stati testimoni della spietata crudeltà di Satana nei confronti del figlio di Dio. Hanno provato orrore alla vista del loro Signore crocifisso dagli stessi uomini che era venuto a salvare... e si meravigliano della poca attenzione che molti riservano al grande conflitto tra Cristo e Satana. Il grande ribelle con i suoi artifici è riuscito nell'intento di far accettare a molti una religione comoda, piacevole, che appaghi la vista e che dia l'impressione di fare la volontà di Dio, mentre in realtà conduce quelli che l'abbracciano a ignorare la giustizia di Dio.

Per altri, il maligno è riuscito a far passare la Bibbia come se fosse un libro di leggende, per cui molti hanno finito per credere che Satana non esiste e sia solo un'invenzione della fantasia religiosa malata. In nemico di Dio esulta soddisfatto perché la sua trappola stringe intorno all'umanità incredula.

Ma il Signore non si arrende e vuole salvare coloro che sono preda del nemico. I suoi accorati appelli ci raggiungono: "Lasci l' empio la sua via e l' uomo iniquo i suoi pensieri; si converta egli al SIGNORE che avrà pietà di lui, al nostro Dio che non si stanca di perdonare." Isaia 55:7

"Gettate via da voi tutte le vostre trasgressioni per le quali avete peccato; fatevi un cuore nuovo e uno spirito nuovo; perché dovreste morire, casa d' Israele?"
Ezechiele 18:31

"poiché egli dice: «Ti ho esaudito nel tempo favorevole, e ti ho soccorso nel giorno della salvezza». Eccolo ora il tempo favorevole; eccolo ora il giorno della salvezza!" 2Corinzi 6:2

Solo oggi, mentre siamo in vita, possiamo decidere dove vogliamo risorgere e con chi. Un argomento che merita tutta la nostra attenzione.

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Il Paradiso dopo la morte, dove e' finito?


21 dicembre 2013

Secondo quello che la Scrittura afferma il giardino dell'Eden costituì la dimora paradisiaca di Adamo ed Eva. In esso vi erano diverse piante e alberi da frutti. In particolare c'era l'albero della vita, il cui frutto consentiva a chi ne mangiava di vivere per sempre. Per avere accesso ai frutti di questo albero, Dio aveva posto come condizione l'ubbidienza al divieto di mangiare il frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male. Il divieto costituiva una prova di lealtà, nel frutto non vi era nulla di velenoso. Se i nostri progenitori si fossero fidati di Dio, l'umanità sarebbe vissuta in questo paradiso e avrebbe conosciuto il male come concetto e non come esperienza diretta.

Adamo ed Eva non superarono la prova e di conseguenza furono esclusi dall'Eden che costituiva un luogo paradisiaco, persero il dominio della terra e la possibilità di cogliere il frutto dell'albero della vita: "Così egli scacciò l' uomo e pose a oriente del giardino d' Eden i cherubini, che vibravano da ogni parte una spada fiammeggiante, per custodire la via dell'albero della vita." Genesi 3:24.

Questo dice la Bibbia. Ogni supposizione che l'essere umano dopo la morte va in paradiso è la menzogna di Satana che acceca in modo piacevole chi vuole vivere di illusioni volontarie! Dai nostri progenitori abbiamo ereditato la dissoluzione e la morte eterna, una realtà che ci addolora e condiziona amaramente, ma è la sola verità: "Mangerai il pane con il sudore del tuo volto, finché tu ritorni nella terra da cui fosti tratto; perché sei polvere e in polvere ritornerai". Genesi 3:19 L'illusione che dopo la morte l'anima se ne va in paradiso o in qualche altro luogo generato dalla fantasia umana non si concilia con questa dichiarazione di Dio così chiara: "ritornerai polvere". La polvere è qualcosa di inconsistente, certamente priva di ogni identità.

Tuttavia, Dio desidera restituirci la vita e la possibilità di vivere eternamente a condizione che in vita, accettiamo la salvezza per mezzo della grazia offerta dal Salvatore Cristo Gesù "In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi siamo salvati"Atti 4:12. La Scrittura afferma con chiarezza che Dio solo possiede la vita eterna e nessun essere vivente è immortale per natura:"(Dio) il solo che possiede l'immortalità e abita una luce inaccessibile; che nessun uomo ha visto né può vedere"1Timoteo 6:16. Nessun uomo vede o possiede la vita eterna! Questo dice la Bibbia, e chi afferma il contrario è vittima di autosuggestione. Ma quando l'uomo mortale ottiene la vita eterna? Quando il paradiso sarà accessibile? La Scrittura afferma al ritorno di Cristo, quando ci sarà la resurrezione dei morti: "Ma ora Cristo è stato risuscitato dai morti, primizia di quelli che sono morti. Infatti, poiché per mezzo di un uomo è venuta la morte, così anche per mezzo di un uomo è venuta la risurrezione dei morti. Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saranno tutti vivificati; ma ciascuno al suo turno: Cristo, la primizia; poi quelli che sono di Cristo, alla sua venuta; 1Corinzi 15:20-23 Alla Sua venuta e non prima. Questo dice la Bibbia, e chi vuole credere il contrario si affanna in vicoli ciechi.

Del resto, se fosse vero che alla morte il credente va in paradiso troveremmo nella Scrittura dichiarazioni chiare e condivise dai profeti, da Cristo e dagli Apostoli, ma così non è.
Davide afferma che nella morte non c'è consapevolezza: "Il suo fiato se ne va, ed egli torna alla sua terra; in quel giorno periscono i suoi disegni" Salmo 146:4
Salomone mette in evidenza che nella morte vi è totale assenza di pensiero e di sentimenti: "I viventi sanno che morranno; ma i morti non sanno nulla". "Il loro amore come il loro odio e la loro invidia sono da lungo tempo periti, ed essi non hanno più né avranno mai alcuna parte in tutto quello che si fa sotto il sole". Con estrema chiarezza egli giunge ad affermare che nell'oltre tomba non vi è nessuna gioia o sofferenza: "Nel soggiorno dei morti dove vai, non v'è più lavoro, né pensiero, né scienza, né sapienza" Ecclesiaste 9:5,6,10. Per inciso, se nel soggiorno dei morti non c'è nessuna attività di pensiero e di azione, il paradiso, ammesso che i defunti vi vadano, non potrebbe neppure essere visto!!

Ezechia espresse la sua gratitudine a Dio di poterlo lodare in vita, nella consapevolezza che dopo la morte non sarebbe stato affatto possibile: "non è il soggiorno dei morti che possa lodarti, non è la morte che ti possa celebrare; quelli che scendono nella fossa non possono più sperare nella tua fedeltà. Il vivente, il vivente è quel che ti loda, come faccio io oggi". Isaia 38:18,19.
I sostenitori di speranze vane sostengono che dopo la morte i credenti vanno in paradiso, gioiosi e immortali, a lodare Dio. Ezechia, invece, non scorgeva nella morte questa prospettiva: "Nella morte non c'è memoria di te (Dio); chi ti celebrerà nel sepolcro?"."Non sono i morti che lodano l'Eterno". Salmo 6:5; 115:17 E' superfluo dire che Ezechia applicava a se stesso questa condizione da morto e non già a quella degli empi.
Pietro, il giorno della pentecoste, parlando della morte del re Davide disse:"La sua tomba è ancora fra noi.. poiché Davide non è salito in cielo" Atti 2:29,34. Il fatto che Davide rimanga nella tomba fino al giorno della resurrezione prova che il credente al momento della morte non va in cielo.

L'Apostolo Paolo parlando della resurrezione afferma:"Se Cristo non è resuscitato, vana è la vostra fede... anche quelli che dormono in Cristo, sono dunque periti" 1Corinzi 15: 16-18. Se i credenti dopo la morte andassero per davvero in cielo, Paolo non avrebbe potuto affermare che i credenti morti sono senza speranza! Infatti sarebbero già in cielo alla presenza di Dio! Inoltre, l'espressione "dormono"utilizzata da Paolo, non significa che l'anima viene addormentata dal Signore in attesa di andare in paradiso; ma nasce dalla fede nella resurrezione, che riportando il credente alla vita al ritorno di Cristo, è come se fosse risvegliato da un lungo sonno.
Il paradiso ritornerà ad essere l'eden dei credenti quando Cristo ritornerà e solo allora sarà possibile accedere all'albero della vita: "Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese. A chi vince io darò da mangiare dell'albero della vita, che è nel paradiso di Dio." Apocalisse 2:7

"In mezzo alla piazza della città e sulle due rive del fiume stava l' albero della vita. Esso dà dodici raccolti all'anno, porta il suo frutto ogni mese e le foglie dell'albero sono per la guarigione delle nazioni."Apocalisse 22:2

"Beati quelli che lavano le loro vesti per aver diritto all'albero della vita e per entrare per le porte della città!"Apocalisse 22:14

"Se qualcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dell'albero della vita e della santa città che sono descritti in questo libro." Apocalisse 22:19
Questo dice la Bibbia sul paradiso, e ogni idea o insegnamento che non corrisponde a questo che la Scrittura afferrma è solo un prodigio dell'immaginazione.

Se le cose stanno così, allora come va intesa la promessa di Gesù al buon ladrone sulla croce: "io ti dico oggi tu sarai con me in paradiso"? Luca 23:43 Bisogna tenere presente che Gesù parlava l'Aramaico e il Nuovo Testamento è stato scritto in Greco. Come si sa queste lingue, come anche l'Ebraico, non hanno la punteggiatura. Il lettore quindi deve cogliere il senso di quanto è scritto dalla lettura del testo, come facevano gli scribi:"Essi leggevano nel libro della legge di Dio in modo comprensibile; ne davano il senso, per far capire al popolo quello che leggevano." Neemia 8:8 I moderni traduttori della Bibbia che sono stati educati con l'idea di un paradiso subito dopo la morte, hanno posto la virgola "io ti dico, oggi tu sarai con me in paradiso"; mentre rispettando quello che si comprende dalla testimonianza della Scrittura, avrebbero dovuto mettere la virgola dopo la parola "oggi": "io di dico oggi, tu sarai con me in paradiso". Non può essere altrimenti considerato che dopo la morte in croce Cristo è rimasto nel sepolcro tre giorni, e neppure dopo la resurrezione è andato in paradiso, ma come come si legge soltanto dopo l'ascensione, che come si sa è avvenuta dopo oltre un mese: "Gesù le disse: "Non trattenermi, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli, e di' loro: "Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro". Giovanni 20:17 . Se Gesù sapeva che alla sua morte non sarebbe andato nel paradiso, la sua promessa di "oggi" non sarebbe stata veritiera e comunque priva di significato se, come afferma l'apostolo Giovanni, solo Gesù sale in cielo: "Nessuno è salito in cielo, se non colui che è disceso dal cielo: il Figlio dell'uomo [che è nel cielo]. Giovanni 3:13
Queste considerazioni dovrebbero essere illuminanti e consentire la vera comprensione della parabola del Ricco e del povero Lazzaro, che i cattolici indicano a sostegno della dottrina del paradiso e dell'inferno. Luca 16:19-31.

Al tempo di Cristo alcuni credevano che un pio istraelita, per il fatto di essere un discendente di Abramo, dopo la morte andasse dritto in paradiso, mentre i peccatori dritti nell'Ades: "Non pensate di dire dentro di voi: "Abbiamo per padre Abraamo"; perché io vi dico che da queste pietre Dio può far sorgere dei figli ad Abraamo."Matteo 3:9 (Vi erano anche quelli che addirittura negavano che vi fosse la resurrezione dei morti, Matteo 22:23) Gesù intese correggere questa credenza che consentiva a taluni di vivere con l'idea di fare quello che si vuole tanto il paradiso era assicurato. Nella parabola, che è solo un racconto per trasmettere un insegnamento, Gesù inserisce gli elementi fantastici a cui costoro credevano, per far comprendere che la loro idea era sbagliata e che dopo la morte, non è affatto possibile ottenere sconti o riparare alle cose sbagliate commesse in vita "Oltre a tutto questo, fra noi e voi è posta una grande voragine, perché quelli che vorrebbero passare di qui a voi non possano, né di là si passi da noi" verso 26. La vita è la sola circostanza favorevole concessa all'uomo di prepararsi per il Regno di Dio. Chi trascura questo tempo propizio non può sperare di farlo dopo la morte, questo è l'insegnamento di Cristo, illustrato con l'immagine della grande voragine invalicabile. Dopo la morte non esiste pensiero, o l'alternativa tra sofferenza e gioia, ma solo la non esistenza in attesa della resurrezione: "Poiché non è il soggiorno dei morti che possa lodarti, non è la morte che ti possa celebrare; quelli che scendono nella tomba non possono più sperare nella tua fedeltà." Isaia 38:18 "Egli non è il Dio dei morti, ma dei vivi". Matteo 22:32
L'idea che Dio abbia relazione con i morti proviene dal paganesimo, e la sua accettazione è pericolosa. Gesù riprendendo il pensiero di Isaia, aggiunge: "Egli non è Dio dei morti, ma dei viventi. Voi errate di molto". Marco 12:27
Certo a nessuno piace scoprire di credere a falsi insegnamenti; l'abitudine è il nemico più temibile dell'intelligenza e della fede. Essa forma la disposizione ad agire e pensare in un certo modo a causa della continua ripetizione degli stessi atti o degli stessi pensieri.
Per abitudine su questioni di fede la mente dorme sulle convinzioni acquisite e non esplora. L'abitudine crede inconfutabili e irrinunciabili le prove che sono ritenute tali e non confrontate con quello che la Bibbia dice; si oppone ad ogni cambiamento reale, rende miopi di fronte all'evidenza e se viene contrastata provoca risentimento e frustrazione. L'abitudine vede certezze la dove spesso si celano illusioni. Come allora anche oggi la diagnosi di Cristo è calzante verso coloro che amano accecarsi in modo piacevole: "Gesù rispose loro: «Voi errate, perché non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio." Matteo 22:29

Per capire dove nasce l'inganno di una vita ultraterrena, è fondamentale esaminare attentamente il racconto della Genesi sulla creazione dell'uomo: "Il Signore prese dal suolo un pò di terra e, con quella, plasmò l'uomo. Gli soffiò nelle narici un alito vitale e l'uomo diventò una creatura vivente" Genesi 2:7. Si deve notare che il verbo non è avere, ma essere. L'uomo non ha un'anima ma è un'anima vivente grazie all'unione del corpo con lo Spirito di Dio. La parola "anima" (nefesh in ebraico, psiche in greco) è citata 873 volte nella Bibbia e tutte le volte indica la vita transitoria, la vita localizzata nel sangue (Levitico 17:11; Deut 12:23), quella che manifestano gli esseri viventi e gli animali. In sostanza la vita biologica, affettiva ed emozionale. Il rapporto esistente tra gli elementi che costituiscono l'essere umano, corpo, anima e spirito, possono essere illustrati dal seguente esempio: Il corpo è come un pianoforte che da solo è inutile. Lo spirito di Dio è come il pianista. Mettiamo insieme pianoforte (corpo) e pianista (alito vitale di Dio) e ne scaturisce la musica, della vita, cioè un'anima. Ora che cosa accade alla morte? Ebbene al decesso lo spirito torna a Dio che l'ha dato e la vita (o anima) scompare nel nulla. La conclusione è univoca, l'uomo non è immortale e l'anima può cessare di esistere, come Dio ha stabilito. Alcuni hanno supposto che allora sia lo spirito che ritorna a Dio a godere della sua presenza nel paradiso, o a essere cacciati nell'Ades a soffrire le pene eterne. A parte il fatto incontestabile che l'idea non è compatibile con la rivelazione delle Sacre Scritture, sostenere questo ragionamento significherebbe dover ammettere che Dio è la somma di spiriti buoni e cattivi. In altre parole che in Dio si ritrova lo spirito dei peggiori criminali che hanno insanguinato la storia e quello degli stessi carnefici di Cristo. Significa che dalla stessa fonte divina il bene e il male convivono. Questa assurda eresia è liquidata dalla stessa parola che afferma la totale assenza di male in Dio: "Egli è la rocca, l' opera sua è perfetta, poiché tutte le sue vie sono giustizia. È un Dio fedele e senza iniquità. Egli è giusto e retto." Deuteronomio 32:4
Tutte le idee sulla presunta immortalità dell'anima sono una menzogna di Satana che egli ha inserito nel cristianesimo per illuderci piacevolmente e farci credere che dopo la morte esiste la possibilità di cambiare il proprio destino. Ma si tratta di un formidabile inganno inteso a rimandare quello che poi non è più possibile ottenere.
Concludendo, il paradiso ci attende al ritorno di Cristo, e non prima. Ci sarà quando il Salvatore tornerà sulle nuvole del cielo e chiamerà a se tutti i salvati al suono dell'ultima tromba. Allora i morti in Cristo risorgeranno dalla polvere della terra e quelli trovati in vita saranno trasformati, e insieme, saranno traslati per essere accolti da Cristo sulla nuvola nel cielo:"Poiché questo vi diciamo mediante la parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati; perché il Signore stesso, con un ordine, con voce d'arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima risusciteranno i morti in Cristo; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo rapiti insieme con loro, sulle nuvole, a incontrare il Signore nell'aria; e così saremo sempre con il Signore. Consolatevi dunque gli uni gli altri con queste parole." 1Tessalonicesi 4:15-18
I morti risuscitati e i credenti trovati in vita "insieme"andranno nel paradiso. Non sarà chi prima e chi dopo.. ma insieme. Il paradiso ci attende nell'ora fissata da Dio, non quella creduta dagli uomini. Evitiamo di credere alle idee sospese nel vuoto, a quelle isole disperse della fede che non hanno nessun riscontro nella Scrittura e costituiscono solo un mendace sollievo per lo spirito. Ricerchiamo la comunione con Dio tramite la preghiera e lo studio delle Scritture fatto con serietà, confrontando un testo con un altro che parla dello stesso argomento, rispettandone il contesto, con fare umile e spirito di preghiera. Disponiamo il cuore e la mente a cogliere quello che Dio vuole dirci. Nel silenzio della nostra anima avvertiremo la guida dello Spirito Santo e la pace del cielo che inonda il nostro spirito.
Tra tutte le cose che l'Eterno gradisce e desidera rispondere con immediatezza, nulla è paragonabile alla richiesta sincera di chi invoca l'intervento divino per conoscere e capire quello che Dio domanda all'uomo.

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Ma l'Apocalisse a cosa serve?


8 ottobre 2013

Come si sa l'Apocalisse costituisce l'ultimo libro della Bibbia scritto da Giovanni apostolo. Apocalisse in greco significa rivelazione! Se il suo contenuto fosse solo quello di rivelare l'amore di Dio e il ritorno di Cristo come alcuni pensano, non si capisce a cosa serve la compilazione dei 26 libri che lo hanno preceduto e che presentano compiutamente lo stesso messaggio di fede. Dopo quattro vangeli e tutte le lettere apostoliche che compongono il Nuovo Testamento verrebbe da chiedersi che rivelazione è questa che già non si sappia?

In realtà l'Apocalisse di Giovanni pur essendo in linea con la visione profetica della chiesa, sviluppa il tema spinoso dell'apostasia insieme a quello confortante della realizzazione del Regno di Dio. E lo fa su livelli di approfondimento diversi e progressivi. Con le sette lettere detta una visione panoramica della storia del popolo di Dio; poi con i sette sigilli scende nel dettaglio degli stessi avvenimenti e denuncia le macchinazioni del potere; con le sette trombe e ancora i sette segni e le altre visioni analizza e svela le trame occulte ordite da Satana, il burattinaio del male che muove i fili del potere umano della discordia per provocare la rovina dell'uomo. E ancora Giovanni non cessa mai di nutrirci di speranza mettendo in luce i provvedimenti di Dio intesi a fronteggiare l'opera del tiranno per salvaguardare e proteggere il suo popolo dagli attacchi del maligno.

Le visioni dell'Apocalisse non sono affatto come generalmente si pensa e si crede la previsione della follia umana, perché sarebbe davvero triste e di poca utilità se fosse solo questo. In realtà l'Apocalisse oltre a rivelare i retroscena della storia, denuncia il progressivo decadimento spirituale nella chiesa provocato da una massiccia opera di allontanamento dalla parola di Dio, arbitrata e mascherata sotto le mentite spoglie di una chiesa obbediente che non si preoccupa della giustizia divina.

Certo il linguaggio del libro è inedito e talvolta oscuro. Si parla di carestie, di conflitti, di sangue, di bestie feroci allucinanti e personaggi orribili. Sembrerebbe quasi l'opera di un folle. Nella realtà le visioni ricevono luce e intendimento dalla storia del popolo di Dio descritta dai profeti della Bibbia, a cui spesso i simboli si richiamano per offrire lo svelamento della grande tragedia che attraversa la storia: il conflitto tra Cristo e Satana.

L'Apocalisse pur gettando il suo sguardo sulla dannazione che investe il pianeta, il suo obbiettivo è esattamente quello di rivelare i retroscena della disputa millenaria tra Cristo e Satana, e della posta in gioco che non sono regni e ricchezze terreni, ma è il dominio della mente umana. Questa è l'Apocalisse. Le visioni sono finalizzate a rivelare la perfidia di Satana che si serve della chiesa apostata per introdurre nel cristianesimo ogni genere di corruzione; idolatria, amore per le ricchezze, ingiustizia, persecuzione e ogni altra sopraffazione con lo scopo di distruggere l'immagine di Dio nell'uomo e fare di questo pianeta un luogo di sofferenza per tutto ciò che vive. Di conseguenza le visioni vanno interpretate attraverso quest'ottica, senza lasciarsi distrarsi dal fascino che esercitano delle opzioni più o meno fantasiose ma purtroppo ingannevoli.

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Quando le immagini e le reliquie furono messe sullo stesso piano del vangelo.


7 settembre 2013

Per comprendere come si è introdotta nel cristianesimo questa tendenza alla rappresentazione della divinità è necessario fare storia e risalire ai primi secoli del cristianesimo quando la questione divenne una drammatica disputa teologica, tra quelli che abolivano il culto alle immagini religiose e quelli che invece lo sostenevano.

Per cui i primi vennero chiamati iconoclasti e gli altri iconolatri.

In molte circostanze lo scontro ha prodotto episodi di violenza e crudeltà omicida, come quello dell'imperatrice Bizantina Irene nel 797, che per difendere le immagini e rafforzare il proprio potere personale, cospirando con i monaci fece avvelenare il marito Leone IV e poi accecare il proprio figlio per farsi nominare prima donna nella storia dell'impero. Confermando quanto era stato tristemente predetto: "... non abbandonarono gli idoli ... non rinunziarono neppure ai loro delitti..." Apo 9: 13 a 21

Il primo Concilio in cui si trattò il problema dell'immagine, fu tenuto a Elvira (Granada-Spagna) all'inizio del IV secolo, e si pronunciò contro l'adozione delle immagini: "Decidiamo che non ci debbono essere pitture nelle chiese, affinché non sia dipinto sulle pareti ciò che viene riverito e adorato".

Ma dopo tre secoli di controversie la questione non era risolta, tanto che venne convocato un nuovo Concilio. Si tenne a Costantinopoli nel 692 e si pronunciò in modo assolutamente favorevole all'adozione delle immagini:

"...comandiamo che d'ora innanzi, invece dell'antico agnello, il carattere di colui che toglie i peccati del mondo, cioè Cristo nostro Dio, sia dipinto e raffigurato sotto forma umana...".

In altre parole, la rappresentazione del divino veniva giustificata con l'incarnazione. Come la Parola si è incarnata ed è divenuta il Cristo, quindi si è resa visibile e rappresentabile, allo stesso modo sembrava logico e opportuno autorizzare la rappresentazione pittorica del divino.

Ma se l'immagine del divino è opportuna perché nel Decalogo è vietata ogni rappresentazione? "Non ti farai scultura né immagine di quello che è su nel cielo, ne di quello che è quaggiù sulla terra, ne di quello che è nelle acque sotto terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai, perché io, il Signore tuo Dio, sono un Dio geloso"
Esodo 20:4-6 (Il secondo comandamento del decalogo)

Evidentemente perché l'immagine in se non è un idolo ma lo diventa utilizzandola in maniera scorretta. Cosa che avvenne puntualmente! Nel settimo secolo la diffusione dell'iconolatria era particolarmente diffusa tra i monaci. I monasteri e le abbazie erano un concentrato di immagini che venivano venerate. L'imperatore Leone III nel 726, per contrastare la propaganda musulmana che accusava di idolatria i cristiani, decretò che le immagini sacre fossero ricercate e distrutte.

La reazione del papato fu immediata. Gregorio III convocò un Concilio a Roma in cui si scagliò la scomunica contro gli iconoclasti. E nel 769, nella basilica del Laterano, i vescovi convenuti si spinsero oltre e legittimarono l'adorazione delle reliquie..

"Se desideriamo attingere al conforto che i Santi ci offrono, dobbiamo venerare con l'onore più grande sia le reliquie non solo dei corpi, ma anche degli indumenti, sia le basiliche consacrate ai loro nomi, sia anche le immagini e i loro volti in qualunque luogo siano stati dipinti".

La disputa diventò cruenta e sulla questione scesero in campo anche uomini d'armi e monaci agguerriti interessati al culto delle immagini e delle reliquie, il cui traffico costituiva una cospicua fonte di guadagno e di potere ...


L'adorazione della croce, delle immagini e delle reliquie fu adottata dal Concilio di Nicea nel 787, che dispose in via definitiva che il culto delle immagini potesse essere consentito. "Si può tributare loro un affettuoso saluto di venerazione fatta di onori: non l'autentica venerazione della nostra fede, che è dovuta soltanto alla divina natura".

La risoluzione sanciva il ruolo dell'immagine nella civiltà cristiana. Con essa si ponevano le immagini e le reliquie sullo stesso piano del vangelo. In questo modo malgrado il divieto di adorare le immagini sia sancito da un preciso comandamento di Dio, statue, immagini e reliquie dei santi, sono proposte al culto di adorazione dei fedeli.

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Cose che ti cambiano la vita...


04 agosto 2013

Dio non è una minaccia!
La letteratura e le produzioni cinematografiche hanno dato un'interpretazione errata delle visioni apocalittiche della Bibbia, per cui molti sono terrorizzati e pensano a Dio come a un essere terribile e vendicativo pronto a scagliare addosso tragedie e calamità.
Ma l'Apocalisse non ha niente a che vedere con queste interpretazioni folli e allucinanti che hanno conquistato anche molti credenti. Le visioni dell'Apocalisse costituiscono buone notizie! Lo dice Giovanni Apostolo: "Questo libro contiene la rivelazione che Gesù Cristo ha ricevuto da Dio, per far conoscere ai suoi servitori quel che fra breve deve accadere.." Apoc 1:1
Le cose che devono avvenire non riguardano le guerre e i problemi economici e sociali che angosciano le nazioni; perché sarebbe davvero triste che il Signore avesse voluto consegnarci un elenco di miserie umane da passare in rassegna nel corso della nostra storia, con il solo fine di angustiarci e demoralizzarci. L'Apocalisse non è nulla di tutto questo.
Le "cose che devono avvenire" hanno relazione con la questione centrale che la Scrittura presenta fin dalle prime pagine. Vale a dire lo svelamento del piano strategico messo in atto dalle potenze del male, che prevede un inganno di proporzioni mondiali per danneggiare l'uomo e rubargli la vita eterna. Un assalto alla coscienza mediante un sistema umano dispensatrice di false dottrine abilmente mescolate con mezze verità, in grado di persuadere ogni persona a credere vero e indiscutibile quello che Dio ha palesemente dichiarato essere falso. Un'operazione subdola, spietata, che mira a scoraggiare il cuore dei credenti tramite espedienti astuti e crudeli in grado di provocare la loro rovina. Ecco perché è scritto: "Beato chi legge e chi ascolta questo messaggio profetico, e fa tesoro di quanto qui è scritto". Apocalisse 1:3
Se chi legge è beato ciò significa che l'Apocalisse è positiva! E' Dio che parla per dirci che la situazione è sotto controllo e ha preso dei provvedimenti per guidarci e incoraggiarci ad avere fede in lui.

Naturalmente bisogna riconoscere che l'Apocalisse con tutti i misteri, le tempeste e i simboli di cui si avvale, sembra essere un libro irrazionale. Ma una ricerca attenta, che ponga mente alla storia del popolo di Dio nell'Antico Testamento, giungerà allo svelamento di questi e alla comprensione del messaggio.

Qualcuno dirà: perché L'Apocalisse utilizza un linguaggio da paranoia? Non sarebbe stata utile ed efficace una esposizione chiara, diretta? La ragione del mistero è fornire al lettore un segno di autenticità per evitare di cadere nell'errore e nella manipolazione. L'abuso delle visioni apocalittiche non sono purtroppo un fatto nuovo. Quindi per giungere ad una corretta interpretazione delle visioni è necessario possedere le chiavi di accesso che sono contenute nell'Antico Testamento. Solo conoscendo la storia del popolo di Dio e i messaggi dei profeti di Dio è possibile cogliere i richiami necessari per fare luce sul significato profetico delle visioni di Giovanni.

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La conoscenza di Dio non si offre al sistema e non brilla nei labirinti della popolarità


4 luglio 2013

"Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli! Sì, Padre, perché così ti è piaciuto!" Gesù. Luca 10:21

I sapienti e gli intelligenti non trovano la verità di Dio; la trovano coloro che non si reputano sapienti, a cui Dio accorda l'intelligenza per trovarla: "Beato l' uomo che ha trovato la saggezza, l' uomo che ottiene l'intelligenza!" Proverbi 3:13 La saggezza che l'uomo trova é Dio. Non si tratta di imbattersi in modo fortuito, inaspettato, come trovare un oggetto smarrito, o trovare per caso un vecchio amico. L'espressione indica un pensiero nobile, un'azione dettata dalla consapevolezza della propria impotenza, una ricerca suggerita dalla propria inadeguatezza, un bisogno di incontrare Dio avvertito nel profondo dell'anima. Dio è saggezza. Escludendo lui dall'orizzonte conoscibile non è possibile ottenere la comprensione delle cose nascoste all'indagine spirituale e neppure cogliere il loro riflesso morale nella mistificazione che vena il pensiero moderno. A causa di questa realtà la Verità di Dio non la si trova sui canali del consenso e neppure nei santuari del sacro. Inutile cercarla in quei luoghi: la conoscenza di Dio non si offre al sistema e non brilla nel tempio dell'omertà. Essa non risplende ai sapienti che sono presi da accecamento volontario, non si rivela a quelli che temono di "vedere" per timore di ritrovarsi fuori dal consenso; essa non si rivela ai colti che temono i sapienti perché intimiditi di ricevere un danno allontanandosi da loro. La Verità chiude la mente ai superbi che giudicano di cose che non sanno, resiste ai potenti che si coprono d'infamia e ai corrotti, tragicamente sordi ai suoi suggerimenti; lo Spirito della Verità non soffia per osannare il magnifico, non si rivela per esaltare il magistero, non si accorda con la menzogna e si allontana da coloro che non hanno nulla da spartire con Cristo! La Verità sulle cose di Dio non è popolare, non lo è mai stata. Essa grida sulla piazza insieme alla parola dei profeti di Dio, a quella degli Apostoli e di coloro che attraverso i secoli hanno testimoniato della sua autorità, ma sono pochi quelli che ascoltano. Ma ciò che è nascosto ai potenti è rivelato ai piccoli che sono grandi secondo il metro divino. A questi umili della terra la rivelazione di Dio è donata nel contesto della parola scritta, la Bibbia, ed è compresa per mezzo della fede, strumento dello Spirito. In questo secolo solcato da dannati e mistificatori è possibile comprendere le cose di Dio solo cercandole fuori dai labirinti della popolarità. Dio non fa nulla in associazione con quanti praticano l'ingiustizia, ma si rivela ai semplici che vogliono capire.

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Graviola e cancro


28 luglio 2013

La GRAVIOLA UCCIDE IL CANCRO; E' 10.000 VOLTE PIU' POTENTE DELLA CHEMIOTERAPIA. Le società farmaceutiche investono milioni di dollari nelle sbalorditive ricerche sul naturale killer del cancro.

Il cancro del seno e del colon vinti col miracoloso albero dell'Amazzonia, che è stato trovato 10.000 volte più forte della chemioterapia.

Sin dall'inizio del 1996, l'Istituto delle Scienze sulla Salute ha indagato in tutto il mondo per trovare informazioni dalle poche persone che vi hanno avuto accesso o ne hanno sentito parlare. E qualche volta, scopriamo trasalendo che anche nel nostro consiglio ci sono medici che agiscono illegalmente

Due mesi fa, siamo venuti a conoscenza di uno stupefacente albero dell'Amazzonia che combatte il cancro, tramite la rete dell'HSI che ci ha letteralmente scioccato.

Oggi, il futuro del trattamento del cancro e le possibilità di sopravvivenza sono più che una promessa.C'è un albero guaritore che cresce nel profondo della foresta pluviale dell'Amazzonia nel Sud America, che potrebbe letteralmente cambiare te, il tuo medico, e la possibilità che rimane al mondo di credere alla cura del cancro. Dagli estratti di questa potente pianta, ora può essere possibile:

  • vincere il cancro sicuramente e definitivamente con una terapia tutta naturale che non causa nausea, perdita di peso e perdita di capelli;
  • proteggere il tuo sistema immunitario ed eludere le infezioni mortali;
  • trovare forza e vitalità nel corso del trattamento;
  • rinforzare la tua energia e migliorare il modo di vedere la vita.
  • Da una serie di comunicazioni confidenziali coinvolgenti un ricercatore di una delle più grandi società farmaceutiche americane, è venuta recentemente alla luce l'esistenza di questo antico albero dalle proprietà anticancerogene. Malgrado non sia stato ancora testato sull'uomo, l'albero è stato studiato in più di 20 laboratori di analisi sin dal 1970, ed è dimostrato che:

  • effettivamente individua ed uccide le cellule maligne in 12 differenti tipi di cancro, inclusi quelli del colon, del seno, della prostata, dei polmoni e del pancreas;
  • è 10.000 volte più potente nell'uccidere le cellule del cancro del colon dell'Adriamicyn, comunemente usato come farmaco nella chemioterapia;
  • selettivamente abbatte ed uccide le cellule cancerogene senza danneggiare le cellule sane, cosa che fa la chemioterapia.


  • Perché allora non vengono esaltati i benefici di questo trattamento nelle pubblicazioni sulla salute? Perché non è stato fatto nulla dalla comunità della medicina naturale? E, anche se fosse solo la metà della promessa o come sembra essere, perché tutti gli oncologi presso i maggiori ospedali non insistono a farlo usare a tutti i pazienti? Specialmente quando si considera che sono state fatte sin dal 1990 ricerche indipendenti su larga scala, incluse le ricerche di una delle primarie società farmaceutiche e dell'Istituto Nazionale del Cancro, sull'albero i cui estratti farmaceutici attaccano e distruggono le cellule cancerogene con letale precisione.

    Graviola è 10.000 volte più potente nell'uccidere le cellule del cancro del colon dell'Adriamicyn, comunemente usato come farmaco nella chemioterapia.

    La risposta a queste difficili domande si può soltanto dare narrando una storia sconvolgente, da noi scoperta recentemente. Più che altro abbiamo riportato come la storia di questo trattamento contro il cancro, rafforzi la necessità della presenza di gruppi come l'HSI e illustri come facilmente le nostre scelte per trattamenti medici sono controllate dal denaro e dal potere.

    Le notizie su questo sorprendente albero sono state vicine ad essere perse per sempre.

    Una fonte confidenziale, sulla cui provenienza siamo stati confortati da una conferma indipendente, ha rivelato che milioni di dollari di una società degli USA, sono stati investiti da circa sette anni per cercare di sintetizzare due dei più potenti farmaci anticancerogeni.Nel tardo 1990, mettendola sottochiave, questo ben conosciuto gigante farmaceutico comincia la ricerca sulla cura del cancro, salvaguardando le sue opportunità di brevettarla e, quindi, di trarne profitto. La ricerca mise in evidenza un leggendario albero guaritore chiamato Graviola.Parti di questo albero, compresa la corteccia, le foglie, le radici, i frutti, i semi dei frutti, sono state usate per secoli dagli uomini della medicina e dagli Indiani nativi del Sud America per curare le malattie del cuore, l'asma, i problemi esistenziali e le artriti. Basandosi sulla testimonianza di un piccolo documento scientifico, la società riversò denaro e risorse per provare le proprietà anticancerogene della Graviola rimanendo scioccati dai risultati.Graviola era un dinamico killer contro il cancro. Ma la storia della Graviola si avvicinava alla fine.La società farmaceutica aveva un grande problema. Avevano speso tempo e denaro per anni cercando di creare manufatti che duplicassero due dei più potenti farmaci dell'albero. Ma avevano preso una cantonata. Non potevano copiare l'originale. E non potevano vendere gli estratti dell'albero guadagnandoci, poiché le leggi federali stabiliscono che le sostanze naturali non possono essere brevettate. Questo sta a significare che la società non ha potuto proteggere i propri interessi sul progetto in cui ha speso milioni di dollari e circa sette anni di ricerche.

    Come un sogno i grandi profitti svanirono e le prove sulla Graviola subirono una brusca frenata.

    Dopo sette frustranti anni e senza la speranza di lucrative vendite, la società abbandonò il progetto e rifiutò di pubblicare le sue scoperte in un giornale indipendente. Ma un responsabile delle ricerche lottò contro questa decisione. Mentre comprese la perdita di profitti da parte della società, non potè accettare la decisione di nascondere al mondo questo unico killer del cancro.Seguendo la propria coscienza, e rischiando la propria carriera, contattò la Raintree Nutrition, una società dedita alla raccolta delle piante dell'Amazzonia.Come risultato, Raintree entrò nell'ingranaggio e cominciò la ricerca dei relativi studi pubblicati sulla Graviola. Si scoprì che numerosi altri gruppi negli USA (insieme a quelli di altre società farmaceutiche) avevano fatto esperimenti in vitro sulla Graviola.I risultati confortavano le scoperte segrete delle società farmaceutiche; la Graviola fu presentata come il killer delle cellule cancerogene.Incoraggiati da questi test di laboratorio, Raintree assunse tribù indiane indigene del Brasile col compito di coltivare e salvaguardare l'albero. Spesero un anno in ricerche e nello sviluppo cominciando ad offrire la Graviola negli USA.L'Istituto delle Scienze sulla Salute si trovò per caso, attraverso la Graviola e la Raintree Nutrition, mesi più tardi, a fare ricerche su Chanca Piedra, una terapia naturale dell'Amazzonia per i calcoli renali, simile al risultato del settembre 2000.Nel corso del nostro lavoro, Raintree ci ha evidenziato la Graviola, non ritenendo necessario mettere al corrente il nostro gruppo di esperti di quanto fosse intricata la possibilità di questa potenziale cura del cancro.

    La Graviola rintraccia e distrugge il cancro della prostata, dei polmoni, del seno, del colon e del pancreas... lasciando vivere le cellule sane.

    Sin da novembre, abbiamo esaminato da vicino tutte le ricerche fatte fino ad oggi sulla Graviola.È pubblicata in una delle prime menzioni scientifiche fatte negli Usa dall'Istituto Nazionale del Cancro (NCI).Nel 1976, l'NCI incluse la Graviola in un programma di analisi della pianta che mostrava come le sue foglie ed i suoi rami attaccano e distruggono effettivamente le cellule maligne.Ma i risultati facevano parte di un rapporto interno dell'NCI e furono, per molte ragioni, mai rilasciati al pubblico.Sin dal 1976, si sono ottenuti promettenti risultati nella lotta al cancro con la Graviola.Comunque, gli estratti dell'albero sono stati testati su pazienti affetti da cancro.Nessuna controprova clinica ai test esiste, e le usuali prove cliniche sono sul tavolo dei principali medici e giornalisti che sono soliti giudicare il valore dei trattamenti. Non di meno, le nostre ricerche hanno scoperto che la Graviola è stata presentata come killer delle cellule nei test in vitro di 20 piccoli laboratori.Studi più recenti, condotti dall'Università Cattolica del Sud Corea, i primi giorni di quest'anno, rivelano che due farmaci estratti dai semi della Graviola mostrano "selezionata citotossicità" paragonabile all'Adriamicyn contro le cellule cancerogene del colon e dei polmoni. I farmaci bersagliano ed uccidono le cellule maligne dei polmoni e del colon in un test in vitro paragonabile al farmaco Adriamicyn, comunemente usato in chemioterapia.Un altro studio, pubblicato sul Giornale dei Prodotti Naturali, mostra che la Graviola non è "paragonabile all'Adriamicyn", ma drammaticamente come performance dello stesso nei test di laboratorio.

    I risultati mostrano che un farmaco trovato nella Graviola uccide selettivamente le cellule cancerogene, salvaguardando le cellule sane. La chemioterapia indiscriminatamente colpisce e distrugge tutte le cellule che attivamente si riproducono, sia le cancerogene che quelle sane.

    Altra promettente ed ancora in corso ricerca della Purdue University è supportata da una sovvenzione dell'NCI. Le ricerche della Purdue hanno provato che le foglie della Graviola uccidono le cellule cancerogene tra sei tipi di cellule umane e sono particolarmente efficaci contro le cellule cancerogene della prostata e del pancreas.In uno studio separato, le ricerche della Purdue mostrano che gli estratti delle foglie della Graviola sono in particolare efficaci nell'isolare e uccidere le cellule cancerogene dei polmoni.Forse il più grande e significativo risultato sullo studio, tra quelli che abbiamo trovato, è quello dell'Università Cattolica della Corea del Sud dove la Graviola è presentata come killer delle cellule malate e protettrice delle cellule sane. Per contro la chemioterapia distrugge indiscriminatamente tutte le cellule in riproduzione. Questo è ciò che causa così spesso effetti devastanti come la perdita di capelli e la comparsa di gravi nausee.A questo riguardo, la Graviola appare come una promettente alternativa o come integratore dei principali trattamenti.

    I resoconti dei pazienti indicano la Graviola come un aiuto a debellare i tumori.

    Dal punto di vista medico, la Graviola ha ancora molta strada da fare.Le sue proprietà sono state sperimentate solo in vitro. Ed è questa la causa per cui non è universalmente conosciuta ed accettata. La poco felice verità è che, senza un enorme reddito di un sintetico, brevettato medicinale, è improbabile che una società farmaceutica voglia investire migliaia (spesso milioni) di dollari solo per prendere il doppiamente oscuro, placebo, controllo degli studi sugli umani.Questa è la sottintesa sfida da accettare per realizzare la più grande terapia nutrizionale. Fortunatamente la Graviola è una sostanza naturale, così non dobbiamo sottostare alle decisioni delle società farmaceutiche.Soltanto un relativo gruppo di medici e di pazienti negli USA sta attualmente usando la Graviola per combattere il cancro.Abbiamo un solo caso storico, che ha interessato un dirigente di una società altamente specializzata nel Texas. Una TAC ed una biopsia confermavano che questo dirigente (Daryl) aveva più di 20 tumori nella prostata. Gli fu raccomandato di operarsi, ma Daryl, sotto cura con un comune trattamento convenzionale, non poteva andare incontro ad un costo così elevato.Non voleva soffrire per impotenza ed incontinenza per tutto il resto della sua vita, triste causa dell'operazione. Decise invece di fare una meno invasiva terapia ormonale (per restringere le dimensioni della sua prostata) ed iniziò una rigorosa cura sostitutiva a base di Graviola.Due mesi dopo, il livello di PSA di Daryl precipitò da 4.1 a 0.0. Una TAC e diversi altri test a base di raggi gamma, confermarono più tardi che tutte le cellule tumorali della sua prostata erano sparite.

    Sette anni di silenzio sono stati rotti.

    Abbiamo continuato a lavorare con altri ricercatori che tuttora lavorano sulla Graviola.È così che molte scientifiche ed aneddotiche esperienze sono venute alla luce, come la suddetta. Quindi, dopo sette anni di silenziose e segrete ricerche, riteniamo di non sentirci responsabili se solo ora vi portiamo a conoscenza di tutto ciò.Cresciuta e raccolta dalle popolazioni indigene del Brasile, la Graviola è disponibile in quantità limitata negli USA. Ma ora, anche voi potrete essere fra i pochi eletti al mondo a beneficiare della Graviola.Vi consigliamo, come sempre, di consultarvi con il vostro medico prima di iniziare qualsiasi nuova terapia, specialmente quando si tratta di cancro.La Graviola è una sostanza completamente naturale senza effetti collaterali a parte un possibile lieve scombussolamento gastrointestinale se presa a stomaco vuoto ad alti dosaggi (superiore a 5 gr)

    Malgrado la raccolta di testimonianze sulle prove in vitro ed aneddotici risultati su questo dinamico combattente del cancro, la Graviola rimane sempre una terapia clandestina!

    La Graviola è già stata testata sia sugli uomini che sugli animali. Ma la Graviola è un prodotto naturale, e come tale non può essere brevettato.Senza la speranza di esclusività di vendita altamente proficua, la Graviola non potrà mai attirare l'interesse di nessuna delle maggiori società farmaceutiche o di ricerca di laboratorio.Così non potremo mai leggere uno di quei studi clinici così blindati sull'albero che è stato ritenuto un aiuto alla lotta contro il cancro. Non ci sono dubbi su questo, i più recenti test di laboratorio ed aneddotici risultati sulla Graviola sono molto interessanti.E se vi è stato diagnosticato un cancro, voi e il vostro medico dovrete analizzare tutte le possibilità di cura.Cercando fra tutte le possibilità di abbattimento del cancro, la Graviola vi potrà certamente già aiutare. La Graviola combatte molto più che il cancro...

    Per quanto la ricerca sulla Graviola sia focalizzata sui suoi effetti di combattente del cancro, la pianta è stata usata da secoli dagli uomini della medicina del Sud America per curare uno strabiliante numero di indisposizioni, inclusi:

  • ipertensione
  • influenza
  • sfoghi
  • nevralgia
  • artrite
  • reumatismi
  • diarrea
  • nausea
  • dispepsia
  • ulcera
  • tricofizie
  • scorbuto
  • malaria
  • dissenteria
  • palpitazioni
  • nervosismo
  • nervosismo
  • febbre
  • bolle
  • spasmi muscolari

  • da Institute for Health Sciences, L.L.C. e per gentile concessione di Raintree Nutrition

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    Lo chiameremo Francesco


    24 giugno 2013

    Da qualche tempo viene chiamato semplicemente così il nuovo pontefice dell'impero Cattolico. I 265 papi che si sono succeduti non avevano ritenuto fosse il caso, considerata l'ingente ricchezza economica della chiesa Romana, di rendersi affatto credibili assumendo il nome di colui che visse secondo povertà. Perché va detto che modellare la potente macchina economica della chiesa papale sulla scia di San Francesco d'Assisi che visse di povertà è un'impresa poco entusiasta e credibile per qualsiasi osservatore. Lo sa bene la Curia romana e quanti con il Vaticano hanno intessuto un groviglio di affari lucrativi e immorali. Ma lui, il gesuita Jorge Mario Bergoglio ci crede, o almeno ci prova a renderlo credibile. Perché di questo si tratta. Dopo il tragico ma prevedibile allontanamento in massa dei cattolici dalla chiesa Romana, disgustati e scoraggiati dal moltiplicarsi di misfatti, scandali, immoralità che hanno tempestato sulla chiesa; e dopo il regime di papa Ratzinger che ha mosso una incredibile massa di malcontenti e inviperiti cristiani in grado di vedere oltre la cortina di santità, eccoci al tentativo urgente di rinnovamento e risveglio della morale cristiana a cui sono approdati i cardinali con l'elezione di un nuovo papa capace di entusiasmare e attrarre i fedeli avviliti con discorsi persuasivi di risveglio morale e spirituale e con fare paterno, comprensivo e soprattutto con molta indulgenza, che è la sola virtù trovabile e pare renda sempre bene. E questo è piaciuto, come dopo una bufera si acclama il cielo luminoso, si sente nell'aria e fora i teleschermi della nostra tv che incontra le immagini di Francesco sempre sorridente e felice tra la gente, incoraggia e dice che la soluzione all'immoralità devastante consiste nel riscattare i valori del cristianesimo; mangia un pasto frugale alla mensa dei frati e lava i piedi in segno di umiltà. L'illusione è perfetta, Francesco è il papa innovatore che serve per rimettere in luce la chiesa e ristabilire ordine e dignità. E c'è chi pensa come l'attore Jeremy Irons, che sia "Francesco il solo principe rimasto che ha ancora il potere di cambiare le cose" (Sette-Corriere della sera, venerdì 7 Giugno 2013).
    Già la popolarità e le speranze sono tante ed esultanti con acclamazione di folla, che di fatto nella chiesa Romana Cristo Gesù viene nuovamente archiviato e disperso tra le numerose icone che popolano l'immaginario salvifico dei cattolici; sebbene lui, Gesù Cristo, sia l'unico e vero "Principe della pace" (Isaia 9:5) in grado di dare pace vera e sicura salvezza a questo nostro mondo malato. Così le attese e le speranze delle nazioni e dei loro capi sono riposte in Francesco, il solo principe che cambierà il mondo, e stavolta sperano in bene.

    La parola profetica avverte che questo è esattamente l'anelito che i governi di tutto il mondo finiranno per nutrire sul finire degli ultimi tempi, perché disarmati e incapaci di trovare da se stessi una soluzione e il bandolo della matassa in questo groviglio inestricabile di guerre, ingiustizie e tensioni internazionali che arroventano il pianeta:
    "Costoro (i re della terra) hanno uno stesso pensiero e DARANNO la loro potenza e la loro autorità alla bestia" Apocalisse 17:13 "..adorarono la bestia dicendo: «Chi è simile alla bestia? e chi può combattere contro di lei?» Apocalisse 13:4; "Poiché Iddio ha messo in cuor loro (ai re) di eseguire il suo disegno e di avere un medesimo pensiero e di DARE il loro regno alla bestia finché le parole di Dio siano adempiute. E la donna che hai veduta è la grande città che impera sui re della terra" Apocalisse 17:17-18.

    Quando i governi umani resi esausti dal disperato tentativo di raccogliere i cocci di questo mondo ridotto a brandelli riconosceranno il papa come il "solo principe" con il potere di "aggiustare" le cose e di conseguenza rimetteranno a lui il potere di legiferare e stabilire giudizi e provvedimenti di ordine mondiale a cui obbedire con fiducia cieca, allora siamone certi e preparati poiché la parola profetica avverte che vi sarà la totale sospensione del diritto e della legalità. "..la bestia parlava di far uccidere tutti coloro che non lo adoravano". "..seduceva quelli che abitano sulla terra con i segni che le era dato di fare... e che nessuno potesse comprare o vendere se non quelli che avessero il marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome.". Apocalisse 13:15-18

    Senza Gesù Cristo, il vero Principe della pace, il genere umano è stretto nel tino della tribolazione; non ha futuro e resta intrappolato nei lacci stringenti della disperazione e dell'accecamento spirituale. Qualsiasi strategia, anche quella suggerita dal desiderio sincero di ristabilire l'ordine, che non contempli il ritorno alla centralità della parola di Dio, che non riponga quello che il Signore dice al disopra della parola dei governi, dei papi, delle madonne e dei falsi profeti, è destinato a infrangersi e naufragare sugli scogli taglienti dell'orgoglio e dell'ambizione devastante.
    Dunque siamo di fronte a una svolta decisiva della chiesa Romana, oppure è in atto il tentativo finale di accecamento della coscienza? Lo sapremo osservando gli eventi attraverso la profezia: "Abbiamo la parola profetica che è sicura: farete bene a prestarle attenzione, come a una lampada splendente in luogo oscuro, fino a quando spunti il giorno e la stella mattutina sorga nei vostri cuori." 2Pietro 1:19

    La storia ricorda che i poteri forti dominatori della coscienza da ogni tragedia hanno saputo trarre vantaggi e tornaconto irrinunciabili, così che presto o tardi hanno reso un calice amaro di dannazione, di ingiustizia e disperazione. Le prospettive umane sarebbero dunque tragiche, e penosa la devastazione della vita sociale se Dio non avesse già sentenziato il suo misericordioso alt alla potenza blasfema e arbitraria: "in uno stesso giorno verranno le sue piaghe, mortalità e cordoglio e fame, e sarà consumata dal fuoco; poiché potente è il Signore Iddio che l'ha giudicata" Apocalisse 18:8
    All'orizzonte della storia si annunciano capitoli oscuri che saranno la riedizione in chiave moderna dello spirito orgoglioso e persecutore della chiesa apostata che ha caratterizzato i secoli bui del nostro passato inglorioso. Ma per coloro che hanno fatto di Dio il solo rifugio e in preghiera confidano nella sua misericordia e nel suo amore, quelli che si annunciano come giorni di tenebra saranno i segni della liberazione finale dai corrotti poteri umani. A coloro che consapevoli dell'ora affidano la propria vita al Dio Creatore e confidano nella sua parola, il Signore promette:
    "Egli si affida a me, dice il Signore, lo libererò, lo proteggerò, perché mi conosce. Quando mi invocherà, gli risponderò. Sarò con lui in ogni pericolo, lo salverò e lo renderò onorato. Gli donerò una vita lunga e piena, gli farò provare la mia salvezza". Salmo 91:14-16

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    Dio è indignato?


    02 luglio 2013

    Ricordo una frase ironica di Margherita Hack "avrebbe cercato di convertire Dio all'ateismo". E' comprensibile! Chiunque rifletta sulla storia nera del cristianesimo apostata in Europa non può negare che i cristiani hanno commesso i crimini più orrendi nel nome di Dio. La storia ricorda a chi vuole farne tesoro, che furono la presunzione di essere rappresentanti di Dio, le forme di terrorismo psicologico e ideologico messe in atto per affermare una volontà di egemonia religiosa che avevano seminato morte e discordie a causare il rigetto di Dio e delle istituzioni ecclesiastiche. Non dimentichiamo la reazione popolare e laica prodotta dalla Rivoluzione Francese... i movimenti anticlericali che seguirono e che vivono tuttora con espressioni diverse annullando di fatto la Parola di Dio. L'ateismo come altri sistemi filosofici che negano l'esistenza di Dio, sono nati come risposta alle crociate, alle guerre di religione, all'intolleranza, ai soprusi, agli orrori dell'Inquisizione che hanno segnato i secoli bui. Ma partire dall'uomo, dalle sue miserie per giungere a negare l'esistenza di Dio è un errore fatale, così come farsi un Dio che piace, che vada d'accordo con la propria sensibilità e sappia chiudere un occhio non è fede ma idolatria! Tutta la Bibbia annuncia che esiste una indignazione di Dio e la causa che la determina è la sfida lanciata verso il cielo con un culto "fai da te" che consente di aggirare la giustizia divina dando l'impressione di adorare Dio.. La realtà è che il cristianesimo post-moderno non si relaziona con la Parola di Dio.

    Che lo si voglia riconoscere o meno siamo nel mezzo di un accecamento piacevole. Verità e menzogna occupano i canali della coscienza e la ragione viene ingannata con false idee che non offrono sicurezza. Non vi è rimedio sicuro che ritornare a Dio e alla sua parola.

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    Ma che succede nel linguaggio?


    14 giugno 2013

    Non riusciamo ad esprimere il proprio pensiero, così pare a molti, senza una locuzione volgare, una trivialità mordente che detti le proprie emozioni. Come sia possibile che questo avvenga nel nostro tempo in cui imperano le risorse tecnologiche della comunicazione? Nessuno è stato in grado di prevedere i confini di questa massificazione della comunicazione, abbiamo a disposizione tutta l'informazione globale, ma ci siamo desertificati nell'anima. Non sappiamo ascoltare, prevale il diritto di parola. Vediamo solo con gli occhi! L'intelletto resta escluso dalle emozioni.
    Ci siamo persi qualcosa che tempo fa, quando dire qualcosa a qualcuno necessitava di guardarsi negli occhi per capire.. e dava tono al nostro pensiero e sapore alle nostre parole.. Era il tempo in cui il silenzio non intimidiva ma dava spessore al pensiero.
    Come credente mi definisco cristiano, che anche questo a molti è come dire sono italiano. Ma invece no! Per me significa che seguo una persona, un modello di vita, uno stile, un modo di essere e di fare, una certa maniera di esprimere opinioni...
    Parlare come Gesù parlava, ascoltare come Gesù ascoltava, sentire come lui sapeva sentire. Obbiettivi impossibili da emulare, certo ne sono consapevole, ma almeno se diciamo di essere cristiani possiamo almeno provarci!

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    La migliore stima della nostra vita.


    27 aprile 2013

    "Gli uomini mi saranno più preziosi dell'oro" Isaia13:12 Che cosa rende così speciale la nostra vita? Se si considera le contraddizioni, le debolezze, e quanto altro di poco nobile si trova in noi, si deve riconoscere che anche il migliore tra di noi è una creatura imperfetta. E tuttavia anche nella nostra debolezza siamo preziosi agli occhi di Dio. Come mai? Che cosa rende noi tanto speciali da essere considerati da Dio più preziosi del metallo a cui noi uomini attribuiamo un alto valore?
    Evidentemente il motivo non risiede in noi stessi. Quello che conferisce valore ad ogni essere umano è il prezzo pagato per la nostra redenzione. Al Calvario un gran prezzo è stato pagato, il più alto che mai sia stato versato per un riscatto: il sangue del Figlio di Dio. Esso è stato versato per la nostra salvezza. Questo significa che è stato attribuito a noi un valore che è infinitamente superiore alla somma totale di tutto quello che esiste di prezioso nel nostro mondo. Diamanti, oro, argento, risorse minerarie, possedimenti paradisiaci sono nulla in confronto al valore stimato da Dio per ogni essere umano.
    Questa costituisce la risposta alla questione più importante che possiamo riflettere: chi sono io? Quanto importa a Dio della mia vita, dei miei problemi, delle mie aspirazioni? Secondo la teoria evoluzionista, l'uomo è leggermente superiore agli animali, un semplice elemento della materia che si appresta a ritornare polvere. Secondo la Bibbia noi siamo creature di Dio. Egli ci ha creato a sua immagine e somiglianza affinché potessimo gioire dei suoi doni. Il peccato ci ha derubati di questa opportunità, ma il Signore Gesù ha pagato con la sua vita il prezzo per restituirci questa gioia. Il Salvatore è venuto in questo mondo per mostrare con la sua vita che abbiamo un Padre d'amore che si interessa di noi. Egli conosce perfettamente il nostro nome. Sa chi siamo, dove abitiamo. Conosce nei dettagli il nostro passato, le nostre cadute, ma vede anche il nostro desiderio sincero di vivere secondo la sua parola. Egli nota la nostra buona volontà, gli sforzi fatti, la tristezza per non essere riusciti, la lotta intessuta con il nostro io e se talvolta ci succede di cadere non ci condanna, ma ci tende la sua mano soccoritrice per rialzarci, mostrandoci il cielo, affinché non siamo scoraggiati.
    In questo mondo non siamo mai soli. Come un padre buono si interessa al bene della sua famiglia, così il nostro Dio si occupa dei bisogni dei suoi figli. Egli conosce e muove risorse che non sembrano tali ai nostri occhi, ma pure costituiscono la risposta di un Dio d'amore che non si rassegna a perdere le sue creature. La grandezza della salvezza che ci viene offerta in Gesù Cristo ne è la prova.

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    Illusione volontaria


    22 aprile 2013

    "Tutti risposero a Geremia: "Tu ci hai dato un ordine da parte del Signore, ma noi non vogliamo ascoltarti. Anzi, faremo proprio quel che avevamo già deciso: bruceremo ancora sacrifici e offriremo vino ad Istar, regina del cielo... " Geremia 44:16
    Fa parte della natura umana crearsi delle illusioni e crederci fino al punto di negare la realtà. Siamo figli dei greci e dei latini che hanno prodotto un serbatoio immenso di falsi dei, di credenze assurde e contrarie alla parola dei profeti di Dio. I poeti hanno forgiato ideologie diverse e le abbiamo assunte con avidità. I filosofi hanno prodotto schieramenti opposti che contengono le paure e le angosce che li dominano. Abbiamo appreso e condiviso il loro pensiero crocifiggendoci allegramente nella solitudine dell'uomo senza Dio.
    La chiesa apostata ci ha accecati in modo piacevole con una credenza facile, compiacente, senza discussione. Ci ha insegnato a credere con la forza dell'abitudine, senza convinzione, senza riflettere, di modo che la nostra anima vi resta prigioniera, saldamente trincerata contro gli attacchi della ragione.
    Ma il Signore non si arrende e nel conflitto in atto tra il bene e il male dice a noi: "Sorgi, risplendi, poiché la tua luce è giunta, e la gloria del SIGNORE è spuntata sopra di te!" Isaia 60:1 "Fortificate le mani infiacchite, rafforzate le ginocchia vacillanti!" 35:3 Iddio sa che lasciati in balia di noi stessi, prigionieri come talvolta siamo dai lacci del pregiudizio, nessuno con le sue sole forze o virtù potrebbe opporsi al male. "Può un uomo di colore cambiare la sua pelle o un leopardo cancellare le sue macchie? così voi, abituati come siete a fare il male, potrete fare il bene?" Geremia 13:23
    Iddio sa bene che lasciati in balia di noi stessi, nessuno con le sue sole forze e virtù potrebbe opporsi al male. E' per sua volontà e misericordia che egli rende il nostro cuore sensibile al suo appello. La parola di Dio abbatte e squalifica ogni illusione, svela la menzogna, riluce di verità per il solo scopo di venire incontro al nostro bisogno, per sovvenire con potenza alla nostra debolezza. Dio vuole salvarci ma non ci obbliga. Vuole il nostro bene, ma non costringe. Chiede il nostro amore, ma non rinuncia a perdere l'uomo trincerato nell'errore.
    "Quale Dio è come te, che perdoni l' iniquità e passi sopra alla colpa del resto della tua eredità? Egli non serba la sua ira per sempre, perché si compiace di usare misericordia." Michea 7:18
    E' davvero confortante sapere che Dio sa ciò di cui necessita la nostra anima. In Cristo egli ha condiviso la nostra umanità e segnato un cammino di fede, a volte scomodo e difficile, invitandoci a seguirlo e sempre con la sua presenza, il suo aiuto generosissimo. "Io sono la via la verità e la vita" Giovanni 14:6 Il suo passo ci consente di intraprendere e seguire la giusta direzione. Solo Cristo Gesù ha le risposte che ci necessitano per conoscere il nostro destino; lui solo sa come dissetare la nostra sete di giustizia e verità; solo lui è il nostro unico e amatissimo Salvatore, e per aver offerto la sua vita pura e immacolata in cambio della nostra macchiata dal peccato, ci dona una salvezza vera ed eterna.
    Chi poteva immaginare che il figlio di Dio, colui che ha creato l'universo e che sostiene ogni cosa con la potenza della sua parola, un giorno avrebbe acconsentito a condividere la nostra umanità e a subire le conseguenze del peccato per offrire all'umanità sofferente la sola via d'uscita, il solo passaggio verso la vita e la felicità eterna. Grazie Signore per averci donato il Salvatore!

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    Non siamo pecorelle timorose


    18 aprile 2013

    "Ma io rivolgo a te la mia preghiera: sia questo, Signore, il tempo del tuo favore. Rispondimi, o Dio, con il tuo grande amore, con il tuo aiuto che veramente salva" Salmo 69:14

    Problemi stringenti che talvolta affliggono la nostra vita possono darci la sensazione di vivere come appesi a un filo in una scatola vuota. Malattia, delusioni, solitudine, a volte costituiscono un muro invalicabile intorno alla nostra anima e non si riesce a scorgere l'orizzonte. Il salmista Davide scrisse queste parole di attesa fiduciosa in un momento difficile della sua vita. Il suo orizzonte era diventato cupo e pareva che nessuno potesse aiutarlo perché nessuno aveva raccolto il suo grido d'aiuto. Tuttavia egli non si lasciò prendere dalla disperazione e rivolse a Dio la sua preghiera.
    Capita a volte nella vita di affermare che per il nostro problema non esiste soluzione o via d'uscita! E' vero, in circostanze estreme non è possibile negare di trovarsi in un vicolo cieco. Tuttavia la fede in Dio consente di credere che la fine delle nostre risorse non coincide con quelle di Dio. Il Signore ha mille soluzioni al nostro problema la dove noi non ne scorgiamo neppure una! Chi poteva immaginare tra il popolo di Istraele inseguito dall'esercito di Faraone, che Dio avrebbe aperto un passaggio sicuro tra le acque del mare che si ergeva come un ostacolo invalicabile a ogni via di fuga? E chi avrebbe scommesso sulla sorte di Giuseppe rinchiuso come un malfattore nella prigione del faraone che di li a poco sarebbe diventato addirittura il vice-redi Egitto? E chi con la più fervida immaginazione avrebbe mai osato pensare che un giorno un uomo chiamato Gesù Cristo avrebbe camminato sulle acque; e non a Hollywood!
    La storia biblica presenta numerose circostanze in cui Dio è intervenuto in favore del suo popolo sorprendendolo con soluzioni incredibili. Aver fede in Dio significa attendersi che Dio faccia per noi cose straordinarie, naturalmente non parlo della vincita al totocalcio! Le cose comuni sono al nostro livello, ma il Signore si attende che chiediamo il suo intervento al suo livello e per qualcosa di grande che risulti di benedizione per noi. La bontà di Dio ci ricorda da dove giunge a noi la potenza spirituale e morale che illumina la vita. Noi non abbiamo motivo di sentirci come delle pecorelle timorose in attesa che passi l'oscurità della notte. Noi sappiamo di sicuro che Dio è tutto per noi e noi siamo di Dio. Anche se la prova può rendere cupo l'orizzonte sappiamo che esiste una soluzione perché Dio non dimentica i suoi figli. Abbiamo argomenti innegabili per dichiarare il nostro amore per Dio e riporre in lui la nostra fede.

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    Francesco con la voce del lupo


    06 aprile 2013

    La Rivelazione affidata a Giovanni indica che la chiesa Romana non cesserà mai di perseguire il suo progetto iniziale di essere la sola chiesa universale e dominatrice.
    Le gerarchie romane lavorano incessantemente con ogni mezzo per eliminare gli ostacoli e non tollerano nessuna competizione nella gestione del divino. Questo ulteriore attacco alla libertà di coscienza è il retaggio di secoli di crudele dispotismo da parte di una chiesa idolatra, e anche se il nuovo pontefice intende presentarsi come capo di una chiesa attenta e sensibile alle attese di una religiosità tradita, in realtà la sua occupazione prioritaria è tentare di ricuperare l'immagine persa e raccogliere consensi e popolarità perduti.

    Tuttavia, la chiesa romana per quanti proclami terroristici faccia riuscirà solo a circondarsi di diffidenza e timore. Alla fine molti apriranno gli occhi e si terranno a debita distanza da lei. La profezia avverte: "Spaventati dai suoi tormenti resteranno a rispettosa distanza, e diranno:"Povera e sventurata sei tu, Babilonia, grande e potente città: vestita di tessuti preziosi, di porpora e di scarlatto, ornata di gioielli d'oro, di perle e pietre preziose." Apocalisse 18:15
    "Esultate voi tutti che appartenete al Signore, esultate apostoli e profeti di Dio, perché Dio l'ha punita." verso 20

    La chiesa Romana apostata non riuscirà nel suo intento di sconfiggere il mondo evangelico perché l'Eterno è alla testa della sua chiesa fedele che osserva "i comandamenti di Dio e la fede in Gesù." Apoc 14:12 Egli è il difensore di coloro che temono di ricevere il marchio dell'apostasia e amano e difendono la verità di Dio con la loro testimonianza coraggiosa.
    Saranno questi che sussisteranno, perché fanno della Parola la sola autorità di fede, e della misericordia di Dio e della preghiera la loro unica difesa per vincere il male.

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    Quando la chiesa si fa amare...


    20 marzo 2013

    La chiesa come comunità di credenti costituisce sulla terra quanto di più caro e prezioso il Signore Gesù considera. Per lei ha dato la vita e si aspetta che i credenti abbiano per lei uguale amore e non si scoraggino nel considerare l'errore umano. La promessa: "edificherò la mia chiesa, e le porte dell' Ades non la potranno vincere" offre la misura dell'amore di Dio per la sua chiesa. Vero è che esiste una chiesa fedele e una chiesa infedele. L'Apocalisse offre gli strumenti per individuarle entrambi: Della chiesa fedele è detto:

    Apocalisse 12:17 "Allora il dragone s' infuriò contro la donna e andò a far guerra a quelli che restano della discendenza di lei che osservano i comandamenti di Dio e custodiscono la testimonianza di Gesù."
    Apocalisse 19:10 Io mi prostrai ai suoi piedi per adorarlo. Ma egli mi disse: «Guàrdati dal farlo. Io sono un servo come te e come i tuoi fratelli che custodiscono la testimonianza di Gesù: adora Dio! Perché la testimonianza di Gesù è lo spirito della profezia».
    Apocalisse 20:4 Poi vidi dei troni. A quelli che vi si misero seduti fu dato di giudicare. E vidi le anime di quelli che erano stati decapitati per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio, e di quelli che non avevano adorato la bestia né la sua immagine e non avevano ricevuto il suo marchio sulla loro fronte e sulla loro mano. Essi tornarono in vita e regnarono con Cristo per mille anni.

    Quindi esiste una chiesa da amare perché osserva tutti i comandamenti di Dio e quello che Gesù ha comandato sul piano etico e morale;
    che non si prostra in adorazione di angeli, madonne, santi e papi, ma adora solo Dio, come le viene comandato, e non scende a compromesso con la verità. La Parola di Dio, la Bibbia, costituisce la sola autorità di fede e per questo lei sarà erede della promessa.

    I connotati della chiesa infedele, sono evidentemente contrari a quelli evidenziati.
    L'Apocalisse li indica chiaramente:

    Apocalisse 17:6 "E vidi che quella donna era ubriaca del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù. Quando la vidi, mi meravigliai di grande meraviglia."
    Apocalisse 18:24 "In lei è stato trovato il sangue dei profeti e dei santi e di tutti quelli che sono stati uccisi sulla terra".
    Apocalisse 16:6 "Essi infatti hanno versato il sangue dei santi e dei profeti, e tu hai dato loro sangue da bere; è quello che meritano".

    I testi si commentano da soli e indicano una chiesa apostata intollerante, arrogante, persecutrice che si è macchiata di omicidi orrendi. Le lezioni della storia ci ricordano che questo è avvenuto e non è possibile contestarlo.

    La chiesa romana si è rivelata una religione di errori e di sangue, nessuno può negarlo. Per diciotto secoli essa ha causato orrori e sofferenze inaudite, inventandosi le torture più raffinante che una mente diabolica potesse partorire, e malgrado questo essa ha la pretesa di essere divina! I vespri siciliani, il massacro di San Bartolomeo, le Crociate, i Valdesi, l'inquisizione...sono le sue opere, i suoi macabri trofei.
    A chi pensa che Dio passerà sopra questi delitti, la parola del Signore toglie ogni illusione:
    Apocalisse 14:10 "egli pure berrà il vino dell' ira di Dio versato puro nel calice della sua ira; e sarà tormentato con fuoco e zolfo davanti ai santi angeli e davanti all' Agnello".
    Apocalisse 18:4 "Poi udii un' altra voce dal cielo che diceva: «Uscite da essa, o popolo mio, affinché non siate complici dei suoi peccati e non siate coinvolti nei suoi castighi".

    Dio ha un popolo nella chiesa apostata che diversamente dalla maggioranza cerca luce e verità. Un popolo indeciso, incatenato alle tradizioni, ai riti, alle cerimonie. A questi Dio rivolge l'invito a uscire da questa chiesa apostata affinché non siano partecipi delle sue colpe e non subiscano il medesimo castigo. Il Signore Gesù ama la chiesa come comunità di credenti che ascolta la sua parola, solo i cristiani devono evitare di cadere nella trappola di quella chiesa che dice di osservare la parola di Dio, ma che in realtà agisce e insegna ad aggirare la giustizia di Dio. I suoi frutti sono sotto gli occhi di tutti. La speranza che in futuro le cose cambieranno è solo illusoria e vana. La chiesa cattolica è come il camaleonte pronta ad esibirsi come conviene, ma sotto cova l'ambizione di sempre, essere dominatrice e assoluta. La profezia avverte: essa non tollera alcuna competizione in quella che considera una sua prerogativa: la gestione del divino. Presto salteranno fuori le pretese di sempre.

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    Dio si accorda con le esigenze del tempo? Perché prima si presenta inflessibile e dopo amabile? Non è sempre lo stesso Dio?


    14 gennaio 2013

    Sapete qual è l'affermazione più triste che sia contenuta nella Bibbia? Si trova nel libro di Geremia. In esso vi leggiamo una storia singolare di appelli di Dio che il popolo non ha voluto prendere in considerazione. Il profeta piange e intercede presso Dio affinché sia annullata la punizione che sta per sopraggiungere sul popolo d'istraele. Ma il Signore che cosa risponde? "Io non li ascolterò" Geremia 11:14 La possibilità che il Signore non voglia più ascoltare le invocazioni mi riempie il cuore di grande tristezza. Cosa pensare? Ci troviamo di fronte a un Dio severo, intransigente? Un Dio che facciamo fatica ad accordare con quello che Gesù ha rivelato del Padre Celeste. E cioè che egli è un Padre buono, paziente, misericordioso, un Dio clemente pronto a perdonare e ad accogliere il peccatore pentito.
    Gli stessi Israeliti erano intimiditi dalla presenza di Dio. Essi furono tanto spaventati ai piedi del monte Sinai di vedere la manifestazione di Dio attraverso la nube oscura, il fragore del tuono, i lampi e il monte fumante, che tutti tremanti dissero a Mosè: "Se sei tu a parlarci, potremo ascoltare; ma se Dio stesso ci parla, noi moriamo!" Esodo 20:18-19
    Perché ai tempi dell'A.T. Dio ha mostrato di essere così intollerante e severo verso il peccato e il peccatore, e nel N.T. si mostra invece come un Dio clemente, pronto a perdonare, addirittura a precedere il pentimento, anzi lo promuove egli stesso? Come comprendere questa differenza oggettiva?
    Prima della venuta di Gesù, la Bibbia dà una testimonianza drammatica di come il trasgressore veniva immediatamente scoperto e punito con la morte. Ricordiamo coloro che costruirono il vitello d'oro, i figli di Aronne, Miriam punita con la lebbra, la morte nel deserto di tutti coloro che uscirono dall'Egitto; il castigo di Core, Datan, Abiram. E c'è di più; prima era comandato al popolo di reagire ad ogni offesa con una reazione uguale e contraria :" Occhi per occhio, dente per dente" . Naturalmente questo comando era inteso a prevenire la tentazione che la vendetta fosse superiore all'offesa ricevuta...; ora invece siamo esortati a non fare le nostre vendette e a perdonare ai nostri debitori.
    Sembra di essere dinanzi a un Dio che si programma, modulare, che si accorda con le esigenze del tempo. In altre parole un Dio che cambia con il cambiare dei tempi. Se così fosse non avrebbe più senso considerare la legge dei dieci comandamenti una norma stabile nel tempo! Ed infatti è quello che molti credono!
    E se Dio cambia, allora è possibile che alla fine tutti siano salvati... Alcune correnti teologiche insegnano che alla fine anche Satana e i suoi angeli del male saranno salvati insieme ai giusti! Molti miei fratelli nella fede provano un serio imbarazzo a pronunciare la parola peccato. Come molti preferiscono parlare di male, conflitto, disadattamento. Ellen White, una scrittrice cristiana a cui devo molto della mia formazione spirituale scrive: "La religione che considera il peccato una cosa di scarso rilievo, insistendo sull'amore di Dio per il peccatore, indipendentemente dalle sue azioni, non fa altro che incoraggiare il colpevole a credere che Dio lo accoglierà anche se continua a fare ciò che egli sa essere peccato."
    Perché dunque Dio prima si presenta inflessibile e dopo amabile? Non è sempre lo stesso Dio ? Al tempo della Chiesa Apostolica, i primi cristiani avevano raccolto anch'essi questa differenza tra il Dio dell'A.T. e quello del Nuovo. Anche loro provavano un certo imbarazzo ad affrontare questa questione. L'Apostolo Paolo ha dedicato due intere epistole a discutere di questo soggetto, quella ai Romani e quella ai Galati. In esse l'Apostolo indica il tempo dell'A.T. come il tempo in cui l'obbedienza alla Legge era imposta come un giogo. Non si poteva far altro che obbedire. Infatti chi trasgrediva la legge veniva subito giustiziato. Si doveva ubbidire perché obbligati dalle circostanze.
    Con la venuta di Gesù e l'instaurazione del Nuovo Patto è stato inaugurata l'era della grazia, che ha sostituito la precedente, abolendola. Che cosa significa, che i cristiani non sono più obbligati a osservarla?
    Al tempo di Paolo molti cristiani che provenivano dal mondo giudaico, tirarono un grande sospiro di sollievo pensando che fosse proprio cosi! La legge era diventata uno strumento di oppressione e di infelicità. L'idea che fosse stata abolita venne accolta con gioia, ma che cosa disse l'Apostolo Paolo? "Noi non aboliamo la legge! Noi confermiamo il suo ruolo!" Rom. 3:31
    Senza le legge non potremmo conoscere i nostri bisogni. Il grande contrasto tra ciò che è bene e ciò che è male mette in luce quello che deve essere evitato.
    Ai tempi dell'Antico Testamento, la punizione immediata sul peccato era un provvedimento doloroso, ma indispensabile perché il popolo di Dio comprendesse la gravità del peccato. Dopo l'avvento di Cristo la pazienza di Dio ci consente di apprezzare il ruolo della grazia.
    Dio non cambia nei confronti del peccato e dei peccatori. Mediante la punizione immediata, egli voleva dimostrare le conseguenze del peccato che sono distruttive per l'uomo. Adesso, invece, egli dona a chi si pente l'opportunità di mostrare nella sua vita gli effetti della grazia di Cristo: Grazia che redime e trasforma il carattere della persona.
    Con le nostre scelte, la nostra decisione, la nostra lotta contro le inclinazioni al male ereditate e quelle acquisite, possiamo testimoniare che la grazia di Cristo sta trasformando le nostre vite.
    Se siamo figli di Dio, non possiamo fare altro che comportarci come tali! Non per obbligo, ma solo per amore di Colui che ha preso su di se la punizione per i nostri peccati.
    Mi piace a questo punto narrarvi una storia. Non saprei dire se inventata o accaduta per davvero, ma a me piace ricordarla e rappresenta un seme nella mia vita di credente.
    Dunque si narra che un bambino stava disegnando e l'insegnante gli chiese: "Che cosa rappresenta?" "E' un ritratto di Dio", fu la risposta. "Ma nessuno sa come sia fatto Dio" replicò l'insegnante. Al che il fanciullo per niente intimidito rispose:"Si saprà quando avrò finito".
    Come questo fanciullo anch'io dovrei poter dire: "Nella mia vita sto cercando di rappresentare il carattere di colui che amo: il mio Salvatore". Certo non sarà un dipinto sulla tela il mio obbiettivo, ma qualcosa di più nobile ed elevato! Sto cercando di rappresentarlo con i miei atti, le mie scelte, le mie parole e le mie lotte. Sarà certo un'opera che metterà in luce la potenza della grazia nella mia vita. Riconosco di essere lontano dalla meta, ma sono certo di essere sul giusto cammino e so di non essere solo. Credo nella pietà del Cristo che può trasformarmi. Credo nella sua verità che può farmi forte nella prova e vincere il peccato che è in me. Credo nella sua giustizia, che può lavarmi da ogni macchia. Credo nel suo perdono che mi riabilita e mi restituisce la dignità di figlio di Dio. So di essere impegnato in una storia che mostra tutto quello che Dio può realizzare nella mia vita.

    La mia storia è una traccia che può raccontare come sia fatto Dio. Questo il seme che egli ha posto in me. In questo progetto non mancano certo le difficoltà, ma so che posso affrontare serenamente ogni ostacolo, perché Il Signore è con me. E mi da gioia pensare che tutte le volte che mi pento dei miei peccati c'è gioia nel cielo anche per me.

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    Caro Gesù...


    16 dicembre 2012

    Mio caro Gesù, questa sera così buia e fredda mi fa pensare alla follia umana che semina dolore e angosce. Penso a chi subisce la prepotenza di poteri forti che gli derubano la gioia, a quelle vite innocenti che pagano per la follia che il male semina nelle menti devastate dall'emarginazione. Ogni giorno ci aspettiamo rovina e distruzione; la natura ci intimidisce con le sue ribellioni.. Le nostre guide operano con parzialità e se ne compiacciono! L'illegalità trionfa e la verità e la giustizia sono bandite sulla piazza! Ci sentiamo al limite dell'orizzonte più oscuro. Tutto questo tu lo sai bene. E il tuo sapere è anche il nostro dolore. Tu soffri con noi la malvagità che ci colpisce. Tu piangi, mio caro Gesù, le tue lacrime sono sul volto degli innocenti, di chi è umiliato dalla cattiveria umana. Torna presto Signore, la presenza del male ci opprime, l'ansia di riabbracciarti ci consuma. Siamo desiderosi di vedere l'alba del tuo ritorno. Vorremmo sentire che siamo a casa con te; non più lacrime, non più dolore... per noi, per i nostri figli, per coloro che amiamo..consolaci Signore, donaci una fede salda che non sia mortificata e una speranza solida che non venga umiliata. Fai che la notte non sia interminabile e che presto venga il giorno della nostra liberazione.

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    Se brucia la casa del tuo vicino...


    7 dicembre 2012

    "Se brucia la casa del tuo vicino, la cosa ti riguarda, e molto."
    Così Orazio Flacco, uno dei maggiori poeti dell'età antica, affrontava con sottile ironia le vicissitudini politiche e civili del suo tempo. Queste parole, davvero intramontabili, costituiscono un monito saggio e necessario rivolto a chi non abbia il tempo o la voglia di capire quello che sta dietro i poteri umani consolidati e considerati innegabili, anche se talvolta discutibili.

    Non si può negare che la corruzione è una realtà nel cuore umano che va dominata. Salomone nel pieno della sua saggezza aveva sentenziato: "Il cuore dell'uomo è pieno della voglia di fare il male" Ecclesiate 8:11 Egli non si riferiva certo a una fascia sociale in particolare.
    Questa diagnosi che non concede alcuna eccezione non è data per avvilirci, ma per denunciare la realtà di una umanità in caduta libera nel baratro della vanteria assordante, della vanità, della presunzione. Sprofonda nel buio e cambia le tenebre per luminari. Percorre strade che non portano da nessuna parte, apre porte che chiudono la mente in un servilismo muto abietto. Ogni ambito della vita sociale, civile e religiosa è attaccato, in fiamme, per usare l'immagine suggerita dal poeta romano, e le fiamme producono cenere, ciò che non ha futuro.. Il profeta Geremia vide che la causa di questa depressione era il compiacere se stessi:
    Il mio popolo ha commesso due mali:
    ha abbandonato me, la sorgente d'acqua viva,
    e si è scavato delle cisterne, delle cisterne screpolate,
    che non tengono l'acqua."
    Geremia 2:13

    La vita sociale si è sviluppata su fondamenta che risentono di questo sintomo. Il mondo casa del mio vicino è in fiamme perchè le sue guide non attingono dalla Parola ispirata. E quello che resta è cenere. O come il profeta Geremia suggerisce, mostrano recipienti ingannevoli che non possono dissetare. Prendere atto di questa realtà costituisce il primo passo indispensabile per sottrarsi al disastro annunciato.
    "Voi mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il vostro cuore" Geremia 29:13

    Dio non si arrende e invita quanti con cuore umile si riconoscono nel bisogno di luce e verità di cercare la Sua guida e il suo favore generoso:

    Egli cerca coloro che lo cercano, incontra chi desidera conoscerlo, si lascia trovare da chi ha sete di verità e cerca acqua limpida che disseta, che ristora, che ricrea.
    "Il tuo popolo si offre volenteroso
    quando raduni il tuo esercito.
    Parata di santità, dal seno dell'alba
    la tua gioventù viene a te come rugiada." Salmo 110:3

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    Dio è compassionevole con chi sbaglia?


    16 novembre 2012

    "Penso a Dio, ma piango, medito e mi perdo di coraggio". Il Salmo 77:4 presenta le manifestazioni tipiche di uno stato depressivo.
    Viene da chiedersi quale motivo affligge il salmista? Pericoli, persecuzioni, fatiche, malattie? Nessuno di questi motivi. La radice del dolore che affligge Asaf, è quello che egli percepisce come la continuata assenza di un segno della compassione divina.
    Egli chiede, v.8-10 "Dio è compassionevole anche con chi sbaglia? "
    La definizione della compassione indica il moto dell'animo che ci fa sentire dolore dei mali altrui e desiderio di lenirli.

    Asaf sente il bisogno della compassione di Dio, ma è incerto e vuole essere rassicurato. Capita nella vita di noi credenti passare per delle circostanze che mettono a dura prova la nostra fede e ci chiediamo come Asaf, se il Signore avrà compassione di noi... dei nostri limiti, delle nostre lacune.

    "Dio è compassionevole anche con me ?"

    I farisei insegnavano che i peccatori erano esclusi dalla compassione di Dio.
    Al tempo di Gesù i peccatori erano disprezzati . I farisei avevano fatto delle distinzioni tra la gente "santa" e i peccatori; così tra loro non esisteva nessun dialogo e nessun interesse, di conseguenza il popolo pensava che solo i peccatori pentiti potevano ricevere compassione.

    I sacerdoti che dovevano rappresentare l'amore e l'interesse di Dio per il peccatore erano impegnati a filtrare i misteri della Legge e trascuravano di riscaldare il cuore dei diseredati. Essi presentavano Dio come un essere insensibile ai deboli. Un Dio che si compiaceva dei forti, che si negava ai peccatori.

    Di conseguenza i peccatori pensavano che Dio li ignorasse e li disprezzasse così come erano ignorati e disprezzati dai capi religiosi.
    Il Signore Gesù venne in questo mondo per demolire questa falsa concezione di Dio che incuteva abbandono e scoraggiamento nei deboli e rafforzava l'egoismo in quelli che si ritenevano "santi".
    Un giorno il Figlio di Dio illustrò con la parabola del figliuol prodigo quanto i Farisei si fossero sbagliati, e quante benedizioni avevano perso loro e fatto perdere ad altri. Conosciamo la storia, il testo si trova in Luca 15: 11-32

    Mi piace pensare a cosa possono aver provato i discepoli e le persone presenti quando Gesù raccontò questa parabola... certamente tra le righe di questo racconto ne avranno letto un'altro, che solo il cuore è in grado di vedere. Quello di un padre in ansia per la sorte del figlio, la storia di un padre che si interroga: ho un figlio che sbaglia: come posso aiutarlo?

    Ecco come è Dio, ci dice Gesù: profondamente interessato e compassionevole anche nei confronti di colui che sbaglia.

    I figli erano entrambi stupiti di scorgere nel padre questa compassione. A loro pareva una cosa incomprensibile.. ma Dio è fatto così. Egli ama essere misericordioso e pietoso, lento all'ira e di grande benignità. Ma benché i profeti avessero parlato della compassione di Dio, Asaf era abbattuto e scoraggiato. Egli possedeva solo delle informazioni su Dio, evidentemete manca di una particolare e personale esperienza con il Salvatore.

    Grazie a Dio noi possediamo in Cristo una rivelazione speciale e personale della sua compassione che si rivela anche nei confronti di chi sbaglia.
    Molte nevrosi, sensi di colpa, spirito abbattuto e depressione sono conseguenza di questa incapacità di "vedere" l'amore di Dio per il peccatore. Cristo ha dichiarato "io sono venuto non per i sani ma per coloro che sono ammalati", abbiamo dunque una valida ragione per non lasciarci prendere dallo sconforto.
    Dinanzi alle difficoltà sappiamo che anche se abbiamo sbagliato in qualche cosa, il Signore non si dimentica di noi, non ci trascura, non ci pone al di fuori dei suoi interessi. Possiamo sempre contare sulla sua presenza e soprattutto sulla cura che egli ha per noi, sempre. Soprattutto quando abbiamo trasgredito la sua Legge.
    Mi consola e mi incoraggia immaginare il Signore Gesù tutto preso a studiare il mio caso... e a pensare alle possibili soluzioni per guarirmi dalle ferite della vita e dai miei stessi errori. Lui vede mille soluzioni dove io non ne scorgo neppure una! Possiamo essere fiduciosi e grati.

    Alla domanda di Asaf : "Dio è compassionevole anche con chi sbaglia?
    Noi abbiamo una risposta della fede che è certa e sicura: Sì lo è.

    Il Signore è compassionevole e pronto ad accoglierci qualunque sia il nostro stato morale. La sola obiezione è quella fornita dalla nostra incredulità, la sola ragione per essere respinti è quella suggerita dai nostri falsi timori.

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    31 Ottobre FESTA DELLA RIFORMA. Ma significa Sola Scriptura ancora oggi? Un preciso adempimento profetico!


    29 ottobre 2012

    Come si ricorderà il 31 ottobre 1517, Martin Lutero affisse 95 Tesi sul portale della chiesa di Ognissanti a Wittenberg, in Germania, con l'intento di promuovere un ritorno agli insegnamenti della Parola di Dio. La richiesta legittima fu respinta e Lutero e i suoi seguaci furono scomunicati. La richiesta contrastava con gli interessi economici di papa Leone X, che mediante la vendita delle indulgenze rastrellava denaro dai poveri per la costruzione del suo Vaticano. Da allora parlare di protestantesimo dovrebbe significare solo Scrittura! Ma è così ancora oggi? I fatti dicono di no!

    Anni fa è emerso un movimento di opinione in seno alla cristianità che sotto la spinta di un sentimento comune ai cattolici e ai protestanti, ha condotto l'Unione Luterana Mondiale e il Vaticano a sottoscrivere un compromesso ecumenico sul tema della giustificazione.
    In questo documento sottoscritto il 1° maggio del 1998 a cui hanno dato il loro consenso la totalità delle chiese protestanti, si afferma testualmente: "L'uomo peccatore raggiunge la salvezza unicamente attraverso la grazia di Dio".

    Apparentemente questa affermazione risulta in armonia con la Scrittura, ma in realtà non lo è. Anzi è assurda e inaccettabile! Infatti, affermando che la salvezza dell'uomo è per sola grazia significa escludere l'insegnamento e il valore della fede in rapporto alla salvezza.

    Perché mai non si parla di fede? Nell'affermare che la salvezza è per sola grazia, i cattolici intendono tacere sul percorso mediante il quale l'uomo giunge alla redenzione, che per essi sottintende la necessità del purgatorio, dove il peccatore sconta le sue colpe prima di passare in paradiso.

    Nel documento sottoscritto dalle due parti Cattolici e i Luterani hanno stabilito un'intesa che consenta ad entrambi di procedere di comune accordo verso il traguardo comune delle loro chiese, che è la salvezza dell'uomo, tralasciando di precisare attraverso quale cammino spirituale i credenti vi giungono.

    In altre parole secondo l'intesa non importa come giungi alla salvezza; ciò che importa è che sei salvato per grazia!

    Ma questo corrisponde a quello che dice la Bibbia? No davvero! La Parola di Dio pone la fede come il percorso necessario mediante il quale si è salvati!

    "Cambiate vita perché il regno di Dio è vicino" Matteo 4:17

    "Ricordate, è per grazia di Dio che siete stati salvati, per mezzo della fede" Efesi2:8

    La fede è lo strumento stabilito da Dio tramite il quale l'uomo si impossessa della salvezza; e per fede la Bibbia intende ubbidienza alla verità rivelata!

    "Avendo purificato le anime vostre con l'ubbidienza alla verità per giungere a un sincero amor fraterno, amatevi intensamente a vicenda di vero cuore". 1Pietro 1:22

    Naturalmente una fede-ubbidienza che palpiti di vita, sensibile; non quella ripiegata nei riti della chiesa o in qualche formula astratta.
    Togliere l'ubbidienza dal cammino cristiano significa eliminare il solo metro della nostra esperienza di credenti che ci indica i nostri limiti e i possibili traguardi da raggiungere con l'aiuto del Signore!

    Nel libro "Rivoluzione in Vaticano" di Martin Kobialka, che ricorda appunto la stesura di questa assurda intesa del 1998 tra Cattolici e Luterani, si afferma che quell'anno, un gruppo di 148 professori di teologia protestante manifestarono il loro dissenso alla sottoscrizione di questa intesa con il Vaticano.

    Thomas Kaufmann ,di Monaco, professore di storia della Chiesa, definì il sinodo protestante bavarese come "sinodo di menzogna".

    Il teologo protestante Theodor Eberhard Juengel, di Tubingen affermò:
    "E' uno sviamento incredibile ed una crisi intellettuale teologica, un'illusione di grande portata"

    Un portavoce della conferenza episcopale cattolica vide in questa protesta dei teologi protestanti "una dolorosa supposizione malevola, un disprezzo incomprensibile".
    Come al solito un movimento zelante di credenti che avrebbe potuto apportare un benefico contributo alla causa di Cristo venne tacciato come fautore di disordini da coloro che ritengono di essere i gestori della divinità!

    Ma quali i risultati di questo accordo?

    In seguito a questi fatti alcuni anni fa in seno alle comunità cattoliche e protestanti è stato fatto un sondaggio per capire le ripercussioni che questa intesa tra cattolici e protestanti ha prodotto nell'insegnamento religioso e nella vita spirituale delle comunità.
    Alla pag.21 si legge testualmente:
    "Sono stati interrogati i cristiani protestanti che frequentano ancora regolarmente la chiesa, sul tema della loro fede nella giustificazione in Cristo, che ci viene accordata unicamente per la grazia, senza alcun apporto da parte nostra, guardando unicamente al Signore che morì per noi. Dopo approfondite inchieste gli intervistatori constatarono allibiti che :
    "...in seno alla comunità la fede vivente non esiste semplicemente più. Questo dogma non è neanche più conosciuto col suo nome dalla maggior parte dei membri delle comunità.... Quel che è ancora più importante è che i cristiani seri non conoscono né la nozione di peccato, né la gioia della salvezza..."

    Il presidente della Chiesa Protestante Tedesca eletto il 5 Novembre 1997 fece osservare fin dall'inizio dei lavori "La chiesa rimane molteplice. Essa deve dar prova d'apertura... Io credo che nel prossimo secolo gli uomini non ci chiederanno più quale sia la nostra confessione... Nella nostra qualità di chiese, noi dobbiamo operare insieme".

    Vediamo così adempiersi la profezia di Cristo, secondo cui prima del Suo ritorno difficilmente si sarebbe trovata la fede!
    "Ma quando il Figlio dell'uomo verrà, troverà la fede sulla terra?" Luca 18:8

    La fede nella giustificazione resa da Cristo, che si mostra attraverso un convincimento del cuore, una consapevolezza di peccato e un bisogno di perdono attraverso la confessione e l'ubbidienza alla Parola di Dio non esiste più se non nel sentimento di singoli membri di Chiesa.
    Al suo posto i ricercatori affermano di trovare nella maggioranza dei credenti intervistati una certa nozione sul tema della salvezza per sola grazia, ma molta incertezza sul fatto di essere salvati veramente!

    Ancora una volta la storia si ripete: La chiarezza della parola di Dio è offuscata dalla filosofia di questa moderna controriforma, che pone la diplomazia e il consenso popolare al posto della fede.

    La fede è divenuta per molte persone un concetto, una nozione che offre delle suggestioni, anche molto intense, talvolta, ma che tuttavia non riesce a trasmettere al cuore la gioia della salvezza, perché di questa salvezza costoro non sono sicuri.

    Oggi siamo esposti alle suggestioni di questa mentalità religiosa-filosofica che ha invaso la cristianità e i cui effetti si notano già pesantemente nelle chiese, di qualunque denominazione si tratti, dove sentiamo discorsi che ci mettono a disagio con la nostra coscienza e dove la Parola di Dio non sembra scomodarci più di tanto in nome di un pietismo che tutto accetta e tutto scusa. Non è insolito che coloro che desiderano una spiritualità vera nelle chiese sono tacciati come fautori di disagio dalla maggioranza.

    Che cosa dobbiamo pensare di questo cristianesimo accomodante, di questa salvezza che si dice ci viene accordata unicamente per la grazia, senza un cambiamento di vita da parte nostra, guardando unicamente al Signore che morì per noi?

    La sola risposta vera che dobbiamo prendere in considerazione è contenuta nella Parola di Dio
    "Ricordate, è per grazia di Dio che siete stati salvati, per mezzo della fede" Efesi2:8

    La fede ha un posto e un ruolo determinante nell'esperienza religiosa. Non dovremmo permettere a nessuno di confonderci con ragionamenti filosofici e umanisti che sono il riflesso della paure e dei condizionamenti che dominano la mente. Non consentiamo che la diplomazia, il desiderio del quieto vivere, la convenienza ci derubino della cosa più preziosa che abbiamo e che siamo chiamati a custodire personalmente, responsabilmente e gioiosamente:
    La nostra certezza della salvezza in Cristo mediante la fede.

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    L'Inferno come luogo di tormenti eterni esiste davvero?


    16 ottobre 2012

    Santa faustina kowalska afferma di sì perché ha avuto una visione. Ma la Bibbia parla solo di un fuoco purificatore: uno stagno di fuoco! La questione mi è stata presentata da alcuni amici a cui ho risposto privatamente. Ma considerato che l'argomento potrebbe interessare altri, pubblico in bacheca.
    Sappiamo che suor Faustina Kowalska ha ricevuto la visione dell'inferno perché, secondo quanto lei stessa ha affermato, "per ordine di Dio e sotto la guida di un angelo venni condotta nell'inferno con lo scopo di raccontarlo alle anime e testimoniare che l'inferno c'è"..
    Il suo padre spirituale don Michele Sopocko, affermava che la religiosa aveva comunicazioni con gli spiriti celesti e del purgatorio. Pare che abbia ricevuto delle visioni in cui Gesù le ha ordinato di dipingere un immagine del Cristo secondo il modello presentatole, dicendole: "voglio che la mia immagine venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo pasqua" in quel giorno sono aperti i canali attraverso i quali scorrono le grazie divine". "Questa domenica deve esse chiamata "festa della misericordia" e deve essere preceduta da una novena assieme alla coroncina. Per la recita di questa coroncina mi piace concedere tutto ciò che mi chiederanno." Aggiunge inoltre di essere sdegnato per i peccati (l'aborto) che si commettono a Varsavia.

    Suor Faustina Muore il 5 ottobre del 1938 consumata dalla tubercolosi. Entrambi sono stati canonizzati dal papa e ammessi al culto della fede. Il 30 aprile del 2000 papa Paolo II ha istituito per la prima volta la "festa della misericordia". Oggi questo movimento riunisce nella Chiesa milioni di persone di tutto il mondo: congregazioni religiose, istituti secolari, sacerdoti, confraternite, associazioni, diverse comunità degli apostoli della Divina Misericordia e persone singole che intraprendono i compiti che il Signore ha trasmesso a Suor Faustina. Per coloro che vogliono maggiori informazioni esiste una pagina sul web: festadelladivinamisericordia.com

    L'inferno a cui suor Faustina allude è quello "cattolico": un luogo di tormenti eterni tra le fiamme inestinguibili, circondati da demoni che divorano le membra dei malcapitati, del tutto simile, se non peggio, di quanto abbia partorito l'immaginazione dantesca.
    La visione avrebbe lo scopo di ribadire che "l'inferno c'è". Probabilmente dettato dalla necessità di lanciare un monito a quanti praticano l'aborto...

    L'inferno come luogo di pene eterne non trova nessun riscontro in tutta la Sacra Scrittura, è in contraddizione palese con il carattere di Dio che è amore e si fonda su una errata interpretazione di testi biblici che sono stati estratti dal loro contesto. Per questi motivi non possiamo considerare i meriti vantati della suora e la visione dell'inferno che lei afferma di avere avuto da Dio, degni di attenzione. Tra l'altro non potrebbero nemmeno essere presi in considerazione per il fatto che sono in contraddizione con il secondo comandamento del decalogo che vieta l'adorazione delle immagini.(vedi Esodo 20:4).
    Lo stagno di fuoco, invece è biblico. Esso viene presentato nel libro dell'Apocalisse di Giovanni come l'ultimo provvedimento preso da Dio dopo il millennio, per purificare la terra da ogni traccia del male. In esso periranno per la seconda volta tutti coloro che avranno rinunciato alla salvezza, gli angeli ribelli e lo stesso Satana. L'evento avrà efficacia su tutta la superficie della terra e perciò avrà le dimensioni di un cataclisma globale. Viene chiamato stagno di fuoco per sottolinearne l'efficacia.
    La sua azione, però, sarà limitata nel tempo (come è stato per il diluvio universale: esaurita la sua funzione scomparirà dalla scena). L'espressione "saranno tormentati giorno e notte, per sempre", non va intesa nel senso che questo fuoco non avrà mai fine, ma secondo lo spirito ebraico che intende una fine per sempre nel suo risultato. Infatti, immediatamente dopo la purificazione del pianeta, Giovanni vede la nuova Gerusalemme scesa dal cielo posarsi sulla terra così purificata, e i redenti riprendere possesso del pianeta per vivere un'esistenza felice ed eterna.

    "Quando i mille anni saranno trascorsi, Satana sarà sciolto dalla sua prigione e uscirà per sedurre le nazioni che sono ai quattro angoli della terra, Gog e Magog, per radunarle alla battaglia: il loro numero è come la sabbia del mare. E salirono sulla superficie della terra e assediarono il campo dei santi e la città diletta; ma un fuoco dal cielo discese e le divorò. E il diavolo che le aveva sedotte fu gettato nello stagno di fuoco e di zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta; e saranno tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli.
    Poi vidi un grande trono bianco e colui che vi sedeva sopra. La terra e il cielo fuggirono dalla sua presenza e non ci fu più posto per loro. E vidi i morti, grandi e piccoli, in piedi davanti al trono. I libri furono aperti, e fu aperto anche un altro libro che è il libro della vita; e i morti furono giudicati dalle cose scritte nei libri, secondo le loro opere. Il mare restituì i morti che erano in esso; la morte e l'Ades restituirono i loro morti; ed essi furono giudicati, ciascuno secondo le sue opere. Poi la morte e l'Ades furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda, cioè lo stagno di fuoco. E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco." Apocalisse 20

    "Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, poiché il primo cielo e la prima terra erano scomparsi, e il mare non c'era più. E vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii una gran voce dal trono, che diceva: «Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro, essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate." Apocalisse 21

    Che l'inferno insegnato da Agostino, Tertulliano, non si può identificare con lo stagno di fuoco della Bibbia, è suggerito dal fatto che quest'ultimo costituisce l'ultima parola di Dio al problema del male. Dio non intende contendere con i peccatori per l'eternità. Egli ha stabilito un tempo per mettere la parola fine alla ribellione e alla contesa. L'eternità che Dio intende donare a coloro che lo amano è un'esistenza felice, esuberante, un luogo di pace e di lode. Possiamo essere felici e grati a Dio perchè il nostro nome è scritto nel libro della vita e ci arride la prospettiva di un'esistenza serena, santa e benedetta che appagherà il nostro desiderio di pace e di armonia con tutto il bel creato di Dio.

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    Tu, persona preziosa...


    15 ottobre 2012

    "Avrai un nome nuovo che il Signore stesso ti darà. Nelle mani del Signore diventerai una corona splendida, un diadema regale." Isaia 62: 2-3
    Mi piace rileggere questa promessa che parla di noi come di persone preziose che Dio trattiene nelle sue mani. Si tratta di una composizione poetica straordinaria che descrive con quale amore intenso il Signore risponde al nostro bisogno di parole vere, eterne, che riscaldano il cuore e aprono il cielo su di noi.
    Non è proprio questo che il nostro cuore domanda? Sapere che il cielo è così vicino che può udire la nostra voce, accorgersi delle nostre perplessità? Le nostre angosce segrete non restano nel perimetro della nostra apparente solitudine, indifferenza... ma sono udite e raccolte nel cavo dell mano di Dio.
    Nella descrizione del profeta Isaia, l'eloquenza delle immagini evocate raccontano di una donna infelice, imprigionata da circostanze avverse, e dalle quali il Signore desidera riscattare e restituire alla dignità e alla gioia. Quanta sensibilità e attenzione per i più piccoli della terra! La grandezza di un Dio che ha creato il piccolo fiore e donato ali delicate alla farfalla rivela così il suo infinito amore e interesse per ogni creatura.
    La promessa di rialzare dalla polvere della solitudine e dell'abbandono è calzante con i tempi di grande incertezza che viviamo. Il profeta scriveva questo poema negli anni che vanno dal 740 al 700 a.C. Sono anni di pericolosa tensione internazionale. Egitto in decadenza. La potenza Assira conquista il regno del nord (Samaria) la popolazione viene deportata. Alcuni anni dopo anche il regno del sud (Giuda) viene assediato. La fine di ogni prospettiva di vita gioiosa sembra sopraggiungere, il futuro appare grigio e terribile!

    In questo contesto la popolazione superstite vaga per delle città in rovine, tra campi incolti e condizioni di vita precarie. Un'ingiustizia sociale dilagante che percorre un territorio invaso sempre più da bande di predoni e da pratiche idolatriche.
    In questo contesto il messaggio di Isaia riaccese nei cuori la speranza... la fine di ogni prospettiva umana non coincide con la fine delle prospettive di Dio. L'ultima parola di Dio era ed è anche per noi oggi un messaggio di liberazione dalla colpa e di riconciliazione con il nostro amato Salvatore. Ogni risorsa umana potrà venire meno, ma lo sguardo premuroso di un Dio d'amore non mancherà mai di seguirci.
    "Signore, tu mi scruti e mi conosci;
    ..da lontano conosci i miei progetti:
    ..ti è noto ogni mio passo.
    ..sai quel che voglio dire.
    ..metti la tua mano sulla mia spalla!
    ..Non ero ancora nato e già mi vedevi.
    Come sono profondi per me i tuoi pensieri!" Dal Salmo 139

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    Gesù Cristo aveva moglie? Non esiste nessuna prova reale.


    21 settembre 2012

    E' sufficiente un frammento di scrittura per mettere in discussione la testimonianza del Vangelo? Dai titoli apparsi di recente sulla vicenda sembrerebbe di sì!
    Nel corso di un convegno tenutosi a Roma, Karen L. King, storica della Cristianità antica della Harvard Divinity School, ha presentato un antico frammento di papiro in cui Gesù farebbe riferimento a una «moglie». Si tratta di otto righe riportate da un frammento minuscolo, tanto da essere leggibile solo grazie ad una lente di ingrandimento.
    La provenienza del papiro resta un mistero. Analizzato da alcuni esperti, pare che il frammento appartenga al IV secolo, ma l'autore dello scritto è ignoto. Con quale strumento il misterioso autore sia riuscito a scrivere caratteri tanto minuscoli su una superficie ruvida come il papiro resta da appurare e provare. In ogni caso in una intervista al New York Times la King ha precisato che: "il papiro non può essere considerato una prova che il Gesù storico fu davvero sposato."

    Tralasciando le ragioni dettate da un'esigenza di mercato che macina tutto quello che può servire per produrre profitto, soprattutto nel campo dell'editoria dove pare allettante alimentare il gossip fornendo storie pruriginose e stuzzicanti, come quella del "Codice da Vinci" o il "Vangelo di Maria Maddalena", va messo in luce qualche elemento di chiarezza fornito dai testimoni, vale a dire da persone che hanno vissuto con Cristo e condiviso la sua storia per anni, per verificare l'attendibilità o meno di uno scritto anonimo. Anche perché se la datazione del papiro risultasse esatta, resta il fatto che non era certo proibito scrivere qualsiasi cosa sulla vita del Cristo.
    In diversi hanno provato a farlo, basta leggere i vangeli apocrifi. Quindi nulla di strano nella comparsa di qualche documento, salvo poi verificare l'attendibilità. E' doveroso tenere presente che quando la chiesa nascente si trovò di fronte alla necessità di distinguere gli scritti che circolavano sulla vita di Cristo e degli Apostoli, separandoli da produzioni umane non suggerite dallo Spirito di Dio, trovò che il metro appropriato fosse quello di verificare che il contenuto fosse in armonia con la parola dei profeti di Dio, con l'insegnamento spirituale, con l'esempio lasciato da Cristo, da quello degli Apostoli, e dalla condotta morale di tutti gli uomini di Dio. Questo procedimento ha permesso la salvaguardia della Sacre Scritture e ricorda ai cristiani di ogni tempo che non esiste altro mezzo per verificare l'attendibilità di qualsiasi "vangelo", messaggio o rivelazione divina che provenga dal passato o dai giorni nostri. "Alla legge! Alla testimonianza!» Se il popolo non parla così, non vi sarà per lui nessuna aurora!" Isaia 8:20 Questo è il metro biblico!

    Ma veniamo al quesito: Gesù era sposato? Posto che fosse vero e non lo è perché nasconderlo? Ammettere l'ipotesi di un comportamento mendace sarebbe immorale e anche offensivo nei confronti della dignità umana. Cristo è stato il campione della verità! Egli si è schierato contro l'ipocrisia dei farisei che non hanno mai avuto argomenti veri per accusarlo. Se Cristo avesse avuto un matrimonio regolare troveremmo traccia della moglie nell'elenco dei suoi familiari; se poi fosse stato un matrimonio clandestino i farisei lo avrebbero lapidato accusandolo di infrangere la Legge! In ogni caso il fatto figurerebbe nell'elenco delle accuse che i capi della nazione gli hanno rivolto. Ma nella Bibbia nulla lascia intendere che Cristo avesse una moglie! La domanda che Cristo rivolse ai suoi accusatori lo conferma::" Chi di voi può accusarmi di peccato?"Giovanni 8:46

    Il figlio di Dio è stato corretto sul piano morale; egli non ha reso penoso il fardello della donna occultando la sua presenza, al contrario ha nobilitato il ruolo della donna riscattandola dai margini della società dove la durezza e il cinismo dei capi del popolo l'avevano relegata. Egli ha esaltato la realtà femminile ponendola al fianco dell'uomo; ha restituito alla donna la sua dignità rivalutando la sua personalità.

    Cristo non ha preso moglie per una ragione nobile e altruista. Lo scopo della sua venuta nel mondo non contemplava quello di farsi una famiglia in terra, ma di unire a Dio una umanità perduta!
    Egli è venuto per ristabilire la pace tra l'uomo e Dio. Offrendosi come sostituto dell'uomo peccatore ha preso su di se la punizione che l'uomo merita per offrirci la vita che è sua. Così ha riscattato noi dalle conseguenze del peccato che è la morte eterna.

    Per questo il Figlio di Dio ha rinunciato volenterosamente alle lodi del cielo, alla maestà della gloria, alla gioiosa compagnia dei santi angeli per venire a condividere in questo mondo le nostre pene, le nostre angosce, i nostri bisogni. E' venuto come uomo e ha condiviso fino in fondo la realtà umana con le sue gioie e i suoi dolori. Infine a concluso il suo cammino terreno non come vittima della morte, ma come risoluto vincitore di essa. Ora egli si trova nel cielo, come rappresentante dell'umanità redenta e difende la nostra causa dagli attacchi del Maligno!

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    Questioni di datazione: La Terra non è poi così giovane!


    20 settembre 2012

    Perchè c'è questa grande differenza tra quello che dice la scienza sull'età della terra (10000-15000 anni) e dei suoi abitanti e quello che afferma la genesi? (6000 anni).
    La spiegazione di questo dilemma risiede nel racconto della creazione che viene descritta dal punto di vista dell'osservatore, che è Mosè al quale Dio rivela le origini della vita. L'espressione iniziale "In principio Dio creò il cielo e la terra" è molto più di un avvenimento in quanto dichiara la paternità di tutto quello che sta nel cielo (universo) e di tutto quello che sta sulla terra che, ripeto, l'uomo vede dal suo punto di osservazione che è la terra.
    Poi segue il racconto di come il Creatore organizza il pianeta affinchè possa diventare un luogo da abitare per l'umanità.
    Il racconto inizia affermando che il pianeta "..era vuoto e deserto, le tenebre coprivano gli abissi e un vento impetuoso soffiava su tutte le acque" Geneasi 1:1 Quanto tempo trascorre in questa situazione? Non possiamo saperlo! Dal che possiamo trarre la conclusione per deduzione che il pianeta terra era preesistente alla creazione dell'uomo come materia disorganizzata e che in seguito alla settimana creativa, circa 6000 anni fa "diventa" il pianeta Terra abitato dall'uomo!
    Tra Scienza e Bibbia non esiste conflitto.

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    L'idolatria nella storia e nella chiesa -seconda parte-


    18 settembre 2012

    "..fratelli, non voglio che siate nell'ignoranza. Voi sapete che quando eravate pagani eravate trascinati dietro agli idoli muti secondo come vi si conduceva." 1 Corinzi 12:1
    "..vi siete convertiti dagl'idoli a Dio per servire il Dio vivente e vero". 1Tessalonicesi 1:9

    La chiesa cristiana delle origini nutriva una profonda attenzione affinché elementi del culto pagano non penetrassero nella chiesa. Numerose testimonianze nelle lettere apostoliche documentano con quale cura venivano esortati e lodati coloro che provenivano dal paganesimo: "Non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo che non è per voi; infatti che rapporto c'è tra la giustizia e l'iniquità? O quale comunione tra la luce e le tenebre? E quale accordo fra Cristo e Beliar? O quale relazione c'è tra il fedele e l'infedele? E che armonia c'è fra il tempio di Dio e gli idoli? " 2 Corinzi 6:14

    Gli idoli indicavano le false divinità che affollavano il mondo antico. Purtroppo nella misura in cui in alcune chiese venne meno la vigilanza sulla fede, il paganesimo penetrò con i suoi riti e le sue abitudini. Presto la chiesa si trovò dinanzi a un bivio: mantenere nella chiesa le consuetudine del mondo pagano o ritornare alla purezza della fede? In questo contesto la storia ricorda che si sviluppo un intenso conflitto non privo di lotte e di infamanti delitti tra coloro che vollero conservare gli idoli e furono chiamati iconolatri e quelli che invece li rifiutavano e vennero chiamati iconoclasti..

    Di fronte al crescente culto idolatrico che andava affermandosi nelle chiese, il Concilio di Elvira che si tenne in Spagna nel 313, affermò categoricamente: "Non vi debbono essere pitture nelle chiese, affinché non si dipinga nelle pareti ciò che si venera e si adora".
    Il Concilio di Laodicea nel 364, riunì circa 30 chierici dell'Asia Minore. Le conclusioni a cui pervenne fu di ritenere che l'invocazione di angeli è idolatria.

    Ma nonostante il divieto del secondo comandamento e le posizioni intransigenti dei concili, gli idoli furono ritirati, e al posto di essi si misero le statue dei martiri cristiani. Le feste pagane dedicate al sole, alla terra, alla fertilità e a quanto ancora occupava l'universo del paganesimo cambiarono nome, furono ammantati di cristianesimo e rimasero nella chiesa.

    Sereno, Vescovo di Marsiglia nel 600 circa, per contrastare l'incipiente invasione delle statue e delle immagini che venivano adorate, cominciò un movimento per disfarle; papa Gregorio Magno lo rimproverò per aver abbattuto le "statue del Signore e dei santi": "queste immagini -egli scrive- hanno una funzione didattica e sono di grande aiuto a coloro che non sanno leggere, sono mezzo di istruzione per coloro che non possono attingere direttamente alle Sacre Scritture." Il papa era contro il culto delle immagini ma giustificando la presenza delle statue e delle pitture nella chiesa permise che l'idolatria facesse una devastazione spirituale incalcolabile. Il valore pedagogico delle immagini poteva essere di qualche utilità nella misura in cui illustravano la vita degli apostoli e gli insegnamenti di Cristo e dei profeti; ma questo valore veniva meno nel momento in cui esse finivano per diventare l'oggetto della devozione.

    In efeftti, la presenza delle immagini nel culto costituisce da sempre una minaccia all'integrità della fede. Quando il re Ezechia nel 700 a.C. si rese conto che il popolo adorava come un idolo il serpente di rame ordinato da Dio a Mosè, che bastava guardarlo (non adorarlo) per essere guariti dai morsi dei serpenti nel deserto:"..frantumò le statue, abbatté l'idolo d'Astarte, e fece a pezzi il serpente di bronzo che Mosè aveva fatto; perché fino a quel tempo i figli d'Israele gli avevano offerto incenso". Vedi 2 Re 18:4.

    Giovanni Calvino, il cui nome è strettamente legato alla città di Ginevra, dopo essersi separato dalla Chiesa romana nel 1532, sulla presenza delle statue nelle chiese scrisse: "..certo i prelati della chiesa non hanno avuto altra ragione di affidare agli idoli l'incarico di ammaestrare, se non perché essi sono muti. Paolo testimonia che Cristo ci è dipinto al vivo dalla predicazione dello Evangelo, anzi crocifisso davanti agli occhi nostri. A che, dunque, rizzare nei templi tante croci di legno e di pietra, d'oro e d'argento, se fosse stato ben impresso nel popolo che Cristo fu crocifisso per portare la nostra maledizione sulla croce, per cancellare i nostri peccati col suo sacrificio, per lavarci col suo sangue e riconciliarci con Dio, suo Padre? Perché con questa semplice parola si sarebbe potuto ottenere più frutto presso i semplici che con mille croci di legno e di pietra".

    Quando la Parola di Dio costituiva la sola autorità di fede c'era istruzione e discernimento spirituale; ma quando si iniziò a trascurare i suoi insegnamenti nella chiesa vi rimase l'ignoranza e l'idolatria.

    Nel medio evo scese in campo anche l'impero e la disputa sull'uso delle immagini coinvolse tutti, popolo, clero, monaci e soldati. Il primo decreto che permetteva l'uso delle immagini nelle chiese per l'adorazione è stato fatto da papa Costantino I nel 710.

    L'imperatore Leone III, che aveva in orrore l'idolatria, chiese che il decreto venisse ritirato, anche perché lo considerava un impedimento agli ebrei e ai maomettani di convertirsi al cristianesimo. Contro questa richiesta ragionevole il papa scomunicò l'imperatore. Il figlio dell'imperatore, Costantino Copronimo, nel tentativo di fare chiarezza sull'uso delle immagini motivo di lotta, si appellò a un concilio generale.

    Si tenne a Costantinopoli nel 754 sotto la presidenza del metropolitano di Efeso. Parteciparono 338 vescovi e si decretò l'abolizione delle immagini nelle chiese e si vietò di prestarvi il culto.

    L'imperatore Leone IV era intenzionato a far rispettare la delibera del Concilio, ma sua moglie Irene, cospirando con i monaci, irriducibili sulla tenuta delle immagini, fece avvelenare il marito ed uccidere i cognati. Divenuta così imperatrice per tutela del figlio, cooperò in favore delle immagini. Quando il figlio divenne adulto , essendo questi contrario alle immagini, lo fece prima accecare e poi non soddisfatta, lo fece uccidere.

    L'imperatrice Irene convocò un nuovo concilio generale per deliberare sul culto delle immagini; si tenne a Nicea nel 787. Poiché non erano presenti tutti i vescovi, molti prelati contestarono il titolo di generale. Naturalmente i pochi vescovi presenti al concilio si pronunciarono in favore delle immagini nelle chiese e legiferarono di prestare ad esse culto di adorazione. In quella circostanza non tralasciarono neppure di rendere ufficiale il culto della croce. Fu così formalizzata l'adorazione nella chiesa romana. Quando l'imperatrice Irene morì, papa Leone III la santificò per il suo alto contributo all'adorazione delle immagini e il loro culto. Inutile dire che questo contributo si traduceva in un cospicuo flusso di danaro nelle casse del papa con le numerose offerte rastrellate dai devoti...

    Quando sembrava che l'argomento fosse stato chiarito un successore di Irene, Leone V l'armeno, riprese le ostilità contro le statue nelle chiese. La storia che seguì fu un continuo conflitto a sangue tra fazioni opposte che rivendicavano a suon di delitti il contrario di altri! Furono tenuti concili che negarono la validità di altri. I fedeli nelle chiese erano disorientati e combattuti non sapendo a chi appellarsi. La Parola di Dio era divenuta introvabile e le prediche si basavano sulla parola dei papi e le preghiere ai santi.

    Nella Riforma e nella Controriforma nessun elemento significativo si aggiunse alla questione dell'idolatria.
    I riformatori ispirandosi al secondo comandamento furono contro le immagini, quelli della Controriforma le volevano tenere nelle chiese. Alla fine Bellarminio, e con lui papi e concili si dichiararono apertamente per l'adorazione delle immagini.

    Nell'età moderna un considerevole contributo all'adorazione delle immagini e del culto delle statue viene fornito ad hoc dalle apparizioni di santi e madonne definiti miracolistici, seguiti da episodi di guarigioni più o meno autentici. Certo, vedere nella chiesa romana prostrazioni, baci a statue e immagini; preghiere, invocazioni e canti liturgici a defunti. Reliquie, processioni, candele, flagellazioni, amputazioni; cerimonie suntuose, commercio e traffico di armi, investimenti e speculazioni, sottrazione di risorse allo stato sociale e quanto altro i media riportano, non è possibile affermare con onestà che interpreti la religione di Cristo. Il suo è un sincretismo di verità e menzogna che consente di credere quello che si vuole e di aggirare la giustizia di Dio dando l'impressione di ubbidire alla sua Parola. Ma la diagnosi di Dio avverte:

    "Hanno conosciuto Dio, poi si sono rifiutati di adorarlo e di ringraziarlo come Dio.
    Si sono smarriti in stupidi ragionamenti e così non hanno capito più nulla.
    Essi, che pretendono di essere sapienti, sono impazziti:
    adorano immagini dell'uomo mortale, di uccelli, di quadrupedi e di rettili,
    invece di adorare il Dio glorioso e immortale.
    Per questo, Dio li ha abbandonati ai loro desideri:
    si sono lasciati andare a impurità di ogni genere
    fino al punto di comportarsi in modo vergognoso gli uni con gli altri.
    Proprio loro che hanno messo idoli al posto del vero Dio, e hanno adorato e servito quel che Dio ha creato, anziché il Creatore. A lui solo sia lode per sempre" Romani 1:21-25
    Nella visione profetica del Giudizio l'invito rivolto a coloro che si dicono cristiani è posto in relazione all'adorazione di Dio solo, unico e immortale, segno evidente che nella cristianità esiste su questo soggetto uno sviamento devastante: "Egli diceva con voce forte: «Temete Dio e dategli gloria, perché è giunta l'ora del suo giudizio. Adorate colui che ha fatto il cielo, la terra, il mare e le fonti delle acque». Apocalisse 14:7 In breve, adorate il Creatore! Non le creature!

    "Qui deve mostrarsi la costanza di quelli che appartengono al Signore, mettono in pratica i comandamenti di Dio ( tutti e 10) e rimangono fedeli a Gesù" Apocalisse 14:12

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    Cristianesimo e paganesimo sottobraccio? -prima parte-


    16 settembre 2012

    La domanda trova conferma negli insegnamenti religiosi che non traggono origine dalla Parola di Dio, ma costituiscono un retaggio di tradizioni e pratiche del paganesimo che si è introdotto nella chiesa con lo sviluppo dell'apostasia. Il più grave di questi è l'adorazione delle statue, delle immagini di santi, crocifissi, madonne e angeli che hanno sostituito gli idoli delle nazioni pagane.

    Caratteristica del paganesimo è l'impossibilità di concepire un religione senza immagine della divinità. Così il mondo pagano affollava di idoli, amuleti di ogni sorta che venivano indossati in omaggio agli dei. Quando i pagani si convertivano al cristianesimo iniziarono a trasportare nelle chiese elementi del culto pagano. In quelle chiese dove contrariamente alla proibizione divina si ritenne che le immagini fossero utili per la crescita della fede si sviluppo l'idolatria. Invece di essere la chiesa a vincere le tendenze del mondo pagano, era il paganesimo che trionfava nella chiesa.

    Come si legge nei dieci comandamenti, il secondo afferma il divieto assoluto di farsi delle immagini e di prestare ad esse un culto di adorazione. La ragione del divieto è che la creatura non può essere posta allo stesso livello del Dio Creatore da cui procede la vita e l'esistenza di ogni cosa. Prostrarsi in adorazione davanti a una statua o una qualsiasi rappresentazione significa ammettere che qualsiasi cosa essa rappresenta possa riceverlo! Vale a dire che gli si attribuisce la facoltà di essere presente in ogni luogo e in ogni tempo, che è la caratteristica di Dio. Questa è idolatria! La storia del popolo ebraico riporta situazioni drammatiche in cui l'adorazione di Dio è stata condivisa con quella degli dei del mondo pagano. L'esito di questi tentativi ingloriosi ci documenta sulla necessità di attenersi scrupolosamente al divieto espresso nel secondo comandamento: "Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il SIGNORE, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l'iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso bontà, fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti." Esodo 20:4 Per essere un comando semplice è il più lungo del decalogo, segno evidente che distingue l'importanza.

    Nelle chiese cristiane dei primi secoli non vi erano statue né pitture. Il culto veniva reso spiritualmente secondo le indicazioni del comandamento e di Cristo: "Ma l'ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali adoratori. Dio è Spirito; e quelli che l'adorano, bisogna che l'adorino in spirito e verità». Giovanni 4:23-24
    Tra le testimonianze dei primi padri della chiesa troviamo quella confortante di Epifanio Di Salamina (315-403), di cui è nota la sua avversione al culto delle immagini e al loro uso nelle chiese: "Io trovai un velo sospeso alla porta della chiesa, il quale era colorato e dipinto, avente l'immagine di Cristo, o di qualche altro santo, perché io non ricordo bene quale immagine fosse. Io dunque avendo veduto che nella chiesa di Cristo, contro l'autorità delle Scritture l'immagine di un uomo era sospesa, lacerai quel velo". Tratto dalla Lettera a Giovanni di Gerusalemme. Epifanio fu senza dubbio un vescovo modello nella cura del gregge affidategli. Il culto va reso spiritualmente a Dio, spiritualmente presente in ogni luogo e sempre. Chi si inchina in adorazione di statue e immagini, suscita la gelosia di Dio. "Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il SIGNORE, il tuo Dio, sono un Dio geloso.."Esodo 20:5

    A questo punto è bene consultare la storia per vedere come e quando il culto delle immagini si è introdotto nella chiesa. Sarà questo il prossimo argomento che tratterò, per chi avrà voglia e interesse di seguire.

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    Piacere, Dio! Ma chi sei?


    10 settembre 2012

    Al Calvario, quasi tutti respinsero Gesù. Solo pochi riconobbero chi era realmente; tra questi, uno dei due ladroni lo riconobbe come Re e Signore (Luca. 23: 42), e il soldato romano che disse: "Quest' uomo era davvero Figlio di Dio" (Marco. 15: 39). Scrive l'Apostolo Giovanni: "E' venuto nel mondo che è suo ma i suoi non l'hanno accolto". (Giov 1: 11) Egli si riferiva non solo alla moltitudine incredula raccolta ai piedi della croce, e neppure al solo popolo di Israele, bensì ad ogni generazione che abbia vissuto. Ad eccezione di un pugno di individui, tutta l'umanità, a somiglianza della chiassosa moltitudine riunita sul Calvario, ha rifiutato di riconoscere in Gesù di Nazareth il suo Dio e Salvatore. Questo fallimento, il più tragico e profondo dell'umanità, dimostra che la conoscenza di Dio che possiedono gli esseri umani è radicalmente insufficiente.

    Le molte teorie che cercano di spiegare Dio, ed i numerosi argomenti a favore o contro la sua esistenza, mostrano che la sapienza umana non può comprendere il divino. Dipendere esclusivamente dalla sapienza umana per comprendere Dio, equivale ad usare una lente d'ingrandimento nello studio delle costellazioni. Per questo, per molti la sapienza di Dio è una sapienza impenetrabile, e Dio resta un mistero (1 Cor. 2: 7). Scrive l'Apostolo Paolo:"... Nessuna delle potenze che governano questo mondo ha conosciuto questa sapienza. Se l'avessero conosciuta non avrebbero crocifisso il Signore della gloria" (1 Cor. 2: 8). Uno dei comandamenti raccomandato dalla Scrittura è: "Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, e con tutta la tua anima, e con tutta la tua mente" (Mat. 22: 37); Non possiamo amare qualcuno del quale non sappiamo niente; d'altra parte, non possiamo scoprire le cose profonde di Dio cercandole ognuno per conto proprio (Giobbe 11: 7).
    Dunque, come possiamo conoscere ed amare il Creatore? Dio conosce il dilemma che affrontano gli esseri umani; per questo motivo nel suo grande amore e compassione, ha parlato a noi per mezzo della Bibbia. Nelle sue pagine ci rivela che il cristianesimo non è il prodotto della conoscenza che gli uomini hanno di Dio; ma la rivelazione che Dio fa di se stesso e dei suoi propositi verso l'uomo. Questa rivelazione è data per colmare l'abisso esistente tra questo mondo ribelle ed il nostro Dio d'amore. La maggiore manifestazione dell'amore di Dio è giunta all'uomo per mezzo della sua suprema rivelazione, cioè di Gesù Cristo, suo Figlio. Per mezzo suo possiamo conoscere il Padre. Come dichiara Giovanni: "Sappiamo che il Figlio di Dio è venuto e ci ha insegnato a conoscere il vero Dio" (1 Giov 5: 20). Queste sono buone notizie! Sebbene è impossibile conoscere completamente Dio, le Sacre Scritture ci permettono di ottenere un conoscenza pratica sufficiente per permetterci di entrare in una relazione salvifica con Dio.
    A differenza di altri metodi di investigazione, la conoscenza di Dio a che vedere col cuore e con la mente. Abbraccia tutto l'essere, non solo l'intelletto. Inoltre è necessario aprirsi all'influsso dello Spirito Santo, ed essere disposti a compiere la volontà di Dio (Giov 7: 17). Gesù disse: "Beati i puri di cuore perché essi vedranno Dio" (Mat. 5: 8). È chiaro dunque che gli increduli non possono comprendere Dio. Paolo esclamò: "Gli uomini con tutto il loro sapere, non sono stati capaci di conoscere Dio e la sua sapienza. Perciò Dio ha deciso di salvare quelli che credono mediante questo annunzio di salvezza che sembra pazzia" (1 Cor. 1: 21). La maniera in cui impariamo a conoscere Dio per mezzo della Bibbia, differisce da tutti gli altri metodi di ricerca. Non possiamo elevarci al di sopra di Dio e trattarlo come un oggetto che deve essere analizzato e quantificato. Nel nostro tentativo di conoscere Dio, dobbiamo sottometterci all'autorità della sua rivelazione: la Bibbia. La Bibbia è l'interprete di se stessa; dobbiamo sottometterci ai principi e metodi ricerca che essa prevede. Solo rispettando questa regola biblica noi possiamo conoscere Dio.

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    Adorazione delle statue: tutto normale?


    4 settembre 2012

    Singolare questa sottile distinzione tra adorazione e venerazione contenuta nei dizionari che attribuita al sacro non porta a nulla. Quando una persona si inginocchia e prega Dio lo adora, mentre quando si inginocchia e prega un santo o una madonna non adora, ma venera. Prodigi dell'immaginazione e della fantasia umana! Come se bastasse sostituire i termini per cambiare la sostanza! Trovo questo ragionare un esempio di come le consuetudini abbiano il potere di dare valore alle fantasie!

    Il problema dell'adorazione è una questione molto seria che non và risolta con il dizionario in mano, ma con la Parola di Dio. E nella Parola di Dio il termine venerare non esiste! E' un eufemismo inventato per giustificare il culto delle immagini e delle sculture nelle chiese. E poiché la presenza del secondo comandamento lo vieta, il fatto ha destato qualche perplessità, onde per cui si è pensato bene di toglierlo dalla Legge dei dieci comandamenti. E per far si che i comandamenti non risultassero nove nel catechismo, Sant'Agostino divise il decimo in due, con buona pace di tutti.

    Ma se l'uomo fa piani in combutta col Tentatore, Dio non fa nulla in società con il diavolo!
    Quando Gesù Cristo fu tentato nel deserto, Satana gli chiese di adorarlo! Matteo 4:8-10 "...il diavolo lo portò con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, dicendogli: «Tutte queste cose ti darò, se tu ti prostri e mi adori». Allora Gesù gli disse: «Vattene, Satana, poiché sta scritto: "Adora il Signore Dio tuo e A LUI SOLO rendi il culto"».

    Inginocchiarsi esprime adorazione, fedeltà, atto di culto! Farlo a qualsiasi persona o cosa che non sia il Dio della Creazione è idolatria! Asserire come molti fanno che la proibizione del secondo comandamento si riferisce unicamente all'adorazione degli dei del paganesimo è falso! Il profeta Isaia estende la proibizione a qualsiasi oggetto destinato al culto e lo fa con un chiarezza che sorprende perfino i fanciulli!: Isaia 14:13-18

    Isaia 44:13
    Il falegname stende la sua corda,
    disegna l'idolo con la matita,
    lo lavora con lo scalpello,
    lo misura con il compasso,
    ne fa una figura umana,
    una bella forma d'uomo,
    perché abiti una casa.

    Isaia 44:17
    Con l'avanzo si fa un Dio, il suo idolo,
    gli si prostra davanti, lo adora, lo prega
    e gli dice: «Salvami,
    perché tu sei il mio Dio!»

    Isaia 44:19
    Nessuno rientra in se stesso
    e ha conoscimento e intelletto per dire:
    «Ne ho bruciato la metà nel fuoco,
    sui suoi carboni ho fatto cuocere il pane,
    vi ho arrostito la carne che ho mangiata;
    con il resto farei un idolo abominevole?
    Mi inginocchierei davanti a un pezzo di legno?»

    Quando Giovanni riceve dall'angelo la Rivelazione, egli si inginocchia dinanzi al messaggero celeste in atto di adorazione, l'angelo prontamente lo vieta risolutamente affermando: «Guardati dal farlo; io sono un servo come te e come i tuoi fratelli, i profeti, e come quelli che custodiscono le parole di questo libro. Adora Dio!» Apocalisse 22:9

    La distinzione tra adorazione data a Dio e venerazione data ai Santi e alla Madonne è una invenzione umana, un fatto speculativo. Nulla nella Parola di Dio lo autorizza. Giustificare la presenza delle immagini nel culto con l'episodio biblico della costruzione del serpente di rame ordinata da Dio, che bastava guardarlo per essere guariti dai morsi dei serpenti non lo giustifica affatto. E'sufficiente considerare la fine che fece questo serpente quando il re Ezechia si rese conto che il popolo lo adorava come un idolo:"..frantumò le statue, abbatté l'idolo d'Astarte, e fece a pezzi il serpente di bronzo che Mosè aveva fatto; perché fino a quel tempo i figli d'Israele gli avevano offerto incenso; lo chiamò Neustan".(un nome che somiglia a serpente e a rame in ebraico). Vedi 2 Re 18:4.

    L'esposizione delle statue nelle chiese e arbitraria! Serve a produrre uno schieramento di forza atto a mantenere l'idea che si detiene il monopolio della divinità, la gestione del sovrumano, l'accesso al potere. L'asservimento delle masse, il livellamento culturale, la profanazione dello spirito umano con quanto di più basso e servile possa riprodurre nella sua anima: questo è il danno che previene il comandamento.
    Ubbidire al comandamento che vieta l'uso delle immagini e delle statue e di adorare tali simulacri, questo è quanto Dio chiede ai veri adoratori poiché "Dio è Spirito; e quelli che l'adorano, bisogna che l'adorino in spirito e verità". Gesù in Giovanni 4:24

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    "Che valore ha la mia vita? Perché sono qui?"


    5 agosto 2012

    Un giorno mi trovavo in autobus nella città di Bari. Ad un tratto dal fondo dell'autobus un signore dall'aria assorta e dall'aspetto dimesso e infelice esclamò a gran voce: Milano! Parigi! Monaco! Ma proprio a Bari dovevo nascere!!
    Ci fu subito un sorriso divertito tra tutti i passeggeri, ma quella esclamazione sofferta mi rimase nella mente e nel cuore: era l'espressione accorata di un uomo in disaccordo con il suo destino! "Che ci faccio qui?"
    In determinate circostanze della vita molti si chiedono "perché mi trovo qui?"
    Per chi ha un margine di conoscenza delle storie della Bibbia, sa che probabilmente questa domanda se la pose anche il giovane Giuseppe in Egitto, quando fu venduto schiavo dai fratelli. "Che cosa ci faccio qui?"

    Giuseppe che si interroga sul suo destino rappresenta in qualche modo la storia di ogni persona che riflette sul senso della propria esistenza. In qualche modo egli ci rappresenta.

    Giuseppe costretto dall'odio dei suoi fratelli, altri dalle circostanze avverse, altri per esigenze di lavoro, altri per sfuggire alla disperazione, molti per dare un senso alla loro vita. La nostra epoca sarà ricordata come quella di grandi spostamenti di popolazioni...
    "Che ci faccio qui? "
    Ricordo quando in radio una giovane mamma in ascolto mi chiese:
    "Perché siamo al mondo? Si vive solo per un piatto di minestra?"
    Ripenso spesso a quella domanda intrisa di angoscia: Sapere perché siamo al mondo è una questione tutt'altro secondaria!

    Non molto tempo fa mi trovavo a Felback, in Germania. Con mia figlia Elena andammo ad ascoltare un concerto di orchestra e coro organizzato da un'associazione per la promozione dei diritti civili. Partecipavano 180 giovani in rappresentanza di tutti i popoli della terra. Davvero imponente! Vestiti con i costumi caratteristici della loro terra, hanno cantato in coro in diverse lingue.
    L'ultimo coro in dialetto tedesco, aveva nel ritornello una domanda: "Voglio sapere che valore ha la mia vita", "Voglio sapere perché sono qua!"
    Sapere perché siamo al mondo è la richiesta legittima di ogni persona che si pensa in questo mondo.
    "Che ci faccio qui? "
    Per il credente la domanda si riveste di un significato particolare: "Il Signore ha un piano per la mia vita?

    Ritornando a Giuseppe in Egitto sappiamo che egli aveva un lavoro da svolgere ed era anche stimato dal capo carceriere.
    In seguito, per una serie di circostanze davvero singolari divenne viceré di Egitto, ma la Scrittura ci dice che gli non trovò la risposta al perché si trovasse lì fino al giorno in cui Dio gli diede la consapevolezza del suo ruolo.

    Genesi: 45:5 "Dio mi ha fatto venire qui prima di voi (fratelli) per potervi salvare la vita"

    Giuseppe aveva chiarito il quadro del perché si trovava in Egitto.
    Il perché delle difficoltà, delle tribolazioni sofferte, della sofferenza inflitta.
    Tutto quello che gli era accaduto aveva un significato e una spiegazione.
    Alla domanda "che ci faccio qui?" Giuseppe aveva trovato la risposta.
    Egli si trovava li per adempiere un piano divino.
    La provvidenza aveva condotto Giuseppe in quel luogo e gli aveva assegnato un ruolo per soccorrere il popolo di Dio nell'ora del bisogno.
    Giuseppe non pensava che un giorno si sarebbe trovato in una posizione strategica nei piani di Dio.
    La consapevolezza del suo ruolo in Egitto come strumento di Dio, ora gli era più cara e preziosa di tutti i privilegi e gli onori della corte faraonica.

    La storia di Giuseppe rappresenta anche la nostra vita cristiana con Cristo.
    Come Giuseppe anche noi potremmo trovarci in circostanze avverse che mai avremmo immaginato; come Giuseppe anche noi potremmo passare per delle prove dolorose alle quali non sappiamo dare un senso.. Ma come per Giuseppe esisteva un piano per il suo riscatto, così per colui che ha fede Dio non mancherà di manifestare tutta la sua misericordia.

    La nostra vita là dove ci troviamo può assumere un senso e un valore particolari agli occhi di Dio. Se lo vogliamo possiamo scorgere un grande privilegio e una grande consolazione che ci vengono accordati.

    "Che ci faccio qui?' E' un quesito che può muovere grandi energie dentro di noi e rendere la nostra vita meritevole di essere vissuta ovunque ci troviamo.
    Sotto la guida dello Spirito Santo possiamo offrire parole importanti a chi ne ha bisogno là dove siamo. Conforto a chi si sente smarrito là dove possiamo incontrarlo.

    Il Signore vuole che noi chiediamo di essere benedetti in questo!
    "Cercate prima il Regno di Dio..."
    "Andate e predicate a ogni creatura..."
    "Sali su un alto monte e annuncia la buona novella... non ti trattenere"
    "Parlate al cuore di Gerusalemme.." Queste esortazioni agitano le nostre emozioni.

    Dio vuole donarci un privilegio, una prerogativa. Lui sa perché siamo qui!
    Lui sa quali capacità e quali talenti ci sono stati assegnati e desidera condurci in modo che siano impiegati per il nostro bene e per quello di chi condivide il nostro cammino.

    "Dio ci ha uniti a Cristo per farci compiere nella vita quelle opere buone che egli ha preparato..." Efesi 2:10

    Dopo l'incontro con la Samaritana Gesù avvertì dentro di se una gioia specialissima che gli aveva fatto dimenticare la stanchezza e la sete!

    Quella gioia era la risposta al perché egli si trovata in Samaria.
    Egli vedeva che quella donna avrebbe poi parlato al cuore dei Samaritani e che molti di loro avrebbero gioito della salvezza così come ne gioiva lei.

    Questo vale per noi tutti.
    C'è una gioia e una felicità del cuore che riempie la nostra vita quando scopriamo perché siamo là dove il Signore ci ha condotti.

    Perché sono qua?
    Il Signore desidera darci la gioia di sapere il perché e quale ruolo svolgere nella nostra vita. Nel Salmo 25 versi 4-5 si legge: "Fammi conoscere le tue vie, Signore; insegnami il cammino da seguire. Guidami con la tua verità, istruiscimi".

    Ci sono infinite occasioni nella nostra vita di far risplendere le lucerne della nostra anima.. Circostanze che il cielo considera con molto interesse...

    "Dinanzi a noi Dio pone l'eternità con le sue solenni realtà e ci dà modo di afferrare cose immortali e incorruttibili.
    Egli ci offre verità preziose nobilitanti perché possiamo avanzare spediti e sicuri nel proseguire uno scopo degno del più fervido impegno e di tutte le nostre capacità.
    Dio vede nel piccolo seme che Egli ha creato il bel fiore, l'arboscello e l'albero maestoso e frondoso. Nello stesso modo vede le possibilità di ogni essere umano.
    Siamo qui per uno scopo; Dio ci ha indicato il suo piano per la nostra vita e desidera che raggiungiamo il più alto grado di sviluppo.
    Egli desidera che cresciamo costantemente in santità, felicità e utilità.
    L'ambizione di migliorare il mondo, vivendo in esso, questa è l'opera alla quale siamo chiamati". Ellen White.

    Abbiamo tutti un posto e un ruolo ovunque abitiamo. Accettare per fede che ogni aspetto della nostra vita non sfugge all'attenzione del nostro Dio costituisce la migliore risposta al perché siamo lì dove ci troviamo. La prospettiva migliore che infonde gioia e un senso pratico al nostro essere in questo mondo.

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    Siamo piu' forti del tempo che ci porta via


    13 luglio 2012

    Mi rattrista e mi preoccupa questo cambiamento in atto della società che sta inaridendo i cuori. Ansia, solitudine, disperazione, povertà, corruzione morale e impoverimento delle risorse naturali..
    Se non fosse per quelle persone coraggiose e leali che tengono accese le loro lucerne, avremmo intorno a noi la desertificazione delle anime. Per questo amo riflettere sul Figlio di Dio e particolarmente sul genere di persona che egli e stato tra noi; quali sono stati i messaggi che ha voluto comunicarci, quale è stata la traccia della sua affettività che ha lasciato nel mio cuore. I motivi che ho per descriverlo sono l'amore, l'integrità, la purezza, l'umiltà, l'amabilità, la compassione, la simpatia. Credo che sono questi sono i valori di cui noi tutti abbiamo tanto bisogno oggi come al tempo in cui egli incontrava le persone del suo tempo. La società soffre per l'ingiustizia e la solitudine esistenziale. Chi tra noi non desidera uscire da questa situazione? Vi sono persone che vengono considerate indispensabili al mondo per il talento che possiedono di saper comprendere i nostri problemi e saperci offrire delle buone soluzioni. Ma tra tutti quelli che hanno varcato la soglia del mondo, il Cristo è l'uomo incomparabile. Certo vivere con quel medesimo amore e interesse per l'uomo che Cristo ha manifestato non è semplice, ma con il suo aiuto diventa possibile! Il nostro amato Redentore desidera ardentemente unire la sua forza alla nostra debolezza. La sua venuta tra noi ha avuto come scopo principale quello di unire alla nostra debolezza la sua potenza divina! Cristo ha il potere di cambiare il corso dei nostri pensieri; la sua presenza nella nostra vita comporta un'atmosfera di gioia nel cuore e di fiduciosa attesa, perché ci sentiamo desiderati, amati, compresi nella nostra lotta e sostenuti nei nostri doveri.
    Cristo è là dove noi vogliamo che sia: ospite occasionale oppure prezioso amico dei nostri giorni bui. Il tempo ci porta via, ma resta la traccia del nostro cammino, non confusa con la disperazione, ma distinta e luminosa in lui.

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    Fede divisa?


    06 luglio 2012

    Con il Cristo non è possibile essere neutri. Nel primo secolo bisognava scegliere tra Cristo o Cesare. Il fatto di offrire o dì non offrire dell'incenso all'imperatore di Roma, era legato alle conseguenze più terribili. In più di un paese dell'oriente, il musulmano che decide di seguire Cristo, sa che va incontro a problemi molto seri.
    Il Regno di Dio è una questione molto seria. Gesù Cristo ha preso sul serio questa sovranità totale di Dio nei nostri cuori. Similmente, egli vuole che ogni discepolo la accetti. L'attitudine neutra che si prende nei confronti di qualche questione morale, come per una specie di concessione, può essere all'origine della più grande corruzione in una vita.

    Nel Vangelo troviamo un esempio di incoerenza nella vita dell'Apostolo Pietro. E' detto: "... lo seguì da lontano fino alla corte del sommo sacerdote, vi entrò e si sedette con i servitori, per vedere come questa cosa sarebbe finita" Matteo:26: 58. In questo momento cruciale, Pietro non si augurava di essere confuso con Gesù. Ebbene, essere discepolo di Gesù in questo modo, significa vigliaccheria, debolezza.
    Non vi è posto nella vita cristiana per mezze decisioni. Una fede divisa non si accorda con la fede in Gesù Cristo. Scegliere Cristo, seguirlo, significa impegnare tutto il nostro spirito, approfondire la nostra vita, conquistare la bellezza del carattere a un tale punto che ogni mediocrità diventa inaccettabile. Nel suo rinnegamento di Cristo, Pietro cominciò col dire che egli non sapeva ciò che la serva gli dicesse. Egli finì con l'affermare a proposito del Cristo: "lo non conosco quest'uomo" Matteo:26: 72. La codardia, l'esitazione al momento cruciale ci trascinano su quella strada. Il colpo maestro di Satana è di staccarci da Cristo e di condurci ad accettare una forma di compromesso. Il diavolo si impossessa degli indecisi. Li circonda di suggestioni tali che essi finiscono per confondere la menzogna con la verità. La neutralità e l'indecisione sono l'attitudine fatale che rende possibile il trionfo del male. La decisione di seguire Cristo e di ubbidire alla sua parola equivale a ciò che vi è di più elevato e autentico nella vita della fede. Per questo il messaggio profetico più importante dell'Apocalisse è un invito agli indecisi: "Date a Dio il rispetto e l'ubbidienza, lodatelo perché è venuto il momento in cui egli giudicherà il mondo. Inginocchiatevi davanti a colui che ha fatto il cielo, la terra, il mare e le sorgenti".
    Apocalisse 14:6-7

    L'adorazione é una questione molto seria che ci porta a considerare con urgenza la nostra fede. Ogni preghiera, adorazione e gratitudine che non sia diretta in modo esclusivo a Dio ci pone tra gli indecisi.

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    Che tipo di "vita" ci attende nell'aldilà?


    8 giugno 2012

    « Io festeggerò a motivo di Gerusalemme, e gioirò del mio popolo ». Isaia 62: 3
    Nella città di Dio non ci sarà più notte. Nessuno avrà bisogno o desiderio di riposare. Non ci si stancherà di fare la volontà di Dio o di tributare l'onore al suo nome. Sentiremo sempre la freschezza di un eterno mattino. « Non avranno bisogno di luce di lampada, né di luce di sole, perché li illuminerà il Signore Iddio » Apocalisse 22: 5. La luce del sole sarà eclissata da uno splendore che non abbaglierà la vista, pur superando infinitamente il fulgore del pieno mezzodì. La gloria di Dio e dell'Agnello inonderà la santa città di una luce che mai si affievolisce. I redenti cammineranno nella gloria di un giorno senza fine. « E non vidi in essa alcun tempio, perché il Signore Iddio, l'Onnipotente, e l'Agnello sono il suo tempio» Apocalisse 21: 22. Il popolo di Dio godrà del privilegio di una diretta comunione col Padre e col Figlio. « Poiché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro » 1 Corinzi 13: 12. Ora noi contempliamo l'immagine di Dio riflessa, come in uno specchio, nelle opere della natura e nelle sue azioni a favore degli uomini. Allora, invece, lo vedremo a faccia a faccia, senza nessun velo di separazione. Saremo in sua presenza e vedremo la gloria del suo volto.
    Là i redenti conosceranno come sono stati conosciuti. L'amore e la simpatia che Dio stesso ha posto nel loro cuore troveranno la loro più sincera e dolce espressione. Tutto questo costituirà la felicità dei redenti.
    Nella nuova terra essi contempleranno con instancabile delizia le meraviglie della potenza creatrice e i misteri dell'amore che redime. Là non ci sarà più nessun nemico crudele e ingannatore per indurci a dimenticare Dio. Ogni nostra facoltà potrà svilupparsi, ogni capacità accrescersi; vi saranno sempre nuove vette da raggiungere, nuove meraviglie da ammirare, nuove verità da scoprire, nuovi obiettivi che chiameranno in causa le facoltà della mente, dell'anima e del corpo.
    Non più limitati dalla morte, essi potranno conoscere i mondi lontani, quei mondi che fremevano di tristezza alla vista del dolore umano e che intonavano inni di tripudio alla notizia che un'anima era stata salvata. Con grande letizia i figli della terra entreranno nella gioia e nella sapienza degli esseri che non sono caduti, per partecipare con loro ai tesori della conoscenza e dell'intelligenza accumulati attraverso i secoli con la contemplazione delle opere di Dio. Poiché la conoscenza è progressiva, aumenteranno anche l'amore, la riverenza e la felicità. Più gli uomini conosceranno Dio, più essi ammireranno il suo carattere. Via via che Gesù dischiuderà agli eletti le ricchezze della redenzione e i meravigliosi risultati conseguiti nella grande lotta contro Satana, i cuori dei redenti palpiteranno di amore più intenso.
    « E tutte le creature che sono nel ciclo e sulla terra e sotto la terra e sul mare e tutte le cose che sono in essi, le udii che dicevano: A Colui che siede sul trono e all'Agnello siano la benedizione e l'onore e la gloria e l'imperio, nei secoli dei secoli » Apocalisse 5: 13.
    II grande conflitto è finito. Il peccato e i peccatori non ci sono più. L'intero universo è purificato. Per tutto il vasto creato corre un palpito di armonia e di letizia. Da Colui che ha creato tutte le cose fluiscono la vita, la luce e la gioia che inondano i vari settori dello spazio infinito. Dall'atomo più impercettibile al più grande dei mondi, tutte le cose, quelle animate e quelle inanimate, nella loro bellezza e nella loro perfezione dichiarano con gioia che Dio è amore." E.W.

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    Dalla Bibbia raggi di luce


    19 maggio 2012

    La prima vittima della storia umana è stato l'animale al quale Iddio prese la pelliccia per rivestire la nudità di Adamo ed Eva!
    Questo episodio fece comprendere ai nostri progenitori in maniera molto drammatica che la loro disubbidienza aveva provocato la morte di qualcun altro. La pelle dell'animale che li ricopriva dava loro sicurezza e protezione, ma al tempo stesso costituiva il mezzo con cui Dio voleva condurli a riflettere: la loro redenzione sarebbe costata la vita del suo unigenito figlio!

    Adamo ed Eva proseguirono così la loro vita lontani dalla presenza di Dio. Il loro culto costituiva nell'offrire la vita di un agnello, consapevoli e grati del significato che quel gesto comportava.

    Il figlio di Dio immacolato avrebbe pagato con la sua vita il riscatto dell'uomo dalla morte eterna.
    Per effetto di questa morte sostitutiva, il popolo otteneva per fede il perdono e la salvezza.

    Purtroppo il popolo perse di vista il significato spirituale dei sacrifici perché i sacerdoti avidi di guadagno insegnavano che la salvezza si otteneva mediante il sangue degli animali morti... In questo modo il popolo perse di vista la giustizia di Dio e la salvezza come dono della grazia.

    "Se mi offrite i vostri olocausti e le vostre offerte, io non le gradisco; e non tengo conto delle bestie grasse che mi offrite in sacrifici di riconoscenza. Allontana da me il rumore dei tuoi canti! Non voglio più sentire il suono delle tue cetre! Scorra piuttosto il diritto come acqua e la giustizia come un torrente perenne!" Amos 5:22-24

    Oggi avviene lo stesso quando nelle chiese si insegna di confidare nelle opere di bene, nei santi e protettori. Il Signore non chiede sacrifici, ma chiede ubbidienza alla sua Parola, verità e misericordia!

    "Anche voi, come pietre viventi, siete edificati per formare una casa spirituale, un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali, graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo" 1Pietro 2:5

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    Un viaggio impegnativo


    28 marzo 2012

    Sognai di essere in mezzo a una gran moltitudine. Parte di quella gente stava per intraprendere un viaggio. Avevamo delle carrozze abbondantemente caricate, e mentre si viaggiava pareva che la strada salisse. Da una parte di questa strada vi era un profondo precipizio e dall'altra una parete alta, liscia, bianca...
    A mano a mano che andavamo avanti, la strada diventava sempre più stretta e ripida. In certi punti sembrava così stretta da non permetterci di viaggiare ulteriormente con le carrozze cariche. Le staccammo allora dai cavalli, togliemmo dall'interno di esse parte dei bagagli che caricammo sui cavalli e continuammo il viaggio. " La strada" continuava sempre a restringersi man mano che s'andava avanti. Fummo costretti a stringerci contro il muro per evitare di cadere nel precipizio sottostante. Facendo questo, il bagaglio che era sui cavalli venne a urtare contro il muro, facendo si che noi ci piegassimo verso il precipizio. Avevarmo paura di cascare e di sfracellarci sulle rocce. Staccammo allora il carico dai cavalli, che precipitò nel baratro. Continuammo la strada a cavallo, temendo fortemente che, una volta giunti ai punti più stretti della strada, avremmo perso l'equilibrio e saremmo cascati. In quei momenti pareva che una mano si impossessasse della briglia e ci guidasse per il pericoloso cammino. Siccome il sentiero andava sempre più restringendosi, ci accorgemmo che non avremmo potuto più andare a cavallo con sicurezza. Lasciammo perciò i cavalli continuando il cammìno a piedi, in fila indiana, seguendo ciascuno le orme dell'altro. In quel mentre delle piccole corde furono viste cadere dalla cima del bianchissimo muro; ci aggrappammo ad esse con tutto il nostro slancio per mantenere l'equilibrio. Mentre procedevamo, le corde avanzavano insieme a noi. Infine il sentiero divenne così stretto, che dovemmo riconoscere che avremmo potuto viaggiare più sicuramente togliendoci le scarpe; ce le togliemmo e continuammo per un po' di tempo a camminare scalzi. Presto decidemmo che avremmo potuto camminare più sicuramente senza calze, ce le togliemmo e continuammo il nostro cammino a piedi nudi. Pensammo così a coloro che non si erano abituati alle fatiche e alle privazioni. Dov'erano ora costoro? Non erano con noi. Ad ogni difficoltà alcuni rimanevano indietro e restavano solo quelli che si erano abituati a sopportare le privazioni. Le difficoltà della strada non facevano che rendere questi ancora più ansiosi di giungere alla fine. Intanto il pericolo di cadere dal sentiero s'accrebbe! Noi ci tenevamo più stretti che fosse possibile alla parete, ma tuttavia non potevamo posare completamente i piedi sul sentiero, perché esso era troppo stretto. Sospendemmo allora quasi tutto il nostro peso alle corde esclamando: « Noi siamo sostenuti dall'alto! ». Le stesse parole furono espresse da tutta la comitiva.
    Ad un tratto sentimmo rumori di baldoria e dì allegria che sembravano venire dall'abisso sottostante. Ci sentimmo rabbrividire. Sentimmo la bestemmia profanatrice, scene volgari, canzoni oscene e abiette. Sentimmo il canto della guerra e il canto della danza. Sentimmo musica strumentale, forti risate mescolate con maledizioni, grida di angoscia e gemiti dolorosi, più che mai provammo il desiderio di mantenerci sullo stretto, difficile passaggio.
    Per buona parte del tempo fummo costretti a sospendere tutto il nostro peso alle corde, le quali aumentavano di grossezza mano a mano che noi procedevamo.
    Osservai che la magnifica parete bianca era macchiata di sangue. La vista della parete così macchiata mi produsse un senso di rammarico. Tuttavia questo sentimento non durò che un attimo, giacché io subito pensai che quella parete era in tutto e per tutto come doveva essere. Quelli che vengono dopo sapranno che altri, prima di loro, sono passati per quella via stretta e difficile e concluderanno che se altri sono stati capaci di proseguire il loro corso, anch'essi potranno fare lo stesso. E quando il sangue sprizzerà dai loro piedi dolenti, non verranno meno; ma, vedendo le tracce dì sangue sulla parete, sapranno che altri hanno sopportato lo stesso tormento.
    Finalmente giungemmo a un grande abisso, dove terminava il nostro sentiero. Non c'era più nulla che guidasse i nostri piedi, nulla su cui posarli. Non ci rimanevano altro che le funi a cui affidarci, le quali intanto erano aumentate ancora di spessore, tanto da raggiungere la grossezza dei nostri corpi. A questo punto stemmo per un certo tempo in balia dell'indecisione e della disperazione. Ci chiedevamo con angoscia: «A che cosa è attaccata la fune? ». Il sudore mi colava dal viso ed io provai un'angoscia mai provata prima. Una lotta spaventosa ci stava davanti. Se noi fossimo venuti meno in quel punto tutte le difficoltà del nostro viaggio sarebbero state vane.
    Davanti a noi dall'altra parte del precipizio vi era un magnifico campo di erba verde. Io non potevo vedere il sole, ma dei raggi brillanti e delicati di luce, somiglianti ad oro e argento fino si posavano su quel campo. Nulla avevo veduto sulla terra che potesse essere paragonato in bellezza e magnificenza a quel campo. Ma saremmo noi riusciti a raggiungerlo? Era questa la domanda che ci tormentava. Se la corda si fosse rotta noi saremmo morti. E di nuovo furono bisbigliate fra l'angoscia le parole: « Che cosa è che sostiene la corda? ».
    Per un momento esitammo ad avventurarci. Poi esclamammo: « La nostra unica speranza è di affidarci completamente alla fune. Essa ci ha sostenuto per tutto il difficile cammino; non ci verrà meno adesso ». Tuttavia eravamo sempre esitanti e sconfortati. Pronunziammo allora queste parole: « Iddio regge la fune. Non dobbiamo aver paura ». Queste parole furono poi ripetute da quelli che venivano dietro a noi, accompagnate da queste altre: « Egli non verrà meno ora. Egli ci ha condotto sani e salvi fin qui ».
    Mio marito allora si lanciò oscillando al di sopra del terrificante abisso andando a cadere nel campo opposto. Io lo seguii immediatamente. Oh, quale senso dì sollievo e di gratitudine a Dio noi provammo! Sentii delle voci sollevarsi trionfanti in lode a Dio. Io ero veramente felice.
    Mi svegliai, e mi accorsi che per l'ansietà sofferta nell'attraversare la difficile strada, tutti i nervi del mio corpo parevano scossi da un tremito. Questo sogno mi fece una tale impressione che non lo dimenticherò mai.
    Ellen G. White Battle Creek (Michigan) agosto 1868.

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    Il più grande dono


    24 febbraio 2012

    Grazie alla Bibbia sappiamo cose importantissime sull'amore di Dio che i profeti dell'Antico Testamento non hanno avuto il privilegio di conoscere. La Bibbia ha un pregio e un valore spirituale che è nostro privilegio riscoprire: essa costituisce il solo modo previsto dal Salvatore per comunicare chiaramente con noi. Andare in chiesa, partecipare al culto, pregare, tutte queste cose benchè lodevoli, hanno un valore relativo se non sono accompagnati dal sincero desiderio di conoscere quello che Dio vuole comunicarci mediante un rapporto diretto con la sua parola. Lo studio delle profezie della Bibbia in particolare, sono lo stumento stabilito da Dio per vincere lo scoraggiamento e nutrire l'anima di speranza, di certezze e fede in lui.
    "La mia parola è come la pioggia e la neve che cadono dal cielo e non tornano indietro senza avere irrigato la terra e senza averla resa fertile. Fanno germogliare il grano, procurano i semi e il cibo. Così anche è della parola che esce dalla mia bocca: non ritorna a me senza produrre effetto, senza realizzare quel che voglio e senza raggiungere lo scopo per il quale l'ho mandata" Isaia 55:10-11

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    Ti hanno trattato con disprezzo. Per questo noi viviamo in miseria!


    28 gennaio 2012

    Tu, o Signore, sei l'unico Dio, tu hai fatto i cieli,
    il firmamento e le sue stelle, la terra e tutti i suoi abitanti,
    i mari e quanto contengono: tu dai a tutti la vita
    e le stelle del cielo s'inchinano a te.
    Tu, o Signore Dio, hai chiamato Abram da Ur nella terra dei Caldei
    e gli hai dato un nome nuovo: Abramo.
    Hai riconosciuto la sua fedeltà e hai preso l'impegno
    di dare alla sua discendenza la terra dei Cananei..

    Hai mantenuto la tua promessa perché sei giusto.
    Hai visto la miseria dei nostri padri in Egitto.
    Hai ascoltato ìl loro grido d'aiuto sulla riva del mar Rosso.
    Hai compiuto Segni e prodigi Contro il faraone,
    contro i suoi servi e tutto il popolo d'Egitto,
    perché conoscevi la loro prepotenza contro gli Israeliti...
    Da quel giorno la tua fama dura fino ad oggi.
    Hai aperto il mare davanti agli Israeliti
    ed essi sono passati in mezzo al mare all'asciutto.

    Hai gettato nel profondo delle acque i loro inseguitori:
    sono precipitati come un sasso negli abissi.
    Di giorno eri davanti al tuo popolo come una grande nube,
    di notte come fuoco lucente, che illuminava il loro cammino.
    Sei disceso sul monte Sinai e hai parlato loro dal cielo.
    A essi hai dato comandamenti giusti, insegnamenti saggi,
    leggi e regole buone.

    Hai insegnato a rispettare il sabato, il giorno a te consacrato.
    Per mezzo di Mosè, tuo servo, hai consegnato loro
    comandamenti, insegnamenti e leggi.
    Avevano fame: hai mandato pane dal cielo.
    Avevano sete: hai fatto zampillare acqua dalla roccia.
    Li hai guidati al possesso della terra che avevi giurato di donare a tutti loro.

    Ma i nostri padri diventarono superbi, ostinati e ribelli,
    non ubbidirono ai tuoi comandamenti.
    Dimenticarono le grandi cose che tu avevi fatto per loro
    e rifiutarono di ubbidirti.
    Divennero ostinati e ribelli e decisero di ritornare schiavi in Egitto.

    Ma tu non li hai abbandonati: tu sei un Dio che perdona
    un Dio buono e clemente, tu sei paziente, sempre ben disposto e fedele.

    Essi ti trattarono con grande disprezzo: fecero la statua di un vitello,
    e chiamarono quel vitello il loro Dio; dissero che li aveva liberati dall'Egitto.
    Ma tu, con infinita bontà, non li hai abbandonati nel deserto,
    non hai tolto la colonna di nubi che indicava il cammino dì giorno,
    non hai tolto la colonna di fuoco che illuminava il cammino di notte.
    Invece hai dato loro il tuo spirito e li hai resi capaci di capire,
    hai continuato a sfamarli con la manna, a dissetarli con l'acqua.

    Per quarant'anni nel deserto tu con premura li hai forniti di tutto:
    i loro vestiti non si sono consumati, nel viaggio i piedi non si sono gonfiati.
    Hai fatto loro conquistare popoli e regni...
    Hanno avuto da mangiare e da bere,
    hanno goduto tutti i beni che hai loro donato.

    Poi sono diventati ribelli, ti hanno disubbidito, hanno voltato le spalle
    ai tuoi insegnamenti.
    Hanno ucciso i profeti che volevano ricondurli a te.
    Ti hanno trattato con grande disprezzo.

    Tu allora li hai abbandonati in mano a nemici e oppressori.
    Quando furono oppressi, gridarono a te.
    Tu li hai ascoltati dal cielo e, nel tuo amore infinito,
    hai mandato liberatori per strapparli dalle mani dei loro nemici.
    Appena tornava la pace, di nuovo andavano contro la tua volontà.
    Tu li abbandonavi ancora nelle mani dei nemici e oppressori;
    essi nella loro miseria ricominciavano a chiamarti.
    Tu li udivi dal cielo e, ancora una volta, li liberavi
    perché la tua bontà è senza fine.

    In mille maniere li hai richiamati a essere fedeli ai tuoi insegnamenti:
    sono sempre stati ribelli, hanno disubbidito alla tua legge.
    Non hanno osservato i tuoi comandamenti, fonte di vita per chi li osserva.
    Sono stati disubbidienti, ostinati e ribelli.
    Per anni e anni hai avuto pazienza con loro
    e li hai chiamati con il tuo spirito per mezzo dei profeti.
    Non hanno mai ascoltato!
    Alla fine, li hai abbandonati in potere di genti straniere.
    Eppure, nel tuo amore infinito, non li hai distrutti,
    non lì hai dimenticati del tutto, perché tu sei un Dio buono e clemente.
    O Dio nostro, grande, potente e terribile, tu mantieni il tuo impegno con fedeltà.
    Ora tieni conto di quanto abbiamo sofferto, noi e i nostri padri,
    i nostri re e i nostri capi, i nostri sacerdoti e i nostri profeti,
    dal giorno in cui ci ha vinti il re d'Assiria e fino ad oggi.
    In quel che ci è accaduto tu sei stato giusto: noi siamo colpevoli,
    tu hai agito con fedeltà.

    I nostri padri, i re, i sacerdoti e i capi non hanno ubbidito alla tua legge,
    non hanno tenuto conto dei tuoi comandamenti,
    non hanno ascoltato i tuoi richiami.
    Proprio nella terra vasta e fertile che avevi messo a loro disposizione,
    proprio nel regno colmo dei tuoi beni essi non ti hanno servito,
    non hanno abbandonato le loro azioni malvagie..
    E cosi oggi siamo schiavi!
    schiavi in quella terra che tu avevi dato ai nostri padri per goderne i ricchi raccolti.
    Oggi i frutti dì questa terra vanno ad altri re, noi siamo loro sottomessi a causa dei nostri peccati.
    Sono i nostri padroni: dispongono a piacere del nostro bestiame mentre noi viviamo in miseria.

    Preghiera di Neemia

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    Fu Pietro designato capo della chiesa e vicario di Cristo?


    20 gennaio 2012

    La storia dimostra che ogni potere terreno che ha gridato "Dio con noi", si fonda sulle sabbie mobili dell'incoerenza e della malvagità. Poteva Dio affidare a un uomo il compito di essere il capo della sua Chiesa in terra? La diagnosi fatta dal Creatore è che non esiste nessuna persona in grado di assolvere questo compito: "Tutti si sono sviati, tutti sono corrotti, non c' è nessuno che faccia il bene, neppure uno." Salmi 53:3 "..si sono sviati da lui e non hanno posto mente ad alcuna delle sue vie." Giobbe 34:27
    Al Sinai il popolo avevano sentito la voce di Dio e visto la manifestazione della sua potenza al punto che ne furono intimoriti, tuttavia tutto questo non servì a trattenerli dal male: "si sono presto sviati dalla strada che io avevo loro ordinato di seguire; si sono fatti un vitello di metallo fuso, l' hanno adorato, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: "O Israele, questo è il tuo Dio che ti ha fatto uscire dal paese d' Egitto". Esodo 32:8
    Anche quelli che avevano visto e beneficiato dei miracoli di Cristo, che avevano assistito alla resurrezione di Lazzaro, e altre manifestazioni potenti della sua grazia, furono gli stessi che dinanzi a Pilato chiesero la sua crocifissione! La vulnerabilità morale dell'uomo e la sua incostanza lo rendono iinadatto per un compito che richiede incorruttibilità!

    Tuttavia la chiesa romana ritiene che il Signore Gesù abbia affidato all'Apostolo Pietro il compito di essere il capo della chiesa. Certo che alla luce della storia del papato, non si può negare che il risultato di questa pretesa ha portato la cristianità in un tunnel di orrori e nefandezze! I fatti sono una dimostrazione incontestabile che l'uomo, anche il migliore, non è assolutamente in grado di rappresentare la divinità in terra, come il papato pretende.
    Il papato è una pura acquisizione che si basa su un falso storico. La cosa è risaputa e confermata dagli storici della chiesa, anche da quelli cattolici. Quindi in nessun caso è possibile sostenere che il Papa è il successore di Pietro, e tanto meno il vicario di Cristo.
    A questo punto vale la pena di capire mediante una onesta indagine del Vangelo, che cosa effettivamente Gesù Cristo ha inteso dire con la nota affermazione. "Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa" (Matteo 16: 16-18).

    Vediamo i fatti:
    Gesù pose ai suoi discepoli questa domanda: "voi, chi dite ch'io sia?" Simon Pietro rispondendo disse: "Tu sei il Cristo, il Figliuolo dell'Iddio vivente". Gesù replicando gli rispose: "Tu sei beato, o Simone figliuolo di Giona, perché non la carne e il sangue t'hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cicli. E io altresì ti dico: Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa" (Matteo 16: 16-18).
    Quando incontrò Simone per la prima volta, Gesù, guardandolo bene in volto, disse: "Tu sei Simone, il figliuol di Giovanni; tu sarai chiamato Cefa (che significa Pietro)" (Giovanni 1: 42). In seguito, Simone sarà quasi sempre chiamato Pietro, ma talvolta anche Cefa (I Corinzi 1:12; 3: 22; 9:5; 15:5; Calati 2:9).
    Cefa è la trascrizione in italiano dal greco Kephas, che corrisponde all'aramaico Kepha. Questo termine, che è maschile, è stato adoperato da Gesù nella premessa a Pietro, poiché Gesù si serviva della lingua aramaica. Matteo, che scrive il suo evangelo in greco, traduce questa parola con Petros, nome maschile, che significa ciottolo o pietra che rotola, simbolo dell'incostanza, e con Petra, nome femminile, che significa roccia, simbolo dell'immutabilità. "Tu sei PETROS, ma su questa PETRA...".
    Dando a Simone il soprannome di Cefa, Gesù mostrò di conoscere il suo temperamento impulsivo, la sua instabilità, che si manifesterà nel corso della sua vita, ma soprattutto fino all'effusione della Pentecoste. Pietro è perciò un ciottolo instabile, potendo essere in alcune circostanze una pietra di scandalo... Poco dopo avergli fatto la promessa, Gesù lo rimprovera severamente: "Vattene via da me Satana; tu mi sei di scandalo..." (Matteo 16: 23).

    In greco risulta una specie di gioco di parole che fa balzare agli occhi il contrasto esistente tra un ciottolo e una roccia: il primo è il simbolo di Pietro stesso, la cui instabilità è nascosta nella "massa"; la seconda è il simbolo di Cristo immutabile.
    Infatti Petra come roccia immutabile non può indicare né Pietro stesso, né i suoi simili. A rigore, secondo il pensiero di numerosi Padri della Chiesa, può rappresentare la confessione fatta dall'apostolo; ma vi è un altro significato che s'impone: cioè che questa Roccia immutabile è Cristo stesso, la famosa "pietra angolare", il fondamento stabile della Chiesa, "poiché nessuno può porre altro fondamento che quello già posto, cioè Cristo Gesù" (ICorinzi 3:11).

    Cristo è la roccia dei secoli sulla quale è edificata la Chiesa; i profeti e gli apostoli ne sono le pietre fondamentali e tutti i credenti le "pietre viventi" (Salmo 118:22; Isaia 28:16; Matteo 21:42; Marco 12:10; Luca 20:17; Efesi 2: 21,22).
    L'apostolo Pietro, come Paolo, non ha mai riconosciuto alcun altro fondamento della Chiesa che Cristo stesso, che è in verità "questa" pietra, questa roccia che sostiene tutta la Chiesa (Atti 4: 11; I Pietro 2:4).

    Questa interpretazione delle parole di Gesù è validamente confermata dai fatti. Occorre innanzi tutto osservare che queste parole non hanno attirato in maniera particolare l'attenzione dei discepoli. Solo Matteo le riporta. Marco, Luca e Giovanni le trascurano. Il comportamento di Giovanni (che scrisse il suo evangelo verso la fine del I secolo) è particolarmente indicativo in quanto prova che nessuno aveva mai inteso parlare del primato di Pietro. Se Matteo riporta la promessa di Gesù a Pietro, non è dunque per attribuirgli un qualsiasi primato.

    Il libro degli Atti racconta gli avvenimenti che segnarono la fondazione e lo sviluppo della Chiesa cristiana. Vi si sottolinea, senza dubbio, l'attività di Pietro che, il giorno della Pentecoste, ebbe una parte di primo piano, ma vi si menziona anche quella degli altri apostoli e, a partire dal capitolo 13, l'apostolo Paolo e i suoi collaboratori divengono i principali protagonisti.
    Ricordiamo alcuni fatti che provano che l'apostolo Pietro non ha mai, in alcun momento, esercitato la funzione di capo della Chiesa, che non ha mai cessato di essere "servitore e apostolo di Gesù Cristo", come egli stesso si definisce ( 2 Pietro 1:1) e che i suoi collaboratori, particolarmente Paolo, l'hanno sempre trattato da pari a pari:
    1. L'elezione di Mattia come successore di Giuda, in cui fu l'assemblea a decidere (Atti 1: 15-26);
    2. L'intervento di Pietro « con gli undici » il giorno della Pentecoste (Atti 2:14);
    3. La nomina dei diaconi da parte dell'assemblea (Atti 6: 2-6);
    4. L'invio da parte dell'assemblea di Pietro e di Giovanni in Samaria (Atti 8: 14);
    5. Le spiegazioni di Pietro davanti ai cristiani di Gerusalemme circa la sua visita a Cornelio in Cesarea (Atti 11: 1-18);
    6. La sparizione di Pietro dalla scena del libro degli Atti:"...ed essendo uscito, se ne andò in un altro luogo» (Atti 12: 17);
    7. La parte svolta nel grande convegno, che riunì a Gerusalemme gli apostoli, gli anziani e numerosi delegati delle chiese, da Pietro e Paolo che intervengono spesso e a lungo nella discussione, ma ancor più da Giacomo che presiede, chiude il dibattito e pronuncia le parole conclusive, e dall'assemblea che decide, per ispirazione dello Spirito Santo (Atti 15: 1-29);
    8. La missione affidata a Paolo come apostolo degli incirconcisi, mentre Pietro è soprattutto l'apostolo dei circoncisi: Paolo ha ricevuto direttamente da Cristo speciali rivelazioni, compie miracoli allo stesso modo degli altri apostoli;
    9 Il suo insegnamento e le sue epistole arrecano alla Chiesa la sua teologia; egli non riconosce altra autorità sovrana che quella dello Spirito Santo, anche se considera Pietro, Giacomo e Giovanni delle "colonne"; ad Antiochia, rimprovera apertamente Pietro, il cui comportamento creava equivoci (Calati 2: 8; II Corinzi 11: 5; I Corinzi 9: 1; 11: 23; 15: 3; Calati 1: 11, 12; Efesini 3: 3; Atti 5: 15; 19: 11, 12°; Calati 2: 9-14).
    Tutti questi fatti dimostrano che l'apostolo Pietro, che ha avuto una parte eminente nella Chiesa, non è mai stato considerato come capo di essa. Egli si è d'altronde sforzato, soprattutto dopo la morte di Giacomo, di prevenire la tentazione di un qualsiasi primato, come testimoniano alcune dichiarazioni delle sue due epistole (vedere in particolare I Pietro 2: 4, 5; 4: 9-11; 5: 1,2; II Pietro 1: 1; 3: 1,2).

    La testimonianza dei Padri della chiesa testimonia che fino alla fine del III secolo nessuno ha pensato di intravedere nelle parole di Gesù un riconoscimento di un certo primato a Pietro. Clemente Romano, che si dice sia stato il suo successore alla testa della Chiesa di Roma, nella sua epistola ai Corinzi, non fa alcuna differenza fra Pietro e Paolo.
    Il rappresentante più qualificato della Scuola di Alessandria, Origene, si è chinato sulla dichiarazione di Cristo. Vi ha riconosciuto la dignità dell'apostolo, ma per ammettere che essa s'estende ad ogni discepolo di Gesù Cristo: "Se si pretende che la Chiesa universale sia stata edificata sul solo Pietro, che fare di Giacomo e di Giovanni, i figli del tuono, o degli altri apostoli? Ciò che è detto di Pietro vale ugualmente per tutti gli apostoli e per tutti i veri fedeli. Essi sono tutti Pietro e pietre. Proprio su di loro tutta la Chiesa di Cristo è costruita".
    A partire dal V secolo una nuova interpretazione delle parole che Gesù rivolse a Pietro fa la sua apparizione. I vescovi della Chiesa di Roma si misero ad insegnare che Pietro ne era stato il capo e che la promessa di Gesù doveva essere intesa nel senso di un primato: l'apostolo, affermavano, era stato in realtà il primo papa, e i vescovi di Roma, come suoi successori, detenevano un potere analogo al suo. Questa interpretazione di Matteo 16: 18 è dunque nata per favorire la posizione di Roma e rinforzare la sua autorità, ed è stata largamente incoraggiata da due vescovi molto influenti, Innocenze I (402-417) e Leone I (440-461).
    Fino a quel momento, il testo in esame fu soprattutto applicato alla professione di fede di Pietro "tu sei il Cristo, il Figliuolo dell'Iddio vivente.

    L'opinione di S. Agostino: "II Salvatore dice: Tu sei Pietro e su questa pietra che tu hai confessata, su questa pietra che tu hai riconosciuta esclamando: Tu sei il Cristo, il Figliuol dell'Iddio vivente! io edificherò la mia Chiesa. In altri termini, io edificherò la mia Chiesa su me stesso, che sono il figliuolo dell'Iddio vivente" (Sermone 76; vedere anche 124° trattato su Giovanni).

    Il papato si è affermato nel corso dei secoli come monarchia assoluta, indipendentemente dal volere divino.

    Il potere delle chiavi
    Nel suo colloquio con Pietro, Gesù gli disse anche:" Io ti darò le chiavi del regno dei cieli; e tutto ciò che avrai legato sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che avrai sciolto in terra sarà sciolto ne' cieli" (Matteo 16: 19).
    Occorre innanzi tutto notare che il potere delle chiavi è lo stesso di quello di "legare" e di "sciogliere" e inoltre che esso è stato accordato non a Pietro esclusivamente, ma anche agli altri discepoli come a tutti i credenti (vedere Matteo 18:18; Giovanni 20:19-23; Luca 24:33).
    L'azione di legare e di sciogliere si identifica con quella d'accordare o meno il perdono dei peccati dato che questo potere è definito in maniera assai chiara dalla missione del profeta Geremia (1: 9,10), le cui parole hanno la potenza di distruggere, da una parte, e di costruire, dall'altra. Esse contengono in sé il germe della vita (la restaurazione) e quello della morte (la distruzione) secondo l'accoglienza loro riservata. Non è Geremia a detenere tale potenza, ma il messaggio che egli è incaricato di proclamare. L'individuo che lo ascolta ha facoltà di scegliere o la vita o la morte.
    Insomma, Geremia e, con lui, Pietro, gli apostoli e ogni credente, facendosi interpreti della volontà del Signore, hanno il potere di legare e di sciogliere e, perciò, in un certo senso, di mettere i loro uditori davanti all'alternativa della vita (e del bene) e della morte (e del male).
    Dio solo può perdonare i peccati; i suoi testimoni sono ambasciatori che recano la Parola della riconciliazione (II Corinzi 5: 19, 20). Che Pietro abbia riconosciuto soltanto a Dio il diritto e il potere di perdonare i peccati è chiaramente provato dalle parole ch'egli rivolse a Simon Mago, che offriva denaro agli apostoli per ottenere il potere di accordare lo Spirito Santo con l'imposizione delle mani: "Vada il tuo danaro con te in perdizione, poiché hai stimato che il dono di Dio si acquisti con danaro... Ravvediti .dunque di questa tua malvagità; e prega il Signore affinché, se è possibile, ti sia perdonato il pensiero del tuo cuore" (Atti 8: 18-24).
    Ogni discepolo di Gesù Cristo possiede le chiavi del regno dei cieli, che sono costituite dalla Buona Notizia della salvezza e che, per mezzo del pentimento e del perdono dei peccati, aprono le porte dell'eternità.

    II Nuovo Testamento non fa mai apparire Pietro come il capo della cristianità, e l'apostolo non crede di essere il successore di Gesù alla testa della Chiesa. Il suo Maestro, ch'egli servirà fino al martirio, ha dato a lui e a tutti i discepoli un consiglio che non dimenticherà mai: "Ma voi non vi fate chiamar "Maestro"; perché uno solo è il vostro maestro, e voi siete tutti fratelli. E non chiamate alcuno sulla terra vostro padre, perché uno solo è il Padre vostro, quello che è ne' cieli. E non vi fate chiamar guide, perché una sola è la vostra guida, il Cristo: ma il maggior fra voi sia vostro servitore. Chiunque s'innalzerà sarà abbassato, e chiunque si abbasserà sarà innalzato" (Matteo 23: 8-12).
    Il vero successore di Gesù sulla terra è lo Spirito Santo, il divino Consolatore:" E io pregherò il Padre, disse Gesù stesso, ed Egli vi darà un altro Consolatore, perché stia con voi in perpetuo, lo Spirito della verità... Ma il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi rammenterà tutto quello che v'ho detto" (Giovanni 14: 16, 26).
    Lo Spirito Santo è il solo agente qualificato per prendere il posto di Cristo sulla terra e per continuarvi la sua opera. Egli è veramente "il vicario di Gesù Cristo", come lo chiama Tertulliano (De Prose. Adv. haer., 17). Mai le Sacre Scritture danno questo titolo ad un uomo, né a Pietro né ad alcun altro. Solo per mezzo dello Spirito Santo Gesù è con la sua Chiesa "tutti i giorni, sino alla fine dell'età presente", poiché "Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi, e in eterno" (Matteo 28:20; Ebrei 13:8).

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    William Branham un profeta di Dio?


    15 dicembre 2011

    Un sedicente profeta, William Branham (1909 - 1965) è diventato una grande influenza nel movimento pioggia. Nei suoi insegnamenti su Gioele 2:23, ha definito la "pioggia", come il Movimento Pentecostale del suo tempo. Guarigioni sorprendenti, rivelazioni stupefacenti sul futuro, sono sufficienti per farci credere che fosse diretto dall'alto?

    Alcune sue predizioni fatte nel 1933, davvero sorprendenti, sono accolte come prova irrefutabile che egli fosse un profeta di Dio. Riporto testualmente:
    La prima predizione era che Mussolini avrebbe invaso l'Etiopia, l'avrebbe vinta, ma che poi egli avrebbe fatto una orribile fine. Ciò si adempì alla lettera.

    La seconda predizione era che un Austriaco di nome Adolf Hitler sarebbe sorto come dittatore in Germania e avrebbe condotto il mondo in guerra. Ciò si adempì alla lettera.

    La terza predizione era che due "ismi", fascismo e nazismo, sarebbero stati ingoiati dal comunismo. Ciò si adempì alla lettera.

    La quarta predizione riguardava i grandi progressi della scienza, mostrando una macchina a forma di uovo che camminava su una superstrada controllata elettronicamente. Ciò si è adempiuto alla lettera; noi abbiamo già le macchine a forma di uovo (forme che non esistevano nel 1933) che vengono guidate elettronicamente dal computer e sensori sulla strada.

    La quinta predizione riguardava il problema morale della nostra epoca, centrata principalmente sulle donne, di come si sarebbero spogliate sempre di più e come avrebbero preso sempre di piùù il posto dell'uomo. Ciò si è adempiuto alla lettera.

    La sesta predizione riguardava una donna bellissima ma crudele, che avrebbe preso il potere in America. Ciò si riferiva al sorgere della Chiesa Cattolica Romana, raffigurata in una donna. Anche questo è avvenuto; la Chiesa Cattolica Romana non ha mai avuto un così tanto potere sopra gli Stati Uniti d'America.

    La settima predizione riguardava una tremenda esplosione e distruzione su tutto il territorio dell'America. Dei sette, questa non si è ancora avverata, ma potrebbe avverarsi in ogni momento tramite le bombe atomiche o il "Big One" , il grande terremoto che farà sprofondare nell'Oceano la California. Quello che successe l'11 Settembre è solo l'inizio.

    Ora, non bastano queste predizioni che si sono avverate per farci riconoscere che quest'uomo era un vero profeta di Dio?

    Oltre a queste sopra citate, William Branham predisse migliaia e decine di migliaia di altre cose, ed esse si sono tutte avverate alla lettera.

    Per esempio egli predisse che avrebbero buttato giù il muro di Berlino. Pochi anni fa il muro è sparito in pochi giorni.

    Egli predisse che la Chiesa Cattolica Romana si sarebbe risvegliata, e ciò si è adempiuto.

    A moltissime persone egli predisse cose nella loro vita, ed esse si adempirono alla lettera. Non è sufficiente tutto questo per farci ritenere che egli è stato un vero profeta di Dio?

    La risposta è NO ASSOLUTAMENTE! Per i seguenti motivi:

    Egli ha proclamato che il rapimento dei redenti sarebbe avvenuto nel 1977.
    Ha negato la Trinità asserendo che è un'invenzione del diavolo!, e che si deve battezzare solo nel nome di Gesù! Ha dichiarato che il peccato di Eva consiste nell'aver avuto rapporti sessuali con il serpente!
    Nonostante la sua parvenza di umiltà e devozione a Dio, ha manifestato un incontenibile odio e disprezzo per la donna. Ha permesso che i suoi seguaci lo considerassero l'incarnazione di Gesù Cristo, dopo la sua morte i seguaci del suo movimento carismatico, conosciuto come "Pioggia degli ultimi", hanno creduto che fosse Dio e fosse nato da una vergine....

    Anni fa il suo interprete, Pastore Ruff, notando le caratteristiche dello spiritismo nel lavoro di Branham, ha smesso di lavorare con lui. Egli si giustificò affermando:Questi "angeli" dei quali (Harry), Edwards e Branham parlano sono spiriti maligni camuffati da angeli di luce.

    Lo stesso pastore Ruff asserisce che né Edwards, né Branham sono stati in grado di eseguire delle guarigioni di cui si vantavano di fronte a cristiani. "Quando ha parlato a Karlsruhe e Losanna, ci sono stati diversi credenti tra il pubblico - me compreso - che hanno pregato in questo senso: "Signore, se i poteri di quest'uomo sono da te, poi benedire e usare lui, ma se i doni di guarigione non vengono da te ostacolali". Il risultato? Branham ha detto dal palco: "Ci sono poteri inquietanti qui. Non posso fare nulla".
    Kurt Koch, Occulto ABC 1978, p. 235

    Le profezie di Branham per quanto sorprendenti non sono un segno attendibile che egli fosse un profeta di Dio, poiché sappiamo dalla Scrittura che Satana è capace di operare miracoli strepitosi e segni bugiardi: "La venuta di quell' empio avrà luogo, per l' azione efficace di Satana, con ogni sorta di opere potenti, di segni e di prodigi bugiardi" 2Tessalonicesi 2:9

    Egli sceglie strumenti umani per realizzare i suoi propositi, ma non può ingannare coloro che confidano nella Parola di Dio, unica e sola salvaguardia dei credenti.

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    La Bibbia, molto piu' salutare di una sfera di cristallo!


    15 dicembre 2011

    La Bibbia è Parola di Dio per ogni persona che desidera conoscere le cose di Dio. Essa va letta non per cercare prove per sostenere opinioni personali e fantasiose, ma per conoscere e capire quello che il Signore dice. " La via di Dio è perfetta; la parola del SIGNORE è purificata con il fuoco; egli è lo scudo di tutti quelli che sperano in lui." Salmo 18:30
    Scopo della Scrittura è raccontare il piano originale di Dio per il nostro mondo; essa spiega l'origine del male, il suo sviluppo attraverso i secoli e la grande lotta tra il bene e il male. Le storie della Bibbia, i suoi personaggi e il cammino del popolo di Dio attraverso la storia, forniscono elementi significativi che consentono di comprendere come in ogni manifestazione della vita, queste potenze antagoniste, il bene e il male, intervengano per farci decidere da che parte schierarci. "Ci sarà un riparo per far ombra di giorno e proteggere dal caldo, e per servir di rifugio e d' asilo durante la tempesta e la pioggia." Isaia 4:6
    La vita degli uomini della Bibbia, con i loro pregi e difetti sono una illustrazione di quanto Dio fa per coloro che sono sensibili alla voce di Dio e desiderano ubbidire con tutto il cuore alla sua volontà. "Questa è la fiducia che abbiamo in lui: che se domandiamo qualche cosa secondo la sua volontà, egli ci esaudisce." 1Giovanni 5:14
    Il libro dell'Apocalisse in particolare, benché contenga elementi mistici di non facile comprensione, è il libro che più di ogni altro offre elementi indispensabili per orientare il cammino dell'uomo verso il compimento del Piano di Dio.
    "Io vengo presto; tieni fermamente quello che hai, perché nessuno ti tolga la tua corona." Apocalisse 3:11

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    Cristo o Satana: Da che parte mi trovo?


    12 dicembre 2011

    Riporto una mia nota pubblicata sul gruppo Christian Stile, che spero sia motivo di riflessione costruttiva e di dialogo sereno. - Francamente sono molto preoccupato di constatare con quanta noncuranza e mancanza di equilibrio, si attribuisce l'etichetta di indemoniato a chiunque non abbia accettato il cristianesimo.
    Non mi riconosco in nessun cristiano che usa la Parola di Dio per stabilire a priori chi è dentro e chi è fuori della grazia di Dio. Non credo sia secondo lo spirito di Cristo questo terrorismo spirituale che taluni pastori praticano per emettere giudizi che farebbero bene a tenere per se stessi e a non diffondere deliberatamente come oracoli del Signore. Chi erige muri di separazione o promuove conversioni cavalcando la paura, l'ignoranza e soprattutto l'emotività, dimostra solo che non ha capito l'opera e il carattere di Dio.
    Non riconosco come popolo dell'Avvento chi giudica e disprezza quanti appartengono a credi di fede religiosa diversa dal cristianesimo o chi non ha un credo; chi rinnega con il suo fare la realtà umana che è molteplice e complicatissima e richiede capacità e sensibilità da chirurgo.
    Non sono d'accordo e trovo pericoloso difendere a colpi di versetti biblici idee e posizioni che non tengono conto del contesto in cui ci si muove, oggi più che mai. Di esempi ce ne sono tanti, basta saper guardare.. Sono persuaso che leggere la Bibbia, accettare Cristo e andare in chiesa non è garanzia di infallibilità e santità per nessuno; che un cristiano di nome fa molto più danno di colui che non crede e che il giudizio finale del Signore risulterà sorprendente per molti di coloro che si sentono al sicuro!
    La storia insegna che le più grandi tragedie sono causate proprio da coloro che si definiscono cristiani, ma hanno rinnegato lo spirito della fede. Dove è scritto nella Bibbia in modo chiaro e convincente, senza ombra di dubbi che se una persona non è un cristiano è sotto il dominio di Satana? Anche Paolo da Tarso combatteva Cristo, perseguitava e incatenava i cristiani, ma non per questo era posseduto da un demone! E comunque anche se lo fosse stato, il Signore lo ha convertito alla fede. Dichiarare che se uno non accetta Cristo è indemoniato equivale a dichiarare che per queste persone la porta della salvezza è chiusa e che Dio è impotente a salvarli. Significa di fatto attestare che per costoro Cristo è un perdente! Vero è che esiste un conflitto immane tra Cristo e Satana per conquistare il cuore dell'uomo, ma da questo a giungere ad affermare che una persona è sotto il dominio di Satana semplicemente perché nella sua cultura, condizione di vita sociale non ha ritenuto di prendere ancora una decisione per Cristo, c'è una bella differenza!
    Personalmente mi piace pensare che nel mio cammino di vita incontro persone a cui posso offrire un'opportunità senza darmi pensiero per il suo credo o non credo religioso. Gli strumenti non mancano. Offrire un libro, una rivista, un gesto di simpatia e di calore umano talvolta segnano una svolta nella vita di molti. Siamo qui per questo scopo che è quello di mostrare nella nostra vita lo stesso interesse per le anime che Cristo ha mostrato, senza pregiudizi. Sono persuaso che spetta solo al Signore stabilire in ultima istanza chi è salvato e chi non lo sarà. Questa convinzione mi dona serenità e mi permette di concentrare la mia attenzione e il mio lavoro sulle opportunità che il Signore mi dona ogni giorno per onorare il suo nome.

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    Vivere nel paradiso di Dio


    03 dicembre 2011

    "Il timore di far apparire la futura eredità troppo materialistica ha spinto molti a spiritualizzare le verità che ci portano a considerare la nostra dimora futura. Cristo disse ai suoi discepoli che andava a preparare un luogo per loro nella casa del Padre. Coloro che accettano gli insegnamenti della Parola di Dio non sono del tutto nell'ignoranza circa queste dimore; pure « le cose che occhio non ha vedute, e che orecchio non ha udite e che non son salite in cuor d'uomo, son quelle che Dio ha preparate per coloro che l'amano » 1 Corinzi 2: 9. Il linguaggio umano è inadeguato a descrivere la ricompensa dei giusti. Potranno comprenderla solo quelli che la vedranno. Nessuna mente umana può immaginare la gloria del paradiso di Dio.
    Nella Bibbia l'eredità dei salvati è chiamata « patria » (Ebrei 11 : 14-16). Là, il Pastore celeste guiderà la sua greggia alle fonti dell'acqua viva. L'albero della vita da il suo frutto ogni mese e le sue foglie sono destinate alle nazioni. Vi sono dei ruscelli inesauribili, limpidi come cristallo, fiancheggiati da alberi maestosi che gettano la loro ombra sui sentieri preparati per i riscattati del Signore. Vi sono vaste pianure che sfociano in amene colline, mentre i monti di Dio levano le loro alte cime. Su quelle pianure, soffuse di pace, accanto a quei limpidi rivi, il popolo di Dio, che è stato così a lungo straniero e pellegrino, troverà la sua dimora.
    « II mio popolo abiterà in un soggiorno di pace, in dimore sicure, in quieti luoghi di riposo ». « Non s'udrà più parlar di violenza nel tuo paese, di devastazione e di ruina entro i tuoi confini; ma chiamerai le tue mura: "Salvezza", e le tue porte: "Lode" ». « Essi costruiranno case e le abiteranno; pianteranno vigne e ne mangeranno il frutto. Non costruiranno più perché un altro abiti, non pianteranno più perché un altro mangi... i miei eletti godranno a lungo dell'opera delle loro mani » Isaia 32: 18; 60: 18; 65: 21,22.
    Là « il deserto e la terra arida si rallegreranno, la solitudine gioirà e fiorirà come la rosa ». « Nel luogo del pruno s'eleverà il cipresso, nel luogo del rovo crescerà il mirto ». « II lupo abiterà con l'agnello, e il leopardo giacerà col capretto... un bambino li condurrà ». « Non si farà né male né guasto su tutto il mio monte santo », dice il Signore. Isaia 35: 1; 55: 13; 11: 6,9.

    Nell'atmosfera del cielo non potrà esistere il dolore. Non vi saranno più né lacrime, né cortei funebri, né segni di lutto.
    « La morte non sarà più, né ci saran più cordoglio, né grido, né dolore, poiché le cose di prima sono passate ». « Nessun abitante dirà: "Io sono malato". Il popolo che abita Sion ha ottenuto il perdono della sua iniquità » Apocalisse 21: 4; Isaia 33: 24.
    La nuova Gerusalemme, sarà la metropoli della nuova terra glorificata, « una splendida corona in mano all'Eterno, un diadema regale nella palma del tuo Dio ». « II suo luminare era simile a una pietra preziosissima, a guisa d'una pietra di diaspro cristallino ». « E le nazioni cammineranno alla sua luce; e i re della terra vi porteranno la loro gloria ». Dice il Signore: « Ed io festeggerò a motivo di Gerusalemme, e gioirò del mio popolo ». « Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini; ed Egli abiterà con loro, ed essi saranno suoi popoli, e Dio stesso sarà con loro e sarà loro Dio» Isaia 62: 3; Apocalisse 21: 11,24; Isaia 65: 19; Apocalisse 21: 3.
    Nella città di Dio non ci sarà più notte. Nessuno avrà bisogno o desiderio di riposare. Non ci si stancherà di fare la volontà di Dio o di tributare l'onore al suo nome. Sentiremo sempre la freschezza di un eterno mattino. « Non avranno bisogno di luce di lampada, né di luce di sole, perché li illuminerà il Signore Iddio » Apocalisse 22: 5. La luce del sole sarà eclissata da uno splendore che non abbaglierà la vista, pur superando infinitamente il fulgore del pieno mezzodì. La gloria di Dio e dell'Agnello inonderà la santa città di una luce che mai si affievolisce. I redenti cammineranno nella gloria di un giorno senza fine.
    « E non vidi in essa alcun tempio, perché il Signore Iddio, l'Onnipotente, e l'Agnello sono il suo tempio»
    Apocalisse 21: 22. Il popolo di Dio godrà del privilegio di una diretta comunione col Padre e col Figlio.
    « Poiché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro » 1 Corinzi 13: 12.
    Ora noi contempliamo l'immagine di Dio riflessa, come in uno specchio, nelle opere della natura e nelle sue azioni a favore degli uomini. Allora, invece, lo vedremo a faccia a faccia, senza nessun velo di separazione. Saremo in sua presenza e vedremo la gloria del suo volto.
    Là i redenti conosceranno come sono stati conosciuti. L'amore e la simpatia che Dio stesso ha posto nel nostro cuore troveranno la loro più sincera e dolce espressione. Una pura comunione con gli esseri santi, una vita sociale armoniosa con gli angel! e con i fedeli di Ogni età che hanno lavato le loro vesti e le hanno imbiancate nel sangue dell'Agnello, i sacri vincoli che uniscono « ogni famiglia ne' cieli e sulla terra »" Efesini 3: 15: tutto questo costituirà la felicità dei redenti.

    Nella nuova terra le menti immortali contempleranno con instancabile delizia le meraviglie della potenza creatrice e i misteri dell'amore che redime. Là non ci sarà più nessun nemico crudele e ingannatore per indurci a dimenticare Dio. Ogni nostra facoltà potrà svilupparsi, ogni capacità accrescersi. L'acquisizione della conoscenza non affaticherà la mente o consumerà le energie. Le più alte aspirazioni saranno appagate, le più grandi imprese saranno portate a termine, le più nobili ambizioni saranno soddisfatte. Eppure vi saranno sempre nuove vette da raggiungere, nuove meraviglie da ammirare, nuove verità da scoprire, nuovi obiettivi che chiameranno in causa le facoltà della mente, dell'anima e del corpo.
    I tesori inesauribili dell'universo saranno dischiusi allo studio dei redenti di Dio. Non più limitati dalla morte, essi potranno librarsi in volo verso i mondi lontani, verso quei mondi che fremevano di tristezza alla vista del dolore umano e che intonavano inni di tripudio alla notizia che un'anima era stata salvata. Con indicibile letizia i figli della terra entrano nella gioia e nella sapienza degli esseri che non sono caduti, per partecipare con loro ai tesori della conoscenza e dell'intelligenza accumulati attraverso i secoli con la contemplazione delle opere di Dio. Con una chiara percezione essi contemplano la gloria del creato: i soli, le stelle, le galassie, che nelle loro orbite ruotano ordinatamente intorno al trono di Dio. Su tutte le cose, dalla più piccola alla più grande, è scritto il nome del Creatore: in tutte sono rivelate le dovizie della sua potenza.

    A mano a mano che trascorreranno gli anni dell'eternità, vi saranno sempre più grandi e più gloriose rivelazioni di Dio e di Cristo. Poiché la conoscenza è progressiva, aumenteranno anche l'amore, la riverenza e la felicità. Più gli uomini conosceranno Dio, più essi ammireranno il suo carattere. Via via che Gesù dischiuderà agli eletti le ricchezze della redenzione e i meravigliosi risultati conseguiti nella grande lotta contro Satana, i cuori dei redenti palpiteranno di amore più intenso, e con gioia estatica faranno vibrare le loro arpe d'oro, mentre miriadi di miriadi e migliaia di migliaia di voci si leveranno in un coro di lode.
    « E tutte le creature che sono nel ciclo e sulla terra e sotto la terra e sul mare e tutte le cose che sono in essi, le udii che dicevano: A Colui che siede sul trono e all'Agnello siano la benedizione e l'onore e la gloria e l'imperio, nei secoli dei secoli » Apocalisse 5: 13.
    II grande conflitto è finito. Il peccato e i peccatori non ci sono più. L'intero universo è purificato. Per tutto il vasto creato corre un palpito di armonia e di letizia. Da Colui che ha creato tutte le cose fluiscono la vita, la luce e la gioia che inondano i vari settori dello spazio infinito. Dall'atomo più impercettibile al più grande dei mondi, tutte le cose, quelle animate e quelle inanimate, nella loro bellezza e nella loro perfezione dichiarano con gioia che Dio è amore."
    Ellen White IL GRAN CONFLITTO pag.490-492 Edizioni ADV Firenze

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    La Bibbia e' credibile?


    24 ottobre 2011

    L'apostolo Paolo afferma: "Tutta la Scrittura è ispirata da Dio". (2 Timoteo 3:16)
    Il theopneustos parola greca, tradotta come "ispirazione" letteralmente significa "Dio ha incoraggiato". "Dio soffiò" la parola nella mente degli uomini. Pertanto, l'ispirazione è il processo mediante il quale Dio comunica la sua parola agli uomini.
    Scrive Pietro: "Sappiate prima di tutto questo: che nessuna profezia della Scrittura proviene da un'interpretazione personale; infatti nessuna profezia venne mai dalla volontà dell'uomo, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo" (2 Pietro 1:20-21).
    Questa intuizione ricevuta è stata incorporata nel linguaggio umano con tutti i suoi limiti e imperfezioni; tuttavia, è rimasta come la testimonianza di Dio. Dio ha ispirato gli uomini, non le parole.

    I profeti non agivano passivamente come i registratori che ripetono ciò che è stato registrato. A volte gli scrittori vengono inviati ad esprimere le esatte parole di Dio, ma nella maggior parte dei casi, Dio li ha istruiti a descrivere ciò che avevano visto e udito. In questi ultimi casi, gli scrittori utilizzavano il proprio stile e le parole del loro linguaggio. In questo modo, l'ispirazione non annulla l'individualità e la personalità del profeta.
    Va detto inoltre che la Bibbia non è il modo di pensare e di esprimersi di Dio. Essa riflette il modo di pensare e di esprimersi dell'umanità; è questo il motivo per cui talvolta incontriamo espressioni che possono sorprendere. La Bibbia contiene la verità divina, espressa in linguaggio umano.
    Come Gesù era Dio e uomo insieme, così la Bibbia rappresenta l'unione del divino con l'umano. Questa combinazione rende la Bibbia unica tra tutta la letteratura.

    Scopo della Bibbia è rivelare il piano di Dio nella sua interazione dinamica con la razza umana, non un insieme di dottrine astratte. La sua auto-rivelazione deriva da eventi reali che si sono verificati in luoghi e tempi definiti. Essi sono estremamente importanti perché costituiscono un quadro che ci consente di capire il carattere di Dio e il Suo scopo per noi. Una comprensione accurata conduce alla vita eterna, ma un equivoco porta alla confusione e alla morte.
    Dio ordinò ai suoi profeti di scrivere la storia dei suoi rapporti con il popolo d'Israele senza omettere nulla di spiacevole. Questi resoconti storici, scritti da un diverso punto di vista della storia secolare, costituiscono una parte importante della Bibbia. Forniscono una visione accurata e obiettiva della storia da una prospettiva divina. Lo Spirito Santo ha donato delle informazioni speciali agli autori della Bibbia, affinché essi potessero presentare un quadro realistico della controversia tra il bene e il male e di conseguenza, mettere in evidenza il carattere di Dio affinché le persone potessero trovare la loro salvezza. "Poiché tutto ciò che fu scritto nel passato, fu scritto per nostra istruzione, affinché mediante la pazienza e la consolazione che ci provengono dalle Scritture, conserviamo la speranza. (Romani 15:4) Gli scritti della Bibbia sono considerati documenti storici attendibili, non contengono miti o simboli. Molti scettici contemporanei rifiutano le storie di Adamo ed Eva, Giona, il Diluvio e altri. Nondimeno Gesù ha accettato l'accuratezza storica e il significato spirituale di questi episodi.
    La Bibbia non insegna che ci sono gradi di ispirazione, o ispirazione parziale. Queste teorie sono speculazioni umane che tolgono alla Bibbia la sua autorità divina.

    Le Scritture hanno autorità divina, perché in esse Dio parla per mezzo dello Spirito Santo. Pertanto, la Bibbia è la Parola di Dio scritta. Gli scrittori della Bibbia testimoniano che i loro messaggi provenivano direttamente da Dio. Geremia, Ezechiele, Osea e altri lo dichiarono apertamente (Ger 1:1,2,9; Eze 1:3, Os 1:1)
    Matteo cita l'autorità del Vecchio Testamento: "Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta" (Mt 1:22). Egli vede il Signore come agente e il profeta come strumento.

    In più occasioni Gesù ha sottolineato l'autorità della Scrittura. Quando Satana lo tentò e quando affrontava i suoi avversari, le parole "sta scritto" sono state la sua difesa. (Matteo 4:4,7,10, Luca 20:17).
    Cristo ha messo la Bibbia al di sopra delle tradizioni umane e delle opinioni dei capi spirituali. Ammoniva gli ebrei a non disprezzare l'autorità della Scrittura (Marco 7:7-9), e ha esortato a uno studio più attento, dicendo: "avete letto nella scrittura.." (Matteo 21:42, Marco 12:10, 26).
    Gesù credeva nell'autorità delle Scritture: "Esse testimoniano di me". "Perché se credeste a Mosè, voi credereste anche a me perché lui ha scritto di me" (Giovanni 5:39,46).
    Cristo ha accettato senza riserve la Scrittura come volontà di Dio per l'umanità. Egli la considerava come un corpo di verità, una rivelazione oggettiva, concessa per sollevare l'umanità dalle tenebre della tradizione e dai miti della salvezza, la vera luce della conoscenza.

    Con l'aiuto dello Spirito Santo, siamo in grado di comprendere questa luce, "le cose di Dio"(1 Cor. 2:10), e di accogliere l'autorità che appartiene alla Bibbia come rivelazione di Dio e della sua volontà.
    Le contraddizioni che talvolta sono trovate tra la Scrittura e la scienza si rivelano spesso il frutto di speculazioni umane, di teorie fantasiose che non hanno nessuna base scientifica.
    Il nostro mondo contiene molti misteri irrisolti di cui non è possibile venirne a capo per la semplice ragione che non abbiamo la conoscenza di tutto. E'doveroso tenere presente che la nostra comprensione del creato è limitata anche alle menti più colte; e che tentare di giudicare la Parola di Dio con gli standard umani è come se volessimo misurare la distanza delle stelle con una canna. Per questo motivo la Bibbia non dovrebbe essere soggetta a standard umani. Piuttosto, invece di giudicare la Bibbia, ricordiamo che tutti saremo giudicati da essa, perché agli occhi della saggezza divina, essa è lo standard del carattere e la verifica di tutte le esperienze e pensiero umani.

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    Il solo rimedio contro lo scoraggiamento


    02 ottobre 2011

    Nella nostra quotidianità poco rassicurante, essere scoraggiati è divenuto un fatto allarmante. Alcune frasi raccolte sui blog attestano che sta diventando un problema sociale di notevoli dimensioni, e coinvolge in maggioranza i giovani:
    "Sono arrivato al fondo, a solo 20 anni."
    "Mi sento una nullità.."
    "Sono solo e ho 18 anni."
    "Perché non so cosa voglio dalla vita."
    "Vorrei farla finita... addormentandomi."
    "Mi sento sola e uno schifo."
    Questo disagio incide molto sulla qualità della vita familiare, sullo studio o nell'attività lavorativa, che inducono a frequenti richieste di rimedi non sempre risolutivi o praticabili. Nel panorama dei possibili rimedi possiamo sperimentare diversità di aiuti che sono proposti.
    Nella mia esperienza di credente, vorrei segnalare che il problema dell'ansia esistenziale, dello scoraggiamento e del malessere che talvolta ci prende, spesso ha una causa più personale che esterna. Non si tratta di conflitti interpersonali, della mancanza di cure affettive, o di altre manifestazioni che gratificano la nostra persona; si tratta di qualcosa di molto semplice alla portata di ognuno. Si tratta di concentrare la nostra attenzione su Gesù!
    Nella nostra vita quotidiana, dovremmo fare attenzione a non dimenticare lui senza neppure accorgerci che Egli non è più presente nei nostri affetti. Questa separazione da Cristo si verifica quando ci lasciamo assorbire dai problemi e dalle ansie della vita a tal punto da non pensare più a lui nel quale dovrebbe accentrarsi la nostra fiducia. Per questo motivo subentra lo scoraggiamento. Fequentare la chiesa, essere presenti ai servizi religiosi, infonde conforto e dà vigore spirituale; ma trascurando la meditazione sulla vita di Cristo e la preghiera, perdiamo i benefici ottenuti e ci ritroviamo spiritualmente più poveri di prima. In tale condizione è possibile ritenere Dio responsabile di trattarcii con durezza. Non ci rendondiamo conto che la causa del nostro scoraggiamento risiede in noi! Trascurando e dimenticando di concentrare la nostra attenzione su Gesù, non subiamo gli effetti positivi della sua presenza.
    Scrive Ellen White: "Sarebbe bene per noi dedicare del tempo alla meditazione e alla contemplazione della vita di Cristo. Dovremmo esaminarne ogni particolare, immaginando tutte le scene, soprattutto quelle finali. E, mentre ci soffermeremo cosi sul grande sacrificio compiuto da Gesù per noi, la nostra fiducia diverrà più ferma, il nostro amore più forte e il suo Spirito penetrerà maggiormente in noi"
    Per chi volesse nutrirsi di tale facoltà è disponibile una serie di audio-letture drammatizzate sulla vita di Gesù, alla pagina web sottostante.

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    La baia del silenzio non e' solo mali Sestri


    26 settembre 2011

    "Questa malattia ogni giorno sta cancellando i ricordi da cui mi nutrivo, sta cancellando il passato, quello a cui avevo affidato il mio cuore. Ogni giorno che passa il ricordo si annebbia. Questa vita che doveva essere un libro di ricordi su qui scrivere ogni giorno le sue pagine bianche, non avrà la sua copertina di chiusura.
    Ogni alba...sarà il tramonto dei miei ricordi. Ti guardo... ormai estranea ai miei occhi ricevo l'amore di un presente a me sconosciuto, il cuore comincia ad accelerare i suoi battiti... non so chi sei. Questa malattia che svuota la mente e non il cuore. Questa malattia dopo aver cancellato tutti i miei ricordi si porterà via anche il mio corpo....ma sono sicuro che quando ti vedrò per l'ultima volta riuscirò a ricordare perché il mio cuore aumentava i suoi battiti al tuo viso ormai estraneo...Sarà l'amore che ho nel cuore a ricordarmi chi sei... e quello sarà un ricordo indelebile..."
    Nora Demaj - alzheimer...

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    Dal vangelo, istruzioni per l'uso saggio della ragione!


    23 settembre 2011

    Camminando, Gesù passò accanto a un uomo che era cieco fin dalla nascita. Idiscepoli chiesero a Gesù:"Maestro, se quest'uomo è nato cieco, di chi è la colpa? Sua o dei suoi genitori?"
    Gesù rispose: "Non ne hanno colpa né lui né ì suoi genitori, ma è così perché in lui si possano manifestare le opere di Dio. Finché è giorno, io devo fare le opere del Padre che mi ha mandato.
    Poi verrà la notte, e allora nessuno può agire più! Mentre sono nel mondo, io sono la luce del mondo." Così disse Gesù, poi sputò in terra, fece un po' di fango e lo mise sugli occhi del cieco. Poi gli disse:"Va' a lavarti alla piscina di Sloe. Quello andò, si lavò e tornò indietro che ci vedeva.
    Allora i vicini di casa e tutti quelli che prima lo vedevano chiedere l'elemosina dicevano:
    - Ma questo non è il mendicante che stava lì seduto a chiedere l'elemosina? Alcuni rispondevano:
    - È proprio lui. Altri invece dicevano:
    - Non è lui, è uno che gli somiglia. Lui però dichiarava:
    - Sì, sono io.
    La gente allora gli domandò:
    - Com'è che non sei più cieco? "Rispose: - Quell'uomo, che chiamano Gesù, ha fatto un po' dì fango e me l'ha messo sugli occhi. Poi mi ha detto: Va' a lavarti nella piscina di Siloe. Ci sono andato, mi sono lavato e ho cominciato a vedere.
    Gli domandarono:
    - E dov'è, ora, quell'uomo? Rispose:
    - Non lo so.
    Allora portarono davanti ai farisei colui che era stato cieco. I farisei chiesero di nuovo a quell'uomo in che modo aveva cominciato a vedere.
    Egli rispose:
    - Mi ha messo un po' di fango sugli occhi. Poi mi sono lavato e ora vedo.
    Il giorno che Gesù gli aveva aperto gli occhi con il fango era un sabato. Alcuni farisei dissero:
    - Quell'uomo non viene da Dio, perché non rispetta il sabato. Altri obiettavano:
    - Non è possibile che un peccatore faccia miracoli così straordinari.
    Non tutti dunque erano dello stesso parere.
    Si rivolsero di nuovo al cieco e gli dissero:
    - Ma tu, che cosa dici di quel tale che ti ha aperto gli occhi? Egli rispose:
    - È un profeta.
    'Ma i capi degli Ebrei non volevano credere che era stato cieco e ora vedeva; perciò chiamarono i suoi genitori e li interrogarono:
    - È questo il figlio vostro, che secondo voi è nato cieco? E come mai ora vede? I genitori risposero:
    - Noi sappiamo che questo è nostro figlio, e che è nato cieco. Come mai ora vede, non lo sappiamo. Chi sia stato a ridargli la vista, non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: è maggiorenne, può parlare per conto suo.
    Dissero così perché avevano paura. Infatti se qualcuno riconosceva Gesù come Messia, non lo lasciavano più entrare nella sinagoga. Perciò i genitori dissero: «È abbastanza grande, chiedetelo a lui». Allora chiamarono per la seconda volta quello che era stato cieco e gli ordinarono:
    - Di' la verità dì fronte a Dio! Noi sappiamo che quell'uomo è un peccatore! Rispose:
    - Io non so se è un peccatore o no. Una cosa però io so di certo: che ero cieco e ora vedo. Allora gli dissero: - Che cosa ti ha fatto? In che modo ti ha aperto gli occhi? "Rispose:
    - Ve l'ho già detto e non avete ascoltato. Perché volete sentirlo ancora? Per caso, volete diventare suoi discepoli anche voi? Allora lo insultarono e gli dissero:
    - Tu sì; tu sei un discepolo di lui! Noi siamo discepoli di Mosè. A Mosè ha parlato Dio, ne siamo sicuri; ma questo Gesù non sappiamo da dove viene. '"Rispose l'uomo:
    - Proprio questo è strano: voi non sapete da dove viene, ma intanto io non sono più cieco perché egli mi ha dato la vista! Non si è mai sentito, finora, che uno abbia dato la vista a un uomo nato cieco. Se lui non venisse da Dio non potrebbe farlo, perché Dio non ascolta i malvagi, ma ascolta chi lo rispetta e fa la sua volontà. Allora quelli replicarono:
    - Tu sei tutto quanto nel peccato fin dalla nascita e vuoi insegnare a noi? E lo buttarono fuori.
    Gesù incontrò quello che prima era cieco. Sapendo che l'avevano espulso dalla sinagoga gli disse:
    - Tu credi nel FiglÌo dell'uomo? Quello rispose:

    - Signore, dimmi chi è, perché io creda in lui!
    Gesù gli disse:- È qui, davanti a te: è colui che ti parla.

    Quello, si inginocchiò ai piedi dii Gesù esclamando:
    - Signore, io credo! Gesù disse:
    - lo sono venuto per mettere il mondo di fronte a un giudizio; cosi quelli che non vedono vedranno, e quelli che vedono diventeranno ciechi.
    I farisei che erano con lui udirono queste parole e gli domandarono: «Per caso, siamo ciechi anche noi?».
    Gesù rispose: «Se foste ciechi, non avreste colpa; invece dite: "Noi vediamo". Così il vostro peccato rimane».

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    La religione e' il singhiozzo di una creatura oppressa!... Sul serio?


    17 settembre 2011

    "La religione è il singhiozzo di una creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, lo spirito di una condizione priva di spirito. È l'oppio dei popoli." Karl Marx

    L'uso iniquo che si fa della religione, non è nei piani di Dio. Sono gli uomini animati dalla sete di potere che si servono del sentimento religioso per manovrare le folle e asservirle a progetti iniqui. La religione è un comportamento umano che elabora determinate conoscenze e sensibilità, e giunge ad una esperienza chiamata sacro, ma non è il comportamento ad essere il sacro. Si dice che ogni strada porta a Roma, ma non sono Roma le strade. E' assolutamente indispensabile distinguere il sacro(Dio), dall'uso(religione) che ne fa l'uomo. Sappiamo che la religione è diventata in molte circostanze un veleno nelle mani di uomini senza scrupoli, ma questo non deve portarci a giudizi affrettati e dire che la religione è "il singhiozzo di una creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, lo spirito di una condizione priva di spirito, l'oppio dei popoli. .Karl Marx ha scritto cose molto sagge, ma sulla religione ha tratto delle conclusioni in base all'uso errato che si è fatto del sacro. Marx va compreso nella visione filosofica ed economica.

    Come dicevo, Dio non fa nulla in società con il diavolo! Egli è contro coloro che sfruttano il sentimento religioso della gente per conseguire vantaggi personali, economici e politici. I profeti della Bibbia hanno pronunciato giudizi pesanti contro costoro: "Figlio d' uomo, profetizza contro i pastori d' Israele; profetizza, e di' a quei pastori: "Così parla DIO, il Signore: Guai ai pastori d' Israele che non hanno fatto altro che pascere sé stessi! Non è forse il gregge quello che i pastori debbono pascere? Voi mangiate il latte, vi vestite della lana, ammazzate ciò che è ingrassato, ma non pascete il gregge. Voi non avete rafforzato le pecore deboli, non avete guarito la malata, non avete fasciato quella che era ferita, non avete ricondotto la smarrita, non avete cercato la perduta, ma avete dominato su di loro con violenza e con asprezza.
    Esse, per mancanza di pastore, si sono disperse, sono diventate pasto di tutte le bestie dei campi, e si sono disperse. Le mie pecore si smarriscono per tutti i monti e per ogni alto colle; le mie pecore si disperdono su tutta la distesa del paese, e non c' è nessuno che se ne prenda cura, nessuno che le cerchi!". Ezechiele 34:2-6

    Le istituzioni religiose e coloro che macchiano le loro vesti dorate con il sudore, le lacrime e il sangue del popolo di Dio perseguitato, sfruttato, ingannato e ucciso, sono già giudicati e il verdetto è stato scritto! Manca solo la fase esecutiva! La Bibbia afferma che gli occhi dell'Eterno sono su quanti fanno della religione una comoda poltrona per soddisfare ambizioni di potere. La sua parola li interpella dal cielo: "Di chi dunque hai timore? Di chi hai paura per rinnegarmi così, per non più ricordarti di me, per non dartene più pensiero? Sono rimasto in silenzio e da molto tempo, per questo tu non mi temi più?." Isaia 57:11
    "Hai fatto queste cose, io ho taciuto, e tu hai pensato che io fossi come te; ma io ti riprenderò, e ti metterò tutto davanti agli occhi." Salmi 50:21
    "Perciò in uno stesso giorno verranno i suoi flagelli: morte, lutto e fame, e sarà consumata dal fuoco; poiché potente è Dio, il Signore che l' ha giudicata. I re della terra, che fornicavano e vivevano in lascivie con lei, quando vedranno il fumo del suo incendio piangeranno e faranno cordoglio per lei. Apocalisse 18:8-9

    Iddio non è preso di sorpresa, egli rispetta la libertà dell'uomo, ma si riserva l'ultima parola.. A coloro che lo amano e desiderano sottrarsi all'errore, Dio fa dono della verità. La Bibbia contine la verità di Dio. Per questo motivo le Sacre Scritture sono il solo mezzo a disposizione per conoscere ciò che è bene e distinguerlo da ciò che è male. Esse sono il solo riferimento che separa con chiarezza il sacro dal profano. Il solo metro che consente di svelare l'errore! Affidarsi alla guida della Parola di Dio non significa essere privi di spirito, ma al contrario mettersi in relazione diretta con il cielo per esserne nutriti e arricchiti!

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    Quanto valgo per il signore?


    16 settembre 2011

    "Gli uomini mi saranno più preziosi dell'oro fino; più preziosi dell'oro di Ophir". Isaia 13:12.

    Se consideriamo la quantità di oro puro con cui Salomone ricoprì il Tempio a Gerusalemme, restiamo sorpresi! Il racconto biblico parla di 100,000 talenti d'oro, pari a 3,000 tonnellate; una quantità d'oro che supera di molto l'odierna produzione annuale nel mondo. Ebbene tutto l'oro del pianeta non riuscirebbe a eguagliare il valore che Dio da a ogni essere umano.
    La ragione di questa valutazione generosissima, non dipende dalla qualità morale o dalla capacità intellettuale o da una particolare dote artistica della persona. La ragione di questa alta considerazione risiede nel prezzo che Dio è stato disposto a pagare di persona per la salvezza dell'uomo.

    Al Calvario un gran prezzo è stato pagato, il più alto che mai sia stato versato per un riscatto: la vita del Figlio di Dio. Il suo sangue è stato versato per la nostra redenzione. Grazie a Dio il nostro valore è stato considerato infinitamente superiore alla somma totale di tutto ciò che si trova nella terra e su di essa.
    In considerazione di questo, la questione più importante su cui soffermarsi è: "Chi sono io? Valgo qualcosa per Dio, oppure valgo solo per me stesso e per lo stato?"
    Secondo la scienza, l'uomo è un semplice elemento della materia che si appresta a ritornare polvere. Ma secondo la Bibbia noi siamo figli e figlie di Dio. Egli ci ha creato a sua immagine e somiglianza e quindi sappiamo chi siamo e da chi discendiamo. Possiamo affermare con gioia e convinzione: "lo sono un figlio di Dio, sono in grado di avvertire il suo appello e di rispondere al suo amore".

    Il Figlio di Dio è venuto nel mondo, ha assunto la nostra natura vivendo come un uomo, per mostrarci che abbiamo un Padre d'amore che si interessa di noi. Anche se nel corso della vita dobbiamo affrontare prove e conflitti, noi non siamo soli. La grandezza della salvezza che ci è stata offerta in Gesù Cristo ne è la prova.

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    Di quale Dio sono servitore?


    30 agosto 2011

    1. Il Dio della «identità nazionale e/o europea».
    2. Il Dio della (in-)civiltà occidentale.
    3. Il Dio che George W. Bush si è annesso come «non-neutrale», schierandolo a suo fianco.
    4. Il Dio (s-)cristiano di Bush William George, guerrafondaio terrorista.
    5. Il Dio dei politicanti italiani connessi alla degradazione morale del P2 Berlusconi Silvio.
    6. Il Dio delle guerre tra religioni.
    7. Il Dio invocato dai cappellani militari prima di ogni azione di guerra.
    8. Il Dio invocato dai militari (s-)cristiani armati per «esportare democrazia» nei paesi altrui.
    9. Il Dio invocato dai vescovi ai funerali di soldati o mercenari di guerre preventive.
    10. Il Dio invocato per benedire navi portaerei militari per uccidere «professionalmente».
    11. Il Dio invocato a Falluja e nelle trentanove guerre sparse nel mondo.
    12. Il Dio dei soldati (s-)cristiani che torturano i figli di un altro Dio o di nessun Dio.
    13. Il Dio dei ricchi che fa a pugni con il Dio della cruna dell'ago.
    14. Il Dio dei fondamentalisti di qualunque religione e cultura.
    15. Il Dio usato da uomini sedicenti religiosi per addormentare le coscienze dei popoli.
    16. Il Dio delle gerarchie religiose tacenti perché colluse con il potere di satana.
    17. Il Dio delle liturgie pagane con porpora e bisso che rinnega il Dio della Storia.
    18. Il Dio di chi si asside alla mensa dei potenti, rinnegando il desco dei poveri.
    19. Il Dio delle diplomazie, convenienze e compiacenze negazione del Dio di Gesù Cristo.
    20. Il Dio in qualunque modo invocato e da chiunque per giustificare guerra e violenza.
    Oppure
    21. Il Dio di Gesù Cristo, Figlio di Dio e figlio dell'Uomo, Ultimo tra gli ultimi.
    22. Il Dio povero, nudo, forestiero e crocifisso, Dio dei poveri, dei nudi e dei crocifissi.
    23. Il Dio degli oppressi di qualunque longitudine e latitudine.
    24. Il Dio dei non violenti che subiscono violenza, piuttosto che darla.
    25. Il Dio che abiura il tempio, la religione, il potere come strumenti oppressivi.
    26. Il Dio vittima sacrificata nelle vittime innocenti della guerra in Iraq.
    27. Il Dio palestinese segregato dietro il muro della vergogna israelita.
    28. Il Dio ebreo che offre la sua vita per i suoi fratelli palestinesi e greci stranieri.
    29. Il Dio cristiano torturato a Grantánamo, Abu Ghraib e Falluja da militari cristiani.
    30. Il Dio assente dall'America della guerra preventiva.
    31. Il Dio del cielo e della terra senza patria e senza nazione.
    32. Il Dio degli uomini di buona volontà poeti/facitori di pace e di ponti.
    33. Il Dio che condanna gli eserciti e coloro che li benedicono.
    34. Il Dio che perdona i suoi crocifissori mentre lo crocifiggono.
    35. Il Dio che parla alle donne e agli uomini, senza distinzione.
    36. Il Dio che tace nel mutismo improfetico delle gerarchie svolazzanti e pagane.
    37. Il Dio consola gli afflitti, ama gli stranieri, predilige gli esclusi.
    38. Il Dio bambino violato in ogni violato bambino o bambina.
    39. Il Dio che nasce e rinasce in ogni cuore che ama.
    40. Il Dio della misericordia che verrà a giudicare solo sull'Amore.

    Paolo Farinella, prete
    ateo per grazia di Dio,
    credente per amore di ragione

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    Con il blackbox conoscere il tuo futuro e' assicurato. Forse!


    12 agosto 2011

    Nei sotterranei d'una polverosa libreria di Edinburgo, giace una scatoletta nera non più grande di due pacchetti di sigarette affiancati, che sforna continuamente numeri a caso.
    A prima vista sembra uno strumento molto banale, una scatola metallica che contiene un microchip di quelli che si trovano nei calcolatori tascabili, ma secondo gli scienziati, avrebbe straordinari poteri: sarebbe "l'occhio" d'una macchina in grado di sbirciare nel futuro! Pare infatti che l' apparecchio abbia percepito i fatti dell' 11 Settembre 2001 ben 4 ore prima che avvenissero.
    Il fatto si é ripetuto altre volte, compreso lo scorso 26 Dicembre, quando l' apparecchio ha segnalato lo tsunami nell'Oceano Indiano, stavolta con un anticipo di 24 ore. Il dispositivo non fa altro che "lanciare una monetina", milioni di volte al minuto, fornendo il risultato, testa o croce, rappresentato da zero e da uno su un grafico. Nella sostanza, quando i "testa" sono maggiori dei "croce", o viceversa, il fatto viene interpretato come un segnale dell'approssimarsi di qualche catastrofe!
    A tutt'oggi, gli "Eggs" (uova, il soprannome dato alle scatole nere) sono arrivati a ben 65 unità, sparsi in ben 41 nazioni e collegati giorno e notte via Internet. Oltre agli eventi succitati, sono stati rilevati il bombardamento della NATO sulla Jugoslavia e l'affondamento del sottomarino Russo Kursk.

    Naturalmente la tragedia delle Twin Towers é il "pezzo forte" di questa strana ricerca ai confini della Scienza, dato che il rilevamento é avvenuto 4 ore prima degli eventi e non durante l'attacco, lasciando gli Scienziati ancora più sconcertati. Essi, per quattro ore, intuirono che qualcosa di terribile stava per accadere, ma non sapevano né dove, né quando. Gli Scienziati che partecipano a questa stravagante ricerca non si sbilanciano troppo, per paura del ridicolo, ove si trovasse una spiegazione più "terrena", e si limitano a dire che il fenomeno é interessante e merita ulteriori approfondimenti.
    (Notizia riportata da apocalisselaica.net)

    Francamente affidarsi ad un dispositivo elettronico per ricavarne presagi, mi pare sia come cercare di scrutare invano il futuro nelle sfere di cristallo o quello di cercare nella posizione degli astri la risposta alle angosce esistenziali.
    Da sempre l'uomo si è inventato una sorgente di sapienza che potesse confortarlo nella sua solitudine in un mondo spesso reso ostile dalle avversità, dalla malattia, dalle tensioni sociali e dalla malvagità. Nel suo stato di abbandono egli ha conservato il suo bisogno di guida, di illuminazione, di segni e presagi. Per questo la sua ricerca è inquieta, ansiosa. Nella sua coscienza avverte un bisogno che richiede appagamento, soddisfazione. Ma dove trovarli? Dove si celano le risposte agli interrogativi che inquietano l'anima? Per venire incontro all'uomo, Il Signore Iddio parla mediante la Parola scritta, la Bibbia. Egli fa questo non per informare della sua esistenza, ma per soddisfare il nostro bisogno di guida.
    Nella sua Parola noi troviamo il senso della storia e la spiegazione del perchè certe cose accadono. Attraverso la storia del popolo di Dio noi vediamo il conflitto tra il bene e il male e scorgiamo le cause della mallattia, della sofferenza e del vuoto che si produce là dove Dio è rifiutato! Mediante le profezie della Bibbia noi vediamo sollevarsi il velo del futuro non per soddisfare curiosità, ma per infondere coraggio e speranza viva ai credenti! Ma che uso si fa della Parola di Dio? Purtroppo molto spesso essa viene accantonata o si antepone ad essa i commenti filosofici, le spiegazioni scientifiche, le analisi matematiche, le ragioni umanistiche. Oggi come ieri dinanzi all'ignoto si preferisce la sfera di cristallo o il moderno "BlackBox", e si crede di fare progressi scientifici, mentre invece si ricalcano sentieri che non portano da nessuna parte. Mediante il profeta Geremia Il Signore dice: Due sono le colpe che ha commesso il mio popolo: ha abbandonato me, sorgente di acqua fresca e viva, e ha preferito scavarsi cisterne, cisterne screpolate, incapaci di contenere acqua". Germ2:13

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    Possiamo dire: per fortuna non cambia mai!


    04 agosto 2011

    "Non temere, io sono con te. Non preoccuparti, io sono il tuo Dio. Ti rendo forte, ti aiuto, ti proteggo con la mia mano invincibile" . Isaia 41:10 Chi legge la Bibbia trova in questa rassicurazione di Dio un sostegno speciale. La promessa fatta a Isaia egli la rivolge a chiunque desidera farla propria. Dio è fedele. Il suo amore, il suo perdono, la sua misericordia verso di noi non è cambiata mai. Se alla fine della nostra esperienza umana noi fossimo perduti, questo non avverrà perché Dio avrà cessato di amarci o perché, nella sua severità, non avrà voluto usarci misericordia; ma lo sarà unicamente perché noi non avremo voluto rispondere al suo invito. Dio ha sempre nei nostri riguardi un'attitudine positiva. La verità di un Cristo sempre presente è vera e sicura, a meno che noi stessi non eleviamo un muro di separazione tra noi e il legame che ci unisce a Dio. Per mezzo di Cristo nella nostra vita, il Padre ci considera uniti a lui; per questo non possiamo avere la sua presenza in noi senza possedere insieme a questa anche il suo amore, la sua misericordia e la sua giustizia. Certo, sappiamo che a volte ci assalgono i dubbi. Tuttavia, noi possiamo affermare con certezza: Dio è Verità. La parola che egli rivolge a noi si riassume in un motto: accettazione. Egli ci ama ancora. Non cessa mai di preoccuparsi di noi. Il suo amore per noi non viene meno quando facciamo degli errori, così come noi non cessiamo di amare i nostri figli quando essi commettono degli errori. Satana , il nemico di Dio e dell'uomo, vuole farci credere che a motivo del nostro fallimento Dio si è separato da noi: è una menzogna! Cristo ci ha messo faccia a faccia con il Padre Celeste poiché Dio è vero! Egli è fedele al suo carattere d'amore e di misericordia. Dio non ci ama di meno a causa delle nostre mancanze. Egli è rattristato quando cerchiamo di seguire il nostro proprio cammino senza curarci dei suoi comandamenti, ma non per questo egli cessa di occuparsi di noi. E' solo quando noi crediamo che Dio ci ama nonostante il peso di tutte le nostre infermità morali e tutte le nostre lacune che troviamo la forza di agire differentemente. Non diciamo mai in noi stessi: "Domani sarò migliore e allora Dio mi amerà, mi accetterà". Non abbiamo in noi stessi nessuna forza di cambiare la nostra situazione. E' l'amore di Dio che cambia, che guarisce. L'egoismo è distruttivo, l'amore promuove la vita. Il primo contrae e impoverisce la nostra maniera di vivere producendo ansietà, ostilità e malattia; il secondo la espande stimolando la misericordia, la grazia, l'amabilità. L'egoismo fa ricorso a pressioni emotive, l'amore di Dio fa appello al perdono e al sacrificio. Il nostro amore per Dio è una risposta a una persona e a una via meravigliosa che vorremo non cambiasse mai.

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    Eredità significative


    31 luglio 2011

    Nicola Spedalieri (Bronte, 6 dicembre 1740 - Roma, 26 novembre 1795) è stato un filosofo e sacerdote italiano.
    Scrisse il primo trattato sui diritti dell'uomo. La sua opera Dei diritti dell'uomo, stampata e pubblicata a Roma nel 1791, contestava la violazione del patto naturale che presiede la formazione della società impedendo alla società civile di realizzare i suoi bisogni di felicità e di sviluppo.
    Secondo Spedalieri, nel patto sociale tra governo e governati, la società non può disfarsi del governo senza motivo e il governo non deve venir meno al suo compito di promuovere il bene della società.

    Ma cosa fare quando il patto è rotto? "...al principe il popolo affida «le tre facoltà di giudicare, di decretare e di eseguire», il popolo non può togliergli «il Principato a suo beneplacito, cioè quando gli pare, per motivi leggieri, senza motivi», perché violerebbe il patto sottoscritto, a meno che il principe non violi la condizione essenziale del contratto stipulato, il do ut facies, a meno che egli non faccia ciò che si era impegnato a fare in cambio della proprietà del principato: ossia, custodire «i diritti naturali di ciascuno» e dirigere «tutte le operazioni del Principato alla felicità de' sudditi».
    Questa è la base del contratto, e se invece il principe «prendesse a distruggere i diritti naturali di ognuno, a sostituire il capriccio alle leggi, e ad immergere nella miseria i poveri sudditi, il contratto resterebbe sciolto da sé». Lo scioglimento del contratto non significa che il popolo eserciti per proprio conto il governo, ma che debba «investirne un altro con auspici migliori».

    Ma chi deciderà che il contratto stabilito con il principe sia nullo? Intanto, osserva Spedalieri, che «il contratto siasi sciolto già da sé stesso, si dee legalmente dichiarare. Prima della quale dichiarazione a niuno è permesso di sottrarsi dall'ubbidienza del Principe. E il diritto di far tale dichiarazione non appartiene a verun privato, né alla unione di alcuni, né anco alla moltitudine». Solo un corpo che rappresenti tutti i sudditi può dichiarare lo scioglimento del patto con il principe: questo «vero corpo» sarà formato da «tutti i Magistrati, tutti gli Ordini de' Cittadini, le persone illuminate, probe, e non soggette all'impeto del momento [...] ogni colta Nazione nella Costituzione fondamentale, che dà a sé stessa, e che inerisce nel contratto che fa con la persona che vuole innalzare al Principato, e che questa giura di mantenere, sempre, forma un corpo o sia un Collegio, per cosi dire, immortale, che rappresenti permanentemente tutti gl'individui. Laonde basta che la dichiarazione si faccia da questo corpo, per esser legale».
    Qualora il principe resista e voglia mantenere il potere non più riconosciutogli, comportandosi così da tiranno, il «Corpo della Nazione» - mai però un singolo cittadino - potrà legittimamente giungere fino all'estrema soluzione di condannarlo a morte.»

    Spedalieri si mostrò avverso sia al dispotismo illuminato, che rifiutava tanto il principio della sovranità popolare quanto il primato della religione nel governo dello Stato, sia i princìpi laici della Rivoluzione francese. La garanzia di assicurare i diritti fondamentali dell'uomo è data, secondo lo Spedalieri, dalla religione cristiana che ha come princìpi essenziali l'amore e la carità verso il prossimo.

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    Vedere non è lo stesso che sapere.
    Sapere non è lo stesso che capire...


    29 luglio 2011

    La credibilità della Chiesa Cattolica si fonda sull'ignoranza della Parola di Dio da parte dei cristiani che non conoscono o che non si preoccupano di conoscere la Parola di Dio. Solo confrontando quello che succede nelle chiese, di qualsiasi confessione religiosa, ma in particolare nella Chiesa Romana, con quello che è scritto nella Parola di Dio gli occhi di costoro si aprirebbero e vedrebbero la verità in tutta la sua luce... Ricordo le Parole di Gesù: "Io sono venuto per mettere il mondo (le persone) di fronte a un giudizio; così quelli che non vedono (chi desidera sapere la verità) vedranno, e quelli che vedono (che non vogliono vedere la verità) diventeranno ciechi." I farisei che erano con lui udirono queste parole e gli domandarono:"Per caso, siamo ciechi anche noi?" "Gesù rispose:"Se foste ciechi, non avreste colpa; invece dite:"Noi vediamo". Così il vostro peccato rimane". Giov 9:39-41
    Vedere non è lo stesso che sapere. Sapere non è lo stesso che capire.. Fondare la propria fede su quello che si sa, rende colui che dice di vedere un cieco spirituale..Mentre chi non si accontenta delle cose che sa e desidera capire quello che accade, egli vede realmente...

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    Altrachiesa, Grazie a Dio...


    29 luglio 2011

    Lettera aperta al card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano di Paolo Farinella, prete

    Sig. Cardinale,

    Mercoledì 7 ottobre 2009 è stato un giorno memorabile e tragico. Memorabile perché una sentenza della Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il tentativo di Silvio Berlusconi, presidente del consiglio, corrotto e corruttore, di stravolgere lo stato di diritto, piegandolo ai suoi biechi e immorali interessi. Con il «Lodo Alfano», egli voleva la consacrazione costituzionale di essere l'«Unto di Dio» in terra. Che Berlusconi sia «unto» è fuori di ogni dubbio: unto di falsità, di immoralità, di corruzione, di furto, di evasione, di illegalità e di antidemocraticità. La sentenza della Corte, invece, ha restituito a noi cittadini comuni, l'orgoglio della dignità di appartenere ad una Repubblica, dove l'uguaglianza dei cittadini e la legalità sono ancora «principi non negoziabili». Con questa sentenza l'Italia è più forte e più libera.

    Mercoledì 7 ottobre 2009, però, è stato anche un giorno tragico. Lei, sig. segretario di Stato Vaticano, nonostante la disapprovazione della Chiesa reale, ad ogni costo, ha voluto tagliare insieme a Berlusconi il nastro della mostra «Il Potere e la Grazia» a palazzo Venezia (ogni riferimento al passato è decisamente voluto). Che scena deprimente! Che spettacolo rozzo e indecoroso! Lei sapeva che «in quel giorno e in quelle ore», la Corte Suprema si sarebbe pronunciata e sapeva quali sarebbero state le reazioni di un uomo malato e fuori controllo (testimonianza della moglie), eppure non ha esitato ad aspettare e a rispettare la tempistica imposta da un giullare che da sempre ha identificato i suoi interessi con quelli del Paese.

    Il presidente del consiglio, furibondo per non essere «più uguale degli altri», chiuso nel bunker insieme ai suoi disonorevoli dipendenti, sapendo che ormai non poteva sfruttare il tg1 minzoliniano, ormai fuori tempo massimo, ritarda volutamente l'apertura della mostra, costringendo lei ad aspettare i suoi comodi. Egli infatti varca la soglia di palazzo Grazioli, sede di meretricio istituzionale, nello stesso momento in cui inizia il tg4 di famiglia, consapevole che quelle primissime immagini avrebbero fatto il giro del mondo.

    Come un cane, ferito all'improvviso, con uno stile da pescivendolo (con tutto il rispetto) più che da uomo di Stato, va all'attacco di tutti: lo tzunami della vergogna attraversa l'etere, una valanga di falsità e di fango schizza dappertutto: contro il Presidente della Repubblica, contro i Giudici Costituzionali (anche contro quei due con i quali ha condiviso una irrituale cena, prima della sentenza?), contro la guardia del corpo più alta di lui, contro la stampa, contro la televisione, contro la luna che si permetteva di sogghignare. Una scena invereconda.

    «In quel giorno», il 7 ottobre 2009, la prudenza clericale e diplomatica avrebbe voluto che lei stesse defilato, magari in qualche cappella a pregare per la «serva Italia di dolore ostello nave sanza nocchiere in gran in gran tempesta non donna di provincie, ma bordello» (Dante, Purg. II, 6,76-78). Invece?... Invece, lei, sig. cardinale, stava lì, come un compare di nozze, accanto all'«utilizzatore finale» di prostitute a pagamento. Egli da solo ha calpestato tutti «i principi etici non negoziabili» con cui lei è solito pontificare; tutti i principi della dottrina sociale della Chiesa che ogni tanto lei rispolvera per darsi un contegno; tutti i valori etici per cui il Vaticano e la Cei avete anche organizzato una manifestazione di massa, il Family-Day, a cui ha partecipato anche il frequentatore di minorenni, divorziato e strenuo difensore della «famiglia», senza che nessuno lo accompagnasse in qualche strada adiacente; tutti i principi, i valori, le regole e il metodo che il papa predica e la Cei descrive nel documento «Educare alla legalità» (1991-2000), che avete abortito prima ancora che nascesse.

    Tutto ha corrotto il Corruttore, anche le coscienza del popolo cattolico che, su vostra indicazione, lo vota in massa, senza nemmeno turarsi il naso. Lei stava lì come un protettore che mette il cappello sul proprio protetto, mandando un messaggio mediatico trasversale dentro e fuori i palazzi: Berlusconi è sotto la protezione del Vaticano e non si tocca, come lei aveva fatto con Giovanni Profiti, indagato a Genova e promosso a presidente dell'ospedale Bambino Gesù di Roma, di proprietà del Vaticano. Si direbbe che lei sia attratto dalla recidività: lei, infatti, va a braccetto di Berlusconi, nonostante sia corrotto, nonostante abbia corrotto, nonostante frequenti minorenni, nonostante favorisca e alimenti la prostituzione, nonostante sia evasore, nonostante sia piduista, nonostante sia Berlusconijad, nonostante abbia impoverito l'Italia dentro l'abbia umiliata fuori, all'estero, dove stampa ed economia chiedono a gran voce le dimissioni.

    A lei, sig. cardinale, che gliene cale? L'importante è portare a casa, a costo zero, qualche legge che domani un altro governo eliminerà. Ah, la lungimiranza della diplomazia vaticana, un tempo mito ineguagliabile di accortezza serpentina, oggi ridotta a comparsa nel ridotto del berlusconismo, mito dell'anticristianesimo.

    Il mondo ha visto che il presidente del consiglio, vergogna internazionale della Repubblica italiana, certo ormai del padrinaggio vaticano, ha osato dirle davanti a tutti che in quella mostra mancava un quadro: «quello di San Silvio da Arcore» e lei, con il sorriso di prassi (diplomaticamente ebete), è rimasto allampanato, incapace di infilargli una mano in bocca e strappargli la lingua. Lei annuiva, restando immobile, che è il top della diplomazia e della falsità proterva e bugiarda. Io non so se lei si sia reso conto del danno che ha provocato alla Chiesa universale e alla Chiesa che è in Italia in modo particolare.

    Con la sua presenza «in quel giorno e a quell'ora», senza che Berlusconi ammettesse i suoi errori e chiedesse scusa agli Italiani e alle Italiane dei suoi comportamenti non privati, ma di presidente del consiglio in carica in luoghi protetti dal «segreto di Stato», lei ha posto la premessa formale per sette conseguenze inevitabili, che peseranno sulla sua coscienza e di cui dovrà rendere conto a quel Dio in cui dice di credere:

    a) Lei ha avallato la tesi del presidente del consiglio che afferma di essere orgoglioso dei suoi comportamenti perché gli Italiani vogliono essere come lui. In questo modo lo propone a tutti come MODELLO. Lei insieme a Berlusconi, due giorni dopo una sentenza di un sovrano tribunale che lo giudica corruttore di giudici e nel giorno in cui la Corte Suprema lo spoglia della sua pretesa e mafiosa superiorità, rendendolo semplicemente cittadino tra i cittadini, autorizza tutti gli Italiani e le Italiane a imitarlo perché che altro significa la sua presenza se non la santificazione di un uomo perverso e del suo sistema d'impunità immorale?

    b) Lei ha dato vigore e densità alla pazzia di un uomo che non esita a gettare la Nazione in una guerra civile pur di salvarsi da tutte le sue ignominie e dai tribunali, anche per fatti commessi prima che diventasse deputato e presidente del consiglio. Come nel 1929 fu solo il Vaticano a riconoscere il governo di Mussolini e la sua dittatura fascista, così nel 2009, esattamente dopo 80 anni, è ancora il Vaticano a togliere d'impiccio istituzionale un governo e un indegno presidente del consiglio condannato dal mondo intero.

    c) Lei con questa sua presenza, «in quel giorno e in quelle condizioni», ha perso ogni dignità etica di parlare di mortalità e di spiritualità perché non ha esitato, sul modello della migliore tradizione mafiosa, a dire al mondo intero che un mafioso, amico dei mafiosi e protettore di mafiosi, corruttore, evasore (con tutto il resto), è protetto dalla Sacra Famiglia Vaticana. E' possibile che lei rappresenti uno Stato estero, è impossibile che possa, anche per sbaglio, rappresentare la Chiesa di Cristo.

    d) Lei con la sua presenza a quella mostra ha assolto di fatto Berlusconi, all'insegna del «siamo pratici, ovvia!», rinnegando anche le condizioni etiche e sacramentali che la Chiesa impone ai poveri diavoli. Lei ha disonorato tutti i credenti che faticano giorno per giorno a conciliare quello che voi dite con le difficoltà della vita. Forse abbiamo sbagliato interpretazione del vangelo e correggerlo con «i ricchi li avrete sempre con voi», al posto di «i poveri li avrete sempre con voi». Personalmente ritengo che lei, in coscienza, non possa celebrare la Messa senza commettere sacrilegio e vilipendio della dottrina cattolica.

    e) Lei apparendo accanto all'Indecenza personificata, non solo ne diventa complice e coartefice, ma autorizza centinaia e centinaia di persone credenti e non credenti a diffidare di una gerarchia collusa con il potere e il malaffare, esortando i molti che sono sulla soglia, invitandoli a lasciare la Chiesa, sbattezzandosi come atto formale, unica arma di autodifesa nei vostri confronti che ascoltate solo il richiamo del corrotto potere.

    f) Lei ha dato l'avallo ai giorni tristi che ci attendono perché l'uomo è senza coscienza di Stato.

    g) Lei è colpevole se le offerte dell'8xmille diminuiranno ancora e deve sapere che ne è stato e ne è la causa efficiente. Da alcuni anni le offerte diminuiscono sempre di più e sulla mia strada incontro sempre più persone che dichiarano di firmare per altre realtà religiose, perché non vogliono essere complici di una clero e di una gerarchia che ha tradito il Vangelo.

    Come prete di strada, come credente nel Gesù del Vangelo e come cittadino che ama il suo Paese, senza esserne schiavo, mi permetta di dirle con chiarezza: lei non mi rappresenta più (veramente non mi ha mai rappresentato, nemmeno quando era vescovo di Genova) e sono fiero di rifiutare e ripudiare il suo modello e quello che lei propone, proteggendolo: il berlusconismo che è l'indecenza che corrompe la nostra Nazione e corrode il nostro futuro. Intanto il territorio, dilapidato dai condoni edilizi, si frantuma, i precari, i licenziati, i tre milioni di poveri che vivono con 222,00 euro, gli sfrattati e gli immigrati uccisi, tutti in coro ringraziano anche lei che, ora con certezza, «sappiamo da che parte sta».

    Con disistima,

    Paolo Farinella, prete
    da sottovoce.it

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    È prioritario amare Dio o conoscerlo?


    17 luglio 2011

    Propongo a chi ne ha voglia la lettura di un testo particolarmente utile per questa necessaria riflessione.
    (tratto da: Dio è amore di Jonathan Gallagher, Ediz ADV Impruneta – Firenze)

    LA CONOSCENZA DI DIO - Capitolo 4
    «Figlioli, vi scrivo perché i vostri peccati sono perdonati in virtù del suo nome
    . Padri, vi scrivo perché avete conosciuto colui che è fin dal principio. Giovani, vi scrìvo perché avete vinto il maligno.
    Ragazzi, vi ho scritto perché avete conosciuto il Padre. Padri, vi ho scritto perché avete conosciuto colui che è fin dal principio. Giovani, vi ho scritto perché siete forti, e la parola di Dio rimane in voi, e avete vinto il maligno.
    Non amate il mondo né le cose che sono nel mondo. Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui. Perché tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno» (1 Giovanni 2:12-17).

    Venire a un accordo con Dio?
    Mentre facevo visita a una malata ricoverata in un ospedale, la signora nel letto accanto mi chiese se poteva parlarmi in privato. Mi aveva sentito parlare di Dio, e mi voleva fare una domanda.

    Raccontò di aver subito un gravissimo attacco cardiaco e che i dottori erano molto preoccupati per la sua sopravvivenza, soprattutto nell'eventualità fosse arrivato un secondo attacco. La avevano già avvertita del fatto che il primo aveva causato danni permanenti e infatti parlava con grande difficoltà. Si chiedeva se donando tutto il suo denaro a Dio, avrebbe ottenuto in cambio la guarigione.
    Sorridendo, le dissi che Dio non operava in quel modo. Cercai di condividere con lei quello che avevo capito a proposito di Dio e del suo modo di agire. Ma non sembrava assimilare le mie parole, come se avesse già deciso che cosa fare. Alla fine mi disse: «Darò tutto quello che possiedo al Signore, ed egli mi guarirà. Ho denaro in abbondanza, Dio lo terrà in considerazione. Andrò in chiesa ed egli capirà che sono sincera. Preghi per me». E io pregai. Mi fece tornare alla mente tante altre persone che hanno cercato di fare delle contrattazioni con il Signore. Nelle situazioni estreme, tutto ciò di cui disponiamo, qualunque sia il suo valore, lo promettiamo a Dio. «Signore, toglimi da questo pasticcio e farò tutto quello che vuoi. Però, fallo subito!».
    Almeno la preghiera del pilota abbattuto durante la seconda guerra mondiale nel mare del nord, era onesta: «Signore, non ti ho mai infastidito negli ultimi 30 anni. Se mi salvi, non lo farò per i prossimi trenta».
    Ma anche in questo caso c'è l'idea di un qualche genere di trattativa. Come se avessimo qualcosa da offrire. Pensate davvero che Dio voglia il vostro denaro, i vostri talenti o la vostra fama se si tratta solo di «mercé di scambio»?

    Esistono anche estremi opposti, come quella persona dai capelli grigi che una volta mi disse: «Non è importante che io piaccia a Dio o che lui piaccia a me. Io ho ubbidito alle sue richieste, ho tenuto fede all'impegno preso e dunque Dio deve accogliermi in cielo perché ho fatto quello che mi è stato detto di fare».
    Che cosa pensate di questa sorta di assicurazione sulla salvezza? Egli era assolutamente convinto, considerava la questione in termini contrattuali: io faccio la mia parte, Dio deve fare la sua!
    Forse ognuno di noi coltiva in sé una mentalità di questo tipo. Quando siamo colpiti da circostanze negative, siamo capaci di inginocchiarci e fare ogni genere di promessa. Ci impegniamo a versare una doppia decima, digiunare, assumere una carica al servizio della chiesa e così via. Oppure ricordiamo tutti i sacrifici che abbiamo fatto «per Dio», che dovrebbero garantirci qualche merito. Parliamo di tutte le volte che siamo stati tentati dal peccato, ma non abbiamo ceduto per non dover rinunciare alla ricompensa. Forse tutte le cose buone che abbiamo fatto in tanti anni dovrebbero garantirci dei crediti, giusto? L'osservanza delle regole, la nostra generosità, il servizio alla chiesa, lo stile di vita sano, la rinuncia ai divertimenti pericolosi, l'impegno etico, ecc. È come ammettere, se ne avessimo avuto l'opportunità, che avremmo vissuto in maniera molto diversa. Ma considerando Dio come un ufficiale di polizia, abbiamo creduto che sicuramente ci avrebbe scoperto e di conseguenza avremmo passato dei guai seri.
    I farisei perfezionarono questo sistema. Presumendo che compiendo delle buone azioni ed evitando quelle malvagie guadagnavano dei crediti verso Dio, essi alla fine si rifiutarono di riconoscere nella persona di Cristo, perché non corrispondeva al Dio con il quale avevano stipulato il loro «contratto». Al culmine della tragedia, i farisei (e noi possiamo fare la stessa cosa) crocifìssero il Signore della gloria perché dichiarava di essere Dio. Perché? Perché Gesù Cristo respinse la loro idea della contrattazione e fece appello a una relazione personale, diretta, unica garanzia di salvezza.
    Noi non potremo mai trattare con Dio.
    Ma quella donna dell'ospedale fece comunque le sue promesse. E, pare miracolosamente, recuperò bene. Tenne fede al proprio impegno? Purtroppo, no. Non si avvicinò mai a una chiesa e non donò mai niente al Signore. Perché adesso stava meglio e i dottori erano compiaciuti, pensò che non aveva più bisogno di Dio.
    Rinunciare a Dio?

    Il dramma del mondo attuale è che molte persone hanno rinunciato a Dio senza neanche sapere chi sia. Quando chiedo ad amici atei di descrivermi il tipo di Dio nel quale non credono, spesso mi trovo d'accordo con loro! L'esposizione travisata presentata dal nemico ha fatto sì che molti disprezzassero quel Dio rappresentato in maniera falsa, un Dio che anche i credenti non avrebbero difficoltà a rifiutare. Senza conoscere il vero carattere di Dio, non potremo in alcun modo stabilire una corrispondenza d'amore con lui. Il nostro compito è dunque quello di far conoscere Dio per quello che realmente è: bontà, pietà e verità. L'ultimo messaggio di misericordia per il nostro mondo agonizzante deve essere la rivelazione del carattere amorevole di Dio.
    Una cantautrice contemporanea testimonia la sua delusione nei confronti di Dio. Sebbene fosse cresciuta in una famiglia cristiana, quello strano linguaggio e quelle bizzarre abitudini religiose le risultavano estranee. Ma ciò che la fece davvero ribellare a Dio fu la predicazione su «fuoco e zolfo dell'inferno». Decise che se Dio era questo, lei non avrebbe saputo che farsene e, supponeva, Dio non avrebbe saputo cosa farsene di lei. Una tragica perdita causata da una falsa rappresentazione di Dio, dei suoi atteggiamenti e delle sue azioni.
    Molti altri hanno rifiutato questo Dio ostile, vendicativo e dispotico. Cito solo alcuni esempi: «L'idea che un Dio buono possa mandare delle persone a bruciare per l'eternità, la ritengo assolutamente detestabile, una delirante follia» (Luther Burbank).
    «Personalmente ritengo che ogni essere profondamente umano non possa credere nella dottrina dei castigo eterno... Penso che questa dottrina, secondo la quale l'inferno è la punizione per il peccato, sia un esempio di crudeltà» (Bertrand Russell).
    «[L'inferno] rende l'uomo una vittima eterna e Dio un eterno amico. È un orrore infinito... la crudeltà non può andare oltre questo dogma cristiano» (Robert Ingersoll).
    «Il fuoco eterno dell'inferno, predicato dai pulpiti, rende ingiustizia al carattere caritatevole di Dio. Questo concetto presenta Dio come il peggìor tiranno dell'universo. Un dogma così diffuso che ha portato migliaia di individui a rifugiarsi nell'universalismo, nell'infedeltà e nell'ateismo» (Ellen G. White).
    Una delle persone vittime dello scetticismo fu proprio quel Robert Ingersoll appena citato. All'età di dieci anni udì un sermone sugli orrori dell'inferno e disse: «Padre, se il Dio dei cicli è questo, non voglio averci niente a che fare».
    L'inferno deriva da due menzogne. Una è quella raccontata da Satana nel giardino dell'Eden: «Non morirete affatto» (Gn 3:4). È il fondamento su cui poggia la dottrina dell'immortalità dell'anima. L'altra menzogna è il fatto che Dio sia vendicativo, punitivo e crudele. La miscela di questi due falsi insegnamenti ha prodotto l'aberrazione dell'inferno.
    Ricordiamoci che l'autore dell'inferno non è Dio, ma il diavolo. L'inferno è una delle sue più efficaci strategie per allontanare le persone da Dio, un altro aspetto della sua campagna diffamatoria tesa a distruggere il carattere nobile del nostro Padre d'amore. Come scrisse Francis Bacon: «È meglio non avere alcuna opinione di Dio, piuttosto che averne una così indegna di lui».

    La tragedia, naturalmente, consiste nel fatto che la persona, una volta rinunciato a Dio, è perduta per sempre. «Se le persone cessassero di credere in Dio non è vero che crederebbero a nulla, ma crederebbero a qualsiasi cosa», scrisse G.K. Chesterton. Ecco perché Giovanni incoraggia i padri, «perché avete conosciuto colui che è fin dal principio» (1 Gv 2:13), ed esorta i giovani delle sue chiese, «perché la Parola di Dio rimane in voi» (v. 14). È assolutamente necessario che ognuno di noi capisca che cosa significhi veramente conoscere Dio. Dobbiamo avere un concetto corretto del Padre, perché esso plasma il nostro rapporto spirituale con lui. L'idea che abbiamo di Dio concerne ogni aspetto del credere, e se il nostro è un concetto falso, ne risentirà negativamente la nostra relazione col Padre.

    I concetti di Dio
    Vogliamo parlare dei falsi concetti di Dio? Leggete alcuni pensieri scritti da autori famosi e vedrete se non riflettono molte idee popolari, ma errate, sulla sua essenza!
    «Dio è ciò che l'uomo trova di divino in se stesso» (Max Lerner). «L'uomo è uno sbaglio di Dio, o Dio è uno sbaglio dell'uomo?» (Friedrich Nietzsche).
    «Se Dio ci ha creati a sua immagine, lo abbiamo ripagato bene» (Voltaire).
    «Forse il nostro ruolo nel pianeta non è quello di adorare Dio, ma di crearlo» (Arthur C. Clarke).
    «Mi sono tenuto alla larga da Dio. Era un incredibile sadico» (John Collier).

    II lettore stesso può proseguire la lista con altre citazioni dallo stesso tono. Dio diventa una forma indistinta di energia, distante guardiano divino dell'universo, un babbo natale cosmico e così via. Egli è stato identificato con tutte queste rappresentazioni. Esse rappresentano proprio quelle idee che Giovanni è deciso a combattere. Ognuna delle sue sei ripetizioni «vi scrivo» (1 Gv 2:12-14) descrive un aspetto particolare della comprensione spirituale ed egli cita «conoscere Dio» in tre delle «raccomandazioni». È molto importante, allora, capire e relazionarsi con questo Dio nel modo giusto, considerare tutto quello che ha fatto, e a quale prezzo si sia fatto conoscere.

    Perdono e vittoria
    «Ma io non riesco a sentirlo. Non so se ho fatto quello che Dio mi ha chiesto. Non mi sento perdonato».
    Mentre siamo alla ricerca dei giusti concetti riguardanti Dio e la sua natura, iniziamo anche a chiederci come egli operi. Durante il mio ministero mi è capitato diverse volte di dover parlare con degli individui che desideravano il perdono ma che non sapevano se sarebbero stati esauditi o meno.
    C'era chi riteneva di dover fare una particolare penitenza. La mente dell'uomo si è formata la convinzione della necessità di dimostrare a Dio bontà o sincera contrizione, prima che egli ascolti la nostra implorazione di perdono. Qualcuno sembra incapace di accettare la grazia di Dio e sebbene legga quei passi che testimoniano la volontà del perdono da parte sua, resta in una certa misura su posizioni incredule.
    Se nella vostra mente si insinuano pensieri di questo tipo, leggete quello che dice Giovanni: «I vostri peccati sono perdonati in virtù del suo nome» (v. 12). Non ci sono dubbi, la promessa è chiara e certa. Grazie alla rivelazione di Dio nella persona di Cristo, sappiamo che egli può e vuole perdonare ogni volta che vi presentiate davanti a lui con spirito di pentimento e contrizione. Dio non ha bisogno di essere persuaso o placato con qualche offerta, ma è più disposto lui a perdonarci di quanto lo siamo noi a chiederglielo. Ricordate quello che abbiamo già letto: «Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità» (1 Gv 1:9).

    Quando accade? Nell'attimo esatto in cui lo chiediamo! Come può succedere? Per la natura stessa di Dio. Ma non dimentichiamoci di un aspetto vitale. Dio, sebbene ci perdoni, desidera fare di più. Notare la parte finale dell'ultimo passo: « ...e purificarci da ogni iniquità». Egli desidera un uomo che non abbia continuo bisogno del perdono, ma disposto a lasciarsi trasformare dal Padre per poi riuscire a evitare i desideri peccaminosi. Il Signore ambisce a fare di noi degli esseri nuovi (cfr. 2 Cor 5:17). Più di ogni altra cosa, desidera restaurare la sua immagine, per essere pronti a passare un'eternità insieme con lui. Quindi, anche se il perdono è importante, lo è ancora di più la guarigione della nostra condizione di peccato. Perché è quella che determinerà la vittoria spirituale! La vittoria sul maligno (1 Gv 2:13) consiste proprio in questo: è il rifiuto delle menzogne sataniche, la rinuncia al modo di vivere da lui proposto, il rigetto delle sue tentazioni. Tutto ciò non si ottiene con le nostre forze, ma grazie alla potenza trasformatrice di Dio che opera nella nostra vita, che ci trasforma da individui ribelli a fedeli amici del Signore.
    Egli vuole un popolo formato da persone non solo «semplicemente» assolte. Nella terminologia legale, non colpevole, assolto e perdonato significano la stessa cosa. Ma, fatto ancora più straordinaria, ciò che Dio desidera è un popolo che resta in piedi anche quando tutto intorno crolla, che è così radicato nella verità da non arretrare di un centimetro. Un popolo così convinto che Dio sia giusto da non poter scegliere di vivere in un altro modo. Quando l'angelo annunciò la nascita di Cristo, lo chiamò Gesù non perché dovesse perdonare i peccati delle persone, ma perché doveva salvarle da quei peccati (Mt 1:21).
    Se anche dovessimo rifiutare il suo aiuto e infine morire, proprio come un medico che si reca al funerale di un suo paziente che ha rifiutato il suo aiuto, Dio potrà sempre dire «ti perdono», però saremo ormai morti. Il perdono non può essere sufficiente, deve condurci a quell'unità con il Signore dovuta al fatto che «la Parola di Dio rimane in voi» (1 Gv2:14).

    Amare il mondo o vivere per sempre?
    Giovanni è molto esplicito nella sua raccomandazione: «Non amate il mondo né le cose che sono nel mondo» (v. 15). Poi spiega che nel mondo non c'è nulla che possa essere considerato di valore, tutto è passeggero e presto sfuma: «Perché tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre ma dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno» (w. 16,17).
    La questione non è gradire o meno certe attività «mondane». Si tratta soprattutto di scegliere ciò che è permanente e genuino e distinguerlo da ciò che è passeggero e contraffatto. La decisione riguarda le cose alle quali si da un valore vero, quelle per cui si vive.
    Solo riconoscendo Dio per quello che è, potremo vivere una vita nella gioia e in piena soddisfazione, oltre a garantirci un'eternità alla sua gloriosa presenza.

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    C'è vita dopo la morte?


    5 luglio 2011

    "...dopo la vita credo che ci sia lo stesso amore, con i nostri defunti, che c'era in vita. Non so come spiegarlo ma per me è come se fossero in una dimensione parallela: ci guardano, interagiscono con noi, ma noi non li vediamo ma possiamo sentirli. E' l'amore che ci lega, la forza più grande dell'universo, non finisce mai, una vita dopo l'altra. Ho letto, in un libro di angeli, una cosa che mi ha molto colpito perché ho "sentito" subito vera: che dobbiamo lasciare liberi i nostri cari di fare il loro percorso spirituale e invece il nostro dolore li incatena in una via di mezzo e non gli permette di fare il loro percorso. Non credo che chi continua ad amarci tanto possa stare bene vedendoci soffrire. Con questo non voglio sottovalutare il dolore di nessuno, e il mio segreto, quello che non ho mai confessato a nessuno e che penso che, se non avrò un figlio che me ne darà la forza, ormai che ho perso la mia adorata nonna, quando un domani perderò anche i miei genitori potrei anche suicidarmi, perché non avrei la forza di vivere senza tutti loro: sono un essere umano non ancora perfetto spiritualmente!!!" (Account)

    Simili espressioni di angoscia e dolore lette sulla rete non mi lasciano indifferente e provo per coloro che avvertono il dolore della separazione causata dalla morte di un caro congiunto, di un amico, il sincero desiderio di condividere questa tensione emotiva indicando l'atteggiamento di Gesù Cristo di fronte alla morte del suo amico Lazzaro. Sono il suo sentire e le sue parole pronunciate in questa circostanza che tutti vorremmo sentire come risposta autentica al dolore stringente che ferisce la nostra anima. "Quando Marta sentì che veniva Gesù, gli andò incontro..disse: "Signore, se tu eri qui, mio fratello non moriva! E anche ora so che Dio ascolterà tutto quello che tu gli domandi. Gesù le disse: Tuo fratello risorgerà. Marta rispose: "Sì, lo so: nell'ultimo giorno risorgerà anche lui. Gesù le disse:"Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me, anche se muore, vivrà; anzi chi vive e crede in me non morirà mai. Credi tu questo?" Giovanni 11:20-26

    Nel video indicato nel link sottostante è possibile, per chi lo vuole, esaminare la speranza cristiana della risurrezione in maniera più attenta sui testi della Bibba, la Parola di Dio, che costituisce la sola parola affidabile. Forse non troveremo le risposte che vorremmo sentire, ma sono le sole autentiche che danno vera forza spirituale.

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    Prima la giustizia poi la pace


    30 giugno 2011

    "Questo, era re di Salem e sacerdote del Dio Onnipotente... Il suo nome significa "re di giustizia", ed inoltre egli è anche re di Salem, che significa "re di pace". Ebrei 7: 1-2

    Con questa espressione la Bibbia esalta questo misterioso personaggio dell'AT. di cui non esiste altra testimonianza scritta. Egli era un re e un sacerdote di Dio:non sappiamo altro, ma il suo ruolo gli conferiva una eminente dignità. La sua apparizione nella vita del patriarca Abramo è breve. Lo Spirito di Dio si servì di lui come un tipo di Cristo nella sua veste di re e sacerdote dei redenti. Le due qualità, re e sacerdote, ci parlano rispettivamente della giustizia e della pace; l'una e l'altra costituiscono i doni che Dio ha destinato di offrirci in Cristo. L'ordine dei termini è molto importante: prima Cristo è presentato come Re di giustizia, poi come Re di pace. Possiamo così dedurre che non c'è pace con Dio, se non sulla base della sua giustizia. La prima cosa che Dio fa quando entra nella nostra vita è quella di provocare una presa di coscienza del nostro bisogno di giustizia per trovare la pace con Dio. Il Cristo ci accorda la sua propria giustizia. Egli ci assolve dalle nostre colpe; ci perdona e cancella dal nostro passato ogni peso, ogni bruttura, tutto quello che vorremmo non aver mai commesso è perdonato e cancellato! "...tu, nel tuo amore, ... ti sei gettato dietro alle spalle tutti i miei peccati" Isaia 38:17 Questa meraviglia è possibile soltanto per mezzo del dono della giustizia di Cristo. Sapendo questo non possiamo nutrire desiderio più dolce e profondo di quello di avere il Re della giustizia come Re del nostro cuore! E' sorprendente che Cristo non desidera soddisfarci di meno! "...colui che viene a me, non lo caccerò fuori" Giovanni 6:37. Per una questione che è in relazione con la nostra emotività, noi non siamo in grado di avvertire questa pace interiore prima di avere confessato a Cristo tutto ciò che pesa nel nostro cuore. "Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo." Matteo 11:28 Il Salvatore invita ad accettare il dono della sua giustizia e, se l'accettiamo, riceveremo la pace che cerchiamo. Questo è stupendo! Noi non possiamo accontentarci di essere considerati come giusti, vogliamo anche la pace.. pace con Dio, pace con noi stessi; la pace nell'anima per non soffrire più del male che la vita ci ha fatto.. La pace che ci consente di essere propositivi, ottimisti, anche se le cose non sempre sono motivo di gioia. L'invito di Cristo è dunque calzante con i bisogni della nostra anima e non potremmo essere soddisfatti altrimenti. Ogni alternativa al Re di Giustizia e di pace lascerebbe nella nostra anima un vuoto incolmabile.. una questione irrisolta. Il Figlio di Dio ci invita a orientare la nostra volontà verso di lui affinché egli sia il nostro Re. Il solo Re del cuore che può donarci la sua giustizia e la sua pace.

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    Morire di giustizia o vivere di perdono?


    18 giugno 2011

    "Questo sarà il nome col quale sarà chiamato: " l'Eterno nostra giustizia". Geremia: 23:6

    Nella Scrittura il nome più significativo dato a Gesù è il titolo profetico " Signore nostra giustizia". Questo titolo non è stato dato ad altri: solo a Gesù Cristo. Egli è l'unica rivelazione di giustizia perfetta davanti a Dio Padre, davanti all'universo e davanti a tutti gli uomini: Lui è il solo uomo perfetto. Con lui la giustizia ha cessato di essere una semplice teoria per diventare un fatto, una realtà. Nella sua lungimiranza, Dio non ci ha donato un corso sulla giustizia per farci sapere cos'è la sua giustizia. Lui stesso si è fatto nostra giustizia: "Dio ha unito voi a Gesù Cristo: egli è per noi la sapienza che viene da Dio. E Gesù Cristo ci rende graditi a Dio, ci da la possibilità di vivere per lui e ci libera dal peccato". 1Cor.1:30.
    Poiché lui solo è la nostra giustizia, non abbiamo a disposizione nessun'altra fonte di giustizia. Ecco perchè la Bibbia indica quale dovrebbe essere la confessione di ogni uomo: "Nessun uomo è giusto, nemmeno uno. Non c'è nessuno che capisca, nessuno che cerchi Dio. Tutti hanno smarrito la retta via, tutti insieme si sono corrotti. Non c'è nessuno che faccia il bene, neppure uno. Rom.3:10-12.
    Se Cristo è la giustizia del credente, si comprende che questa giustizia è l'unica cosa che egli deve possedere per essere salvato. Noi non possediamo questa giustizia in noi stessi, altrimenti saremmo necessariamente senza peccato. Inoltre questa sarebbe una fonte di giustizia oltre a quella di Cristo, nostra giustizia. La Scrittura si oppone risolutamente a questa idea. Nella nostra esperienza di vita ci necessita la giustizia di Dio. Per questo il Figlio di Dio ci invita a posare lo sguardo su di lui. "Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me." Giov 14:6 Cristo è il solo tema ispiratore, il solo sentiero che noi possiamo percorrere per essere considerati come giusti davanti a Dio. Nella misura in cui prendiamo coscienza della nostra natura peccaminosa, la nostra sola speranza è in Cristo. La sua giustizia è la sola risorsa che possediamo per sfuggire al nostro passato. La sola opportunità per vedere cancellati i nostri errori. Il solo mezzo per essere riconciliati con noi stessi e con il prossimo. Solo Cristo ha preso su di se la punizione per i nostri peccati e priva la legge dei comandamenti del suo potere di condanna. "Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore". Romani 5:1 "Ma ora, in Cristo Gesù, voi che allora eravate lontani siete stati avvicinati mediante il sangue di Cristo." Efesi 2:13

    In nessun momento di questa vita noi possiamo credere di possedere l'impeccabilità. E' dunque per una così valida ragione che condividiamo la certezza dell'Apostolo Paolo, quando pieno di riconoscenza afferma: "lo sono sicuro che né morte ne vita, né angeli né altre autorità o potenza celeste, né il presente ne l'avvenire, né forze del cielo né forze della terra, niente e nessuno ci potrà strappare da quell'amore che Dio ci ha rivelato in Cristo Gesù, nostro Signore." Rom.8:38-39.

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    Vi necessita un'incubo? Eccolo!: Il palloncino saziante


    2 giugno 2011

    Si trova in farmacia ed è prodotto dalla LLYOD PHARMA l'ultimo ritrovato da incubo che cavalca la sofferenza umana. Il farmaco si chiama: DIMAGENINA Extra Forte IPORESSINA 700 mg - 60 bustine al "modico" prezzo di € 153.00... Secondo la fiabesca descrizione della Pharma, "L'integratore consiste in una gomma naturale microcristallizzata,incorporata in una capsula che, una volta ingerita si auto rigonfia assorbendo l'acqua, e la sua espansione riempie parzialmente lo stomaco, aiutando a ridurre lo stimolo della fame, favorendo un'efficace riduzione del peso corporeo.La capsula una volta ingerita, assorbendo i liquidi gastrici si gonfia, adattandosi temporaneamente sulle pareti dello stomaco, assumendo la forma e le dimensioni di una palla da tennis, da qui' la definizione di "PALLONCINO SAZIANTE" ad azione reversibile di durata temporanea. La massa gelatinosa genera la distensione delle pareti, provocando pienezza gastrica, generando un maggiore senso di sazietà. L'idrogel si degrada seguendo il normale percorso alimentare, per poi essere eliminato naturalmente.La pillola di gomma naturale ad azione Bulking Agent (Agente Riempitore), denominata DIMAGENINA, va assunto come coadiuvante della Dieta Ipocalorica in associazione ad un'adeguata attività fisica e ad un sano stile di vita".

    Da sempre il buon senso, accompagnato da un'informazione medica onesta suggerisce per eliminare il soprappeso una dieta alimentare equilibrata, accompagnata da un necessario esercizio fisico e stile di vita. Naturalmente necessita qualche sacrificio e tanta convinzione. Ma la scienza, o per meglio dire la chimica, che introduce cambiamenti radicali nella nostra vita e non sempre positivi e comunque sempre invasivi, suggerisce metodi per eliminare peso senza la fatica e l'impegno, ma a che prezzo? L'ultimo ritrovato è il palloncino saziante, la miracolosa capsula ultimamente pubblicizzata nelle pagine dei quotidiani. Un mostruoso agente riempitore intragastrico, che possiede la capacità di auto rigonfiarsi nello stomaco. In pratica, un alieno che una volta ingerito assume la forma e le dimensioni di una palla da tennis! Sig! In questo modo non c'è più spazio per il cibo! Qualsiasi medico onesto avrebbe da ridire su questa trovata assurda e pericolosa!

    Intanto va detto che una proposta del genere sconfina nella pubblicità ingannevole e purtroppo non è sanzionabile dall'Autorità in quanto viene proposto come "complemento coadiuvante della dieta ipocalorica»"che va assunto "in associazione a un'adeguata attività fisica e a un sano stile di vita".

    Il problema è che la sofferenza e il dolore è considerato un buon mercato d'affari! Ancora una volta si cavalca la sofferenza umana di coloro che sono afflitti da problemi di obesità, per fini poco nobili proponendo soluzioni ridicole e pericolosissime senza tenere conto delle ripercussioni psico-fisiche che vengono opportunamente celate.

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    Le profezie della Bibbia a chi interessa?


    28 maggio 2011

    1423 visite dall'inizio dell'anno sulla prima pagina del sito www.vocedellaprofezia.org, una media di 280 visite mensili su temi profetici non sono piccolezze. Naturalmente sommando le visite alle pagine interne, la cifra si moltiplica significativamente e conferma le numerose testimonianze che riceviamo anche sul canale di YouTube. Dati significativi che desideriamo condividere a gloria del Signore che ci offre l'opportunità di svolgere questo servizio cristiano sulla rete. Naturalmente i numeri sono solo tali e comprendono visitatori mossi dalla semplice curiosità e quelli motivati da una ricerca mirata. Tuttavia sono rivelatori e attestano un crescente livello di interesse che non sfugge a Google, se digitando nella casella di ricerca "voce della" propone come quinta opzione su 5.050.000 risultati "profezia". Solo a Gennaio di quest'anno, ultima data di rilevazione, veniva proposta come settima opzione su 188.000 voci. Un significativo passo in avanti che testimonia l'interesse degli internauti per questo particolare soggettto.

    Anche su YouTube la ricerca "Apocalisse della Bibbia" risulta nelle voci preferite. Escludendo i dati forniti da altri famosi hosting video internazionali che di loro iniziativa hanno assunto dal nostro sito i video della Voce della Profezia per inserirli nelle loro pagine web, oggi osserviamo che sono rilevati un totale di 344.487 prime visualizzazioni dei video. Dati importantii che indicano il livello di interesse per lo studio delle profezie della Bibbia e in particolare per le profezie dell'Apocalisse esercitato in questo progetto multimediale. Non è prematuro affermare che si vede in questa attenzione un segno profetico incoraggiante di un movimento di opinione che sta prendendo forma intorno allo studio delle profezie della Bibbia. E pensare che agli inizi di questo lavoro, pochi dimostravano di credere sul futuro di questa produzione video.
    Ma al di là dei numeri sono le espressioni di incoraggiamento che riceviamo che costituiscono il segno tangibile di questo interesse, a cui vocedellaprofezia offre il suo entusiastico servizio cristiano.

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    Il mondo ai tuoi piedi? Ecco come...


    19 maggio 2011

    Il mondo ai tuoi piedi? Ecco come..
    Finalmente il mito della ricchezza e della felicità è svelato e oggi bastano pochi euro per impossessarsi della meravigliosa avventura. Lo afferma l'australiana Ronda Byrne, nel suo libro The Power- Il Potere, prezzo scontato € 15.73 per chi volesse buttar via del danaro. A suo dire ogni persona che nella vita ha avuto la sfortuna di imbattersi nella normalità ha diritto ad essere una star: cinema, arte, ricchezza, amori: è sufficiente averne il desiderio e per magia si sprigiona dal nostro cervello facoltà nascoste di potere illimitato che permettono la realizzazione dei sogni più impensabili. Siamo nell'epoca del magico, del romanzo sancito dalla scrittrice inglese J. K. Bowling nei suoi racconti di Harry Potter che consente l'eccesso del desiderio, che Freud chiama la volontà oceanica di piegare tutto ai propri desideri, ignorando la realtà imposta dalla società dove le esigenze di felicità degli altri molto spesso non si armonizzano affatto con la nostra. Ma per Ronda Byrne e per i suoi sostenitori, la vita è molto più semplice di quello che si vede, tanto che potrebbe addirittura definirsi magica! Già, perché "noi abbiamo un Potere smisurato, che dobbiamo sapere come risvegliare. Noi possediamo la forza più grande dell'Universo. Noi possediamo il Potere di rivolgere tutto a nostro favore!" Desideri dipingere come Raffaello, tu diventi come lui; vuoi possedere la bellezza di Aishwarya Ray, chiedilo a te stessa, al tuo Potere. Naturalmente se poi ti spingi più in là e desideri essere come un Dio, nessun problema, il solo limite è quello che tu poni a te stesso. Perché secondo le confortanti rassicurazioni della Byrne "tu meriti di essere quello che desideri. Meriti di avere tutto quello che ami e desideri. Meriti un lavoro che ti entusiasmi e meriti di realizzare tutti i progetti che ti stanno a cuore. Meriti un rapporto felice con i tuoi familiari e i tuoi amici. Meriti di avere tutto il denaro di cui hai bisogno per vivere un'esistenza piena e fantastica. Meriti di concretizzare i tuoi sogni, nessuno escluso! " "The Power" ci rivela che abbiamo la capacità di fare tutto ciò che vogliamo. Il Potere di fare carriera, di avere denaro, successo, salute, felicità.

    Sono parole di grande effetto che rispondono a delle aspirazioni legittime, ma che ricordano quelle banalità che riempiono i libri sugli scaffali delle librerie per sedurre, con il motivo accattivante della felicità, quelle persone infelici e provate dalla vita che trovano nelle rubriche del cuore una stampella per sopravvivere in questo deserto di anime.

    Cavalcare la tragedia umana della solitudine e della infelicità con promesse vuote è un delitto perché se è vero che l'amore altruistico ci rende migliori, resta la realtà di una società in cui il lavoro, l'abnegazione, lo studio, il sacrificio sono il solo percorso utile di ogni conquista reale. Una vita dove ogni desiderio è realizzabile è pura utopia. Esiste solo nell'immaginario virtuale di un mondo che non esiste, che non c'è e che per questo è felice. Perché come dice Armando Torno, "i luoghi felici sono soltanto quelli che non esistono".

    L'angoscia del desiderio insoddisfatto contiene il se il germe della nostra infelicità. Siamo infelici perché prigionieri della nostra solitudine e della incapacità di comunicare le nostre emozioni, di svelare i bisogni della nostra anima inquieta. Siamo infelici perché non c'è ascolto, perché è in atto la desertificazione delle anime. Abbiamo necessità di evadere da questa condizione, di essere liberati da queste catene. Ciò di cui abbiamo urgente bisogno è che il cielo intervenga in nostro favore con la potenza di Dio per riscattarci dall'infelicità che ci minaccia; solo la potenza di Dio può rendere limpido il nostro sguardo e consentirci di intravedere il vero cammino della vita dove ogni cosa utile e positiva è possibile solo a colui che crede nella potenza divina.

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    Il tecnicismo potrebbe mettere fine alla democrazia?


    15 maggio 2011

    Il tecnicismo potrebbe determinare la fine della democrazia? "...la tecnica ci mette di fronte a problemi sui quali siamo chiamati a pronunciarci senza alcuna competenza. Basti pensare, a titolo esemplificativo, al referendum sulla fecondazione assistita, o al dibattito sulle centrali nucleari, o a quello sugli organismi geneticamente modificati. In tutti questi casi si possono giudicare con competenza i termini dei problemi solo se si è rispettivamente un biologo, un fisico nucleare o un genetista. Le persone prive di queste specifiche qualifiche prenderanno posizione su basi "irrazionali", quali sono l'appartenenza ideologica a un partito, la fascinazione per chi è maggiormente persuasivo in televisione, la simpatia per un politico.
    Fiatone avrebbe definito questo sistema, che oggi potremmo chiamare telecrazia, in termini di retorica o sofistica. Che cos'era la retorica all'epoca di Fiatone? Dei trentacinque dialoghi che il filosofo ateniese ci ha lasciato, una decina sono indirizzati contro i retori e i sofisti, cioè contro coloro che ottengono il consenso non con argomenti razionali, non insegnando come vanno le cose, non distribuendo competenza, non argomentando le loro tesi, ma sulla base della mozione degli affetti, della sofisticazione dei paralogismi, dell'appello all'autorità, della persuasione emotiva.
    Secondo Fiatone costoro devono essere espulsi dalla città perché non può nascere un sistema democratico finché ci sono tali mistificatori del linguaggio e del consenso.. Quando diciamo che la telecrazia rischia di cancellare la democrazia, riproponiamo il problema sollevato da Fiatone a proposito della retorica e della democrazia. Noi oggi ci troviamo nella stessa situazione, perché la tecnica mette sul tavolo problemi che richiedono una competenza di gran lunga maggiore rispetto a quella di cui disponiamo."
    Tratto da I MITI DEL NOSTRO TEMPO di Umberto Galimberti, pag.218

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    Buone notizie!


    14 maggio 2011

    Era accanto ai più deboli, ai feriti e gli oppressi, sempre con molta tenerezza. Era l'amico di coloro che avevano poca stima di se, di chi avvertiva la propria indegnità ...il proprio peccato... di tutti coloro ai quali la vita aveva spezzato il cuore...
    Era sempre attento a riscaldare il cuore di coloro che si trovano nel bisogno. Uomini e donne che apparivano a loro stessi e agli altri come senza valore, trovavano in lui conforto.. Le sue parole davano speranza e suscitavano fiducia nelle promesse di Dio. La sua presenza portava la gioia e il coraggio di cui avevano tanta necessità.
    La sua voce attraversa il tempo e le circostanze e raggiunge il nostro bisogno:"Venite a me voi che siete stanchi e oppressi: io vi farò riposare. Accogliete le mie parole ed esse vi daranno pace. Chi si avvicina a me con fede sarà soddisfatto, chi mette la sua fiducia in me avrà placato la sete. Se siete disposti ad accogliere le mie parole, i vostri peccati saranno perdonati..le vostre colpe cancellate.. Dio vuole così. Il suo desiderio è che non si perda nessuno di quelli che vengono a me, ed io non lo respingerò".
    Questo egli fa ancora oggi, per chiunque sente il bisogno..per chi lo desidera, per chi lo cerca con sincerità di cuore. Egli è il Cristo, il figlio di Dio nostro amico e salvatore.

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    Nel cielo esiste un posto riservato per noi


    13 maggio 2011

    Prenotato da Cristo stesso a nostro nome. Fin da ora sul quel posto c'è scritto il nostro nuovo nome. Per quanto la vita sia talvolta spinosa e grave, facciamo in modo che quel posto non rimanga vuoto... Rimaniamo saldi e convinti nella lotta avendo nello sguardo la visione di quel mondo futuro che sarà illuminato dalla luce di Cristo, "il sole di giustizia", quando gli anni trascorreranno nella gioia e non avremo più necessità di contarli a malincuore, quando la malattia e la sofferenza non ci saranno più, non ci sarà più dolore e morte, e le creature celesti canteranno tutte insieme e i figli di Dio esprimeranno la loro felicità. E sentiremo il Figlio di Dio esclamare: "Ogni cosa è nuova; le cose di prima sono passate, gioite dell'eternità e della felicità promessa".

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