Il senso di colpa

22
Feb

“Me infelice! La mia condizione di uomo peccatore mi trascina verso la morte: chi mi libererà? Rendo grazie a Dio che mi libera per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore.” Romani 7: 24-25
II senso di colpa cronico che caratterizza l’uomo peccatore è più diffuso di quanto si pensa in generale. Qual’è la natura di questo sentimento? Esso sorge innanzitutto quando siamo davanti a Dio. La verità e la coscienza sono state corrotte. E’ dunque possibile aver violato la legge morale e i principi di giustizia che noi troviamo nella Parola di Dio. Quando abbiamo peccato in questo modo, il senso di colpa si manifesta chiaramente dentro di noi. Esso provoca un’inquietudine interiore, sviluppa un sentimento, un’attitudine e un pensiero che non ha nulla di positivo; un tale senso di vergogna, di inferiorità da dare l’impressione di non essere dei buoni cristiani, di non aver nessun valore, di essere in qualche modo rigettati. La colpa deve perciò essere perdonata altrimenti essa troverà il modo di creare problemi interiori più gravi. E’ nei piani di Dio che il sentimento della colpa sia dissipato.

Talvolta il senso della colpa rischia di prendere una tale dimensione che esso diventa insopportabile. Supponete che sul vostro cammino di ogni giorno per andare alla scuola o al lavoro, voi siate obbligati di portare un sacco di 20 chili di sabbia sulle spalle. Quanto tempo credete che trascorrerà prima che voi cediate le forze? A meno che voi non troviate una soluzione qualunque, il fardello avrà ragione di voi. Il senso di colpa può agire sul cuore e sullo spirito nella medesima maniera. Esso esercita una tale pressione da provocare dei grossi problemi emozionali e psichici. Nessun cristiano dovrebbe portarsi dietro, giorno dopo giorno, il peso di una colpa.
Dobbiamo sbarazzarci del senso di colpa. Il perdono che Dio ci accorda deve incoraggiarci a perdonare noi stessi dal peccato commesso. Questo è forse la cosa più difficile da farsi, ma è necessaria per ottenere ragione del nostro senso di colpa.

Al tempo di Gesù una donna sorpresa in flagrante adulterio fu portata davanti a lui dai Farisei. La legge affermava che il colpevole doveva essere lapidato. Coloro che chiedevano la sua condanna avevano teso un tranello a Gesù sul giudizio che egli avrebbe dato. Ma Gesù esitava e anziché rispondere alla loro richiesta iniziò a scrivere sulla sabbia i loro peccati. Quando gli accusatori videro ciò che egli aveva scritto, sbigottirono e sentirono in se stessi di essere colpevoli quanto quella donna che essi stessi condannavano; allora se ne andarono tutti lasciando la donna sola ai piedi di Gesù. Non vi fu condanna contro questa donna da parte di Gesù. Egli non l’accusò del suo peccato. Non la rigettò. Le disse: “Va e non peccare più!”.

Chi porta il peso di una colpa non ha bisogno di consigli o di giudizi per sbarazzarsene, quanto di amore. Questo fa sì che costoro si sentono accettate come persone. Poiché Dio è così, noi possiamo agire nella medesima maniera.