Una religione che da certezze

29
Mar

“Perché so a chi ho dato la mia fiducia e sono convinto che egli è capace di conservare fino all’ultimo giorno ciò che gli ho affidato.”   2 Tim. 1:12
Quando Paolo scrisse queste parole, gli restava poco tempo da vivere prima che morisse brutalmente per mano dei Romani. In queste parole memorabili che scrisse al giovane Timoteo, egli esprime la sua profonda certezza di fede in Dio e della speranza della finale salvezza personale. Chiunque legga queste parole può immedesimarsi e condividere con gioia il destino eterno, l’eredità celeste che è riservata a colui che ripone la sua fede in Dio.

Quando leggiamo la Bibbia, possiamo incontrare espressioni difficili da cogliere e situazioni che possono lasciarci perplessi. La Bibbia narra la storia del popolo di Dio nelle sue fasi alterne, tra speranze e pericoli, nella disubbidienza e nella gioia, e oltre a questo di una cultura che riflette luoghi e tempi diversi da quella occidentale, di conseguenza non sempre riesce possibile dare una spiegazione razionale. Tuttavia il messaggio fondamentale e importante della Bibbia è chiaro e rassicurante come la luce del sole. Dio ci ama al punto che ha dato il suo unigenito figlio, affinché credendo in lui noi riceviamo la vita eterna: “Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito figliuolo, affinché chiunque crede in lui non perisca ma abbia vita eterna”. Giovanni 3:16 . 

Da questo si comprende che la questione centrale della religione cristiana è nutrire certezza personale e assoluta sulla nostra relazione con Dio. Dio e me. La religione della Bibbia, non cerca sostegno nei racconti sospetti della tradizione umana per essere avvalorata, essa attribuisce a Dio la volontà e la potenza di portare a compimento la nostra fede in modo personale a tu per tu: “E’ Dio che produce in voi il volere e l’agire, secondo il suo disegno benevolo” Filippesi 2:13  La fede corrotta dalla tradizione, al contrario presuppone la necessità di rivolgersi a migliaia di mediatori umani, papi santi e madonne a centinaia per sopperire a una fede traballante. Questo è un gravissimo errore perché si consente di nutrire fede in un sistema religioso che si fonda su un sacerdozio alternativo e competitivo di Cristo. Qualsiasi cosa si pone come intermediario della nostra fede avvilisce il nostro rapporto diretto e personale con Dio e finisce per lasciarci soli, aggrappati a simulacri che non vedono, non sentono, e non possono fare niente per noi: “Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi darò riposo.” Matteo 11:28

La questione della certezza in Dio è la questione prioritaria da cui dipende la nostra vita e il nostro futuro nell’eternità. Dio non desidera lasciarci senza certezza, senza riferimenti stabili e chiari. La religiosità al neon che va e viene non offre stabilità spirituale ed emotiva. Non è nei piani di Dio vedere dei cristiani girare intorno al problema. Egli solo può fare di noi delle persone convinte con un carattere cristiano di qualità. La fede che Dio suscita è di qualità, è destinata a produrre in noi la passione per la purezza, l’onestà, la somiglianza con Cristo. Tutto ciò che è ammirevole e nobile nelle nostre vite deriva dalla nostra relazione personale con Dio. Il nostro amato Gesù Cristo non ha donato la sua vita per noi per assistere allo spettacolo degradante di uomini e donne contriti ai piedi di altri uomini; egli vuole vedere delle schiene dritte, uomini e donne che cercano il volto di Dio con la certezza di essere accolti e perdonati di ogni lacuna e infermità; credenti fieri della speranza che viene assicurata; che nutrono sentimenti di gratitudine per la futura eredità celeste e percepiscono con gioia la santa presenza di Dio. 

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