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"Chi crede nel Figlio ha la vita eterna." Giovanni 3:36.
In ogni momento il Vangelo si presenta a noi con una esigenza: quella della fede in Cristo. La nostra salvezza e la nostra stessa vita, dipendono dalla risposta della nostra fede all'appello di Dio. Perché? Perché Dio fa dipendere il nostro destino dalla fede? Non potremmo essere salvati senza di essa? Perché senza la fede è impossibile piacere a Dio?
Noi non possiamo attenderci che Dio faccia per noi delle cose straordinarie senza tener conto della nostra attitudine. Egli cerca sinceramente e spontaneamente di offrirci non soltanto la salvezza, ma anche tutti i doni spirituali. Ma pur desiderandolo, egli non può donarci quello che noi non siamo in grado di ricevere. Per ricevere la salvezza è necessaria una mano tesa, uno spirito ricettivo. La bontà di Dio incontra la libertà dell'uomo. Il nostro Creatore non vuole forzare la porta d'ingresso del nostro cuore. Egli non tenta di imporsi all'uomo che sceglie di camminare nell'oscurità.
La fede è lo strumento dello Spirito che riceve il dono di Dio. Quando il Signore chiede che il dono della salvezza necessita da parte dell'uomo di un'attitudine corrispondente, egli non chiede nulla di strano e nemmeno di impossibile. Se noi ammettiamo che la fede è la mano mediante la quale riceviamo da Dio, allora il fatto che egli esige questa fede diventa una questione ragionevole, in quanto fa appello alla nostra libertà di scelta.
Ad esempio, se noi volessimo entrare nel mondo della musica, della scultura o della poesia , potremmo farlo solo se possedessimo quella particolare attitudine dello spirito che consente di ottenere dall'arte ciò che essa può offrire. Così è della fede. Il bisogno di amore che si trova in ciascuno di noi, indica una disponibilità affettiva a ricevere questo amore di Dio; ma per riceverlo necessita di una risposta ragionevole. Ebbene l'esempio ci aiuta a capire che quando Cristo entra nella vita del credente come un Re atteso e desiderato, la bontà si apre una strada nel cuore e la malvagità è costretta ad uscire.
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Cristo ama coloro che amano la purezza, ma desidera entrare anche nel cuore di coloro che soffrono a motivo del peccato per portarvi la pace con Dio. Se noi vogliamo che Cristo abiti in noi è indispensabile che ci separiamo da tutto ciò che Egli non approva. Egli bussa alla porta del nostro cuore per offrirci il dono della salvezza, ma è indispensabile accettarla per fede. Nessuno di noi può divenire uomini e donne di fede se teniamo il piede contro la porta. Cristo si rivela a noi nella misura in cui desideriamo conoscerlo. Questo non sarà affatto impossibile se dopo averlo conosciuto, abbandoneremo tutto quello che si oppone alla sua vita e al suo carattere.

"II Signore mandò il profeta Natan da Davide. Natan andò e disse a Davide: "Perché hai disprezzato il Signore e hai fatto il male ? Tu hai fatto morire in battaglia Uria l'Ittita, per prenderti in moglie la sua sposa". 2 Samuele 12: 1, 9.
La Bibbia non minimizza i fatti spiacevoli della vita dei suoi personaggi più illustri. Essa racconta la verità su ciascun soggetto, affinché consideriamo la caduta degli uomini e la misericordia di Dio. In queste storie di vita noi constatiamo che Dio ama l'uomo come egli è, apprendiamo con quale compassione Dio ci tratta. Molte persone hanno peccato più gravemente di Davide e sono ritornate a Dio in una maniera completa per cercare il perdono, la purificazione e la restaurazione interiore. Dopo il peccato Davide riconobbe di aver fatto un gran male e si pentì. Fu lui che scrisse la maggior parte dei Salmi, il libro principale della Bibbia. Certi fatti che sono descritti appaiono chiaramente nella sua esperienza. Essi ci fanno comprendere innanzitutto che presto o tardi le nostre debolezze vengono alla luce. E in secondo luogo, che noi dobbiamo vivere con le conseguenze generate dai nostri peccati e dal nostro allontanamento da Dio.
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La carriera di Davide come capo e come re, presenta due periodi di tempo distinti. I primi due decenni furono contraddistinti da brillanti conquiste sui suoi nemici. I due decenni seguenti furono particolarmente cupi. Durante questi anni, Satana aveva trovato un punto debole nel carattere di Davide, per condurlo progressivamente al disastro. Alla fine, Davide fu affranto davanti a Dio e confessò: "lo ho peccato contro l'Eterno !" (2 Sam.12:13). La straordinaria grazia di Dio lo raccolse. Egli fu rinnovato dallo Spirito di Dio che fece di lui un uomo nuovo, un uomo convertito.
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Mediante la potenza di Dio, noi siamo una nuova creazione. Forse noi disperiamo a motivo dei nostri peccati, ma Dio non dispera mai. Egli agisce per restaurare in noi l'immagine di suo figlio. Non temiamo l'azione della sua mano, essa agisce con tenerezza e amore. Dio prende sempre l'iniziativa in ogni cosa. Egli non si da tregua e ci chiede di guardare sempre al suo figliolo, in cui è rivelata tutta la saggezza, tutta la potenza e tutto l'amore suo.
Noi non possiamo cancellare le nostre trasgressioni e fare l'espiazione dei nostri peccati, e inoltre ci è impossibile purificare il nostro cuore dai cattivi pensieri. Questa è un'opera che sorpassa ogni capacità umana. Solo mediante la potenza vivificante che Cristo comunica all'anima penitente è possibile una tale trasformazione. Per questo motivo la salvezza è una questione strettamente personale. Dovremmo riflettere seriamente e giungere a concludere: "Questo amore di Dio mi riguarda personalmente. Questa questione significa per me la vita. E' questo che Dio desidera farmi comprendere. In quanto alla responsabilità ultima per la mia vita, io rimetto ogni cosa a Dio. Signor Gesù, tu sei tutto ciò di cui io ho bisogno".

"La Scrittura, prevedendo che Dio avrebbe giustificato gli stranieri per fede, preannunziò ad Abraamo questa buona notizia: «In te saranno benedette tutte le nazioni». In tal modo, coloro che hanno la fede sono benedetti con il credente Abraamo. Infatti tutti quelli che si basano sulle opere della legge sono sotto la maledizione; perché è scritto: «Maledetto chiunque non si attiene a tutte le cose scritte nel libro della legge per metterle in pratica». E che nessuno mediante la legge sia giustificato davanti a Dio è evidente, perché il giusto vivrà per fede. " Galati 3 : 7-10.
Questo testo è illuminante poiché afferma che il fondamento dell'evangelo è lo stesso, al tempo dell'Antico Testamento come ora. Abramo credette e fu benedetto; in risposta alla parola di Dio in Cristo mediante l'evangelo, noi siamo chiamati a credere, e con questo a ricevere la benedizione della giustizia che ci viene accordata.
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L'affermazione dell'apostolo Paolo risplende affermando che i cristiani si trovano in una nuova relazione con Dio godendo di una giustizia che non è nostra, nel senso che non si fonda sulle proprie azioni, e questo cambia tutto, poiché giustizia imputata è il contrario di condanna!
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La logica su cui poggia la fiducia nelle opere della legge va esaminata attentamente, in quanto la legge può solo condannare, per cui confidare in essa per essere salvati significa opporsi alla giustificazione per fede. Cogliere questa differenza è di capitale importanza. Lo scopo della legge è quello di mettere in evidenza il colpevole e giudicarlo, non già quello di assolverlo! Questo è il punto specifico da cogliere: i cristiani contrariamente a quanto affermano che la legge è stata abrogata, per cui non siamo in obbligo di osservare la legge per essere salvati commettono un grave errore di valutazione. La legge non si fonda su una risposta di fede, ma sulle azioni. Essa mostra il nostro peccato, ma non può risolvere le nostre colpe e la nostra posizione dinanzi a Dio. Solo Cristo e la fede nella sua redenzione ci consente di essere accettati da Dio. Questo avviene soltanto mediante il credere. Opere delle legge e fede nell'opera di Cristo si escludono a vicenda come base di giustificazione.
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La legge mostrando il nostro stato di peccato ci rimanda a Cristo per essere perdonati e riconciliati con Dio. La fede è il canale mediante il quale lo Spirito Santo realizza in noi i frutti buoni della sua azione. Questo avviene perché Dio chiede di avere fede in lui, non perché egli si augura che facciamo delle opere buone. Lo scrive l'Apostolo Paolo ai Filippesi, affermando: "Dio opera in voi, e vi rende capaci non soltanto di volere, ma anche di agire". Questo agire sono le opere prodotte dalla giustizia di Cristo che agisce nel cuore del credente e costituiscono l'espressione tangibile della sua azione.
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Vi sono poi delle opere che l'uomo naturale compie, che Dio dice sono come "un vestito sudicio". Sono quelle dettate dall'orgoglio umano e si oppongono alla chiara luce divina. Questo genere di opere prodotte indipendentemente dall'azione divina si oppongono alla vita della fede. Ecco perché la Bibbia ci insegna che questo non è qualcosa che Dio vuole per noi. E' necessario dunque, non offrire nulla a Dio che proviene dal nostro io, e che fa in modo che l'Eterno non approvi.
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La fede produce delle opere giuste il cui vero autore è Cristo, non noi. Per questa ragione solo la fede piace a Dio. Essa fa che Egli sia il centro che dirige la nostra vita, e guerreggia contro tutto ciò che si oppone allo spirito. Possiamo comprendere come vivere per la fede in Cristo Gesù è una questione di primaria importanza. Essa è anche un problema strettamente personale. Questa vita della fede dipende da una forza interiore che agisce in noi stessi e fa di essa un'esperienza individuale, unica, alla quale nessuno può 'sostituirsi o agire per procura.
Una vita di fede autentica non sarà legittimata da una decisione delle autorità ecclesiastiche, ma da una personale convinzione che ci porta a sperimentare personalmente la realtà della potenza trasformatrice della grazia di Cristo. Possiamo essere credenti, ma senza la fede solo in Cristo siamo lontani dall'essere cristiani.

"II giusto vivrà per fede". Romani 1:17
Quando Adamo ed Eva trasgredirono il comandamento dato da Dio in Eden, affermarono la loro indipendenza da Dio e di conseguenza cessarono di vivere al cospetto del loro Creatore. Essi avevano determinato di avere come punto di riferimento se stessi e non più quello che Dio aveva comandato. In questo modo essi perpetuarono la nostra separazione da Dio e trasmisero in eredità la triste sentenza di morte come conseguenza del loro e del nostro stato di trasgressori. E' questa la tragedia del peccato originale: aver confidato in se stessi anziché in Dio. Quelli che asseriscono che il peccato originale non esiste lo fanno perché mancano di riflettere sulle circostanze.
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Come il peccato ha causato la separazione di Adamo da Dio, così qualsiasi buona o malvagia opinione abbiamo di noi stessi che ci tiene lontano da Dio e allo stesso tempo ci sprona a confidare in noi stessi, nelle nostre opinioni e capacità, è un prolungamento del peccato originale di Adamo.
L'uomo naturale non ama in cuor suo di presentarsi davanti a Dio come un fallito. Egli cerca l'esaltazione. Tutte le formule, tutti i sistemi religiosi che hanno come centro l'uomo e che conducono ad avere come punto di riferimento nella fede una creatura umana, non è una religione che viene da Dio. Ogni sforzo antropocentrico è suggerito dal potere ingannatore, in quanto si attua con il fine di separare l'uomo da Dio. La fede ci insegna a confidare su Cristo, non su noi stessi o su altre creature umane, fossero anche le più eminenti della terra. Nel salmo 118 si legge: "E' meglio rifugiarsi nell'Eterno che confidare nell'uomo; è meglio rifugiarsi nell'Eterno che confidare nei principi".
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La fede consiste di credere a ciò che è rivelato nella Parola di Dio scritta, non nelle affermazioni di uomini pii, quando queste sono ovviamente in conflitto con essa. La fede è credere alla Verità della Sacra Scrittura non a un sentimento. Essa significa che noi sentiamo la presenza personale di Dio, e quando leggiamo la sua Parola e come se ascoltassimo la sua voce mentre ci parla. Per essere veramente cristiana, la fede deve mettere Cristo, la sua vita e la sua morte in rapporto diretto con il proprio impegno. A meno che il Cristo vivente non prenda il peso della nostra vita, non possono esistere punti di contatto tra noi e Dio. Cristo deve essere posto al centro della nostra fede e al centro della nostra vita. Noi non possiamo fare per noi quello che solo Cristo è in grado di fare.
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Abramo e Sara, al tempo dei Patriarchi, si resero conto che a motivo della loro avanzata età non avrebbero potuto più avere dei figliuoli. Tuttavia, malgrado l'oggettiva impossibilità, Dio promise che essi avrebbero avuto un figlio che sarebbe stato loro erede. Se essi dovevano avere un figlio è chiaro che considerata la loro avanzata età, questo si sarebbe attuato unicamente mediante un atto di Dio; tramite un intervento speciale della sua potenza. Essi erano nell'impossibilità più assoluta di farlo. Così è nella vita religiosa, senza la fede non abbiamo alcuna possibilità di sviluppo e di crescita spirituale, malgrado la nostra buona volontà o l'intensità del nostro sforzo.
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Il problema fondamentale del peccato, consiste non solo di confidare in se stessi, ma di avere interrotto la nostra relazione con Dio e di vivere indipendentemente da lui. Cristo è il nostro Signore e Salvatore personale. Se veramente vogliamo dipendere da lui, egli ci trasforma dentro e ci da la visione delle cose di Dio. La fede allora ci conduce giorno dopo giorno ad avere sempre più fiducia in Cristo, a dipendere ogni giorno da lui e con lui ad essere in comunione con Dio.

"Prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento; ma misericordia mi è stata usata, perché agivo per ignoranza nella mia incredulità; e la grazia del Signore nostro è sovrabbondata con la fede e con l'amore che è in Cristo Gesù. Certa è quest'affermazione e degna di essere pienamente accettata: che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo."
1 Timoteo 1:13-15
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La confessione dell'apostolo Paolo ci sorprende vivamente. Egli fa un ritratto sincero di se stesso quando prima della sua conversione perseguitava i cristiani, e, cosa molto significativa, mette in luce il fatto importantissimo che proprio quando egli non mostrava misericordia, come chi ha la forte convinzione di sapere cosa è giusto, avvenne che egli fosse trattato con misericordia; lui che per l'attiva incredulità era impedito dal comprendere la verità, avvenne che fosse trattato con immeritata indulgenza.
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La testimonianza resa dall'Apostolo ci lascia pieni di stupore e ci consente di comprendere la portata della grazia divina che ci è data in Cristo Gesù. Una grazia che sovrabbonda e dinanzi alla quale possiamo provare sentimenti di gratitudine umile e infinito amore riconoscente. Fu attraverso una profonda, personale esperienza dei suoi benefici che Paolo imparò ed esemplificò con il suo carattere la credibilità del Vangelo, per il quale era stato designato a scongiurare tutti gli uomini affinché lo credessero come certo, e lo ricevessero come degno di essere accolto e vissuto.
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La sovrabbondante eccedenza della grazia divina che ci è data in Cristo Gesù, ci infonde una speciale impressione e motiva le nostre nobili azioni. Una vita cristiana se manca di misericordia e comprensione ha il carattere della tipica vita peccaminosa di incredulità ed inimicizia così violentemente espressa in Saulo prima della sua conversione. Un cristiano aggressivo, saccente e arrogante ha poco da sperare di passare per cristiano.
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Saulo, il grande persecutore dei cristiani, venne disarcionato da cavallo e privato della vista per alcuni giorni. In quello stato di profonda umiliazione prese atto della sua condizione spirituale disperata e del misericordioso immeritato trattamento che gli veniva offerto. Le sue parole piene di gratitudine ci consentono di comprendere che lo scopo di Dio nel mostrare ad un grande peccatore come era Saulo, una così immeritata misericordia, era quello di fare della sua nuova vita un esempio di cristianesimo pratico e vero.
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Da oltre duemila anni, il Cristo, la seconda persona della divinità, ha fatto irruzione nel nostro mondo. Il Dio invisibile si è fatto visibile e ha preso la forma umana. Egli è "Dio con noi". Egli è venuto per realizzare la salvezza dell'uomo. Solo il Dio contro cui l'uomo aveva peccato poteva salvarlo. Solo il Dio che aveva subito la perdita di un mondo poteva raccoglierlo. Poiché Dio stesso è venuto, la salvezza è certa. Egli ha fatto questo passo per un supremo atto di grazia e di amore per l'uomo. La chiesa è la comunità di coloro che sono stati trattati con misericordia e raccolti in virtù dell'azione salvifica di Gesù Cristo.
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Nel 1959, il giornale di Sydney, in Australia, riportò la notizia di un singolare salvataggio di una giovane ragazza di sedici anni. Un giovane vedendola trasportare al largo dalla corrente dell'oceano, si tuffo per salvarla. Ma improvvisamente un'onda gigantesca li portò entrambi lontano dalla riva. Secondo il racconto, dei pescecani li circondavano sfiorando spesso le loro gambe. La ragazza svenne dal terrore, ma il giovane la sostenne per tre ore, riuscendo miracolosamente a riportarla a riva. I giornali descrissero questo episodio come un'evento singolare nella storia dei salvataggi in Australia.
Il giovane salvatore fu mosso da un generoso sentimento di altruismo. Egli non gettò alla ragazza un libro sul salvataggio, raccomandandole di leggerlo coscienziosamente. Egli agì e il suo slancio salvò la giovane. Indubbiamente da qual momento la ragazza non fu più la stessa persona. In nessun modo ella avrebbe potuto ripagare un debito cosi alto.
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Il dono di Gesù Cristo è l'atto supremo di Dio per salvarci. Egli non può andare al di là di tale gesto. Nel dono del suo diletto figliuolo, il Padre ha offerto tutto se stesso. Credere questo significa che noi non possiamo essere più le stesse persone. Il Cristo ha fatto per l'uomo perduto più di quanto hanno fatto per l'umanità i più grandi uomini della terra. Egli ci ha raccolti. Al posto della morte ci offre la vita eterna, al posto del peccato la giustizia, al posto della malattia la guarigione, e al posto delle tenebre la luce.

"lo sono venuto perché le mie pecore abbiano la vita, una vita vera e completa". Giovanni 10: 10.
Questa dichiarazione Cristo la pronunciò dinanzi ai Farisei. Essi avevano riservato un trattamento ignobile e meschino al cieco nato che aveva dichiarato di vederci in seguito all'intervento miracoloso del Salvatore. Il loro atteggiamento scettico e opportunistico, dettato dall'esigenza di trarre vantaggio senza tenere conto dei fatti e dei principi che dovevano ispirare la loro condotta, illustrava sufficientemente che tipo di pastori mercenari essi fossero.
La promessa di Gesù non solo di salvezza, ma anche di sostegno e luce spirituale "lo sono venuto perché le mie pecore abbiano la vita, una vita vera e completa" evidenzia in maniera netta il contrasto tra Gesù ed i falsi pastori. Egli porta la vita, essi portano la morte.
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Le implicazioni spirituali di questa metafora sono molte chiare. Molti pastori che ostentano le proprie doti e il proprio sapere avviliscono e contraddicono il cristianesimo che dicono di vivere e di insegnare.
Queste parole di Cristo dovrebbero fare breccia nel nostro cuore; dove non ci sono ideali e principi cristiani , non vi può essere un vero pastore.
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Ogni giorno dovremmo ricordarci il dono della vita e del sostegno spirituale che Gesù ci dona. Gli uomini non hanno nulla in se medesimi che valga ammirazione sconfinata; in nessuno di noi v'è nulla di abbondante, di duraturo, di eccelso che meriti una fiducia assoluta. Senza il sostegno spirituale che viene da Cristo, tutto si riduce in farsa: E' questo il significato della storia, raccontata da Cristo, di due uomini che costruirono la loro casa, l'uno sulla roccia, l'altro sulla sabbia: "Chi ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo intelligente che ha costruito la sua casa sulla roccia. E' venuta la pioggia, sono straripati i fiumi, i venti hanno soffiato con violenza contro quella casa, ma essa non è crollata, perché le sue fondamenta erano sulla roccia. Al contrario, chi ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo sciocco che ha costruito la sua casa sulla sabbia. E' venuta la pioggia, sono straripati i fiumi, i venti hanno soffiato con violenza contro quella casa, e la casa è crollata. E la sua rovina è stata grande".
La vita che noi viviamo non sarà abbondante se non avrà la qualità dell'eternità. Se la nostra vita è nascosta con Cristo in Dio, è impossibile fare fiasco. In lui si trova ciò che vi è di più alto, di eccelso. In lui noi diventiamo delle nuove creature e ogni aspetto della nostra vita diventa migliore. Chi ama coltivare fiori sa che si attende che essi si dischiudono per avvertire il loro intenso profumo. Ma non possono fare di più. Il fatto è che i fiori rispon­dono all'appello del sole che li risveglia e alla pioggia che li bagna. Così per conoscere questa vita abbondante che Cristo ci offre, lo spirito e il cuore devono rispondere al Sole di giustizia che porta la salvezza con i suoi raggi luminosi, che irradiano il pensiero e rendono possibile l'azione.
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Edouard Grieg, il compositore norvegese, ha scritto: "lo trascorsi la mia infanzia nei luoghi paesaggistici che considero i più straordinari del nord. Ricordo come la bellezza del mio paese mi ha impressionato; io vorrei qualcosa di meraviglioso, di magnifico che descriva queste impressioni. Le nostre montagne, i nostri laghi, le nostre foreste, hanno influenzato la mia mente molto di più di qualche persona; e ancora oggi che ho l'età di quarant'anni, queste bellezze della natura esercitano il medesimo potere su di me".
E' così dell'influenza esercitata dal Cristo vivente. Se un uomo non vive in contatto diretto con Cristo non potrà esprimere la migliore qualità del pensiero e dei propositi. Dopo la morte non è data a nessuno uomo la possibilità di migliorare se stessi o cambiare il suo destino eterno. Oggi è possibile farlo. Molti trascorrono il tempo nell'attesa di possedere qualcosa, forse la ricchezza, forse il potere, forse la popolarità e finanche la felicità. Ma il segreto della vita vera e completa è altrove. Essa risiede in Cristo. Abbiamo bisogno di andare ai sui piedi non come vincitori, ma come penitenti che si appellano alla sua pietà e misericordia per ottenere il perdono dei peccati e la vita completa che solo Cristo dona generosamente a chi lo desidera.

"Egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere per quelli che fanno il bene e per quelli che fanno il male". Matteo 5: 45.
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Dio considera gli uomini tutti allo stesso modo? Li tratta tutti nella stessa maniera; sia che ubbidiscano o no? Dio non renderà a ciascun' uomo secondo quel che sarà stato il suo cuore? Non ha lui dichiarato all'universo e al nostro mondo la sorte del buono e la punizione per il malvagio?
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Certo, Dio ama tutti gli uomini alla stesso modo, sia che siano ubbidienti o no. Questo corrisponde ai sentimenti che in genere nutriamo per i nostri familiari, per i nostri figliuoli. Ma con persone differenti, le conseguenze sono differenti. Se noi viviamo nel peccato, Dio è sempre disponibile ad amarci, ma il suo amore perde ogni influenza trasforma­trice, perché noi gli impediamo di prendere possesso della nostra vita. Se noi scegliamo Cristo e la sua giustizia, se noi cerchiamo prima il Regno di Dio e la sua giustizia, allora noi riceveremo con lui tutte le altre cose. Le benedizioni di Dio giungono a noi. Tutto il suo amore, la sua misericordia, il suo perdono sono a nostra disposizione. Nell'intenzione di Dio questi vantaggi sono a disposizione di tutti, nessuno escluso. Ma è la nostra risposta che determinerà se noi beneficeremo di essi oppure no. Se noi apriremo il nostro cuore al suo amore, egli ci preserverà dall'ansietà e dal timore. Se lo rifiuteremo, la nostra ansietà aumenterà. Se accettiamo Dio come nostro Padre Celeste, allora noi riceviamo i vantaggi destinati ai suoi figli. Ma se noi scegliamo di ribellarci, allora Dio non ci impone la sua presenza né il suo amore. Naturalmente questa scelta ci escluderà dalla relazione Padre-figlio e dalle benedizioni che derivano da un tale rapporto.
Dio è sempre in cerca di noi e bussa alla porta del nostro cuore. Egli cerca di ottenere la nostra fiducia, una fiducia che gli consenta di riversare su di noi le sue benedizioni.
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Le avversità non devono farci cambiare opinione su Dio. Al contrario, noi contiamo di ora in ora su di lui. Ogni situazione, ogni esperienza, ci conduce più vicino al Signore. Noi abbiamo un tale fiducia in lui che non ci appoggeremo sulla ricchezza terrena, sulla posizione sociale, sulla popolarità o la medesima salute. Una tale fiducia in lui è l'antidoto sicuro contro l'insuccesso, il timore, il dispiacere e la perdita di noi stessi.

Gli uomini mi saranno più preziosi dell’oro fino; più′ preziosi dell’oro di Ophir”. Isaia13:12
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Ophir è una regione menzionata nella Bibbia, famosa per la sua ricchezza. Ai tempi biblici vi si lavorava l’oro, fino a renderlo purissimo, e per questo era ambito da principi e re. Si suppone che Re Salomone ricevesse ogni tre anni da Ophir, un carico di oro fino.
L’espressione del salmista ci tocca particolarmente in quanto esprime il pensiero di Dio riguardo il suo popolo. Noi siamo per Dio molto più preziosi di tutto l’oro di Ophir con cui Salomone ricoprì il Santuario a Gerusalemme.
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Questa considerazione che Dio ha per l’uomo ci apre il cuore. Non si tratta di una promessa elettorale, ma di una certezza che si è realizzata nella persona di Gesù Cristo, il Figlio di Dio. Il Salvatore nei suoi atti e nelle sue parole ci ha permesso di vedere e comprendere che Dio non ha posto una distanza insormontabile o una trincea invalicabile tra lui e noi. Egli non ha chiuso la comunicazione con l’umanità e non ha chiuso gli occhi sulle nostre malattie e sui nostri dolori. Ma nella persona del figlio si è calato nella nostra umanità e ci ha rivelato i sentimenti del Padre per noi.
“Se dunque voi, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre vostro, che è nei cieli, darà cose buone a quelli che gliele domandano!” Matteo 7:11
“Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori». Marco 2:17
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Al Calvario un gran prezzo è stato pagato, il più alto che mai sia stato versato per un riscatto: il sangue del Figlio di Dio. Esso è stato versato per la nostra redenzione. Grazie a Dio il nostro valore è stato considerato infinitamente superiore alla somma totale di tutto ciò che si trova nella terra e su di essa.
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Una questione tra le più importanti che possiamo prendere in considerazione è: chi sono io? Valgo qualcosa per Dio, oppure valgo solo per me stesso e per lo stato? In che cosa consiste il mio sviluppo personale?
Secondo la teoria evoluzionista, l’uomo è leggermente superiore agli animali, un semplice elemento della materia che si appresta a ritornare polvere. Se così fosse il nostro destino, il Figlio di Dio non avrebbe nemmeno posato gli occhi sul nostro pianeta. Tutte le teorie e i sofismi partoriti dall’incredulità devono misurarsi e arretrare dinanzi alla verità che è Cristo: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.” Giovanni 14:6
Cristo è la verità assoluta, e dalla sua vita tra di noi si comprende il senso della vita e della nostra esistenza. Abbiamo un Padre che desidera ardentemente accoglierci: questa è la grande verità che cogliamo in Cristo.
Non siamo il prodotto finito male del padre caso, ma siamo figli e figlie di un Dio che si prende cura di noi, benché imperfetti e peccatori. Egli ci ha creato a sua immagine e somiglianza, come lui abbiamo dei sentimenti, proviamo delle emozioni, avvertiamo il bisogno di amare e di ricevere amore, attenzioni, ascolto. Non siamo delle isole sperdute nel vuoto oceanico, ma sappiamo chi siamo e da chi discendiamo. Possiamo dire “lo sono un figlio di Dio, sono in grado di avvertire il suo amore, il suo interesse per me che sono misero e bisognoso della sua pietà, della sua misericordia e del suo perdono. Il fatto di essere peccatori e di vivere in questo mondo di peccato è il risultato della separazione da Dio. Gesù è venuto tra noi, ha assunto la nostra natura vivendo come un uomo per ristabilire il contatto con Dio e mostrarci che abbiamo un Padre d’amore che si interessa di noi. In questo mondo non siamo soli. La grandezza della salvezza che ci è stata offerta in Gesù Cristo ne è la prova.

"Beati quelli che lavano i loro abiti nel sangue dell'Agnello: essi potranno cogliere i frutti dell'albero che da la vita, e potranno entrare nella città di Dio attraverso le sue porte". Apocalisse 22: 13
Questo testo parla di una preparazione specifica per entrare nella città celeste, di una formazione particolare per vivere la vita sulla nuova terra. Esso menziona un requisito che contrasta con la vita di coloro che sono fuori. L'espressione "quelli che lavano i loro abiti nel sangue dell'Agnello", indica il possesso della "veste bianca". Nella Bibbia , la "veste bianca" rappresenta la giustizia perfetta di Cristo; essa è offerta in dono a colui che ha fede in Dio, quale pegno della gloriosa immortalità che gli verrà donata alla resurrezione dei morti. Scrive l'Apostolo Pietro: "Noi aspettiamo cieli nuovi e una nuova terra, dove tutto sarà secondo il volere di Dio"(2 Pietro 3: 13). Per noi credenti, ricevere la "veste bianca", ossia il dono della giustizia di Cristo, significa che vogliamo davvero vivere sin da oggi in questo modo. E' per questo che accettiamo il suo dono e che, per la potenza dello Spirito Santo, siamo decisi a vivere in armonia con questo dono. Essere rivestiti della giustizia di Cristo, liberati dal peccato e dalla sua conseguenza più triste, la morte, significa che siamo dalla parte di Cristo. In questa scelta di vita non siamo soli, siamo con lui. Contiamo su lui. Egli alimenta di speranza i nostri pensieri e ci sostiene nella prova affinché non perdiamo di vista il nostro ideale divino, l'obbiettivo della nostra vocazione.
Il dono della giustizia di Cristo costituisce la garanzia della soluzione al problema del peccato nella nostra vita. Per noi credenti che viviamo su questa terra, spesso alle prese con i problemi e gli affanni della vita quotidiana che talvolta confondono i confini delle cose eterne con le questioni transitorie e passeggere, la questione della giustizia di Cristo ha grande importanza. Questo è il tempo che ci viene dato per prepararci a vivere sulla nuova terra. E' in questa vita che noi siamo resi idonei a vivere la vita del cielo. Dopo la morte, non sarà accordata nessuna ulteriore possibilità di mutare il nostro destino eterno. Per questo la vita che noi oggi viviamo, ha una importanza immensa. Questo non significa che il nostro accesso al Regno del cielo è fondato sulla nostra obbedienza a Dio; tale accesso lo abbiamo acquisito per mezzo della fede in Cristo, ma l'ubbidienza prova che siamo in possesso di questo diritto.
L'opera della salvezza, simile a una scuola, è intesa a insegnarci a vivere in armonia con Dio e a prepararci per la vita sulla nuova terra.

"Adamo da solo, con il suo peccato, ha causato la morte di tutti gli uomini. Dio invece, per mezzo di un solo uomo, Gesù Cristo, ci ha dato con abbondanza i suoi doni e la sua grazia... per la disubbidienza di uno solo, tutti risultarono peccatori; per l'ubbidienza di uno solo, tutti sono accolti da Dio come suoi.” Romani 5: 15,19.
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Le condizioni necessarie affinché noi siamo salvati non sussistono in grandi pellegrinaggi, fustigazioni, processioni e opere meritorie: non si tratta di dare per ricevere; la salvezza non viene pattuita, non è oggetto di speculazioni. Questa concezione della salvezza appartiene al paganesimo, specialmente quello proprio della Grecia antica e della Roma antica, che è stata introdotta nel cristianesimo.
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Negli scritti dell'Apostolo Paolo, la salvezza è un libero dono di Dio che si ottiene per mezzo della fede in Gesù Cristo. L'opera perfetta ed efficace di Gesù Cristo, non viene perfezionata dall'uomo, semmai resa inefficace a motivo dell'incredulità e dello scetticismo. Questo cambiamento di atteggiamento da parte di Dio nei confronti del peccatore, in base all'opera di Gesù Cristo, a cui Paolo fa riferimento, non significa che Cristo sia riuscito a cambiare il sentimento di Dio nei riguardi del genere umano; ma che cambiò il rapporto tra Dio e il peccatore. “Dio ci ha riconciliati a se mediante la morte del Figlio suo” vers 10. Questa riconciliazione da parte di Dio comporta un grande cambiamento di posizione per entrambi: Dio accoglie l'uomo che accetta il sacrificio sostitutivo di Cristo e si volge a nuova vita.
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Se Cristo non ci donasse lui la forza di realizzare questo necessario requisito non ci sarebbe alcuna speranza per noi. Cristo è il salvatore perfetto. Qualsiasi persona che inseriamo nel quadro della salvezza, santi e madonne, sminuisce l'opera perfetta di Cristo e sottrae di fatto la fiducia in Dio.
Il Signore Gesù ha varcato la soglia di questa terra e ha vissuto una vita perfetta secondo giustizia; è morto sulla croce non come vittima inerme di Satana, ma come il suo risoluto vincitore, divenendo così un Salvatore perfetto. Ora egli ci offre questa salvezza come un abito per rivestire la nostra ingiustizia. Se lo accettiamo, Dio ci considera giusti come suo Figlio. Cristo ci ha procurato questo dono con la sua propria vita. "Ora, liberati dal servizio del peccato, siete passati al servizio di Dio: il risultato è una vita che piace a Dio, e il traguardo è la vita eterna. Perché il peccato ci paga con la morte, Dio invece ci da la vita eterna mediante Cristo Gesù, nostro Signore". (Rom. 6:22-23).
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Sul Calvario Cristo ha portato i nostri peccati e ha subito la condanna destinata a noi. Egli ci ha così ristabiliti nella giusta relazione con Dio che è fonte di vita per tutti gli uomini. Il Figlio di Dio ha realizzato per noi una salvezza completa, da essa scaturisce la proclamazione fondamentale del Vangelo:"Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unico Figlio affinché chi crede in lui non muoia, ma abbia vita eterna" (Giov.3:16).
L'esortazione che cogliamo in questa meravigliosa dichiarazione è quella di accogliere la salvezza come il libero dono di Dio. Non si tratta di guadagnarla o riceverla in cambio di qualcosa. E' detto che la riceviamo per fede e quindi viviamo per fede, come anche camminiamo per fede.
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L'uomo naturale possiede una mentalità che per natura si oppone a Dio. Cristo infonde nell'uomo una potenza che proviene dal cielo capace di produrre il cambiamento. La sua mano fa vibrare le corde che producono nella nostra vita un nuovo corso di pensieri e di sentimenti cristiani.

"Egli (Abramo) non dubitò minimamente della promessa di Dio, anzi rimase forte nella fede e diede gloria a Dio. Egli era pienamente convinto che Dio era in grado di mantenere ciò che aveva promesso". Romani 4: 20-21.
La gioia era come il sole di mezzogiorno nel cuore di Abramo quando, sul monte Moria, il Signore gli fornì un'ariete per il sacrificio, al posto di suo figlio. Da quel momento egli visse nella piena convinzione di fede, anche se in talune circostanze manifestò qualche tentennamento.
Non siamo dei cristiani fatti di roccia, e talvolta è possibile dar prova di poco coraggio o di poco giudizio. Tutti, chi prima chi dopo, abbiamo conosciuto dei tempi difficili nella nostra vita spirituale. In quelle circostanze la nostra fede messa alla prova potrebbe essere stata vacillante. Questo è normale sopratutto nelle ore cupe della malattia o nelle difficoltà. Quando ogni porta sembra chiusa e non si intravede alcuna via d'uscita, succede di dubitare della bontà di Dio. In simili circostanze il pericolo è di erigere un muro tra noi e Dio che ci impedisce di cogliere le soluzioni che Dio ci offre.
La vita cristiana non è una serie di occasioni in cui mostrare la parte migliore di noi stessi. Essa è un cammino tra ostacoli che sovente mettono a dura prova la nostra resistenza fisica e la nostra convinzione di fede. Nessuna battaglia è indolore e nessuna vittoria è senza gioia. Dio conosce bene chi siamo, dove abitiamo e cosa passiamo; egli non ha bisogno di essere informato e ci precede nella soluzione del problema che ci prende. L'ariete era li, ma Abramo non poteva sapere e vedere fino a quando non mostrò di che “pasta” era la sua fede. Dio ha molte soluzioni al nostro problema là dove noi non vediamo nemmeno una. Quando il Figlio di Dio piegato dalla prova nel Getsemani, chiese al Padre una soluzione al dramma che stava affrontando, prego dicendo: “non come voglio io, ma come vuoi tu.” Questo costituisce un esempio da imitare. Poniamo ai piedi della croce di Cristo il problema, il peso, la difficoltà, la tentazione che ci assale, e poi chiediamo la soluzione che Dio vede per il nostro bene.
La nostra vita di fede sia di questa “pasta”, sia caratterizzata dalla preghiera fiduciosa in Dio che vede e provvede ai nostri bisogni; e dall'accettazione di quello che Egli ha stabilito per il nostro bene.

"lo voglio vantarmi soltanto di questo: della croce del nostro Signore Gesù Cristo: perché egli è morto in croce, il mondo è morto per me e io sono morto per il mondo" Galati 6:14.
La croce costituisce il punto culminante dell'opera di Cristo per la salvezza dell'uomo. Questa è la risposta di Dio al problema del peccato. Migliaia di persone erano state crocifisse prima, ma quest'uomo era diverso. La natura della morte del Cristo per noi costituisce il centro della storia della salvezza. Molte persone desiderano portare su di se il peso delle loro colpe e rifiutano di riconoscere il vero problema: i nostri peccati sono contro il Dio del Cielo, e di conseguenza, lui solo ci può perdonare e salvare. Fustigazioni, pellegrinaggi, opere meritorie non possono darci il perdono e la pace con Dio.
Non è raro incontrare persone che sul perdono di Dio manifestano scetticismo e incredulità. Pure il Vangelo dichiara: "Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna." Giovanni 3:16
Cristo è la soluzione alla nostra inquietudine esistenziale. Noi sappiamo con certezza ciò che l'Iddio del cielo pensa di Gesù Cristo. Abbiamo lo sguardo ripiegato sulle nostre colpe e temiamo quello che Iddio pensa di noi; pensiamo che Egli voglia rifiutarci il suo perdono. Dovremmo invece dirigere la nostra attenzione su Cristo, e riflettere su quello che Iddio pensa di suo Figlio, il nostro Salvatore. I nostri peccati non sono un problema per Dio, poiché Egli ha provveduto un Salvatore! Scrive l'apostolo Giovanni "Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. 1Giovanni 1:9 L'incertezza diminuisce il dono generoso del perdono che Dio ci offre.
Cristo ci ha mostrato che il suo amore è la sorgente e la radice di ogni bene, e che esso è più forte dell'odio, più potente del peccato. Il suo amore per noi è all'altezza dell'urgenza più pressante dove l'uomo si sia mai trovato. Dalla croce, Dio ci dichiara il suo nobile rifiuto di abbandonarci alle conseguenze del peccato e alla morte. Egli non dispera mai della nostra salvezza e della nostra guarigione e ci rivela il suo unico scopo, la redenzione delle nostre vite mediante il sacrificio altruistico del suo unigenito figliuolo. II Figlio di Dio che si è immerso nell'abisso dell'eterna separazione da suo Padre rifiuta di abbandonarci alla perdizione eterna. Non si può mettere in discussione questa verità suprema.
Nella nostra fugace esistenza un grande privilegio ci viene accordato; conoscere che malgrado le nostre colpe il cielo ha provveduto ampiamente per la nostra redenzione. Abbiamo in Cristo una eredità magnifica e il grande privilegio di confidare in ciò che è più prezioso per il nostro bene: nella grazia e l'infinita compassione di Dio.

"Gesù fu portato davanti al governatore romano. Quello gli domandò: "Sei tu il re dei giudei ?". E Gesù rispose: "Tu lo dici".
Matteo27: 11.
Con il Cristo non è possibile essere neutri. Nel primo secolo bisognava scegliere tra Cristo o Cesare. Il fatto di offrire o di non offrire dell'incenso all'imperatore di Roma, era legato alle conseguenze più terribili. In più di un paese dell'oriente, il musulmano che decide di seguire Cristo, sa che egli deve farlo a prezzo del rinnegamento della sua famiglia: si procederà nei suoi riguardi a dei riti funebri, come se fosse morto. Sta a noi decidere se prendere il Regno di Dio sul serio o alla leggera. Cristo ha affrontato con impegno questa sovranità totale di Dio nei nostri cuori. Similmente, egli vuole che ogni suo discepolo lo faccia con decisione e consapevolezza.
L'attitudine neutrale che si prende nei confronti di qualche questione morale, come per una specie di concessione, può essere all'origine della più grande corruzione in una vita. Questa attitudine è causa di confusione nel cristianesimo. Dell'Apostolo Pietro è detto: "... lo seguì da lontano fino alla corte del sommo sacerdote, vi entrò e si sedette con i servitori, per vedere come questa cosa sarebbe finita" Matteo:26: 58. In questo momento cruciale, Pietro non si augurava di essere riconosciuto come seguace di Cristo. Essere discepolo in questo modo, significa debolezza, mancanza di solidità morale. Essere cristiani richiede impegno e consapevolezza. Non vi è posto nella vita cristiana per un accomodamento dettato dalle circostanze. Il cristianesimo non sarà mai una risposta diplomatica a Dio.
Scegliere Cristo, seguirlo, significa impegnare tutto il nostro spirito, approfondire la nostra vita, conquistare la bellezza del suo carattere a un tale punto che ogni mediocrità diventa insopportabile. Nel suo rinnegamento di Cristo, Pietro cominciò col dire che egli non sapeva ciò che la serva gli dicesse. Egli finì con l'affermare a proposito del Cristo: "lo non conosco quest'uomo" Matteo:26: 72. La codardia, l'esitazione al momento cruciale ci trascinano su quella strada. Il colpo maestro di Satana è di staccarci da Cristo e di condurci ad accettare una forma di compromesso. Il diavolo si impossessa degli indecisi. Fuggiamo la neutralità e l'indecisione, perché questa è l'attitudine fatale che rende possibile il trionfo del peccato e dell'io.
La pienezza dell'amore e della consacrazione a Cristo, equivale a ciò che vi è di più elevato nel carattere cristiano. Questo va molto lontano. Questa pienezza è garanzia della nostra fedeltà. L'indecisione può essere fatale. La lettura della Bibbia, la riflessione della Parola di Dio unità a un sincero desiderio di entrare in comunione con Dio, ha come ritorno quello che ci necessita per vivere un'esperienza di vita cristiana autentica e benedetta.

"Il Figlio dell'uomo è venuto a cercare e a salvare quelli che erano perduti".
Luca 19:10
Noi possiamo fare molte domande sul tema della fede e tuttavia non cogliere il soggetto più importante. Ovvero, è possibile che noi andiamo in chiesa, che prendiamo parte attivamente agli incontri e al lavoro da svolgere, e allo stesso tempo di non riuscire a vedere lo scopo principale della chiesa, oppure di non accordare a questo soggetto la considerazione che merita. E' possibile che la chiesa che frequentiamo si occupa di opere sociali, di radio, di canali televisivi e di ogni sorta di attività umanitarie di grande valore, ma allo stesso tempo che essa abbia perso di vista lo scopo sul quale si fonda ogni azione che può renderla efficace. Quando le attività di chiesa sostituiscono la predicazione della parola, quando la visione profetica della chiesa viene messa in discussione e al suo posto viene predicato un Vangelo soft, o quando i membri di chiesa tendono a conseguire solo obbiettivi terreni, allora la grande questione che ci interroga è: siamo in armonia con il mandato di Cristo?
L'uomo salvato dal peccato: questo è il tema che rifulge in ogni pagina della Bibbia. Dio ha organizzato e dirige ogni risorsa del cielo in vista di questo unico scopo. La redenzione morale e spirituale è una realtà vivente e tangibile in Gesù Cristo. Non esiste limite alla potenza salvatrice della sua giustizia, al suo amore immutabile per il peccatore, alla trasformazione della nostra vita personale mediante la sua presenza. Abbiamo l'assicurazione che questi vantaggi sono veri, certi, che Gesù Cristo può e vuole salvarci dal peccato, per condurci con lui verso la giustizia.
La chiesa è stata istituita per attirare lo sguardo su Cristo con una testimonianza di fede e carità cristiana autentica, per rispondere tangibilmente ai bisogni di tutti coloro che desiderano accostarsi a Dio, e prendersi cura di quelli che sono i meno fortunati della vita. Tutto quello che viene tolto o aggiunto distoglie dal seguire le orme di Cristo.
E' possibile che in noi sorgono molte domande dettate dall'ansia del nostro stato di peccato o perché non abbiamo risposte sicure. Ci chiediamo: la salvezza, non sarà solo una bella parola? E' davvero una realtà? Gesù può davvero fare di me una persona migliore? Mi potrà liberare da tutte le conseguenze e i danni causati dai miei peccati? Mi libererà dal mio egoismo che fa soffrire me e coloro che mi sono vicini?
Attraverso tutti i tempi, una moltitudine innumerevole di credenti ha trovato in Cristo la risposta affermativa. Sebbene Dio ci abbia fornito prove sufficienti per essere fiduciosi, pure Egli non rimuoverà mai i pretesti per dubitare. Coloro che cercano un pretesto per motivare i propri dubbi, li troveranno. La fede e la comprensione delle cose di Dio è ispirata dallo Spirito Santo e si manifesta solo se viene coltivata con umiltà e mansuetudine. Qualsiasi decisione prendiamo in vista di una crescita cristiana, abbandoniamo ogni illusione di poter agire indipendentemente dal sentiero che Cristo ci ha mostrato. "Vi ho lasciato un esempio, affinché anche voi facciate come ho fatto io." Gesù - Giovanni 13:15

"Dio ha posto Cristo al di sopra di tutto, e gli dato il nome più grande che esiste". Filìppesi 2:9.
Supponete che vi propongono di redigere una lista di celebrità; quali nomi metterete nel vostro elenco ? Proviamo a farlo insieme. A sinistra del documento mettete i nomi di coloro che, a vostro giudizio, sono i più grandi che la terra ha prodotto. Se voi siete di nazionalità italiana, penserete con ogni probabilità a Leonardo da Vinci o Benedetto Croce. Per poco che abbiate studiato filosofia, voi menzionerete senza dubbio Piatene, Aristotole, Socrate. Se conoscete bene la storia, penserete ad Annibale, Giulio Cesare, CarloMagno. Se poi conoscete la storia del cristianesimo voi penserete immediatamente a Francesco d'Assisi, Martin Luterò, Calvino. Se vi capita di avere qualche conoscenza di sport, dei nomi di campioni di ciclismo, di calcio o di qualche altra disciplina, usciranno dalla vostra penna.
A destra del documento, scrivete ora: Gesù Cristo. Potete voi stabilire un rapporto tra Cristo e tutti i nomi che avete scritto, e trovare qualcuno che sia simile a lui ? Per quanto ci riflettete sarà ben difficile trovare un uomo simile. Di certo sarebbe il caso di lasciare a Cristo l'intera colonna! Non esiste un uomo che può essere posto in rapporto a lui, questo perché Cristo è, per così dire, il metro campione.
Il mondo è cambiato considerevolmente, ma l'uomo molto poco. Studiate la vita di Gesù, riflettete sul genere di persona che egli è stato tra noi, quali sono stati i messaggi che ha voluto comunicarci. I motivi per descriverlo saranno principalmente l'amore, l'integrità, la purezza, l'umiltà, l'amabilità, la compassione la simpatia; sono questi dei valori di cui la gente ha tanto bisogno oggi come al tempo in cui egli percorreva la nostra terra. Il mondo va male. Quale uomo voi conoscete che non desideri uscire da questa situazione? Vi sono persone che vengono considerate indispensabili al mondo per il talento che possiedono di saper comprendere i nostri problemi e saperci offrire delle buone soluzioni. Tra tutti costoro che in ogni tempo e in ogni età hanno varcato la soglia del mondo, il Cristo è l'uomo supremo. In effetti il miglior apprezzamento che voi possiate rivolgere a qualcuno è dire che egli è simile a Cristo! Quanti tra noi desiderano vivere con quel medesimo amore che Cristo ha manifestato per l'uomo caduto? Non è una cosa impossibile da realizzarsi. Il nostro Redentore ha il potere di cambiare la nostra vita e la società la dove noi viviamo; se veramente lo vogliamo egli è in grado di farci vivere una vita che vale. La potenza che ha sostenuto la sua vita terrena è stata la sua fede in Dio Padre, ed egli è venuto tra noi per metterci in grado di vivere la sua medesima fede. Non dobbiamo fare lunghi pellegrinaggi per incontrare Cristo; egli e è là dove noi siamo!

"Torna a darci la vita e sarai la gioia del tuo popolo." Salmo 85:7
La letteratura e i media manifestano ogni giorno un sensibile interesse sui temi della religione, tanto che a questo rinnovato interesse fa eco sui social un notevole fermento di dibattiti, a volte infiammati di zelo anche se in alcune circostanze emerge una ostentata intolleranza per le contrapposte opinioni.
Una cosa è certa assistiamo a un risveglio religioso. Ma di quale tipo?
Non pochi manifestano la pretesa di incontrare il soprannaturale attraverso delle manifestazioni che sembrano miracolose e inesplicabili; altri si appellano a un criterio di giudizio personale, poi gli eruditi pronti a bacchettare quanti ignorano il "loro" sapere, e infine quelli che trincerati nella tradizione vantano sapere e sicurezza.
L'apostolo Pietro ci esorta a considerare le motivazioni della nostra fede per sapere su quale base essa si fonda. Le sue parole: "non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai vostri padri, ma con il prezioso sangue di Cristo." 1Pietro 1:18-19
Il vano modo di vivere, l'esistenza che pone al centro l'io ha bisogno dell'illuminazione dello Spirito Santo per incontrare Cristo; senza la sua guida e ispirazione la nostra esistenza resta sospesa nel vuoto, accecata da un labirinto di idee che sono vicoli ciechi. La caratteristica che distingue questo tipo di risveglio religioso è che tratta a distanza la Parola di Dio, privilegiando l'esperienza personale con il soprannaturale.
Questo atteggiamento mentale, tende a escludere la voce di Dio e i suoi richiami alla nostra obbedienza ai suoi insegnamenti. Il fenomeno si manifesta in modo sottile e ingannevole nel movimento ecumenico che realizza l'unità dialettica tra tesi e antitesi, che passa dal semplice e distinto al composto; che riduce a una unità più idee. Questa riunione chirurgica delle parti fatta in nome dello Spirito, che si dice soffia sulle chiese, nella realtà non pone al centro la parola di Dio e l'obbedienza ai suoi comandamenti, ma offre una religiosità piacevole che soddisfa coloro che vorrebbero essere salvati per i loro meriti e coloro che vorrebbero essere salvati nei loro peccati di credere nell'inganno. La fede che è obbedienza a Dio viene privata della sostanza in nome di una grazia a buon mercato.
Nell'esaltazione e nell'eccitazione di questi movimenti d'opinione la gente tende a diventare legge a se stessa. Per queste persone l'appello ad obbedire alla verità della Parola di Dio diventa una fredda questione intellettuale. Questo non significa giudicare la fede di quanti si accostano a Dio; ma che la fede deve essere esaminata in rapporto alla sua verità e al suo errore. Solo la verità che viene da Dio può determinarla, stabilendo la sua genuinità.
Questa considerazione non vuole affatto denigrare i sentimenti profondi che noi proviamo e esperimentiamo nel nostro amore per Dio. Essa significa semplicemente che ogni interesse verso il divino e il sensazionale che ha relazione con il mondo spirituale, deve essere controllato dalla Parola di Dio. Ne la fede ne l'esperienza cristiana emergono dal fondo di noi stessi come se fossimo noi stessi a produrne. Esse riposano sulla Parola di Dio e procedono da essa. L'esperienza cristiana genuina non è mai in conflitto con gli insegnamenti della Bibbia. Essa dipende da una parola di cui solo Dio è responsabile. La verità che viene da Dio contiene più potenza per la vita spirituale che un milione di esperienze umane nel dominio della conoscenza e del soprannaturale.
Un risveglio religioso non è autentico se ignora l'obbedienza alla Legge di Dio. L'esperienza religiosa di tutta la gente che vive nel mondo non sarà il centro dell'autorità o della potenza spirituale. Le profezie della Bibbia affermano che in questa direzione agisce la menzogna! L'emozione senza freno, la sensazione spirituale o spiritualista sono manifestazioni che si ritrovano presso tutte le religioni pagane del mondo. Mentre la ponderatezza, la calma riflessione dello Spirito Santo, la pace del nostro spirito, sono tutte qualità essenziali per la comprensione della verità che noi riceviamo per consacrarci al servizio di Dio. La vera fede non è una sintesi clorofilliana di eresie e idee contrarie; ma un'esperienza fondata sulla conoscenza e condivisione della verità di Dio, "affinché siano consolati i nostri cuori e, uniti mediante l' amore, siamo dotati di tutta la ricchezza della piena intelligenza per conoscere a fondo il mistero di Dio, cioè Cristo." Colossesi 2:2

"Non temere, io sono con te. Non preoccuparti, io sono il tuo Dio. Ti rendo forte, ti aiuto, ti proteggo con la mia mano invincibile" .
Isaia 41:10
Dio è fedele. Il suo amore, il suo perdono, la sua misericordia verso di noi non è cambiata mai. Se alla fine della nostra esperienza umana noi fossimo perduti, questo non avverrà perché Dio avrà cessato di amarci o perché, nella sua severità, non avrà voluto usarci misericordia; ma lo sarà unicamente perché noi non avremo voluto tornare a lui, benché la piene luce del suo amore e della sua grazia risplendesse su noi. Dio ha sempre nei nostri riguardi un'attitudine positiva. La verità di un Cristo sempre presente è vera e sicura, a meno che noi stessi non eleviamo un muro di separazione tra noi e il legame che ci unisce a Dio. Per mezzo di Cristo nella nostra vita, il Padre ci considera uniti a lui; per questo non possiamo avere la sua presenza in noi senza possedere insieme a questa anche il suo amore, la sua misericordia e la sua giustizia. Certo, sappiamo che a volte ci assalgono i dubbi. Tuttavia, noi possiamo affermare con certezza: Dio è Verità. La parola che egli rivolge a noi si riassume in un motto: accettazione. Egli ci ama ancora. Non cessa mai di preoccuparsi di noi. Il suo amore per noi non viene meno quando facciamo degli errori, così come noi non cessiamo di amare i nostri figli quando essi commettono degli errori. Satana , il nemico di Dio e dell'uomo, vuole farci credere che a motivo del nostro fallimento Dio si è separato da noi: è una menzogna! Cristo ci ha messo in relazione con il Padre Celeste poiché Dio è vero! Egli è fedele al suo carattere d'amore e di misericordia. Dio non ci ama di meno a causa delle nostre mancanze. Egli è rattristato quando cerchiamo di seguire il nostro proprio cammino senza curarci dei suoi comandamenti, ma non per questo egli cessa di occuparsi di noi. E' solo quando noi crediamo che Dio ci ama nonostante il peso di tutte le nostre infermità morali e tutte le nostre lacune che troviamo la forza di agire differentemente. Non diciamo mai in noi stessi: "Domani sarò migliore e allora Dio mi amerà, mi accetterà". Non abbiamo in noi stessi nessuna forza di cambiare la nostra situazione. E' l'amore di Dio che cambia, che guarisce. L'egoismo è distruttivo, l'amore promuove la vita. Il primo contrae e impoverisce la nostra maniera di vivere producendo ansietà, ostilità e malattia; il secondo la espande stimolando la misericordia, la grazia, l'amabilità. L'egoismo fa ricorso a pressioni emotive, l'amore di Dio fa appello al perdono e al sacrificio. Il nostro amore per Dio è la risposta a un Dio misericordioso che non cambia mai.

"Gesù fu portato davanti al governatore romano. Quello gli domandò: "Sei tu il re dei giudei ?". E Gesù rispose: "Tu lo dici". Matteo:27: 11.
Nelle nostre relazioni con il Cristo, non si può avere una posizione intermedia. La nostra risposta al suo appello non può essere che un sì determinato o un no assoluto. Il problema si presentò a Pilato quando egli chiese a Gesù: "Sei tu il re dei giudei ?" Un punto divenne chiaro per Pilato: Gesù era innocente. Osservando la statura morale e spirituale di Gesù, egli sapeva che la sola decisione corretta era l'assoluzione; ma occorreva, egli pensava, che questa assoluzione non comportasse per lui alcuna noia, nessuna conseguenza spiacevole. Ciò che Gesù pretendeva di essere non costituiva alcun dubbio per lui, ed egli ne fu sconvolto. Pilato tentò di lavare il suo spirito lavandosi le mani. Alla fine abbandonò il privilegio che possedeva di poter prendere la difesa di ciò che egli sapeva essere giusto e diritto.
La scelta di Gesù Cristo non è un affare di preferenza tra Cristo e Barabba. "Preferisci diventare cristiano o no ?" E' in sostanza una questione fuori luogo. E' come se si dicesse: "Voglio scegliere di essere disonesto, o al contrario essere onesto ?" Non è per nulla il genere di domanda che bisogna porre. Quello che Gesù vuole è una decisione netta, consapevole. Quando il giovane ricco venne a lui, egli non pensava neppure di dover fare dei cambiamenti radicali. Nicodemo che venne a Gesù di notte, riconosceva in lui un gran maestro. Ma egli non immaginava di dover accettare una trasformazione totale della sua esistenza quando il Salvatore gli disse: "Nicodemo, ti occorre nascere di muovo". Egli non era per nulla preparato a questo. Poche situazioni nell'esperienza cristiana sono così funeste quanto quella di restare al margine. Gesù dichiara:" L'uomo avrà per nemici quelli di casa sua". Naturalmente egli non parlava dei focolari cristiani, ma della scelta ineluttabile alla quale noi possiamo essere confrontati. E' facile scegliere Barabba quando la folla grida in questo senso. Spesso scegliere Gesù Cristo ha il suo prezzo. Nel primo secolo dell'era cristiana, Gesù ha sconvolto il mondo. Egli lo fa ancora. Egli ci chiede di fare una scelta importante, decisiva: lo voglio! , o io non voglio che Cristo regni su di me!

"Per me tu prepari un banchetto sotto gli occhi dei miei avversar! Con olio mi profumi il capo, mi riempi il calice fino all'orlo".
Salmo 23: 5.
La suggestiva immagine che queste parole ci lasciano è quella di un Dio ospitale, desideroso di accoglierci e di soddisfare amorevolmente il nostro bisogno di pace e di sicurezza. In questo mondo abbiamo motivi per essere intimiditi dalle avversità e dai dolori della vita. Non esiste una medicina efficace per guarire le ferite ricevute, e le cicatrici del cuore tante volte si fanno sentire per anni e forse per decenni, togliendoci la pace. Siamo umani e viviamo tempi di vigore morale e tempi di grande scoraggiamento. Le prove e le difficoltà ci assalgono e avvertiamo un grande bisogno di essere accolti malgrado i nostri insuccessi. Cerchiamo comprensione, abbiamo fame di parole e gesti di simpatia che si portino via l'angoscia e la tristezza quando ce.
In questo salmo Davide rivela di aver fatto l'esperienza dell'accoglimento da parte di un Dio generoso; disponibile ad accoglierlo e sostenerlo nell'afflizione. Un Dio che al tempo stesso si è rivelato ospitale e pastore. Davide si rese conto di dipendere completamente dall'amore del Signore come una pecora dal suo pastore. Lui che vegliava sulle greggi di giorno e di notte, provvedendo ad ogni necessità e bisogno delle sue pecore, aveva compreso che Dio è il buon pastore che veglia su di lui con ogni cura e premura, e che era impossibile essere ansiosi quando è evidente che Dio si prende cura di noi.
La fiducia in Dio ha come risultato tangibile una vita senza eccessive preoccupazioni e un indicibile affetto verso il buon pastore. La consapevolezza di trovarsi in una condizione di calma interiore pur attraversando situazioni ansiose, sono il dono prezioso e desiderabile che Dio accorda generosamente a chi si affida a lui fiducioso.

"Se prendo il volo verso l'aurora o mi poso all'altro estremo del mare: anche là mi guida la tua mano, mi afferra la tua destra". .....
Salmo 139: 9-10.
Noi non possiamo sottrarci all'amore di Dio. E' qualcosa di impossibile. Dio desidera il nostro amore e in questo egli è perfettamente coerente con il suo disegno. Ci ha creati, ci ha posti nel mondo; siamo suoi figli. Dunque egli non intende rinunciare a noi. Il re Davide nel Salmo 139 descrive la sua consapevolezza di un Dio che segue con amore i suoi passi. Le sue parole ci lasciano l'immagine di un Dio instancabile che mai cessa di seguirlo, di cercarlo, di confortarlo, di agire per la sua salvezza. Ma ce di più, questo interesse di Dio per l'uomo non è affatto un dato generico, ma si traduce in una perfetta conoscenza che Dio ha di lui; della sua vita, i suoi bisogni, le sue aspirazioni e difficoltà.
Una caratteristica della Bibbia è quella di presentare delle grandi verità nel contesto dell'esperienza personale. In parte ciò è dovuto al fatto che Dio non è mai proposto come soggetto della speculazione intellettuale dell'uomo, ma come oggetto della sua devozione, adorazione ed obbedienza.
E' possibile che a volte noi pensiamo che Dio non ha cura di noi. In realtà, questo avviene quando a causa dei nostri peccati ci sentiamo indegni della sua attenzione e non lo cerchiamo. Questo è l'errore nel quale vuole imprigionarci Satana, il nemico di Dio e nostro. Egli è instancabile e vuole indurci a farci credere che Dio sia accanto a noi quando siamo buoni e che si ritira da noi quando non lo siamo. Sicuramente Dio odia il peccato, ma ama il peccatore e desidera promuovere il suo pentimento. I nostri peccati non sono un problema insormontabile per Dio, egli ha già provveduto come risolvere la questione mediante il sacrificio di Cristo. Scrive l'Apostolo Giovanni: "Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità." 1Giovanni 1:9
"Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; e se qualcuno ha peccato, noi abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. Egli è il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati, e non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo." 1Giovanni 2:1-2
I nostri peccati sono il nostro problema, non il suo. Dio ci cerca sempre, egli ci ama ancora, "lo ti amo d'un amore eterno". (Ger.31:3).
Se la nostra sorte finale dovesse essere la morte eterna, questo accadrà perché abbiamo detto di no a Dio, malgrado egli abbia fatto risplendere la sua luce ai nostri occhi. Egli è l'eterno pastore, e avverte subito il pericolo che passa una pecora perduta... Egli avanza instancabile sulle sue tracce, per cercarla. E quando l'ha trovata non la sgrida, ma la riconduce affettuosamente al gregge. Cristo è il buon pastore che si è posto sul nostro cammino. Ovunque siamo e viviamo, sotto qualsiasi latitudine coltiviamo la vita che ci viene donata, Cristo vuole trovare noi. Non è troppo tardi per lasciarsi trovare. Egli non cesserà di cercarci fino a che egli non avrà trovato noi e fino a che noi non avremo trovato lui.

"Questo, era re di Salem e sacerdote del Dio Onnipotente... Il suo nome significa "re di giustizia", ed inoltre egli è anche re di Salem, che significa "re di pace". Ebrei 7:1-2
Con questa espressione, la Bibbia esalta questo personaggio dell'A.T. Egli era un grande re e un sacerdote potente di Dio. Il suo ruolo gli conferiva una eminente dignità. La sua apparizione nella vita del patriarca Abramo è breve. Lo Spirito di Dio si servì di lui come un tipo di Cristo nella sua veste di re e sacerdote dei salvati.
Le due qualità, re e sacerdote, ci parlano rispettivamente della giustizia e della pace; l'una e l'altra costituiscono i doni che Dio ha destinato di offrire all'uomo redento. L'ordine dei termini è molto importante: Prima Cristo è presentato come Re di giustizia, poi come Re di pace. Non c'è pace con Dio, se non sulla base della sua giustizia. Dio non approva nessun compromesso con l'iniquità, ne chi si mostra compiacente con essa. Non c'è pace per il malvagio. La prima cosa che Dio fa quando entra nel cuore di un uomo è quella di provocare una presa di coscienza: quella del nostro bisogno di giustizia per trovare la pace con Dio. Il Cristo ci accorda la sua propria giustizia. Egli assolve il colpevole. Egli ci perdona e ci purifica. Il nostro solo cammino verso la pace è l'unione con il Re di giustizia. Noi non possiamo essere considerati come giusti, a meno di non avere la giustizia di Cristo.
Non esiste desiderio più profondo che quello di avere il Re della giustizia come Re del nostro cuore. Cristo non desidera soddisfare di meno. Per una questione naturale, non esiste riposo prima di avere rimesso in lui ogni cura per la nostra giustificazione. Egli ci chiama ad accettare la sua giustizia e, se l'accettiamo, riceveremo la pace. Noi non possiamo accontentarci di voler essere giusti, vogliamo anche la pace. A noi è rivolto l'appello di tornare a Dio e di orientare la nostra volontà verso di lui, affinchè egli sia il nostro Re. Egli non è un re senza importanza. Egli è un Re di giustizia, è un Re di pace. Dio non ha avuto che un Re in vista per Israele: il Messia annunciato dai profeti.
La missione del popolo di Dio è preparare il mondo per la venuta del Re dei re. Secoli di allontanamento da Dio hanno preparato il rifiuto finale del Re Gesù, quando egli venne. La medesima cosa accade oggi. Il Re di giustizia e di pace è in procinto di ritornare sulla terra. Cerchiamo la sua giustizia e riceviamo la sua pace.

"II centurione rispose: Signore,... basta che tu dica una parola, e il mio servo sarà guarito. ... Ascoltando queste parole, Gesù rimase meravigliato." Matteo 8: 8-10.
In due sole occasioni, I'Evangelo menziona uno stupore di Cristo: quando il centurione romano rispose alla sua promessa di venire a guarire il suo servitore, e quando i suoi concittadini di Nazareth manifestarono la loro mancanza di fede (Marco 6:4-6).
Il caso del centurione romano è significativo. Egli non apparteneva alla razza giudea. Per quello che noi sappiamo, egli non possedeva una formazione o una educazione religiosa nelle cose di Dio. Sappiamo per certo che egli espresse una fede che non si trovava in tutto Israele. Per quello che riguarda gli abitanti di Nazareth, sembra che essi non abbiano mai voluto avere occhi per vedere la grandezza di Cristo. Tutto quello che sapevano di lui non li impressionava. Avevano avuto relazioni con lui durante trent'anni. Conoscevano la sua vita senza peccato, il suo carattere d'amore e di obbedienza. In loro mancava quella sensibilità spirituale che avrebbe permesso di riconoscerlo come il Messia, il Figlio di Dio. "La Parola era Dio...è venuto nel mondo che è suo, ma i suoi; non l'hanno accolto" (Giov.1:11). La Bibbia non dice che Gesù si sia meravigliato dei suoi miracoli. La guarigione del cieco nato, la resurrezione di Lazzaro, gli risultavano dei fatti normali, i più naturali. Se accadesse a noi di assistere alla guarigione miracolosa di un malato psichico, sicuramente saremo stupiti e meravigliati. Questo perché abbiamo la tendenza ad essere più impressionati dalle manifestazioni esteriori che dalla guarigione spirituale interiore di uno spirito malato. A causa della nostra condizione naturale, siamo molto più impressionati dai miracoli che si manifestano esteriormente, cosicché i segni e i prodigi hanno presa su di noi più di ogni altra manifestazione interiore. Questo non era il caso di Cristo. Egli si meraviglia della mancanza di fede della gente.
Quello che causa in noi uno stupore, ci fornisce un'indicazione sul genere di persone che noi siamo. Domandiamoci: Che cosa ci impressiona realmente? Che cosa cattura la nostra attenzione e il nostro interesse? Quando sappiamo di certi episodi tristi, noi restiamo sconvolti per la tragedia della vita e chiediamo: Perché Dio no fa qualcosa? Ma il più grande bisogno dell'umanità non è vedere sconfitta la malattia e l'egoismo. Sebbene questi costituiscano degli importanti obbiettivi da perseguire con forza, il più grande bisogno delle persone è il miracolo di una vita nuova in Cristo, di una trasformazione spirituale. Essa è più importante dei beni materiali, del danaro e di ogni altro vantaggio terreno. Al di là di queste cose transitorie e passeggere esiste una realtà divina, un potere spirituale senza limiti che può sostenerci in ogni prova, attraverso ogni crisi. Poiché la fede in Cristo è essenziale per scavalcare il profondo baratro della perdizione eterna ed essere salvati, il Salvatore si meraviglia quando noi manchiamo di esercitarla così come si conviene.

"Andate, fate diventare miei discepoli tutti gli uomini del mondo; battezzateli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo."
Matteo 28:19
Quando siamo nati di nuovo, siamo stati battezzati nel nome dei tre membri della Divinità, come Cristo ha insegnato. Noi crediamo in effetti che la divinità sia costituita da tre persone distinte che la costituiscono: Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo. Tutti e tre costituiscono una unità meravigliosa. Noi non siamo in grado di sapere quello che essi pensano di noi peccatori, a meno che essi stessi non decidano che cosa farci sapere. Nella Parola rivelata di Dio, essi l'hanno fatto in una maniera tutta speciale per noi che viviamo su questo pianeta. Ciascuno di essi ha dichiarato che questo è fatto per noi personalmente. In questo modo esse hanno voluto aprirci le porte del cielo, con un invito speciale a ritornare alla casa del Padre, per vivere con loro eternamente. Non abbiamo motivo di pensare ad essi come a qualcuno da temere e da cui fuggire.
Esiliati dal giardino di Eden, dalla presenza di Dio, che cosa ne sarebbe di noi se sapessimo unicamente che su di noi incombe la sentenza Divina di morte, a causa dei nostri peccati? Immaginate che un giorno, peccatori come siamo, ci ricordassimo improvvisamente di tutti i nostri peccati e li vedessimo tutti dinanzi ai nostri occhi, senza la possibilità che essi siano perdonati. Quale sgomento ci assalirebbe. Sicuramente questa consapevolezza spegnerebbe nella nostra vita qualsiasi raggio di luce e ci ritroveremmo sommersi dalla tristezza. La Bibbia annuncia chiaramente che tutti i peccati sono scritti nei libri del cielo; che disperazione dunque sarebbe per noi udire: "L'ora del Giudizio di Dio è venuta per voi; Dio non scuserà il colpevole!". Questo è quanto si sarebbe verificato se il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo non fossero venuti a visitarci con la Buona Notizia dell'Evangelo, per dirci che siamo perdonati e accettati grazie al sangue versato dal Figlio di Dio.
E' vero che la Bibbia parla del giudizio di Dio sul peccato e su quanti avranno rigettato la sua grazia, ma essa presenta anche il piano della redenzione, messo a punto dal Padre Celeste, mediante il Figlio e lo Spirito Santo, per la nostra salvezza e la nostra riconciliazione. Tutti i membri della Divinità sono intensamente impegnati per la nostra salvezza e rifiutano di abbandonarci alla perdizione eterna. Non dovremmo mai considerarci come degli esseri banditi dal giardino di Eden, senza la prospettiva di ritrovare l'unità con Dio. Per stimare il valore che il Signore ha assegnato a noi che crediamo, consideriamo la positiva influenza che esercita nella nostra vita, il pensare che siamo suoi figli, non suoi schiavi; che siamo stati acquistati a caro prezzo, non rigettati; e siamo stati accolti come figlioli, non respinti con disprezzo. Nella casa del Padre, siamo figli prediletti e amati.

“Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli! Sì, Padre, perché così ti è piaciuto!” Gesù. Luca 10:21
I sapienti e gli intelligenti non trovano la verità di Dio; la trovano coloro che non si reputano sapienti, a cui Dio accorda l’intelligenza per trovarla: “Beato l'uomo che ha trovato la saggezza, l'uomo che ottiene l'intelligenza!” Proverbi 3:13
La saggezza che l’uomo trova é Dio. Non si tratta di imbattersi in modo fortuito, inaspettato, come trovare un oggetto smarrito; o trovare per caso un vecchio amico. L’espressione indica un pensiero nobile, un’azione dettata dalla consapevolezza della propria impotenza, una ricerca suggerita dalla propria inadeguatezza, un bisogno di incontrare Dio avvertito nel profondo dell’anima.
Dio è saggezza. Escludendo lui dall’orizzonte conoscibile non è possibile ottenere la comprensione delle cose nascoste all’indagine spirituale e neppure cogliere il loro riflesso morale nella mistificazione che vena il pensiero moderno. A causa di questa realtà la Verità di Dio non la si trova sui canali del consenso e neppure nei santuari del sacro. Inutile cercarla in quei luoghi: la conoscenza di Dio non si offre al sistema e non brilla nel tempio dell’omertà. Essa non risplende ai sapienti che sono presi da accecamento volontario, non si rivela a quelli che temono di “vedere” per timore di ritrovarsi fuori dal consenso; essa non si rivela ai colti che temono i sapienti perché intimiditi di ricevere un danno allontanandosi da loro. La Verità chiude la mente ai superbi che giudicano di cose che non sanno, resiste ai potenti che si coprono d’infamia e ai corrotti, tragicamente sordi ai suoi suggerimenti; lo Spirito della Verità non soffia per osannare il magnifico, non si rivela per esaltare il magistero, non si accorda con la menzogna e si allontana da coloro che non hanno nulla da spartire con Cristo!
La Verità sulle cose di Dio non è popolare, non lo è mai stata. Essa grida sulla piazza insieme alla parola dei profeti di Dio, a quella degli Apostoli e di coloro che attraverso i secoli hanno testimoniato della sua autorità, ma sono pochi quelli che ascoltano.
Ma ciò che è nascosto ai potenti è rivelato ai piccoli che però sono grandi secondo il metro divino. A questi umili della terra la rivelazione di Dio è donata nel contesto della parola scritta, la Bibbia, ed è compresa per mezzo della fede, strumento dello Spirito.
In questo secolo solcato da dannati e mistificatori è possibile comprendere le cose di Dio solo cercandole fuori dai labirinti della popolarità. Dio non fa nulla in associazione con quanti praticano l’ingiustizia, ma si rivela ai semplici che vogliono capire.

"Ed ecco si fece un gran terremoto; perché un angelo del Signore, sceso dal cielo, fece rotolare la grossa pietra e si sedette sopra. Le guardie ebbero tanta paura di lui che cominciarono a tremare e rimasero come morte. L'angelo disse alle donne: "Non abbiate paura, voi. So che cercate Gesù, quello che hanno inchiodato alla croce. Non è qui, perché è risorto, proprio come aveva detto». Matteo 28:2 -5
I soldati videro l'angelo rimuovere la pietra come se fosse un ciottolo, videro Gesù uscire dal sepolcro aperto e sentirono che Egli proclama: «Io son la risurrezione e la vita» Giovanni 11: 25. Colui che aveva vinto la morte e il sepolcro uscì dalla tomba non come una vittima di Satana ma come un risoluto vincitore. Cristo uscì dalla tomba glorificato, e i soldati romani lo videro. I loro occhi si fissarono sul volto di colui che avevano poco prima beffeggiato e deriso, e in quell'Essere glorificato riconobbero il prigioniero che avevano visto nell'aula del tribunale, e sul cui capo avevano posto una corona di spine. Era colui che non aveva reagito davanti a Filato e a Erode, e,il cui corpo era stato lacerato dalle verghe; era colui che era stato inchiodato sulla croce, di fronte al quale i sacerdoti e i capi, pieni di superbia, avevano detto: «Ha salvato altri e non può salvar se stesso!» Matteo 27: 42. Era colui che era stato deposto nel sepolcro nuovo di Giuseppe. Il cielo aveva liberato quel prigioniero. Neppure delle montagne accumulate sul suo sepolcro avrebbero potuto impedirgli di uscirne.
I soldati tremanti e pallidi di terrore, affermarono ai Sacerdoti la risurrezione di Gesù. Essi raccontarono tutto quello che avevano visto; non avevano avuto tempo di pensare a qualcosa di diverso dalla verità. Tuttavia fu imposto ai soldati di fornire un falso rapporto. I sacerdoti dettero loro questo suggerimento. Voi direte: «I suoi discepoli vennero di notte e lo rubarono mentre dormivamo». Ma i sacerdoti non si accorsero di cadere in una grave contraddizione. Come potevano, infatti, i soldati dire che i discepoli avevano rubato il corpo mentre essi dormivano? Se stavano dormendo, come potevano sapere ciò? E se fosse stato provato che i discepoli avevano trafugato il corpo di Cristo, non sarebbero stati i sacerdoti i primi a condannare le sentinelle? Se esse si fossero addormentate accanto al sepolcro, non sarebbero stati i sacerdoti stessi ad accusarle di fronte a Pilato?
I soldati non volevano accusarsi di essersi addormentati al posto di guardia, tanto più che questa era una colpa passibile di morte. Dovevano forse dare una falsa testimonianza, ingannando il popolo e mettendo a repentaglio la propria vita? Non avevano assolto il loro compito vigilando ininterrottamente? Come avrebbero potuto giurare il falso per amore del denaro?
Per mettere a tacere la testimonianza che temevano, i sacerdoti dettero loro la garanzia dell'impunità, dicendo che nemmeno Pilato avrebbe certo voluto la diffusione di un tale rapporto. I soldati romani si fecero corrompere dal denaro. Si erano presentati ai sacerdoti con uno straordinario messaggio di verità; se ne andarono con un gruzzolo di denaro e un rapporto bugiardo, inventato dai sacerdoti.
Quando l'angelo fece udire la sua voce potente accanto alla tomba di Cristo, il Salvatore uscì dal sepolcro in virtù della vita che aveva in se stesso. Fu così dimostrata la verità delle sue parole: «lo depongo la mia vita, per ripigliarla poi... Io ho potestà di deporla e ho potestà di ripigliarla». In quel momento si adempieva la profezia che Egli aveva annunciata ai sacerdoti e ai capi: «Disfate questo tempio, e in tre giorni lo farò risorgere» Giovanni 10: 17, 18; 2: 19.
Sul sepolcro aperto di Giuseppe, Gesù aveva proclamato trionfalmente: «Io son la risurrezione e la vita». Solo un Dio poteva pronunciare quelle parole. Tutti gli esseri creati vivono per la volontà e la potenza di Dio: sono depositari della vita di Dio. Dal più alto serafino al più umile essere animato, tutti sono alimentati dalla sorgente della vita. Solo colui che è uno con Dio poteva dire di avere in sé la vita e di avere la facoltà di deporla e di riprenderla. Nella sua divinità, Cristo possedeva la potenza di infrangere i legami della morte.
Gesù risorse dai morti come primizia di coloro che dormono. Egli era raffigurato dal covone che veniva agitato nel tempio, e la sua risurrezione avvenne proprio nel giorno in cui i covoni erano presentati davanti al Signore. Per più di mille anni quella cerimonia simbolica era stata ripetuta. Si raccoglievano le prime spighe mature nei campi di grano, e quando il popolo saliva a Gerusalemme in occasione della Pasqua, il covone delle primizie veniva agitato davanti al Signore come offerta di riconoscenza. Solo dopo questa cerimonia si poteva mietere e raccogliere il grano. Il covone consacrato a Dio era un simbolo del raccolto. Nello stesso modo Cristo, la primizia, raffigurava la grande messe spirituale che doveva essere introdotta nel regno di Dio. La sua risurrezione è un simbolo e una garanzia di quella di tutti coloro che hanno fede in Dio.
«Noi crediamo che Gesù è morto e poi è risuscitato. Allo stesso modo crediamo che Dio riporterà alla vita, insieme con Gesù, quelli che sono morti credendo in lui» 1 Tessalonicesi 4: 14.
Quando il Salvatore morì sulla croce "la terra tremò; le rocce si spaccarono,le tombe si aprirono e molti credenti tornarono in vita. Usciti dalle tombe dopo la risurrezione di Cristo, entrarono a Gerusalemme e molti li videro" Matteo 27:51-53
Durante il suo ministero Gesù aveva chiamato dei morti alla vita. Aveva risuscitato il figlio della vedova di Nain, la figlia di un rettore e Lazzaro. Ma quei risorti non erano stati rivestiti di immortalità. Essi restarono, dopo essere ritornati in vita, sempre soggetti alla morte; mentre coloro che uscirono dalla tomba al momento della risurrezione di Cristo, ne uscirono per la vita eterna. Ascesero al cielo con lui, come trofei della sua vittoria sulla morte e sul sepolcro, non più prigionieri di Satana, ma redenti di Cristo. Gesù li aveva strappati alla tomba come primizie della sua potenza, per essere sempre con lui, senza più morte né dolore.
Quei risorti entrarono in città e apparvero a molti, dicendo che Cristo era risuscitato dai morti, ed essi con lui. Da queste testimonianze fu stabilita la sacra verità della risurrezione. Resi alla vita, quei santi testimoniarono la verità di queste parole: «Rivivano i tuoi morti! Risorgano i miei cadaveri!». Con la loro risurrezione cominciava ad adempiersi la profezia: «Svegliatevi e giubilate, o voi che abitate nella polvere! Poiché la tua rugiada è come la rugiada dell'aurora, e la terra ridarà alla vita le ombre» Isaia 26: 19.
Per il credente, Cristo è la risurrezione e la vita. Attraverso il Salvatore viene ritrovata quella vita perduta a causa del peccato. «Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in esuberanza». Giovanni 10: 10
Per il credente la morte è poca cosa. Cristo ne parla come di un fatto momentaneo. «Se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte». Per il cristiano la morte è soltanto un sonno, un riposo nel silenzio e nell'oscurità. La sua vita è nascosta con Cristo in Dio, e «quando Cristo, la vita nostra, sarà manifestato, allora anche voi sarete con lui manifestati in gloria» Giovanni 8: 51; Colossesi 3: 4.
Lo stesso avverrà quando la voce di Cristo si farà udire dal cielo al suo ritorno in gloria. Quella voce penetrerà nei sepolcri, li spalancherà, e i morti in Cristo risusciteranno. Al momento della risurrezione del Salvatore si apersero solo poche tombe; ma al suo ritorno, tutti coloro che muoiono con la fede nella potenza del Salvatore, ascolteranno la sua voce e usciranno fuori per una vita gloriosa e immortale. "Questi fatti sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Messia e il Figlio di Dio. Se credete in lui, per mezzo di lui avrete la vita." Giovanni 20:31
Tratto da La Speranza dell'uomo di Ellen White pag 557 e seguenti. Edizioni ADV Firenze

"Cristo insegnava come chi ha piena autorità. Mat. 7: 29.
Coloro che ascoltavano gli insegnamenti di Cristo non potevano fare a meno di riconoscere che egli parlava come uno che ha piena autorità. Gli scribi e i farisei insegnavano con esagerata e ostentata autorità che impediva alle persone di cogliere la verità di Dio. Gli insegnamenti di Cristo, al contrario, raggiungevano il cuore e la mente delle persone; dai fanciulli agli anziani, uomini e donne, ebrei e stranieri, ammalati e sofferenti, tutti percepivano dalle sue parole che Dio era molto interessato alla loro esistenza e comprendeva i loro bisogni. Cristo non si teneva a distanza dalla realtà umana, ma con pietà e misericordia infinite l'accoglieva in se. Le sue parole non stabilivano distanze ma erano corde d'amore che avvincevano i cuori a Dio.
La vera autorità ha il carattere dell'amore, il bene supremo è il suo scopo. Ogni cosa ed espressione della creazione è nella mano di Cristo. Tutta la natura dalle cose inanimate a quelle animate sono ed esistono in base alla sovrana regola dell'amore di colui che l'ha creata. Secondo questa regola Dio dirige il nostro mondo e gli altri pianeti. Se Dio dovesse dispensare il nostro pianeta di obbedire alle leggi dell'universo sarebbe un cataclisma disastroso e assoluto e la fine della sopravvivenza. Questo funzionamento armonioso che consente la vita dell'universo in tutte le sue espressioni , lo chiamiamo legge. La sovranità di Cristo occupa il primo posto, poi viene la legge stabilita per il funzionamento armonioso e infine la libertà di esistere.
Lo stesso ordine e la stessa supremazia prevalgono nel mondo morale. La legge morale espressa nei dieci comandamenti è subordinata a Cristo, il nostro divino legislatore. Questi principi morali e spirituali sono un riflesso del carattere divino. La legge morale descrive ciò che Dio è, come vive, come secondo il suo piano le sue creature possono vivere felicemente. Di conseguenza quando viviamo in armonia con il pensiero di Dio possiamo cogliere la sua verità ed essere liberi da ogni distorsione e falsificazione che inganna. Coloro che ascoltavano Cristo si rendevano conto che la legge di Dio non era un fardello detestabile, ma un sollievo per il cuore. Il pensiero umano detesta ogni restrizione alla libertà. Questo è giusto, ma la propria libertà finisce dove inizia l'altrui libertà. La legge di Dio nei rapporti umani stabilisce il rispetto di questo limite.
Allo stesso modo la legge stabilisce di riconoscere l'autorità di Dio sulla creazione e il dovere che abbiamo di riconoscerla e di rispettarla osservando le regole che egli ha stabilito. Ogni atteggiamento che devia, si allontana o rifiuta quello che Dio ha stabilito significa rifiutare Dio e negare la sua autorità. "Voi conoscerete la verità e la verità vi farà liberi" Giovanni 8:32.
Chi ha il cuore governato da Cristo è veramente libero. Cosa accadrebbe se un pilota di aereo rifiutasse di seguire le leggi che comportano l'uso della bussola o le leggi dell'aerodinamica? O se qualcuno con il pretesto del libero arbitrio decolla comunque, secondo la sua fantasia, o atterra contrariamente alle regole e alle leggi stabilite?
Dio è il nostro pilota morale e spirituale. La Bibbia è la nostra carta, la nostra bussola. Non dobbiamo seguire un percorso indipendente. Dobbiamo orientare le nostre vite secondo le indicazioni dell'ago divino che non può ingannare. La nostra sicurezza di popolo di Dio necessita di accettare senza riserve l'autorità divina, nella sovrana persona di Dio e della sua legge.

"Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch' io riconoscerò lui davanti al Padre mio che è nei cieli. " "Matteo 10:32
Queste parole di Cristo rivelano che i veri cristiani non vivono la fede nel segreto. Quello che le persone vedono in noi ogni giorno indica se abbiamo una relazione d'amore con Dio. Un atteggiamento di fede passivo, formale, tradizionalista non sarà certo il massimo di una fede esplicita e intuibile. Le parole di Cristo ci mettono le spalle al muro; quale dimensione spirituale ci anima? Siamo cristiani di nome o cristiani di fatto? Nelle parole e nella condotta i primi cristiani non mostravano esitazioni; nella vita quotidiana in famiglia e nella società essi manifestavano con coraggio e senza esitazioni la loro fede. Non si trattava solo di un credo religioso, ma anche di uno stile di vita coerente con i valori del cristianesimo. L'amore che nutrivano per Cristo era nei loro pensieri e si manifestava nelle loro azioni.
Siamo popolo di Dio che egli ha chiamato dall'oscurità alla sua ammirabile luce. In tutto ciò che siamo, facciamo e diciamo, manifestiamo la nostra convinzione, debole o ferma. Se attingiamo nutrimento e forza dalla parola di Dio e dalla visione profetica della chiesa dataci da Cristo, la nostra fede non mancherà di assolvere il mandato di Cristo, e manifesteremo le virtù di Colui che ci ha redenti. Se attingiamo nutrimento e forza nelle parole umane che sono l'espressione della vanità e incoerenza, manifesteremo una sapienza umana fallibile e non degna della santa vocazione alla quale siamo stati chiamati. Il popolo di Dio non è una riunione di invalidi, timorosi e insicuri che affolla le chiese, ma un esercito di uomini e donne sparsi in ogni nazione città e villaggi della terra che si muove orgoglioso della santa chiamata di servire il Signore.
Possa la nostra confessione di fede essere l'espressione ardente di Cristo che vive in noi. È solo nella misura in cui Cristo è in noi che la nostra confessione di fede sarà libera e autentica.
Confessiamo Gesù Cristo con la spontaneità dell'amore cristiano in ogni circostanza: con gioia, volenterosamente, con sicurezza. Siamo il meccanico che manifesta Cristo nel suo laboratorio con un linguaggio nobile e decoroso; l'uomo d'affari che manifesta onesta e trasparenza in tutte le sue transazioni; la madre che assolve con fedeltà amorevole e competenza la sua famiglia; siamo il medico attento e sensibile con i suoi pazienti. Ovunque siamo e viviamo il tempo che Dio ci dona, facciamolo con il desiderio sincero e gioioso di rendere trasparente la nostra identità di popolo di Dio, di essere membri di chiesa al servizio dei bisogni umani e di considerare il nostro privilegio come un'opportunità per confessare il Signore e le grandi cose che Egli ha fatto per noi.
Il tempo è breve ed è prezioso. Siamo polo di Dio, ma esiste una umanità che ha bisogno di vedere la manifestazione dei figli di Dio. Che il Signore ci liberi dalle nostre diffidenze, dal nostro egoismo e dalle preoccupazioni che ci inchiodano alle nostre paure. Siamo parte di un grande e santo concerto di lode a Dio, facciamo in modo che la nostra voce sia libera da ogni bavaglio.

"Perché so a chi ho dato la mia fiducia e sono convinto che egli è capace di conservare fino all'ultimo giorno ciò che gli ho affidato." 2 Tim. 1:12
Quando Paolo scrisse queste parole, gli restava poco tempo da vivere prima che morisse brutalmente per mano dei Romani. In queste parole memorabili che scrisse al giovane Timoteo, egli esprime la sua profonda certezza di fede in Dio e della speranza della finale salvezza personale. Chiunque legga queste parole può immedesimarsi e condividere con gioia il destino eterno, l'eredità celeste che è riservata a colui che ripone la sua fede in Dio.
Quando leggiamo la Bibbia, possiamo incontrare espressioni difficili da cogliere e situazioni che possono lasciarci perplessi. La Bibbia narra la storia del popolo di Dio nelle sue fasi alterne, tra speranze e pericoli, nella disubbidienza e nella gioia, e oltre a questo di una cultura che riflette luoghi e tempi diversi da quella occidentale, di conseguenza non sempre riesce possibile dare una spiegazione razionale. Tuttavia il messaggio fondamentale e importante della Bibbia è chiaro e rassicurante come la luce del sole. Dio ci ama al punto che ha dato il suo unigenito figlio, affinché credendo in lui noi riceviamo la vita eterna: "Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito figliuolo, affinché chiunque crede in lui non perisca ma abbia vita eterna". Giovanni 3:16 .
Da questo si comprende che la questione centrale della religione cristiana è nutrire certezza personale e assoluta sulla nostra relazione con Dio. Dio e me. La religione della Bibbia, non cerca sostegno nei racconti sospetti della tradizione umana per essere avvalorata, essa attribuisce a Dio la volontà e la potenza di portare a compimento la nostra fede in modo personale a tu per tu: "E' Dio che produce in voi il volere e l'agire, secondo il suo disegno benevolo" Filippesi 2:13 La fede corrotta dalla tradizione, al contrario presuppone la necessità di rivolgersi a migliaia di mediatori umani, papi santi e madonne a centinaia per sopperire a una fede traballante. Questo è un gravissimo errore perché si consente di nutrire fede in un sistema religioso che si fonda su un sacerdozio alternativo e competitivo di Cristo. Qualsiasi cosa si pone come intermediario della nostra fede avvilisce il nostro rapporto diretto e personale con Dio e finisce per lasciarci soli, aggrappati a simulacri che non vedono, non sentono, e non possono fare niente per noi: "Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi darò riposo." Matteo 11:28
La questione della certezza in Dio è la questione prioritaria da cui dipende la nostra vita e il nostro futuro nell'eternità. Dio non desidera lasciarci senza certezza, senza riferimenti stabili e chiari. La religiosità al neon che va e viene non offre stabilità spirituale ed emotiva. Non è nei piani di Dio vedere dei cristiani girare intorno al problema. Egli solo può fare di noi delle persone convinte con un carattere cristiano di qualità. La fede che Dio suscita è di qualità, è destinata a produrre in noi la passione per la purezza, l'onestà, la somiglianza con Cristo. Tutto ciò che è ammirevole e nobile nelle nostre vite deriva dalla nostra relazione personale con Dio. Il nostro amato Gesù Cristo non ha donato la sua vita per noi per assistere allo spettacolo degradante di uomini e donne contriti ai piedi di altri uomini; egli vuole vedere delle schiene dritte, uomini e donne che cercano il volto di Dio con la certezza di essere accolti e perdonati di ogni lacuna e infermità; credenti fieri della speranza che viene assicurata; che nutrono sentimenti di gratitudine per la futura eredità celeste e percepiscono con gioia la santa presenza di Dio.

"Tu hai mutato il mio dolore in danza; hai sciolto il mio tormento e mi hai rivestito di gioia" Salmi 30:11
I media, l'informazione, il lavoro, gli amici, i familiari, tutti vogliono la nostra attenzione. Avete fatto caso a quante ore della nostra vita dedichiamo ad ascoltare, e quanta energia spendiamo per rispondere? Il problema è che talvolta siamo tanto coinvolti o stanchi che ci manca il tempo e l'energia mentale di incontrare Cristo. Si rimanda a dopo e permettiamo che le questioni umane hanno la precedenza sul nostro dialogo con Dio.
Sapete gli scienziati si sono messi a studiare cosa succede nel nostro cervello quando ci poniamo in ascolto di quello che ci viene raccontato, sia di persona o quando guardiamo un film. Essi hanno scoperto che il nostro cervello si attiva come se quello che sta ascoltando sta succedendo a noi. Stare con la folla può essere gratificante, ma altrettanto assorbente da distrarci e impedirci di cogliere il senso della nostra esistenza. Cristo ha compiuto un sacrificio incredibile per la nostra redenzione e salvezza, e se permettiamo alle questioni secondarie di avere la precedenza sul nostro rapporto personale con Lui, la percezione di questo privilegio sfumerà e ci acquieteremo nella compagnia dei nostri simili ritenendola più gratificante.
E' cosa normale parlare con le persone dei nostri guai, della nostra salute, del nostro lavoro. E' un bisogno che ci consente in qualche modo di "scaricare" le tensioni che si accumulano dentro di noi; di acquietare le tempeste emotive che ci tolgono la pace. Ma spesso il sollievo dura solo un'istante, il problema di fondo rimane perché solo Dio può fare quello di cui abbiamo bisogno. Lui sa tutto di noi, e per definire quanto, è detto che perfino il numero dei nostri capelli è noto a Dio. Naturalmente non perché questo numero sia di qualche importanza, ma è per dire che nemmeno il dato meno significativo di noi viene trascurato da Colui che ci ama di un amore eterno. Dio sa cosa c'è nel nostro cuore e desidera sostenerci e confortarci, ma lo fa nella misura in cui viene richiesto e permesso dalla nostra volontà. Egli risponde alla modalità con cui ci presentiamo a Lui; Dio coglie con quale sentimenti lo facciamo: è un fare da penitenti e umili di cuore o un fare arrogante da pronta cassa? Confidiamo a lui i nostri timori, le nostre speranze e i nostri desideri legittimi, o ci presentiamo a lui con la pretesa con cui utilizziamo un bancomat?
Dio risponde sempre a chi si rivolge a lui con umiltà e devozione, e lo fa nel tempo e nei modi in cui darà il risultato migliore per noi. Lui vede molto più lontano di noi. Le prove e le difficoltà che incontriamo sul nostro cammino non accadono perché Dio si diverte a provare la nostra fede, ma egli fa in modo che attraverso le prove possiamo sperimentare la potenza del suo amore e la sua fedeltà divina. Questa assicurazione ci dà un senso di dignità e sicurezza anche nelle circostanze avverse della vita. Dio ci libera dalla tirannia della paura e dal timore di essere soli; egli cambia la nostra angoscia in sollievo, al posto di uno spirito abbattuto egli ci dà motivi per essere ottimisti e grati. Se affidiamo a Dio la soluzione dei nostri problemi egli lo farà perché lo ha promesso Lasciarci tormentare dall'insicurezza e dall'inquietudine non fa parte della volontà di Dio.

"Poi Gesù partì di là e se ne andò verso la regione di Tiro. Entrò in una casa e non voleva farlo sapere a nessuno; ma non poté restare nascosto, anzi subito, una donna la cui bambina aveva uno spirito immondo, avendo udito parlare di lui, venne e gli si gettò ai piedi." Marco 7:24-25
C'è in Cristo una modestia, un'umiltà che sorprende, egli cercava in ogni modo di evitare la popolarità e la visibilità fine a se stessa. E tuttavia il suo amore e la sua bontà, non poteva rimanere nascosto. La gentilezza, il rispetto della persona, la pratica dei principi morali su cui si fonda la pubblica stima attraggono l'attenzione della gente. Essere cristiani è molto più che aderire a un certo numero di dottrine; significa seguire il modello di vita che è Cristo; significa amare il suo stile, vivere come lui ha vissuto. Nei primi decenni della Chiesa Cristiana coloro che seguivano la Nuova dottrina predicata dai discepoli furono chiamati cristiani, perché il loro stile di vita ricordava quello di Gesù Cristo. "...ad Antiochia, per la prima volta, i discepoli furono chiamati cristiani." "Atti 11:26
Il mondo attuale ha meno bisogno di leader e più bisogno di esempi di cristianesimo pratico. I cristiani che amano, che mostrano interesse per chi soffre, che non si tirano da parte dinanzi a un dovere, sono la celebrazione del vero cristianesimo. Il vero cristiano non può rimanere invisibile anche se non cerca visibilità o la popolarità.
Quando la donna siro-fenicia presentò i suoi problemi a Cristo, egli non rimase indifferente: la sua compassione prevalse e egli esaudì la sua richiesta. Cristo, che evitava accuratamente di rendersi visibile, non poteva ignorare i bisogni che questa donna avvertiva, lei aveva bisogno di un gesto d'amore, aveva bisogno di guarigione e Cristo esaudì i suoi bisogni.
La vita cristiana non consiste nell'isolarsi in un mondo privo di passionalità, di ignorare coloro che hanno dei bisogni. Non è quella di scavare delle trincee per difendersi da coloro che sono i meno fortunati della vita. Un cristiano che cerca una vita comoda, che non si spende in qualche misura per gli altri, può essere un brav'uomo, ma ha veramente poca somiglianza con Cristo.
I cristiani che svolgono con diligenza il loro lavoro e non amano essere visibili nella chiesa e nel lavoro, che non si sforzano di essere notati e osannati, che non inseguono i primi posti saranno nella società più visibili del sole di mezzogiorno. Costoro sono quelli che onorano Dio e fanno rotolare nella polvere il dio dei vanagloriosi.

"Dio lo ha innalzato... per donare al popolo d'Istraele il pentimento e il perdono dei peccati". Atti 5:31
Cristo è venuto per proclamare la buona notizia della resurrezione a nuova vita; egli è venuto per liberare l'uomo dalla prigione del peccato, dalla condizione di schiavitù nella quale il principe delle tenebre trattiene questo mondo.
Il Salvatore ha in cuore di rendere forte il debole, di aprire le orecchie di colui che è sordo all'amore e alla misericordia divini. Per questo egli dice: "colui che viene a me, non lo caccerò fuori." Giovanni 6:37.
La natura umana non ama pentirsi perché secondo il metro di questo mondo, questo equivarrebbe a mostrarsi un debole. Dio considera invece il pentimento come l'attività creatrice più elevata di cui l'uomo è capace.
Il pentimento che Dio domanda all'uomo non consiste solo nel confessare il peccato commesso; non è il tormento dell'anima o peggio, un rimorso che condurrebbe solo alla paura della punizione. Nella letteratura cattolica, il pentimento è stato descritto come un'esperienza triste, dolorosa e umiliante. Ma questo non è quello che Dio si attende. Certo il pentimento include un sincero dispiacere per il peccato commesso, ma Cristo vuole dare al nostro spirito abbattuto qualcosa che lo elevi. Egli vuole che mediante il pentimento il suo spirito prenda il posto della nostra mentalità egoista. Per quanto in basso siamo caduti, non c'è baratro che non possa essere colmato dalla sua grazia divina. Non esiste voragine così profonda o monte così alto da separarci dalla mano soccorritrice di Cristo, il nostro Salvatore.
Il pentimento non è una triste parola da evitare, al contrario esso ci riconcilia con Dio. Quando facciamo del Figlio di Dio il nostro punto di riferimento per ricominciare un nuovo capitolo della nostra storia, questo è il pentimento che piace a Dio. Agendo in questo modo noi assumiamo giorno dopo giorno la mentalità di Cristo; trasformando ogni azione egoistica in un gesto disinteressato. Quando l'esperienza del pentimento viene vissuta in questa maniera, produce un effetto largamente superiore al solo perdono per il peccato commesso.

"Se riconosciamo i nostri peccati, Dio li perdonerà, perché egli mantiene la sua parola. Egli ci libererà da tutte le nostre colpe, perché è buono.". 1Giovanni 1:9
II perdono e la purificazione sono le due benedizioni più importanti che noi riceviamo in Gesù Cristo. Esse costituiscono il cuore dell'opera redentrice di Cristo. Colui che desidera iniziare una nuova vita in Gesù Cristo, prende coscienza di un passato che egli non può cambiare. Il peccato è una dura realtà, esso è schiavitù. Nulla che sia meno di un miracolo della grazia di Dio può purgarci della nostra colpa e liberarci dal peccato. Dio ci ama come un padre ama i suoi figli. Un padre terreno non dovrebbe avere mai difficoltà a perdonare i suoi figli quando essi non camminano per il diritto cammino. L'amore per i figli non cessa mai. Anche quando essi sbagliano, esso è sempre presente. Questo è vero ancor di più con il nostro Padre Celeste. "Perché disprezzi la grande bontà, la tolleranza e la pazienza di Dio? Non sai che Dio usa la sua bontà per spingerti a cambiare vita?" Rom.2:4. Se noi siamo in Gesù Cristo, tutti i nostri peccati trascorsi sono assolutamente perdonati e cancellati. Perdonandoci, non significa che Dio prende alla leggera i nostri peccati. Il perdono non vuol dire che Egli non si ricorda più dei nostri errori. Il Signore non soffre di una sorta di amnesia per cui non si ricorda del genere di vita che abbiamo vissuto e che noi viviamo. Egli non ignora certo il nostro peccato e il nostro presente. Quando i nostri figliuoli sbagliano contro di noi e ci domandano perdono, noi lo accordiamo immediatamente. Ma noi ci ricordiamo ancora di ciò che essi hanno fatto, anche se l'errore commesso non costituisce più un problema tra noi e loro. Così è di Dio. Il peccato perdonato non costituisce più un problema per tutto il tempo che noi manteniamo una buona relazione con lui. Noi abbiamo bisogno di sapere che il nostro Padre Celeste ci ha veramente perdonati. Spesso sentiamo dire: "lo perdono, ma non dimentico". La persona che parla così lo fa perché nutre ancora del rancore nei confronti di chi gli ha fatto qualcosa. Ma nel caso di Dio non è la stessa cosa. Quando leggiamo nella Bibbia che i peccati degli uomini sono registrati nei libri dei ricordi, non significa che essi stanno lì per essere una questione di litigio tra Dio e noi, ma che registrano la nostra condizione spirituale. L'Eterno fa ogni cosa per condurci sul cammino del pentimento. Una fede che confessa sinceramente il proprio peccato non ha delle riserve nei confronti di Dio e riceverà una liberazione completa dal peccato e dalla condanna.

"Me infelice! La mia condizione di uomo peccatore mi trascina verso la morte: chi mi libererà? Rendo grazie a Dio che mi libera per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore." Romani 7: 24-25
II senso di colpa cronico che caratterizza l'uomo peccatore è più diffuso di quanto si pensa in generale. Qual'è la natura di questo sentimento? Esso sorge innanzitutto quando siamo davanti a Dio. La verità e la coscienza sono state corrotte. E' dunque possibile aver violato la legge morale e i principi di giustizia che noi troviamo nella Parola di Dio. Quando abbiamo peccato in questo modo, il senso di colpa si manifesta chiaramente dentro di noi. Esso provoca un'inquietudine interiore, sviluppa un sentimento, un'attitudine e un pensiero che non ha nulla di positivo; un tale senso di vergogna, di inferiorità da dare l'impressione di non essere dei buoni cristiani, di non aver nessun valore, di essere in qualche modo rigettati. La colpa deve perciò essere perdonata altrimenti essa troverà il modo di creare problemi interiori più gravi. E' nei piani di Dio che il sentimento della colpa sia dissipato.
Talvolta il senso della colpa rischia di prendere una tale dimensione che esso diventa insopportabile. Supponete che sul vostro cammino di ogni giorno per andare alla scuola o al lavoro, voi siate obbligati di portare un sacco di 20 chili di sabbia sulle spalle. Quanto tempo credete che trascorrerà prima che voi cediate le forze? A meno che voi non troviate una soluzione qualunque, il fardello avrà ragione di voi. Il senso di colpa può agire sul cuore e sullo spirito nella medesima maniera. Esso esercita una tale pressione da provocare dei grossi problemi emozionali e psichici. Nessun cristiano dovrebbe portarsi dietro, giorno dopo giorno, il peso di una colpa.
Dobbiamo sbarazzarci del senso di colpa. Il perdono che Dio ci accorda deve incoraggiarci a perdonare noi stessi dal peccato commesso. Questo è forse la cosa più difficile da farsi, ma è necessaria per ottenere ragione del nostro senso di colpa.
Al tempo di Gesù una donna sorpresa in flagrante adulterio fu portata davanti a lui dai Farisei. La legge affermava che il colpevole doveva essere lapidato. Coloro che chiedevano la sua condanna avevano teso un tranello a Gesù sul giudizio che egli avrebbe dato. Ma Gesù esitava e anziché rispondere alla loro richiesta iniziò a scrivere sulla sabbia i loro peccati. Quando gli accusatori videro ciò che egli aveva scritto, sbigottirono e sentirono in se stessi di essere colpevoli quanto quella donna che essi stessi condannavano; allora se ne andarono tutti lasciando la donna sola ai piedi di Gesù. Non vi fu condanna contro questa donna da parte di Gesù. Egli non l'accusò del suo peccato. Non la rigettò. Le disse: "Va e non peccare più!".
Chi porta il peso di una colpa non ha bisogno di consigli o di giudizi per sbarazzarsene, quanto di amore. Questo fa sì che costoro si sentono accettate come persone. Poiché Dio è così, noi possiamo agire nella medesima maniera.

"O Eterno, Dio mio, io mi confido in te." Salmo 7:1.
Nella vita si ha fiducia in molte cose. E' il caso comune alla gran parte di noi. Abbiamo fiducia nei nostri amici, nelle nostre medicine, nei magazzini dove acquistiamo il cibo con cui nutrirci e gli abiti con cui vestirci. Abbiamo fiducia nella nostra autovettura che ci trasporti al lavoro o altrove e tante, tante altre cose che potremmo elencare all'infinito. Non esiste praticamente un campo nella vita, dove non sia necessario esercitare la fiducia. I miracoli tecnologici della nostra epoca, contribuiscono in larga misura a diffondere un certo senso di sicurezza e di fiducia nella scienza. Questa fede persiste anche quando la gente, le macchine e le organizzazioni sono sovente sorprese in fallo. Al contrario , la maggior parte delle persone manifestano poca fede in Dio, eppure egli non è mai stato colto in fallo. Non ha mai piantato in asso nessuno.
La Bibbia presenta questo prezioso appello: " Confida nel Signore con tutto il cuore". Il cuore umano è sulla terra il solo posto che può propriamente essere considerato il "Tempio di Dio". Tramite il profeta Isaia, Dio afferma: "lo dimoro nel luogo alto e santo, ma sono con colui che è contrito e umile di spirito" (Isaia 57:15). L'onore più grande che può esserci accordato è di essere il "Tempio di Dio". Vivere per fede significa che noi non possiamo condurre una vita cristiana quando siamo lontani da Dio. E' impossibile essere giusti e allo stesso tempo essere separati da Dio. La fede significa che noi abbiamo accolto Cristo come centro della nostra vita. Questo fa che noi siamo conosciuti dal cielo non per la nostra posizione sociale, o per il nostro talento, ma per la fermezza della nostra fede. Essa consente a Cristo di rinnovarci nello spirito e di toglierci l'onta del peccato. Ci unisce a Dio saldandoci nella sua unità con il Figlio e con lo Spirito Santo. Noi non possiamo essere figli e figlie di Dio senza appartenere a lui in questo modo.
Alcuni stimano Dio come una divinità arrangiante, accomodante, amabile. Un essere ben disposto che si china sui suoi figli ribelli e dice: "Miei cari figliuoli, questo non ha alcuna importanza, lo vi perdono." Questo certo semplifica tutto, ma non farà di noi degli esseri migliori, delle persone che vincono il male con il bene, dei cristiani vittoriosi sul peccato. Quando per la fede la presenza di Cristo risiede in noi, attingiamo la pienezza della vita spirituale dal nostro Signore. Il nostro Salvatore vivente esalta e restaura in noi la vera grandezza dell'umanità.
Tutti i tesori della conoscenza della salvezza e della redenzione sono rivelati da Colui che invia il suo Spirito per restaurare in noi l'immagine di Dio. Il nostro Creatore desidera che noi sviluppiamo le nostre facoltà intellettuali. Con la lettura e la riflessione della sua Parola, Egli ci offre il mezzo più efficace per elevare la mente. E' possibile che a volte leggiamo in essa qualcosa che non riusciamo a comprendere, ma anziché porci tanti problemi a riguardo di ciò che non comprendiamo subito, prestiamo attenzione alla luce divina che già brilla in noi, e ne riceveremo una più luminosa. Compiamo, guidati e sorretti dalla grazia di Cristo, ogni dovere che abbiamo compreso, e riceveremo la convinzione necessaria per mettere in pratica quelle verità che adesso ci creano dubbi.

" Dio non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi; perciò, come potrebbe non darci ogni cosa insieme con lui ? "
Romani: 8:32
Noi non possiamo comprendere a colpo d'occhio tutta la portata di questa dichiarazione dell'Apostolo Paolo. Tuttavia questa promessa è una realtà di cui possiamo verificare l'esattezza. Dio ci ama come ama suo Figlio. Egli ama l'uomo come egli è, quale che sia la sua nazionalità, condizione sociale e morale. In Cristo, l'uomo trova le possibilità più straordinarie. Questo amore ha più valore della natura, più valore del lavoro, più valore della ricchezza e delle capacità umane. Dio ci ama al punto che anche il più misero tra noi acquista un valore supremo; colui che è considerato poco dagli uomini, possiede agli occhi di Dio un valore infinito. Appoggiamoci sulla promessa di questo testo. Se ci chiediamo: "Che cosa riceviamo da Cristo?", la nostra risposta è: "Tutto!". Molto spesso vediamo in noi stessi cose che non vorremmo augurarci mai di vedere, come l'egoismo. Tuttavia non abbiamo alcun dubbio su quanto riceviamo da Cristo, anche se ci accade di peccare. Qualunque cosa ci avvenga possiamo contare sulla presenza di Cristo e confidare nel suo perdono. Lui ci copre con il manto della sua giustizia affinché non si veda la nostra nudità morale, e ci dona i frutti dello Spirito per nobilitare il nostro carattere. Se crediamo veramente a questa promessa e consacriamo la nostra vita a Cristo, saremo pieni d'amore, di gioia e di pace. Troppo spesso la nostra attenzione tende a soffermarsi sui nostri errori e su quelli degli altri. Questa abitudine tende a distogliere il nostro sguardo da quel "tutto" che riceviamo da Cristo. Nondimeno, l'assicurazione resta. La promessa vale per sempre. Il credente che vive di questa promessa può rendere testimonianza della sua realizzazione. Egli passa dal dubbio alla certezza, dalla tristezza alla gioia, dall'odio all'amore. Non c'è virtù che Cristo non possa procurarci. Non esiste una gioia vera che Cristo non voglia accordarci, un piacere profondo e puro che Egli non desideri rinnovarci. Ad ogni uomo, Dio chiede di accettare il suo dono. In Cristo Egli ha donato "tutto" e noi possiamo dire come l'Apostolo Paolo: " lo posso ogni cosa in Colui che mi fortifica".

“Siate imitatori di Dio, perché siete figli da lui amati; e camminate nell'amore come anche Cristo vi ha amati e ha dato sé stesso per noi in offerta e sacrificio a Dio quale profumo di odore soave.” Efesini 5:1-2
L'opera di Thomas e Kempis, Imitazione di Gesù Cristo, è un classico della letteratura cristiana, tradotto in più di sessanta lingue. La tesi sostenuta in questo libro è che se ci prendiamo il tempo per guardare intensamente la vita di Gesù con il desiderio di imitarlo riusciremo davvero a farlo.
Ma è sufficiente avere davanti a noi un esempio di giustizia elevato come quello di Cristo per riuscire a imitarlo in ogni cosa?
In molti campi del sapere e delle scienze si richiedono determinate attitudini, e il solo guardare non sarebbe sufficiente. Supponiamo di ricevere una tela, della pittura, dei pennelli e ci viene detto di imitare un Raffaello o un Rembrandt. Quante lunghe ore ci vorrebbero per studiare la loro tecnica e riuscire a imitarli! In realtà, sarebbe impossibile. Supponiamo ancora che ci venga chiesto di imitare il famoso violinista Paganini. Quante lezioni e anni di conservatorio avremmo bisogno di praticare? E non è detto che ci riusciremo! Questi artisti hanno in loro un dono specialissimo che li ha resi geniali! È una parte della loro vita, un'abilità che la maggior parte di noi non ha.
Allo stesso modo, potremo essere un grado di analizzare ogni particolare della vita e del carattere di Cristo, ed essere in grado di imitare la sua vita? Molti attori mostrano di possedere un talento straordinario nell'imitare un Cristo da copione. Naturalmente questo genere di imitazione è pura finzione, non durerebbe a lungo e non avrebbe nulla di spontaneo e di autentico. Anche con un buon livello di concentrazione il risultato lascerebbe a desiderare.
Ciò di cui abbiamo bisogno per vivere come Cristo è permettere allo Spirito Santo di prendere la guida della nostra vita e dei nostri pensieri; che la potenza divina si unisca alla nostra debolezza.
”Il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e di ogni pace nella fede, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo.” Romani 15:13
Il Signore non desidera fare di meno! Questa aspirazione del nostro cuore può fare di noi delle vite trasformate sul modello di Cristo. Vediamo solo quello che vorremmo vedere; di conseguenza pensare come Cristo pensa, sentire come Cristo pensa, amare come Cristo ama si può: anche solo nel desiderarlo gli somigliamo un pò.

"Questo sarà il nome con il quale sarà chiamato: Il Signore nostra giustizia” Geremia 23:6
Nella Scrittura, il nome più significativo dato a Gesù, il Messia, è il titolo profetico "Il Signore nostra giustizia". Questo nome non è dato a nessuno se non a Gesù Cristo. È lui che è l'unica rivelazione della giustizia perfetta davanti a Dio Padre, davanti all'universo e dinanzi a tutti gli uomini. Lui è l'unico uomo perfetto. In Cristo la giustizia ha smesso di essere una teoria ed è diventata un fatto, una realtà. Nel discendere tra gli uomini Dio non ci dato un corso di studi sulla sua giustizia. Egli stesso si è fatto per noi “sapienza, giustizia, santificazione e redenzione" 1Corinzi 1:30.
Poiché lui solo è la perfetta giustizia, è chiaro che non ci può essere altra fonte di giustizia; così che possiamo condividere pienamente le considerazioni dell'apostolo Paolo: “Non c'è nessuno giusto, nemmeno uno.” Romani 3:10 “So che in me non abita alcun bene; poiché in me si trova il volere, ma il modo di compiere il bene, no.” Romani 7:18
La giustizia di Cristo è l'unica cosa che uomini peccatori quali siamo dobbiamo possedere per essere salvati. Nella nostra umanità soggetta al peccato nessuno possiede una tale giustizia da far valere, altrimenti saremmo necessariamente senza peccato. E non esiste una fonte di giustizia diversa da Cristo alla quale accedere per ottenerla. La Scrittura è molto chiara su questo soggetto. In questa vita, dobbiamo distogliere lo sguardo da noi stessi per posarli su Cristo.
Questo è il solo modo per essere considerati giusti davanti a Dio.
La vita cristiana non è un camminare piacevole su strade ben lastricate, ma è un procedere tra situazioni che mettono alla prova il nostro coraggio, le nostre forze e le nostre convinzioni. La nostra natura peccaminosa non dorme mai e talvolta accade di subire i suoi attacchi violenti e di cadere nella colpa. Non dobbiamo disperare, Dio ha previsto questo e ci offre la soluzione. A colui che crede e confessa il suo peccato, Cristo è la sola speranza per passare dalla morte alla vita eterna. Solo il Salvatore può rivestire la nostra infermità colpevole con la sua perfetta giustizia. Questo è l'unico modo per sfuggire alla conseguenze della nostra colpa. Solo Cristo ha pagato con la sua vita pura e innocente il riscatto che rimuove la colpa del peccato e priva la legge del suo potere di condanna. Si legge nella Scrittura:
“Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare con la sofferenza, pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna. Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato; ma noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato! Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti.”
Isaia 53:3-5 In nessun momento in questa vita possiamo pensare di aver raggiunto l'impeccabilità. Quindi non abbiamo nessuna sicurezza da nutrire in noi stessi e tanto meno da confidare in altre creature deboli come noi. Ognuno risponde per se stesso dinanzi a Dio; si legge: “Se in mezzo al mio popolo si trovassero Noè, Daniele, Giobbe, com'è vero che io vivo, dice Dio il Signore, essi non salverebbero né figli né figlie; non salverebbero che sé stessi, per la loro giustizia.” Ezechiele 14:20
Possiamo essere fiduciosi in quello che afferma l'apostolo Paolo e farlo nostro: ”Sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun'altra creatura potranno separarci dall'amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore.” Romani 8:38-39

"Il Signore disse a Mosè: «Ecco, io farò piovere pane dal cielo per voi; il popolo uscirà e ne raccoglierà ogni giorno il necessario per la giornata...
Esodo 16: 4-7
Consideriamo questa promessa al di fuori del suo contesto storico, che è legato alle condizioni di vita di Israele nel deserto. Consideriamolo spiritualmente per vedere come Dio lavora per noi. Natale è nel passato, e il nuovo anno è qui. Abbiamo augurato ai nostri amici e ai nostri cari un felice Natale e un felice anno nuovo. Mettiamo in pratica i nostri desideri.
All'alba di ogni nuovo giorno, quest'anno una voce di Dio vuole essere ascoltata da noi: "Ecco, faccio tutto nuovo”. Dedichiamoci ogni mattina; facciamolo come se non lo avessimo mai fatto prima. Preghiamo ogni mattina prima di fare qualsiasi altra cosa. Dio renderà tutte le cose nuove, fresche e belle. Abbiamo bisogno di Dio. Abbiamo bisogno delle risorse dello Spirito Santo. Ogni volta che preghiamo e leggiamo la parola di Dio, ci aspettiamo che Dio ci ascolti e voglia risponderci.
La storia biblica ci ricorda che i dignitari babilonesi avevano cospirato contro Daniele. Mentre Daniele parlava con Dio ed era in comunione con lui, il Signore lo ispirò con la capacità di fare affidamento esclusivamente sul potere divino, così che, gettato nella fossa dei leoni, non provò né paura né angoscia. Ogni giorno dobbiamo essere pronti ad affrontare le tentazioni e le crisi della vita prima che sorgano.
Hai sete ogni mattina per la presenza di Dio e il Suo potere di purificare il tuo cuore e la tua mente? Le nostre menti possono essere addestrate a sentire il nostro bisogno quotidiano di Dio. È possibile per noi abituare i nostri polmoni a desiderare l'aria pura. Allo stesso modo possiamo gustare l'amore e la presenza di Dio, per essere pronti ogni giorno ad affrontare ciò che viene presentato sulla nostra strada.
Ogni mattina troviamo il coraggio e la energie di cui abbiamo bisogno perché Dio a cura di noi. La sua grazia ci dona la serenità necessaria per affrontare le avversità della vita e noi lo glorifichiamo per la meravigliosa eredità spirituale che ci attende nel suo regno al suo prossimo ritorno. Questo è per noi oggi il cibo spirituale per eccellenza.

“Io pongo sul monte Sion una pietra d'inciampo, un sasso che fa cadere. Ma chi crede in lui non sarà deluso.” Romani 9: 33.
La salvezza ci viene offerta grazie al sacrificio di Cristo. Questa è la verità in cui confidare con assoluta certezza. Non esiste altra verità in cui confidare. Quando andiamo a Cristo, non ci avviciniamo a lui non come una star in mezzo alle acclamazioni della folla; o per ricevere da Dio qualche onore o ricompensa. Andiamo umilmente come penitenti, consapevoli dei nostri peccati e chiediamo perdono. La santità e la giustizia divina ci impongono di riconoscere il nostro bisogno di un Salvatore.
Non sfuggiamo alla colpa facendo lunghi ed estenuanti pellegrinaggi o atti di umiliazione corporea, o imponendo un compito difficile e gravoso a noi. Tutto questo non si relaziona con la parola di Dio, ma procede dal paganesimo entrato nella chiesa tramite la tradizione popolare. Veniamo a Dio con la consapevolezza che non abbiamo nulla in noi stessi da far valere. Siamo succube dell'amor proprio che non vuole vedere i propri difetti e le proprie miserie. Certo è un male trovarsi in questa posizione, ma è un male peggiore non riconoscere che abbiamo bisogno di Cristo, il solo nome che è stato dato all'umanità mediante il quale otteniamo il perdono dei nostri peccati e la pace con Dio.
La redenzione che Dio ci offre mediante il sacrificio di Suo Figlio non è una questione di dare per avere; non è un bene da ottenere in cambio di qualcosa da offrire. L'antico popolo Ebraico pensava di ottenere la salvezza mediante il sacrificio degli animali offerti al tempio. Essi avevano perso di vista che la vita di quegli animali rappresentava la vita del Messia, il Salvatore promesso, il sostituto dell'uomo peccatore che subiva su di se la morte punitiva che spettava al peccatore.
La salvezza non è un baratto, è un dono della grazia di Dio concesso a colui che confessa il suo peccato.
Questo dono di Dio è difficile da accettare quando le persone pensano di essere a posto, quando si sentono sicure di se. L'avanzare della scienza e della tecnica, fa si che l'umanità tende a confidare nelle sue capacità, il Dio di queste persone è l'ingegno umano.
Non è raro incontrare brave persone che hanno un'alta opinione di se stessi:. Dicono: "Non ho vizi, faccio del bene. Amo la mia famiglia, svolgo con diligenza il mio lavoro. Io non ho bisogno di Gesù Cristo! “
Queste persone raramente si rendono conto di quanto ingannevole sia la loro autostima. E' possibile essere delle brave persone, ma nello stesso tempo perdere la vita eterna. Il sacrificio di Cristo, sulla croce dichiara che l'orgoglio e l'indipendenza accecano la valutazione del problema umano.
La salvezza non viene concessa per meriti acquisiti, ma per grazia mediante la fede, vale a dire l'ubbidienza alla parola di Dio. Rifiutare il dono di Dio significa che dopo la morte perdi il privilegio concesso a chi ha creduto nel Figlio di Dio e devi accontentarti di alcuni metri di terra e nulla più.
La soluzione del problema viene solo da Gesù Cristo. "Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio affinché chi crede in lui non perisca ma abbia vita eterna". Giovanni 3:16 Questo è ciò che dovrebbe impedirci di rimanere indifferenti e sufficienti se vogliamo essere salvati da questo mondo in fiamme.

"Dio opera in voi, e vi rende capaci non soltanto di volere, ma anche di agire. Questa è la sua volontà". Filippesi 2:13
Dieci anni erano trascorsi da quando l'Apostolo Paolo aveva dato la sua testimonianza di cristiano agli abitanti di Filippi, in macedonia, con il vivo desiderio di trasmettere la speranza della salvezza che è in Cristo Salvatore. Egli scrisse questa epistola mentre si trovava prigioniero a Roma. I credenti di Filippi provavano per l'Apostolo una tenera affezione e simpatizzavano profondamente con lui nella sua afflizione. Desideravano conoscere nei dettagli la sua condizione di carcerato e perciò inviarono a Roma un loro fratello di nome Epaphrodite. A costui Paolo affidò la consegna della lettera alla chiesa di Filippi. In questa epistola l'Apostolo esprime tutto il suo pieno convincimento nell'amore di Dio che salva; essa trabocca di fiducia nella potenza e nella presenza continua di Dio capace di trasformarci in vista del Ritorno di Gesù Cristo.
In tutto l'universo e nel nostro mondo, sia nel cielo che sulla terra, molte opere si compiono. Tuttavia, non è di questo genere di opere che l'Apostolo parla in questo testo. Egli si riferisce indubbiamente a quello che si compie in noi. Nel nostro cuore, nella nostra mente, nella nostra vita, Cristo prosegue instancabile la sua opera. Egli non vuole accontentarsi di meno: il suo obbiettivo è possedere il nostro cuore e la nostra vita intera. Quest'opera permanente di Dio nella nostra vita, comprende lo sviluppo delle facoltà spirituali, l'obbedienza ai comandamenti, l'amore fraterno e i frutti dello Spirito Santo.
La Sacra Scrittura menziona due opere distinte che Dio svolge in favore dell'uomo. L'una si compie in ogni caso, indipendentemente dalla nostra risposta al suo appello; l'altra si realizza in noi, nella nostra vita. La prima è l'opera della redenzione, che è stata fatta da Gesù quando ha riconciliato l'umanità a Dio sulla croce. Quest'opera consiste nel colmare l'assenza di giustizia che si trova in noi, con la giustizia perfetta di Cristo. E' comprensibile che non sarà possibile beneficiare di questa se l'opera che deve essere fatta in noi non è neppure cominciata.
La seconda si compie in noi. Grazie a questa, noi riconosciamo in noi stessi un bisogno di cose vere che soddisfino il nostro spirito; avvertiamo una sete di verità che superino il tempo e le circostanze della vita materiale. Desideriamo intensamente essere nutriti della speranza che solo Cristo sa offrire al nostro cuore stanco e aggravato. Ma è necessario dare il nostro assenso a Cristo affinché egli entri nella nostra vita. E' indispensabile come primo passo da adempiere, riconoscere i propri peccati e orientare la nostra mente verso una vita nuova. E' questo l'essenziale che Cristo deve trovare in noi affinché egli compia in noi la sua opera. Conoscere l'Evangelo ed essere in grado di ragionare con competenza su tutte le idee religiose del momento; invocare il Signore, a che serve tutto questo se l'opera salvatrice di Cristo non è penetrata nel nostro cuore?
Ogni giorno abbiamo bisogno di sperimentare un incontro personale con Cristo che ci aiuti a scrutare e a riconoscere i bisogni profondi della nostra vita spirituale. Ogni giorno abbiamo la necessità di alimentarci con la forza che lui sa donarci per riuscire vittoriosi sul nostro egoismo. Senza questa esperienza la nostra vita religiosa sarà solo una pura formalità, una parata. Essa sarà molto simile a una bella facciata, forse, ma certamente priva di sostanza.