Era possibile evitare la croce?
Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, ha assunto la natura umana per compiere un’opera di redenzione unica che solo Lui poteva realizzare. La posta in gioco era sconfiggere il potere della morte, ma questo richiedeva un grande sacrificio. La sua missione sulla terra includeva necessariamente la croce? Perché era indispensabile che il suo amore si manifestasse proprio attraverso la sofferenza e la morte della croce?
La risurrezione di Cristo non si limita a riconciliare l’uomo con Dio, ma apre la via alla redenzione di tutto il creato, coinvolgendo l’intero universo. La Bibbia allude all’esistenza di altri mondi abitati che, insieme agli esseri celesti, hanno osservato la ribellione di Satana e il sacrificio di Cristo come una manifestazione universale della giustizia, dell’amore e della fedeltà di Dio, segnando la sconfitta definitiva del male.
Quando Gesù morì sulla croce, la cortina del Tempio che impediva l’accesso al Luogo Santissimo si è strappata in due, dall’alto in basso, rivelando agli occhi di tutti il suo contenuto: “l’Arca del Patto”. Non è stato un uomo a strapparla, ma Dio stesso. La cortina strappata indicava che con la morte espiatoria di Cristo l’uomo poteva ora accostarsi direttamente a Dio. Oggi prendiamo in considerazione questo grande privilegio, vedremo attraverso la storia, la Scrittura e il sacrificio di Cristo il significato straordinario di questa nuova ed esaltante opportunità.
Oggi Cristo è ancora presente, attraverso il Suo Spirito, attraverso la Parola e attraverso i Suoi discepoli che continuano il Suo ministero. Le Sue promesse sono vere ed eterne, pronte a darci aiuto, pace e guarigione se ci affidiamo a Lui. La Sua compassione non ha mai fine ed è aperta a chiunque abbia un cuore disposto ad accoglierla.
L'osservanza dei comandamenti di Dio è un segno di lealtà nel tempo della fine, distinguendo chi sceglie l'autorità di Dio rispetto a tradizioni umane (come il cambiamento del giorno di riposo dal Sabato alla domenica). In mezzo alle sfide degli ultimi tempi, i santi indicati nella profezia, come coloro “che osservano i comandamenti di Dio e la fede di Gesu” saranno riconosciuti dalla loro costanza: una fede viva in Gesù e un cammino concreto secondo la Sua volontà. Per Dio questo popolo è il segno tangibile della vittoria di Cristo. La loro ubbidienza è la risposta d'amore al sacrificio di Gesù, e la loro fede è il motore che rende possibile tale ubbidienza. Sono, agli occhi di Dio, l'ambasciata del Suo Regno sulla Terra nel momento più buio della storia.
La promessa del ritorno di Cristo, ricordata nei Vangeli, è l’evento più grandioso della storia che la chiesa attende. A differenza della sua prima venuta, nella seconda egli non calcherà il suolo, ma l’incontro con i redenti sarà nel cielo, dove raccoglierà i redenti di ogni epoca, i risorti e quelli trovati in vita. Nel corso della storia, non sono mancati leader carismatici o figure religiose che hanno affermato di essere il Cristo ritornato, o gruppi che hanno sostenuto che il ritorno fosse avvenuto in modo invisibile o segreto. Ma la profezia di Apocalisse 1,7 e le parole di Gesù stabiliscono uno standard che nessun impostore può imitare. Il ritorno di Cristo sarà un evento così colossale, pubblico e sconvolgente da azzerare qualsiasi possibilità di dubbio, di inganno o di contraffazione.
L’ultimo appello di Dio poco prima della fine del tempo di grazia, è rivolto all’umanità affinché prenda consapevolezza dei giudizi di Dio che stanno per abbattersi su quanti adorano un falso sistema religioso che Dio condanna. L’urgenza di conoscere questi eventi risiede nella possibilità di sottrarsi al giudizio che viene.
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