La fede che ci conduce

31
Ago

“II giusto vivrà per fede”. Romani 1:17
Quando Adamo ed Eva trasgredirono il comandamento dato da Dio in Eden, affermarono la loro indipendenza da Dio e di conseguenza cessarono di vivere al cospetto del loro Creatore. Essi avevano determinato di avere come punto di riferimento se stessi e non più quello che Dio aveva comandato. In questo modo essi perpetuarono la nostra separazione da Dio e trasmisero in eredità la triste sentenza di morte come conseguenza del loro e del nostro stato di trasgressori. E’ questa la tragedia del peccato originale: aver confidato in se stessi anziché in Dio. Quelli che asseriscono che il peccato originale non esiste lo fanno perché mancano di riflettere sulle circostanze.

Come il peccato ha causato la separazione di Adamo da Dio, così qualsiasi buona o malvagia opinione abbiamo di noi stessi che ci tiene lontano da Dio e allo stesso tempo ci sprona a confidare in noi stessi, nelle nostre opinioni e capacità, è un prolungamento del peccato originale di Adamo.
L’uomo naturale non ama in cuor suo di presentarsi davanti a Dio come un fallito. Egli cerca l’esaltazione. Tutte le formule, tutti i sistemi religiosi che hanno come centro l’uomo e che conducono ad avere come punto di riferimento nella fede una creatura umana, non è una religione che viene da Dio. Ogni sforzo antropocentrico è suggerito dal potere ingannatore, in quanto si attua con il fine di separare l’uomo da Dio. La fede ci insegna a confidare su Cristo, non su noi stessi o su altre creature umane, fossero anche le più eminenti della terra. Nel salmo 118 si legge: “E’ meglio rifugiarsi nell’Eterno che confidare nell’uomo; è meglio rifugiarsi nell’Eterno che confidare nei principi”.

La fede consiste di credere a ciò che è rivelato nella Parola di Dio scritta, non nelle affermazioni di uomini pii, quando queste sono ovviamente in conflitto con essa. La fede è credere alla Verità della Sacra Scrittura non a un sentimento. Essa significa che noi sentiamo la presenza personale di Dio, e quando leggiamo la sua Parola e come se ascoltassimo la sua voce mentre ci parla. Per essere veramente cristiana, la fede deve mettere Cristo, la sua vita e la sua morte in rapporto diretto con il proprio impegno. A meno che il Cristo vivente non prenda il peso della nostra vita, non possono esistere punti di contatto tra noi e Dio. Cristo deve essere posto al centro della nostra fede e al centro della nostra vita. Noi non possiamo fare per noi quello che solo Cristo è in grado di fare.

Abramo e Sara, al tempo dei Patriarchi, si resero conto che a motivo della loro avanzata età non avrebbero potuto più avere dei figliuoli. Tuttavia, malgrado l’oggettiva impossibilità, Dio promise che essi avrebbero avuto un figlio che sarebbe stato loro erede. Se essi dovevano avere un figlio è chiaro che considerata la loro avanzata età, questo si sarebbe attuato unicamente mediante un atto di Dio; tramite un intervento speciale della sua potenza. Essi erano nell’impossibilità più assoluta di farlo. Così è nella vita religiosa, senza la fede non abbiamo alcuna possibilità di sviluppo e di crescita spirituale, malgrado la nostra buona volontà o l’intensità del nostro sforzo.

Il problema fondamentale del peccato, consiste non solo di confidare in se stessi, ma di avere interrotto la nostra relazione con Dio e di vivere indipendentemente da lui. Cristo è il nostro Signore e Salvatore personale. Se veramente vogliamo dipendere da lui, egli ci trasforma dentro e ci da la visione delle cose di Dio. La fede allora ci conduce giorno dopo giorno ad avere sempre più fiducia in Cristo, a dipendere ogni giorno da lui e con lui ad essere in comunione con Dio.